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Atene fra miseria e nobiltà: il Racconto di viaggio di Letizia

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Atene

Cinque giorni in una città dai mille contrasti, un viaggio intenso nella culla della civiltà ellenica.Buona lettura.


Organizzazione e consigli

Meta del nostro break invernale è quest’anno Atene. Per il volo e l’alloggio ci siamo affidati ad un pacchetto Expedia, volo + 5 notti in hotel a 343 €, prezzo molto buono visto che l’hotel era nel vivace quartiere di Monastiraki, raggiungibile con la linea blu della metro dall’Aeroporto. La camera era moderna e spaziosa, copertura wifi ottima, colazione varia ed abbondante ed una vista magnifica sull’Acropoli.

Guide usate: la nostra solita Lonely planet pocket e una guida Mondadori del 2003, un po’ datata, ma con descrizioni dettagliate dei siti archeologici e dei musei e belle immagini in 3D. La Athens free map è disponibile in aeroporto all’uscita del gate dell’arrivo, sulle pareti vicine ai nastri trasportatori dei bagagli. Per quanto riguarda gli orari di apertura di musei e siti archeologici vi consiglio comunque di controllarli on line (noi abbiamo utilizzato il sito www.culture.gr); nonostante la nostra guida fosse del 2016, nessun orario era giusto e ci è capitato di dover ritornare una seconda volta al museo archeologico nazionale. Pare che la crisi abbia costretto lo stato a ridurre drasticamente gli orari di apertura dei siti archeologici e dei musei statali, la stagione invernale poi comporta un ulteriore taglio all’orario, morale della favola se volete vedere tutto dovete fare le corse. Per una introduzione veloce ai quartieri di Atene vi consiglio il portale aggiornato della città ,  www.thisisathens.gr.

Prezzi ticket Metropolitana ed entrate musei e siti archeologici: La terribile crisi economica che ha travolto la Grecia ha fatto lievitare i prezzi dei trasporti oltre a quelli dei biglietti d’entrata a musei e siti archeologici. L’accesso all’Acropoli e ad altri 6 siti è passato da 12 a 30 €, il biglietto di corsa semplice da o per l’aeroporto da 7 a 10 € (si può fare comunque un biglietto da 18 € per 2 persone), il prezzo del biglietto singolo è di 1.40€, del giornaliero 4.50 (ed è valido per 24 ore a partire dall’ora di obliterazione). Non cercate di utilizzare il biglietto di corsa semplice o il pass giornaliero per andare all’aeroporto, ovunque c’è scritto che è vietato. I biglietti vanno obliterati una sola volta all’entrata, giornaliero compreso.

Sicurezza: le stazioni metro sono presidiate da private security, le strade dalla Polizia a piedi, in moto ed anche in bicicletta. Nei luoghi sensibili (tipo piazza Syntagma, zona delle ambasciate) ci sono decine di poliziotti sia in divisa che in borghese ed anche mezzi blindati della Polizia. Non vi sentirete mai in pericolo.

Pagamenti: i ristoranti preferiscono il pagamento in contanti, i camerieri vi dicono gentilmente che non accettano carte di credito. Abbiamo assistito a scene in cui le persone venivano indirizzate al più vicino bancomat, come sistema è un po’ rischioso, qualcuno potrebbe non tornare. Nel caso a cui abbiamo assistito è tornato! (Era un ragazzo italiano).

Segnaletica e indicazioni stradali: le vie principali hanno la nomenclatura in greco e la translitterazione in alfabeto latino, nelle stazioni della metro i cartelli sono sempre anche in inglese. Non aspettatevi indicazioni per i siti archeologici, l’unica ad essere segnalata (seppur sommariamente) è l’Acropoli. Gli ateniesi sono comunque gentili e disponibili a fornirvi tutte le indicazioni richieste.

orario: mettete le lancette avanti di 1 ora.


Giorno 1: Kalispera Atene!

Dopo un volo Ryanair con qualche turbolenza eccoci all’aeroporto di Atene dove troviamo ad aspettarci l’aereo della Presidenza della Repubblica italiana: il presidente Mattarella è in visita qua, nei prossimi giorni vedremo sventolare il nostro tricolore assieme alla bandiera greca nella zona dei ministeri attorno a Piazza Syntagma.  Compriamo alla macchinetta automatica i biglietti della metro per raggiungere il centro (18 € per 2 persone, solo andata) e dopo un viaggio di circa 45 minuti arriviamo alla fermata di Monastiraki. Prima di affiorare in superficie ammiriamo i resti archeologici affiorati durante gli scavi per la costruzione della linea della metro: ottimo inizio, direi!

