Australia e Nuova ZelandaOceaniaRacconti di viaggio

Una magnifica avventura di 32 giorni in Australia

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Un’avventura di ben 32 giorni nel continente Australiano raccontato da Riccardo. Buona lettura!


La scelta dell’Australia come destinazione del nostro viaggio 2015 non è stata casuale. La nostra amata figlia Alice si trova a Sydney dal 10 maggio scorso con ruolo di dottoranda presso la locale università, per ora con contratto annuale. Non eravamo mai stati da queste parti quindi ne approfittiamo. Scegliamo il volo della British da Bologna a Londra poi prosecuzione per Melbourne con volo Qantas con breve sosta a Dubai, Ritorno da Sydney, costo totale € 1440 a testa.


1° e 2° giorno lunedì e martedì 5 e 6 -10-2015

Usciamo di casa alle 5. Alessandro gentilmente ci accompagna all’aeroporto di Bologna. Si decolla alle ore 8,15, in un paio d’ore arriviamo a Londra, ripartiamo alle 13,30 locali, per la prima volta voliamo con la mitica Qantas, effettivamente è una signora compagnia, l’aeromobile il nuovissimo e gigantesco A380-800.

Dopo circa 7 ore di volo, sosta di 2 ore a Dubai, ci fa bene scendere per sgranchirci. Si riparte alle ore 23 locali, durata volo 13,20 ore. Atterriamo a Melbourne alle ore 21. Ci dobbiamo sorbire un’ora e mezza di coda per raggiungere il banco immigrazione, ora possiamo riprenderci i nostri bagagli, altra breve coda per raggiungere la famigerata dogana d’ingresso, abbiamo dichiarato di avere qualche cibo e medicinali per uso personale, quindi dobbiamo passare alla postazione 2, ma qui un funzionario ci chiede se abbiamo acqua, gli dico che abbiamo una bottiglietta che ci hanno offerto a bordo, ci invia (solo noi) alla postazione 4 equipaggiata di unità cinofile, una funzionaria ci invita a depositare tutti i bagagli per terra e noi in piedi io davanti Patrizia dietro, quindi preleva un cane da una gabbia e ci fa annusare per bene, quindi ci fa passare. Eravamo a conoscenza delle rigide regole australiane per l’ingresso di cibi, medicinali e altre sostanze. Infatti per proteggere la biodiversità dell’Australia che ospita una flora molto diversa da quella degli altri continenti, è vietata l’importazione di prodotti che potrebbero contaminarla con micro-organismi che qui non sono presenti.

Personalmente sono scettico sull’efficacia di questa procedura, ma mi adeguo. Ottima scelta quella di prenotare una camera all’hotel Ibis Budget- Melbourne Airport, lo raggiungiamo a piedi in 10 minuti. (costo camera doppia € 81) Camera piccola, ma pulitissima, il problema ora è dormire qui è l’una di notte, ma per il nostro ritmo biologico sono le 14.


3° giorno mercoledì 7-10-2015 (raggiunta Lorne  km percorsi 170)

Io ho dormicchiato abbastanza, Patrizia un po’ meno. Ottima colazione in albergo (AUD $ australiani 9 a testa), a piedi raggiungiamo un ATM dove preleviamo moneta locale. Fa freschino. In taxi ci facciamo accompagnare alla sede della Apollo Rent Car. Prendiamo possesso del nostro camper.

Avremmo voluto un camper a 3 posti con bagno e doccia lungo 5 metri, ma di quel tipo erano tutti impegnati. Per avere un camper con bagno e doccia bisognava passare ad un mansardato lungo 7 metri, con costi più elevati, allora abbiamo optato per un minivan, molto maneggevole ed economico, è equipaggiato con cambio automatico, 2 fornelli a gas, frigorifero, forno microonde, l’arredamento è composto da diversi stipetti per tegami e viveri, mancano tuttavia armadi per abiti. Ci spiegano bene l’utilizzo, chiedo se è possibile avere 2 ruote di scorta, ma non è possibile. Raggiungiamo un supermarket per rifornirci di provviste alimentari. Raggiungiamo l’aeroporto al terminal 4 voli nazionali, alle 14,35 arriva Alice da Sydney. Non la vedevamo da 5 mesi, baci ed abbracci, subito racconti mentre torniamo alla sede della Apollo perchè devono fare la fotocopia della patente di Alice se vuole guidare.