Eccoci dunque in piazza Monastiraki, che mi sembra molto più angusta di come l’avevo immaginata, comunque ciò che ci preme adesso è mangiare qualcosa visto che la nostra colazione risale alle 6.30 di questa mattina…

Compriamo due tranci di pizza che mangiamo seduti sul bordo di una fontana, poi, a pancia piena, ci mettiamo alla ricerca del nostro hotel, a cinque minuti da Monastiraki, nel quartiere di Psyrri. La camera è molto accogliente, apriamo le tende e et voilà, il Partenone ci appare in tutto il suo splendore, gru e impalcature comprese! Tempo di disfare i bagagli ed eccoci in strada per un primo assaggio di questa nuova città. Imbocchiamo Ermou, una delle vie principali dello shopping, con tanta gente che entra ed esce dai negozi. Ad un certo punto, proprio nel centro della via, ci appare la chiesetta di Kapnikarea, un gioiello bizantino dell’XI secolo, fortunosamente e fortunatamente sopravvissuta fino ai giorni nostri grazie al restauro voluto dall’università di Atene. Ormai è tardi per visitarla, verremo nei prossimi giorni, impossibile ignorarla, è in mezzo alla strada!!! In un attimo siamo a piazza Syntagma, che tutti ricordiamo per le clamorose proteste del 2015 nella fase più acuta della crisi greca. Il colpo d’occhio è notevole: da una parte due giganteschi hotel di lusso, il Grande Bretagne e L’Athens Plaza riccamente illuminati, al centro un giardino con una fontana e sullo sfondo il poderoso palazzo del Parlamento, con il monumento al milite ignoto a cui fanno la guardia gli Evzones, con la loro originalissima divisa. Gironzoliamo random lungo Venezelou, fino all’area che raggruppa tre edifici neoclassici di grande importanza ma non di altrettanta bellezza, ovvero l’Accademia, l’Università e la Biblioteca Nazionale. Fa piuttosto freddo, cosa c’è di meglio se non infilarci da Attica, megastore in stile Rinascente di 6 piani? Curiosiamo distrattamente fra i vari reparti e notiamo che i prezzi, nonostante i saldi, sono molto più alti qui che in Italia. Vabbè, tanto non pensavamo di fare acquisti.

Francesco riceve un sms da Gigi, un suo collega anche lui ad Atene con la fidanzata per una mini vacanza. Decidiamo di incontrarci, loro sono nei pressi del museo dell’Acropoli, sulla cartina sembra lontanissimo, invece in 15 minuti di camminata veloce riusciamo ad arrivare, ciò dimostra che Atene è una città a misura d’uomo e che per spostarsi da un capo all’altro è molto meglio usare i piedi, si faranno scoperte interessantissime! La prima ci aspetta poco prima di arrivare al nostro appuntamento, alziamo gli occhi e ci appare l’Acropoli tutta illuminata, che meraviglia! Da adesso in poi sarà per noi una presenza rassicurante ed una sorta di stella polare che ci permetterà di orientarci ovunque ci troviamo.

Mentre aspettiamo Gigi e Lucia, alcuni imbonitori ci fermano offrendoci i bigliettini da visita dei loro ristoranti di cui vanno magnificando i cibi gustosi e prelibati. Meno male che gli amici arrivano, insieme andiamo al “God’s restaurant”, di cui avevo letto buone recensioni: passiamo una bella serata mangiando un piatto misto greco e bevendo vino, birra e ouzo. A fine pasto l’oste ci offre il dolce, frittelle ricoperte di miele. Chiacchierando non ci siamo accorti che fuori si è scatenato un bell’acquazzone e noi, oltre a non avere idea di dove ci troviamo rispetto al nostro albergo non abbiamo neanche l’ombrello, mannaggia! Gigi e Lucia, che alloggiano qui vicino, ci danno qualche dritta consigliandoci di prendere la metro, però quando usciamo ha smesso di piovere così ci avventuriamo per le strade di Atene e sono strade bellissime, piene di localini illuminati a festa e monumenti grandiosi che ogni tanto appaiono inaspettati strada facendo. Domani torneremo sicuramente qui, è una promessa. Con l’aiuto supplementare di qualche passante riusciamo ad approdare al Flea market di Monastiraki e da qui al nostro albergo. Una bellissima ed inaspettata sorpresa concluderà la nostra prima giornata ateniese: il nostro Cesena ha battuto il Sassuolo qualificandosi, unica squadra di serie B, per i quarti di finale di coppa Italia. Queste sono soddisfazioni!!! Un ultimo sguardo al Partenone ed andiamo a nanna, felici e contenti.