Decidiamo di non visitare Melbourne, preferiamo dedicare più tempo all’interno dell’Australia, ci avviamo subito verso sud ovest verso la Great Ocean Road, la raggiungiamo a Geelong. Si tratta di un tratto di costa magnifica, vi sono parecchi belvedere e parcheggi, dai quali si può raggiungere il mare, facciamo una passeggiata su una spiaggia, non c’è nessuno, solo mare azzurro, sabbia. Ci fermiamo in un minuscolo campeggio a Lorne (piazzola, 3 persone ed attacco alla corrente elettrica USD 43 – abbiamo diritto al 10% di sconto in quanto viaggiamo con un mezzo della Apollo Rent).

Cuciniamo minestrone con riso. A ragione Alice si lamenta che questo minivan è un po’ sacrificato per 3 persone, ma avremmo dovuto passare ad un mansardato lungo 7 metri, considerando quanti km dovremo percorrere, con guida a sinistra ed il maggiore costo, e non ultima ragione, Alice si tratterrà con noi solo 12 giorni, ho ritenuto questa la soluzione migliore. Dovremo sacrificarci un po’, Patrizia suggerisce di lasciare la cuccetta superiore sempre estesa, in modo da porvi sopra tutte le cose che non  ci servono di giorno. Notte molto fredda, dobbiamo coprirci bene.


4° giorno Giovedì 8-10-2015 (raggiunto Mont Gambier. Km percorsi 460)

Da qui inizia la parte più pittoresca di questo tracciato. La strada è a serpentina stretta fra la costa rocciosa e la montagna che degrada da destra. Ci fermiamo spesso dove ci sono parcheggi in prossimità di zone panoramiche. Attraversiamo carinissime località, dopo Apollo Bay raggiungiamo il magnifico sito di Twelve Apostles.

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Si tratta di una serie di 7 faraglioni scolpiti dall’oceano, forse un tempo erano 12. Fortunatamente la giornata è assolata, anche se raffreddata da un freddo vento da est, i colori nitidissimi, lo spettacolo fantastico, ci sono vari punti in cui fermarsi ad ammirare, la scogliera alta una ventina di metri sovrasta la spiaggia sottostante, l’erosione del mare in secoli di lavoro costante, ha staccato questi faraglioni dalle sagome scolpite, sono di colore beige, l’azzurro verde del mare e la spuma bianca delle onde che vi si infrangono creano dei quadri spettacolari. Vediamo alcuni archi scavati dalle onde, ci fermiamo anche all’ormai crollato London Bridge. Ci fermiamo ad ammirare altri faraglioni allineati. Attraversiamo altre località costiere: Port Campbell, Warrnambool, Portland. Tutte cittadine ordinate dalle casette basse e ben curate, con bellissimi giardini. A tratti la strada si allontana leggermente verso l’interno, attraversa ampi prati coltivati a foraggio pascolati da mandrie di bovini, greggi di pecore, paesaggio alpino, boschi coltivati di eucalipti, pinete ed abetaie, qui lo spazio non manca.

In serata ci fermiamo a Mont Gambier, graziosa cittadina, ci rechiamo al camping Blu Lake,

bellissimo con ordinate aiuole e prati dalla sagoma ovale, piante secolari, con tanti giochi per bambini. Ceniamo in un ristorante thailandese, 3 ottimi piatti di pesce con verdure fritte, riso cotto al vapore e 2 birre, totale 75 Aud.

Durante la cena parliamo con Alice dei suoi progetti futuri, sta valutando se prolungare per un ‘altro anno la sua permanenza a Sydney, ma deve ancora chiarire alcuni aspetti.


5° Giorno Venerdì 9-10-2015 (raggiunto Victor Harbor km percorsi 515)

Prima di lasciare il campeggio, Alice chiama la Sealink, compagnia che gestisce il traghetto da Cape Jerwis all’isola di Kangaroo Island, ci indicano i vari orari di partenza giornalieri ore 9-10-18 sicuri, ma possono essercene ulteriori alle 12-13-15-16-19 ci confermano che non serve prenotazione, siamo in bassa stagione,  per noi va bene possiamo arrivare quando vogliamo.