Giorno 2: Syntagma, Kolonaki e Licabetto

La giornata inizia con il sole ed un’ottima colazione a base di yogurt greco con miele e uvetta, frutta e tanti dolcetti. La vista del sole mi ha tratto in inganno: fuori è un bel freddino ed io non ho messo la sciarpa, pazienza! Di fronte all’albergo troviamo aperta la chiesetta di Agiou Dimitriou, entriamo ed un simpatico signore anziano che parla italiano ci accoglie raccontandoci la storia della chiesa, mostrandoci le icone più belle ed invitandoci ad accendere due candele che depositeremo in un contenitore pieno di sabbia. Prima di andar via ci insegna a fare il segno della croce alla maniera ortodossa, con questa speciale benedizione la nostra giornata non può che essere positiva! Pochi minuti ed eccoci davanti ad un’altra chiesa, quella di Kapnikarea, ieri appena intravista. Mentre osserviamo ammirati l’interno, una donnina, nonostante stia sostenendo un’animata conversazione telefonica, non ci perde d’occhio, preoccupata che possiamo scattare foto. Ma se è vietato, perché dovremmo farlo? Proseguendo nella nostra passeggiata ci imbattiamo nella terza e quarta chiesa, la giornata è iniziata in maniera alquanto mistica. Si tratta della cattedrale e della piccola Mikri Mitropoli, chiesetta cruciforme del XII° secolo, costruita sui resti di un tempio preesistente. Senza dubbio questo piccolo gioiello è molto più interessante della cattedrale, peccato sia inesorabilmente chiusa. Scattiamo qualche foto poi ci allontaniamo: attraversiamo vie dove abbondano i negozi di arredi sacri ed artigianato religioso, altre piene di piccole botteghe alimentari e rosticcerie, insomma un quartiere popolare. Finalmente arriviamo su Amalias, il grande viale su cui si trovano il Parlamento ed i Giardini nazionali, verso i quali ci dirigiamo per una bella passeggiata nel verde.  Questo è l’unico posto di Atene in cui troviamo indicazioni su come raggiungere altri luoghi, incredibile! Usciamo nei pressi della residenza del 1° ministro, la zona è presidiatissima, forze dell’ordine in divisa ed in borghese, in auto, a piedi ed in moto, insomma la sicurezza è assoluta. Gli immancabili Evzones di ritorno dal turno di guardia al milite ignoto si producono nella loro originale danza davanti ad un gruppetto di turisti incuriositi. Ben presto ci troviamo davanti allo stadio Panatenaico, una delle grandi opere fatte costruire ad Atene dall’imperatore romano Adriano nel IV sec. A.C., per le gare panatenaiche, appunto. E’ qui che si svolsero i primi giochi olimpici greci dell’era moderna nel 1896, e dove il maratoneta italiano Stefano Baldini vinse la medaglia d’oro durante le olimpiadi del 2004… Il bianco del marmo pentelico è abbagliante nonostante la giornata invernale. Rimaniamo stupefatti dalla imponenza di questo tempio dello sport, però non entriamo, limitandoci a scattare qualche foto dall’esterno.

Prossima tappa, il Benaki, casa museo di Antoni Benaki che fece del collezionismo di opere d’arte una ragione di vita. Come avevamo letto sulla nostra guida oggi, giovedì, l’entrata è libera, così ci avventuriamo curiosi alla scoperta dei tanti tesori che questo Paperon de’ Paperoni greco ha raccolto durante la sua lunga vita. Una collezione pazzesca, che copre un periodo di tempo che va dal Neolitico al XX° secolo, non male vero? La collezione è organizzata cronologicamente sui tre piani della casa, una intera sezione è dedicata ai costumi tipici, bellissime due sale dei ricevimenti del XVIII° secolo. Pensate che la vastità della collezione Benaki ha reso necessario l’allestimento di un secondo museo al Pireo, che però non abbiamo visitato. Al 2° piano troviamo un bel ristorante con una terrazza baciata dal sole dove bouganville, aranci e limoni fanno bella mostra di sè. Decidiamo all’istante di pranzare in questo angolo di primavera con 2 appetitose insalate. Quando stiamo per uscire dal ristorante ecco arrivare Gigi e Lucia, che combinazione! Facciamo due chiacchiere poi loro vanno a pranzo e noi al terzo piano del museo a vedere la parte più moderna della collezione. Dopo una mezz’oretta eccoci per le strade di Kolonaki, quartiere vip per antonomasia, con tanti bei bar (uno su tutti il “Da Capo”) e ristorantini attorno alla Plateia Kolonaki. Nostra prossima meta è la collina del Licabetto, basta alzare gli occhi e la vediamo svettare sopra di noi, parecchio in alto, però! Pare che ci si arrivi anche con una funicolare sotterranea, ma non ne abbiamo trovato traccia, quindi ci incamminiamo da Loukianou per scale ripidissime, il panorama è sempre più sorprendente e tutta Atene ormai è ai nostri piedi. Dalla cima, su cui è appollaiata la chiesetta di Agios Georgios, la visione è a 360° e si perde fino alle isole oltre il Pireo. Il vento è però implacabile, si sta bene solo al sole. Mentre giro un video-ricordo per i nipotini, due simpatici venditori mi offrono acqua, bibite varie e souvenirs di una bruttezza unica. Dopo una salita così ripida, la discesa si fa con un filo di gas; ci sediamo in un angolino fra i fichi d’india ed ammiriamo la città tutta bianca che si stende ai nostri piedi. Tanti gatti un po’ selvatici accompagnano la nostra discesa. Di nuovo a Kolonaki vorremmo vedere il Liceo di Aristotele, secondo la nostra guida ad accesso libero. Gira che ti rigira non ne veniamo a capo ed anche il personale del vicino museo d’arte bizantina non sa cosa dirci. Infreddoliti torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo ancora verso Attica, luogo di rifugio ideale per turisti intirizziti. Torniamo poi su Ermou infilandoci in tutte le vie più sbrilluccicanti. Alla sera decidiamo di cenare in una delle taverne a pochi passi dal nostro albergo. Ordiniamo un piatto di ceci e porri, calamaro alla griglia, vino e un’ottima bruschetta con olio ed origano. Alla fine il conto è di 17.50 €, il dolce della casa ce lo offre l’oste. Quando usciamo facciamo un ultimo giretto ma fa troppo freddo e senza grandi rimpianti torniamo in albergo. Domani, tempo permettendo, ci aspettano l’Acropoli e gli altri siti archeologici, non vediamo l’ora!!