Ci fermiamo ad ammirare il bel Blue Lake, lago situato in un cratere di vulcano spento, tutto il bordo roccioso coperto di verde, pittoresco!

La parte più interessante della Great Ocean Road è finita, continuiamo il nostro itinerario verso ovest. Ottima strada, con ottima segnaletica, che attraversa prati e campi coltivati a cereali. Ci alterniamo alla guida io ed Alice.

Vediamo parecchi cartelli di pericolo per attraversamento canguri, ma non ne abbiamo visto alcuno. Quando lasciamo Kingston S.E. Diamo un’occhiata al livello del carburante, indica circa ¼ , con un pieno possiamo percorrere circa 500 km quindi decidiamo di non fare rifornimento, ma stiamo attraversando una zona per nulla popolata, nessun paese, si illumina la spia della riserva, abbiamo commesso una leggerezza a non fare il pieno a Kingston, Patrizia vede sul suo CityMap2go che più avanti c’è un distributore di benzina, riduciamo la velocità ad 80 km orari per diminuire il consumo, giungiamo a Salt Creek, (non è indicato sulla cartina) dopo aver percorso una quarantina di km in riserva, c’è fortunatamente un distributore ed uno spazio per campeggio, null’altro, che culo!?! Ci servirà da lezione! Ci fermiamo a Murray Bridge per fare spesa, qui la temperatura è notevolmente aumentata,  proseguiamo verso Cape Jerwis, ci fermiamo nel bel campeggio di Victor Harbor (AUD 49)

C’è tempo per una passeggiata sulla spiaggia. Cena col tavolo fuori dal camper, ma dobbiamo indossare la giacca, partita a carte a macchiavelli.


6° giorno Sabato 10-10-2015 (Kangaroo Island)

Giungiamo all’imbarcadero di Cape Jerwis, prenotiamo il primo traghetto possibile per le ore 12 (qui nello stato del South Australia siamo mezz’ora indietro rispetto a Melbourne, +8,30 rispetto all’Italia) il trasporto A/R per Camper + 3 persone costa AUD 488 ma se prenoti anche una notte in un camping costa AUD 435, incredibile!!! La traversata dura una quarantina di minuti, oggi il cielo è grigio. Sbarcati ci dirigiamo verso sud ovest, visitiamo la Murray Lagoon, raggiungibile con una passeggiata nel bosco, si raggiunge una collinetta dalla quale si dominano i laghetti dentro i quali nuotano dei cigni neri. Continuiamo verso sud ovest raggiungiamo Seal Bay, una bellissima baia contornata da rocce, la visita con guida che ti accompagna fino sulla spiaggia costa 33 Aud, noi paghiamo 16 AUD a testa, ti permette di scendere con una passerella fino a quasi il livello della spiaggia dove sosta una colonia di leoni marini. Tutto la baia è incantevole ed i leoni marini sembra vogliano intrattenerci, si rincorrono, si mordicchiano, si ruzzolano. Rimaniamo a lungo in questo ambiente paradisiaco. Successivamente raggiungiamo poco lontano il cosiddetto Little Sahara, dove alte dune di sabbia creano un ambiente desertico, ci sono giovani che praticano “sand board” noi facciamo una bella passeggiata su e giù per le dune. Ci dirigiamo verso Parndana nel centro dell’isola dove abbiamo prenotato il campeggio, mentre siamo in strada finalmente vediamo il primo wallaby, un canguro di piccole dimensioni, saltella in lontananza. Le strade principali dell’isola sono asfaltate, le diramazioni sono sterrate ma in ottimo stato. Cena al ristorante dell’albergo cui è annesso il campeggio, il ristorante è affollatissimo ha luogo una cena di compleanno di una ragazza ventunenne, assistiamo alla festa, sono tutte belle ragazze, indossano cortissime minigonne, che mostrano delle coscione cellulitiche sovrastate da enormi culoni, sembrano orgogliose e fiere di mostrare la loro stazza. Al termine della cena, il padre, la madre e il fratello della festeggiata si alzano per fare un discorso tipo film hollywoodiano.