Giorno 3: fra Agorà ed Acropoli

Lo yogurt greco ci piace assai e ci piace farcirlo con la qualunque,  uvetta, scorze d’arancia, semi di girasole, miele. Nessun rimorso, con i km che maciniamo a piedi ogni giorno non ingrasseremo neanche di 1 etto! Oggi la sciarpa è un must have, senza sarei morta assiderata. Come da indicazioni della nostra guida (ogni tanto qualche indicazione giusta la da anche lei) attraversiamo il flea market di Monastiraki e siamo proprio davanti all’entrata dell’antica agorà, fantastico! Acquistiamo il biglietto da 30 € che ci permette di visitare 7 siti archeologici in 5 giorni, questo è l’unico posto di Atene in cui abbiamo potuto utilizzare la carta di credito.  Assieme al biglietto multiplo ci viene data anche una guida del sito in greco/inglese, con immagini e piantine. Ci dirigiamo subito verso la Stoa di Attalo, una sorta di mercato coperto dell’Agorà. Sotto l’imponente colonnato sono conservate tante statue, per lo più decapitate. La facciata di questo imponente edificio all’origine era rosso e blu, chissà che meraviglia! Sotto il portico ha sede il museo dell’agorà, che contiene reperti provenienti da ogni periodo della storia ateniese, i più antichi risalgono al 4000 a.C.!!! Dalle suppellettili di cucina ai giochi per i bambini, tutto è antico ma anche terribilmente moderno, mi rendo conto che noi non abbiamo proprio inventato nulla di nuovo!! Attraversando le altre zone arriviamo al tempio di Efesto, magnificamente conservato, situato sulla collina che domina l’agorà. Scendendo vediamo i luoghi di ritrovo dei consigli dei cittadini e dei capi del governo e l’Odeon di Agrippa, sala per concerti e conferenze donato alla città da Agrippa, genero dell’imperatore Adriano.  Alcuni talamoni solitari sorvegliano ancora l’entrata.  Finiamo la nostra visita con l’incantevole chiesetta bizantina dei Santi Apostoli, eretta per celebrare i discorsi di San Paolo nell’agorà, al fine di convertire gli ateniesi al cristianesimo: ci sarà riuscito? Le sorti di questo sito seguirono quelle della città di Atene: fu più volte distrutto e ricostruito, trasformato in zona residenziale e in quant’altro piacque a chi nei secoli governò la città. Attualmente, proprio all’esterno della zona archeologica, passa la linea verde della metro diretta al Pireo.