7° giorno Domenica 11-10-2015 (Kangaroo Island- Cape Jerwis km percorsi 250)

Mattinata grigia, umida e fredda, peccato poiché abbiamo in programma visite interessanti alla parte ovest dell’isola. Mentre stiamo raggiungendo il Visitor Centre del Flinder Chase National Park, ci attraversa un wallaby. Entrata nel parco AUD 11 a persona, al bar del Visitor Centre ci azzardiamo a prendere un cappuccino costa 5 AUD, il triplo che da noi.

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Percorriamo a piedi il Platypus Waterholes Walk, una passeggiata di 2 ore in mezzo ad un bosco e corsi d’acqua, vediamo solo 2 canguri, oche selvatiche, tanti uccelli, mentre camminiamo stiamo col naso all’insù cerchiamo fra i rami degli alti alberi qualche koala, ma niente da fare, non ne vediamo. Raggiungiamo il punto più a sud ovest dell’isola Cape du Couedic, dove svetta un bellissimo faro, di fronte si vedono i due isolotti chiamati “The Brothers”. Scendendo fino al mare tramite una passerella si raggiunge una grotta, sulle rocce prospicienti stanziano delle otarie orsine neozelandesi, le onde del mare si infrangono contro le scure rocce formando una spuma biancoazzurra, dalla grotta si accede all’ “Admiral Arch” un gigantesco arco naturale scavato dall’erosione del mare dal quale pendono minuscole stalattiti, bellissimo! Peccato veniamo insistentemente infastiditi da nugoli di mosche. Ci dirigiamo verso Kirkpatrick Point per vedere le “Remarkable Rocks” su di una imponente roccia di granito a forma di cupola sono disposte delle gigantesche pietre scolpite “artisticamente” dagli agenti atmosferici, l’imponenza e bellezza di queste sculture è fantastica, il loro nome è appropriato. Appena saliamo in auto, appena finito di scattare le foto, esce fuori un sole splendente.

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Ripercorriamo longitudinalmente tutta l’isola fino al porto di Penneshaw, alle 19,30 si riparte per Cape Jerwis, ad un paio di km dal porto ci fermiamo al campeggio Cape Jerwis, scadente, spendiamo 32 AUD.

La visita a questa isola è stata magnifica per la vista di luoghi fantastici, ma deludente per l’avvistamento di animali, si chiama “Kangaroo Island” ma abbiamo visto solo 2 canguri e 2 wallaby! Abbiamo però visto: qualche uccello rapace, numerosi leoni marini e foche, strane oche selvatiche dal nero piumaggio. Serata molto fredda.


8° giorno Lunedì 12-10-2015 (Adelaide km percorsi 133)

Caldo sole al risveglio. Direzione nord per un centinaio di km, vediamo prati verdi, coltivazioni di grano che sta ingiallendo e vigneti che si perdono a vista d’occhio. Ad Adelaide raggiungiamo subito il camping Adelaide Shores (un 5 stelle!!, costo AUD 49) visto che non fa freddo ci diamo una sistemata. Ci rechiamo in città, troviamo un parcheggio in prossimità del centro. (11 Aud per tutta la giornata) Passeggiamo per il campus universitario fino al parco sul fiume, molto bello, visita al festival centre, niente di interessante, passeggiata fino al Parliament House, visitiamo il “South Australian Museum” ingresso libero, rivolgiamo il nostro interesse alla sezione dedicata alla tradizione ed arte aborigena. Gli aborigeni rappresentano oggi circa il 2,5% della popolazione, i primi tempi del colonialismo furono disastrosi per loro. La situazione attualmente sembra essere un po’ migliorata ma permangono numerose disuguaglianze soprattutto per quanto riguarda sanità, istruzione e alloggi. Usciti dal museo, ci rechiamo in Victoria Square, passeggiamo per le vie del centro, visitiamo il Central Market dove si trova ogni tipo di cibo.  Ci sono molti centri massaggio, ne approfitto per farmi fare un massaggio alla schiena e collo molto rilassante e distensivo. Adelaide è una città giovane, moderna, con ampie strade, non è assolutamente caotica, non ci sono grattacieli, sembra accogliente, multirazziale.