Erroneamente pensavamo che tutta la zona archeologica fosse comunicante, invece non è così e per vedere la Biblioteca di Adriano dobbiamo uscire e risalire verso nord fino quasi alla piazza Monastiraki. Questo, di tutti i siti, è il meno interessante, lo dico da bibliotecaria, dovete credermi: la colossale biblioteca voluta da Adriano con gli scaffali contenenti i rotoli di pergamena, le sale studio e per la musica, il teatro, possono solo essere immaginati, così come le chiese che vi furono costruite sopra in epoche successive. Solo qualche pavimento musivo ed una parte della platea del teatro sono sopravvissuti.  Eccoci quindi all’Agorà romana, luogo in cui si spostò la vita cittadina durante la dominazione italica. Molto suggestiva la Porta di Atena Archegetis, la cui costruzione fu finanziata niente meno che da Giulio Cesare ed Augusto. La cosa più bella del sito, a parte un placido cagnolone che dorme in mezzo alla storia, è la Torre dei venti, affascinante monumento ottagonale opera dell’astronomo siriano Andronico, che fungeva da vera e propria stazione meteo: su ogni lato della torre il fregio è la personificazione di un vento, sotto ogni vento una meridiana. A proposito di vento, anche quello che tira stamani non scherza. L’imbatterci nel museo degli strumenti tradizionali, per giunta ad entrata libera, è davvero provvidenziale. Finalmente al caldo, diventa interessante anche la vista di questi strumenti, alcuni veramente originali. I filmati di feste popolari in cui gli strumenti vengono suonati per le strade di paese sono molto interessanti. La nostra guida diceva che dal bookshop del museo era possibile vedere i resti di un bagno turco di epoca ottomana, così chiediamo alla cassiera che gentilmente ci porta nel retrobottega dove una minuscola finestrella è quello che rimane dell’hammam, che delusione!!!! Ci incamminiamo verso il quartiere di Anafiotika, proprio sotto all’Acropoli, uno degli insediamenti più antichi della città, che deve il suo nome agli abitanti dell’isola di Anafi, nelle Cicladi. In effetti sembra proprio di stare in un’isola, con i vicoli stretti e le case bianche. Tanti localini si affacciano sulle strade a gradoni, tanti gatti sornioni si aggirano senza fretta per le viuzze. L’Acropoli è ormai a vista, suonatori di chitarra ci accompagnano con dolci melodie greche. Prima di entrare saliamo sulla collina dell’Aeropago, una montagna rocciosa con vista insuperabile sulle due Agorà. Vogliamo parlare del vento che tira quassù? Meglio di no.  Entriamo nel sito dell’Acropoli e subito il teatro di Erode Attico ci lascia a bocca aperta per la sua imponenza e l’ottimo stato di conservazione, lo spazio dell’orchestra poi è enorme: leggiamo che in estate durante il Festival Ellenico vi si svolgono spettacoli di teatro, musica e danza. Proseguendo verso sud percorriamo il Peripato vedendo dall’alto ciò che rimane del teatro di Dioniso poi, non senza una certa emozione, dalla Porta di Beulè entriamo finalmente nell’Acropoli. A metà della scala che sale verso i Propilei si trovava il monumento ad Agrippa, una statua in bronzo del generale romano a celebrazione della vittoria nei giochi Panatenaici. I maestosi Propilei ci introducono nella zona più sacra e spettacolare della città di Atene: la guida dice che in origine il soffitto a cassettoni era di colore blu decorato a stelle dorate, meraviglioso! Davanti al Partenone i ricordi della storia greca studiata con più o meno entusiasmo nella nostra vita di studenti ritornano a galla.  Eccolo qui, questo vecchietto di 2500 anni: come tutti i suoi coetanei per sopravvivere ha bisogno di tanti supporti, nel suo caso gru ed impalcature di ogni genere. Prima di dedicarci a lui vediamo, purtroppo solo da lontano, il Tempio di Atena Nike che celebra la vittoria dei Greci contro i Persiani. Giriamo quindi attorno al Partenone, immaginandone lo splendore nella sua età d’oro: l’enorme statua di Atena, scolpita dal mitico Fidia in avorio ed oro con pietre preziose al posto degli occhi doveva essere spettacolare. Fregi con scene di battaglie fra dei ed umani  e/o fra dei e dei adornavano sia l’interno che l’esterno del tempio. Seguendo le sorti della città, il Partenone si è trasformato in chiesa, moschea ed anche arsenale che venne colpito dai cannoni nemici provocando tremendi danni. I furti ed i saccheggi naturalmente non si contarono. Che peccato! Anche qui giro un video ricordo per i nipoti, spero che nella loro carriera scolastica possano amare la storia antica quanto me. Ad est del Partenone sorge l’Eretteo, nel luogo dove, secondo la leggenda, Poseidone battè a terra con il tridente ed Atena fece spuntare un olivo. Sarà vero? L’olivo è comunque presente, sotto il portico delle Cariatidi: le sei fanciulle di pietra che attualmente sostengono il portico in realtà sono delle copie, le originali sono esposte in un allestimento di grande effetto al Museo dell’Acropoli. Ne vedrete solo cinque, però: la sesta, piaceva così tanto a Lord Elgin il quale, con la scusa di farne studiare forme e proporzioni alle maestranze londinesi, la fece sparire e riapparire magicamente …al British Museum di Londra!!

Il sole è definitivamente sparito ed il vento sempre più insistente, inoltre l’orologio segna le 15, una pausa pranzo e scongelamento è quindi necessaria e meritata. Scendendo verso Anafiotika incontriamo una grande colonia di gatti accorsi al richiamo dei croccantini offerti da una generosa signora giapponese. Anche per loro, come per noi, è l’ora della pappa! L’oste che ci accoglie sulla soglia di una locanda con belle tovaglie scozzesi non fatica molto per convincerci ad entrare, quando poi ci fa accomodare ad un tavolo proprio davanti ad un bel caminetto scoppiettante la nostra stima è totale!! Ordiniamo due zuppe calde che ci vengono servite con pane, olio ed origano, ottimo. Ma chi ci sposta da qua?

Finalmente riscaldati e rifocillati scendiamo verso Plaka  e ci fermiamo al bar Lulù : evitatelo, 5.60€ per due caffè è una vera e propria rapina. Il monumento di Lisicrate, detto anche Lanterna di Diogene, ci rimette però subito di buon umore: Lord Elgin, ancora lui, cercò di trafugare pure questo, ma non vi riuscì in quanto i frati cappuccini lo trasformarono in una biblioteca incorporandolo al loro convento che sorgeva proprio su questa piazza. Pare che anche Lord Byron soggiornò al convento, vivendo momenti di grande ispirazione poetica.

Eccoci davanti al Museo dell’Acropoli, tutto di vetro con un’ala bianca che si protende verso l’esterno. Anche il pavimento è di vetro e permette di vedere i resti dell’antico quartiere su cui è stato costruito l’edificio. Stasera l’apertura è fino alle 22, fantastico, avremo così tempo di visitarlo con calma. Appena entriamo ci rendiamo subito conto della grandiosità e bellezza di questo museo, inaugurato nel 2009. Il biglietto d’ingresso costa 5 €, il doppio di un insulso caffè annacquato, incredibile. Nell’immensa hall iniziamo il nostro percorso di visita guardando un video che celebra i 1900 dell’imperatore Adriano attraverso le grandi opere edificate durante il suo governo: il magnifico Stadio Panatenaico,  il tempio di Zeus Olimpio e l’Arco che porta il nome dell’imperatore, nonché l’acquedotto e la città di Eleusi. Passiamo poi ad ammirare la ricostruzione plastica dell’Acropoli attraverso i secoli, con i vari monumenti che vanno aggiungendosi o sparendo dal colle, di pari passo con le vicende storico-politiche della città. E’ il momento di entrare nel cuore del museo, ed è come entrare nell’area sacra dell’Acropoli. La sapiente illuminazione, il pavimento di vetro inclinato e l’ampio scalone conferiscono al luogo il massimo del rigore e della solennità. Arrivati al culmine dello scalone giratevi: la vista delle cinque Cariatidi dell’Eretteo  sul mezzanino di fronte vi lascerà a bocca aperta. Visitate con calma il primo piano, ogni statua offre un’emozione unica; il divieto di fare foto, togliendovi l’assillo dello scatto compulsivo, vi permetterà di intraprendere un viaggio fuori dal tempo, fra sfingi e leoni, Korai e Kore, mostri, giganti e centauri, oltre a tutte le divinità dell’Olimpo. E poi, oltre la parete esterna di vetro, ecco apparire la vera Acropoli, passato e presente si uniscono e si completano… che emozione unica!

Un po’ frastornati saliamo al secondo piano dove è stata creata un’Acropoli con i Lego, per la gioia dei piccoli visitatori (ma anche dei grandi). Dalla parte opposta, nell’auditorium, è possibile conoscere le vicende storiche del colle sacro di Atene vedendo un bel filmato di una decina di minuti.

L’ultimo piano è spettacolare: vi sono infatti esposte le metope e il fregio del Partenone lungo 160 mt. orientati come l’originale oltre la vetrata nonché nella stessa sequenza. Chapeau! Un ultimo audiovisivo racconta la storia, triste, degli oggetti trafugati dall’Acropoli, francesi ed inglesi fecero man bassa  ed ora espongono questi tesori nelle sale del Louvre o del British Museum.

Un’occhiata all’orologio ci dice che sono le 17.30, siamo qua da tre ore abbondanti e non ce ne siamo neanche accorti… A malincuore usciamo, non ancora paghi di tutti i reperti visti in giornata, scendiamo nella stazione metro Acropoli, dove sono esposti vasi e suppellettili, siamo proprio malati!!!

Riattraversiamo Plaka, incantevole con i suoi localini illuminati da 1000 lucine, ed in meno di 15 minuti siamo al nostro albergo. Una mezz’ora di riposo poi cena in uno dei ristorantini di Psyrri a pochi passi dall’hotel. Francesco mangia pesce ed io moussaka, la musica greca live è però assordante e dopo aver chiesto il conto ce la filiamo in albergo. Prima di chiudere le tende il saluto al Partenone è quasi d’obbligo.


Giorno 4: il sabato del villaggio

Stamattina decidiamo di esplorare un po’ il nostro quartiere e ci avventuriamo per una via piena di negozi di spezie, frutta secca di ogni genere e piccole botteghe di artigiani. Ci sono poi dei murales bellissimi, alcuni nascosti fra i vicoli, altri che ricoprono intere facciate di palazzi. Con calma ci incamminiamo in direzione Plaka e ci fermiamo a vedere la chiesetta bizantina di Agios Nikolaos Ragavas ad Anafiotika, dove pare vengano celebrati molti matrimoni: davvero un  piccolo gioiello. Scattiamo un paio di foto col permesso del sacrestano, poi via verso l’arco di Adriano ed il tempio di Zeus Olimpo, quinto monumento visitabile col biglietto cumulativo dell’Acropoli. L’arco segnava il confine fra la città antica e quella nuova di Adriano; non a caso su una parte dell’arco è scritto “Questa è Atene, l’antica città di Teseo”, su quella opposta “Questa è la città di Adriano, non di Teseo”. Il tempio è imponente, ancora più del Partenone, peccato che delle 104 colonne originarie se ne siano salvate solo 16, 15 ancora in posizione verticale, la sedicesima, abbattuta da un terribile temporale, giace ancora a terra. Gli scavi per i condotti di ventilazione della metropolitana hanno portato alla luce anche un grande complesso termale, distrutto dalle scorribande degli Eruli, peccato. Adesso è la volta del Liceo di Socrate, speriamo di essere più fortunati di ieri! L’entrata è sull’angolo del museo di arte bizantina, possibile che il personale a cui abbiamo chiesto ieri non ne sapesse niente e ci abbia guardato come fossimo marziani? Mah! Leggiamo le didascalie presenti in varie parti del sito, scoprendo cose interessanti sull’origine delle nostre scuole superiori ed anche sulla figura di Aristotele.  Sempre a piedi torniamo in zona Syntagma, sull’ampio marciapiede tanti chioschetti di tabaccai. Su una rivista ricevuta in omaggio al Museo dell’Acropoli leggo su di loro  una storia interessante: presenti dall’inizio del 20° secolo edati in gestione ai veterani reduci della Guerra dei Balcani, divennero importantissi luoghi di aggregazione dove ci si fermava a discutere le notizie politiche. In quanto poi detentori di apparecchi telefonici, i chioschetti servivano da recapito per gli abitanti della zona, i gestori quindi conoscevano vita morte e miracoli di tutti. Ad oggi pare che abbiano conservato in parte questa caratteristica, fornendo indicazioni stradali precise oltre che recensioni su bar e ristoranti della zona. Pare però che la loro sopravvivenza sia legata ad un filo, la crisi rischia di spazzare via anche loro!  Da Syntagma, attraversando un viale dallo squallore unico, arriviamo al mercato centrale, uno dei luoghi più veraci della città: da una parte schiere di macellai muniti di terribili coltelli affettano carni di ogni tipo, dall’altra i pescivendoli davanti ai loro banchi urlano a squarciagola, probabilmente magnificando la squisitezza del loro pescato. Attorno al mercato negozietti che vendono ogni ben di dio in campo alimentare. Lasciato questo universo variopinto e chiassoso ci ritroviamo a piazza  Omonia, grande ma abbastanza anonima, ad essere sinceri. Da qui imbocchiamo via 3 Settembre diretti al Museo Nazionale Archeologico. Lungo la strada ci fermiamo in una bakery dove scegliamo torte salate e bellissimi dolci che consumiamo in loco. Nel giro di 10/15 minuti, attraversando una bruttissima periferia, siamo al Museo Archeologico dove scopriamo, ahinoi, che la chiusura è prevista per le 16: visto che sono le 15.30 è inutile entrare. La nostra guida e anche il sito dei musei ateniesi ci hanno tradito ancora una volta!