9° giorno Martedì 13-10-2015 (arrivati a Glendambo km percorsi 620)

Lasciamo Adelaide, seguiamo la costa verso nord fino a Port Augusta, dove lasciamo definitivamente il mare, prima di giungere a Port Augusta, ci si accoda un’auto della polizia, accende le luci azzurre, appena troviamo uno svincolo Alice esce dalla highway ed accosta, un agente scende, controlla che ognuno di noi abbia le cinture allacciate, ci chiede la nazionalità, e ci augura buon viaggio.

Imbocchiamo la mitica Stuart Highway che ci conduce nell’”Outback” e nel “Red centre”. La vegetazione cambia subito, gli alberi diradano, per lasciare spazio a terra rossa e cespugli, arbusti anneriti testimoniano di incendi avvenuti. La strada è ottima, il traffico scarsissimo, limite di velocità 110 km all’ora. Incrociamo i primi “Road Train” grossi camion autoarticolati con tre rimorchi, che quando li incroci ti spostano col movimento dell’aria. Troviamo molti cartelli che indicano canguri vaganti, ma vediamo solo carogne ai cigli della strada, spesso vediamo degli uccelli, tipo i nostri corvi che stanno mangiando le carogne, al nostro sopraggiungere si levano in volo. Ci hanno detto ed abbiamo letto, che i canguri di giorno dormono, cominciano a girare dal tramonto all’alba, questo è il motivo per cui non ne vediamo, dovremmo alzarci prima! Tuttavia è raccomandato non viaggiare al buio, per evitare di investire canguri che attraversano la carreggiata. Incontriamo 4 “emu”animali che definirei un incrocio tra un tacchino ed uno struzzo. Vediamo delle ampie macchie bianche che contrastano con il colore del terreno, si tratta di laghi salati asciutti, ne incontriamo uno vastissimo, ci inoltriamo a piedi dentro, ma le mosche non ci lasciano vivere. Gli insediamenti urbani sono sempre più radi. Verso  le ore 17 ci fermiamo a Glendambo una minuscola cittadina, c’è distributore di benzina e un’ area da campeggio, il Glendambo Outback Resort (34 AUD) Qui non c’e prato, ma solo ghiaia, la temperatura è salita parecchio, le mosche fastidiose ma non come oggi al lago salato.

Cuciniamo minestrone, causa mosche dobbiamo mangiare dentro. giochiamo a carte all’aperto. Viene la notte, ci godiamo una stellata  magnifica, zero umidità, le stelle sembrano a portata di mano.


10° giorno Mercoledì 14-10-2915 (Coober Pedy km percorsi 366)

Ci svegliamo alle 6,15, fuori è buio, ma ad est si vede netta una linea rossa all’orizzonte, lentamente schiarisce, la linea diventa una fascia arancione, schiarisce a giallo finchè alle 6,50 esplode la sfera infuocata. Uno spettacolo di colori. Lasciamo Glendambo, sempre direzione nord. La strada è un cimitero di canguri, contiamo decine di carogne, i camion che viaggiano tutta la notte, ne fanno stragi. Vediamo un branco di “emu”, ci attraversano la strada. Percorriamo velocemente i 250 km che ci separano da Coober Pedy. Giuntivi ci rechiamo al Visitor Centre dove un gentilissimo signore ci informa su tutte le cose interessanti da vedere, ci fornisce le cartine, paghiamo il biglietto di 8 AUD che ci permetterà di visitare il sito di Breakaways. Coober Pedy è una città importante, famosa per le miniere di Opale, fornisce il 70% della produzione mondiale di tale pietra, ne fu scoperta l’esistenza nel 1915, da allora si è sviluppata, richiamando minatori. Arrivando, già una quindicina di km prima, si vedono migliaia di cumuli di ghiaia, risultanza delle estrazioni. Cominciamo col visitare la Tom’s Working Opal Mine una miniera in funzione, ingresso AUD 10 si accede mediante una discesa, le miniere non sono molto profonde, i cunicoli sono ad una ventina di metri di profondità, attraverso dei tubi metallici la ghiaia frantumata viene inviata in superficie, dove viene selezionata. I cunicoli hanno pareti bianche che sembrano di calce color avorio con venature rosse, molto belle. Un simpatico signore ci accompagna e ci spiega le lavorazioni di scavo mediante macchinari ed impiego di esplosivi, Al termine della visita ci mostra anelli ed orecchini in oro e argento con pietre di opale che vanno dal colore chiaro, azzurro, verde, fino al blu scuro, molto belli. A Coober Pedy in estate la temperatura può raggiungere i 50 gradi, nelle notti invernali può raggiungere zero gradi, per questo motivo sono state scavate abitazioni e chiese sotto terra. Visitiamo 3 chiese: la cattolica di St Peter and Paul’s Church, la prima ad essere costruita, un piccolo scrigno di bellezza, poi visitiamo la Revival Underground Church, infine la Serbian Orthodox Church, assai suggestiva sia all’esterno che all’interno per la presenza di una volta ondulata. Percorriamo una ventina di km verso nord poi ci addentriamo per una decina verso est su una strada sterrata che porta al The Breakaways.