Un po’ contrariati ma non demoralizzati consultiamo la cartina e decidiamo di dirigerci verso Technopolis, ex impianto del gas di Atene riconvertito in spazio per eventi, mercatini e quant’altro. Per strada tanta sporcizia, degrado ed interi palazzi abbandonati. Anche Technopolis sembra un luogo abbandonato, forse gran parte delle attività si svolgono in estate, ora c’è proprio poco da vedere. Prendiamo Ermou, costeggiando il Ceramico, antico cimitero cittadino che visiteremo domani (per prudenza consultiamo gli orari esposti, nel caso fossero cambiati). Una bellissima strada pedonale, regno della street art ci riporta verso il centro. Lungo la strada vediamo anche il monumento alle vittime dell’Olocausto, un esagono scomposto in 7 parti, il risultato finale è la stella di David. Svoltando verso Apostolou Paulos, un simpatico mercatino delle pulci rende ancora più piacevole la nostra passeggiata. Sopra di noi l’Acropoli, lungo la strada ogni tanto qualche antico resto del passato, cosa chiedere di più? Ci avviciniamo al teatro di Erode Attico per vederne la parte bassa: tanti ateniesi passeggiano in gruppo o soli, c’è chi fa jogging e chi porta a spasso il cane, tutti mostrano grande familiarità con la loro archeologia così a portata di mano.

Il vento non scherza neanche oggi e quando vediamo in lontananza l’ala bianca del Museo dell’Acropoli ci scambiamo un’occhiata e ci fiondiamo dentro. Comodamente seduti su una gradinata semicircolare, rimaniamo mezz’ora a goderci il video sull’Imperatore Adriano e l’atmosfera particolare che si respira in questo museo. Oggi di km a piedi ne abbiamo macinati parecchi, una sosta in albergo ci vuole.

Usciamo alle 21 diretti verso una taverna le cui origini risalgono al 1830. Veniamo indirizzati verso un tavolino sul soppalco, luci basse ed atmosfera soft, oltre ad un bel calduccio. Mangiamo pesce al forno ed ascoltiamo un terzetto che canta un repertorio popolare. Purtroppo, nonostante il divieto, la gente fuma, ed è una cosa pessima! All’uscita un venditore ambulante che trascina il suo carretto strapieno di dolci, semi e frutta secca ci dà la buonanotte: per lui la serata inizia adesso, per noi, dopo un’intensa giornata, finisce, c’èst la vie!


Giorno 5: Da Agamennone al Pireo, passando per Calatrava.

Domenica è sempre domenica, anche ad Atene! Sveglia presto, colazione abbondante e verso le 8.30 siamo già su Ermou in direzione Ceramico. Lungo la strada un mercatino delle pulci molto alla buona: c’è chi fa volare droni e chi usa il cofano dell’auto come banco di vendita, comodo! Sotto la pensilina di un edificio abbandonato, a pochi metri dal sito archeologico, tanti barboni hanno costruito il loro giaciglio. Fa male vedere queste cose, ma qui ad Atene sono una realtà tangibile.

Il Ceramico, settimo ed ultimo sito compreso nel biglietto dell’Acropoli, è il più antico cimitero di Atene, eletto a luogo di sepoltura fin dal XII° secolo a.C.: da qui partiva la Via Sacra che conduceva ad Eleusi, così come la via Panatenaica verso l’Acropoli. Siccome la temperatura esterna è ancora rigida, per prima cosa vediamo il museo, allestito con tutti i reperti ritrovati sul posto. Le steli funerarie sono molto belle, nel loro genere, e raccontano il momento molto commovente dell’addio fra il defunto e i suoi affetti più cari. Nelle teche è spiegata la storia del luogo e l’evoluzione dei riti funebri nel corso dei secoli, bellissimi reperti, soprattutto vasi, abbelliscono le vetrine espositive. Forti di tante spiegazioni, usciamo nel cimitero vero e proprio, fermandoci a leggere i tanti pannelli esplicativi lungo il viale delle Tombe.

Una volta fuori, il tempo di bere un caffè e via con la metro verso il Museo archeologico. L’orario ridotto di musei e siti archeologici ci obbliga ad accelerare i tempi, uffa!

Eccoci, come ieri, in via 3 Settembre, dieci minuti di camminata e siamo al museo, questa volta per rimanerci. Ancora una volta le informazioni della nostra guida e del sito www.culture.gr sono smentite dalla realtà: il biglietto costa 5 €, non 10, poi scopriremo perché… Siamo pronti per una nuova full immersion nell’arte e nella civiltà greca, dal Neolitico all’età classica, un bel viaggetto, direi!

Altissimi Korai e Kore provenienti da ogni parte della Grecia, il bronzo del fantino a cavallo, gli omini cicladici che tanto influenzarono l’arte di Modigliani e Picasso, l’elegantissima e preziosa sezione d’arte micenea con  la maschera di Agamennone, presente in tutti i libri di storia del mondo: non ci sono parole per descrivere tanta magnificenza, forse una sì, stupore. Pieni di entusiasmo ci avviamo verso il 2° piano, dove però possiamo vedere solo la collezione di vasellame, niente arte egizia ne’ affreschi minoici. Nessun cartello spiega perchè, l’unico indizio è il prezzo del biglietto dimezzato.

Con un po’ di delusione finisce il nostro viaggio a 360° nell’arte greca, davvero stupefacente.

Dopo un pranzo con toast, panino e due centrifugati di carota in uno street bar, riprendiamo la metro in direzione Marussi, per vedere il villaggio olimpico firmato Calatrava: dopo tanta archeologia un po’ di modernità è d’obbligo. Qualcuno ha definito quest’opera la versione moderna dell’Acropoli, vabbè, il paragone è un po’ azzardato ma ci può stare. Sbucati dalla metro, subito una sorpresa: allo stadio olimpico sta per iniziare la partita di calcio dell’AEK, una delle tre squadre di Atene. Ci uniamo anche noi ai tifosi muniti di sciarpe e berretti giallo-neri che raggiungono lo stadio: le forze dell’ordine, schierate in grande quantità, vigilano discrete.

L’architettura bianca di Calatrava è grandiosa e leggera, gli impianti spettacolari, ma ormai in stato di abbandono: solo la grande arcata bianca sull’Agorà è animata da pattinatori e skateristi, tutto il resto è deserto e sprangato da lucchetti. Forse è proprio dai giochi olimpici del 2004 che è iniziata la rovina della Grecia.

Riusciamo ad entrare nella piscina olimpica coperta, si stanno svolgendo gare di squadre giovanili: è gigantesca, io non riuscirei a fare neanche una vasca!!! La nostra giornaliera dose di vento l’abbiamo presa, risaliamo sulla metro diretti dalla parte opposta della città, al Pireo, mitico porto di Atene.

Come ogni zona portuale è abbastanza squallida, le navi in partenza sono gigantesche, quanto ci piacerebbe prenderne una a caso e ritrovarci in qualche isoletta sperduta!!! Ci accontentiamo di sedere sulla banchina ad ammirare un tramonto dai colori commoventi.

Di ritorno a Monastiraki facciamo un’ultima passeggiata lungo Ermou, i negozi sono chiusi, il vento non dà tregua.

A cena battezziamo l’ultima taverna vicino all’albergo dove mangiamo calamari alla brace e patatine fritte. Dolce e digestivo ce lo offre il cameriere che fa tenerezza da quanto è imbranato.


Giorno 6: Antìo, Atene!

La sveglia suona presto, fuori è ancora buio, ne approfittiamo per salutare il Partenone ancora illuminato. Alla stazione metro di Monastiraki compriamo 2 biglietti per l’aeroporto (18 €) e ci mettiamo ad aspettare il treno: fate attenzione, non tutti i treni della linea blu portano all’aeroporto, dovete prendere quello col simbolo dell’aereo. In 45 minuti siamo a destinazione, check in, colazione, poi un tranquillo volo Ryanair ci riporta a Bologna.

Anche questo breve ed intenso city break è stato di nostro gradimento: tante scoperte, siti archeologici grandiosi, unico neo il tempo, che speravamo più clemente. Una cartolina che ci porteremo sempre in mente? Quella del Partenone placidamente adagiato sulla collina dell’Acropoli che, sornione, sorveglia tutta la città.


Chi è Letizia Montanari?


20160708_161700Romagnola doc,  della mia terra amo il carattere forte, solare  e generoso, in cui in parte mi riconosco. Ho fatto di una delle mie grandi passioni, i libri, il  mio lavoro.  Le altre sono i viaggi, l’arte ed il gioco del calcio. Mio compagno di viaggi e di vita è Francesco: venendo dalla provincia, come meta dei nostri viaggi scegliamo soprattutto le grandi città: ci piace  programmare  un viaggio fin nei particolari leggendo guide, blog , e tutto quello che può servire a farci entrare in sintonia con il luogo che andremo a visitare. Alle mete scontate preferiamo quelle “di nicchia”, le architetture insolite, i quartieri periferici dove viene fuori il vero carattere della città e dei suoi abitanti.

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a cura di world explore 360

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