Improvvisamente la strada finisce sul bordo di un’ alta scarpata, sotto ti si presenta un paesaggio lunare, con montagnole assai pittoresche sia nella forma che nei colori. Questi terreni devono essere ricchi di minerali e sali poiché i colori delle montagne, vanno dal bianco al giallo, verde, grigio, ma con tantissime sfumature, davvero uno scenario non comune, infatti da queste parti hanno girato parecchi film, anche di fantascienza. Ritorniamo in città, saliamo al “The Big Winch Look Out” da cui si gode un’ampia vista su tutta la città, curiosi tutti i cumuli a forma di cono di ghiaia, tutto terreno estratto da sotto e selezionato alla ricerca delle pietre di opale. Vi è un’ampia area dove si può cercare liberamente l’opale e se si trova qualche pietra la si può prendere. Saranno 35 gradi di temperatura e non sappiamo come riconoscerle, proviamo a sondare, se aggiungiamo il fastidio delle mosche, lasciamo perdere prima di cominciare. Ci rechiamo in visita ad un’abitazione sotterranea “Faye’s Underground Display Home” Inizialmente era stata scavata una grotta adibita a garage, successivamente tre donne negli anni Sessanta l’hanno ampliata scavandola tutta a mano con l’uso di picozze e pale, si paga un’offerta simbolica di 5 Aud, un anziano signore ce la mostra tutta, l’ingresso comprende anche la cucina, si scende con una scaletta in una camera da letto, poco più giù altra camera da letto, un corridoio porta in una sala dove c’è anche un caminetto, ma in queste case non servono ne’ il caminetto ne’ l’aria condizionata, la temperatura varia infatti dai 20 ai 25 gradi. Unico inconveniente è che bisogna illuminare sempre con lampade accese. Le pareti non sono imbiancate poiché la roccia deve respirare ed è già elegante di per sé per la presenza di eleganti nervature rosse. Il signore che ci ha spiegato tutto, dice che l’80 % degli abitanti di Coober Pedy vivono sotto il suolo, abbiamo visto che ci sono anche alberghi underground. Abbiamo incontrato oggi diverse persone di etnia aborigena. Ci rechiamo al camp ground vicino alla città 41 AUD, ceniamo nella pizzeria del camp (3 pizze 2 birre 1 acqua 60 AUD = a € 42).


11° giorno Giovedì 15-10-2015 (Yalura km percorsi 750)

Lasciamo soddisfatti per l’interessante visita, Coober Pedy. Sempre direzione nord. Usciamo dallo stato del South Australia ed entriamo nel Northern Territory, spostiamo indietro di un’ora l’orologio. Il terreno diventa sempre più rosso ocra, ruggine vivo, che col contrasto del verde dell’erba e il blu del cielo terso, creano un suggestivo quadro cromatico. Giungiamo alle 13 ad Erldunda, dove si lascia la Stuart Highway (A87) e si prende la Lasseter Highway, direzione ovest. Siccome è presto decidiamo di proseguire e raggiungere Yulara. Percorsi una cinquantina di km ci fermiamo a Mount Ebenezer.

C’è un mercato di oggetti d’arte aborigena gestito direttamente dai produttori, è un bel mercatino con oggetti ben disposti, vediamo dipinti, collane, boomerang, didgeridoo molto ben fatti. Acquistiamo due boomerang. Quando mancano un centinaio di km a Yulara buchiamo una gomma, completamente sfracellata! Sono le ore 15 circa, la temperatura sarà poco sotto ai 40 gradi, sul bordo della strada c’è sabbia rossa, ma il fastidio maggiore è dato dalle mosche, che ti entrano nelle orecchie, sotto gli occhiali, non ti danno tregua. Riusciamo comunque a sostituire la ruota, ora il problema è sapere se a Yulara si riuscirà a trovare uno pneumatico nuovo o almeno usato, la nostra gomma infatti non è riparabile. Procedendo con cautela raggiungiamo Yulara, troviamo un’indicazione di un’officina meccanica, ci fiondiamo lì, sono le ore 16.45 chiudono alle 17, ma un gentilissimo signore si offre di sostituirci il pneumatico oltre l’orario di chiusura, il nostro è un mezzo molto comune quindi ne è provvisto. Una botta di “culo” ogni tanto non guasta. Spendiamo Aud 226, ci facciamo rilasciare la fattura, abbiamo l’assicurazione aggiuntiva anche per questo.

Anche qui c’ è un’invasione di mosche. Ci arrendiamo! Siamo circondati! Acquistiamo le zanzariere! Sono dei tubi di rete da indossare in testa, difendono almeno la faccia.

Ci rechiamo all’ Ayers Rock Campground, prenotiamo per tre notti, AUD 207, spendiamo AUD 20 per avere Wi Fi per 3 giorni. Andiamo a cena al ristorante del resort: 3 piatti di carne o pesce+ 3 salad bar + 2 birre AUD 126. Stanotte vediamo una sottilissima luna con la gobba sotto.


12° giorno Venerdì 16-10-2015 Uluru  km percorsi 84

ULURU: In una vastissima pianura desertica si erge questa immensa roccia monolitica, a forma di panettone, della lunghezza di 3600 metri per un’altezza di 348 metri, la circonferenza misura 8 km. Si staglia nettamente nell’azzurro del cielo e nel piatto vuoto territorio circostante. Il colore predominante è il rosso terracotta a causa della presenza di ferro, l’ossido gli conferisce questa tinta. La superficie è squamosa, sembra la corteccia di un albero. Le molte striature, scanalature e graffiature, le conferiscono un fascino caratteristico. Le popolazioni ancestrali, gli “Anangu” non potevano certo non attribuirgli una valenza religiosa.Entrata nel parco da 1 a 3 giorni 25 AUD a testa. Avvicinandoci non possiamo non fermarci spesso per fotografare questo immenso monolito rosso. Unico al mondo! Ci dirigiamo al parcheggio “Mala” da dove iniziamo la passeggiata lunga 10 km che fa il giro completo. Indossiamo le velette di rete, come quasi tutti i numerosi turisti per proteggerci dalle mosche, i pochi impavidi che non la indossano, si fustigano continuamente con dei ramoscelli. Fortunatamente c’è un vento teso proveniente da sud che mitiga la temperatura ed allontana un po’ le mosche. Ogni tratto del percorso mostra delle peculiarità, le scalfiture, la sagoma, l’altezza, la vegetazione alla base, le nervature, i colori. Il percorso a tratti si allontana rispettosamente dalla base della roccia, in altri tratti si avvicina tanto che la puoi toccare e cammini sotto la sua ombra. Numerosi cartelli ci ricordano che si tratta di un luogo sacro al popolo locale e ci chiedono di non scalarlo. Sono daccordo che non dobbiamo scalarlo, non dobbiamo asportare pietre, dobbiamo rispettarlo, ma quando vediamo i cartelli che ci invitano a non fotografare per non violarne la spiritualità, ebbene, può uno che ha percorso 20 mila km per arrivare fin qui non scattare una foto? Non può, infatti scattiamo tutti “a manetta”. Ci sono delle caverne, alcune naturali, altre sembra siano state scolpite dall’uomo, sulle pareti ci sono incisioni e disegni, sono insegnamenti per i giovani eseguiti dagli anziani.Particolarmente affascinante e suggestivo è l’angolo “Mutitjulu Waterhole” dove una piccola sorgente ha formato una minuscola pozza di colore verde. Si avverte che ci troviamo in un luogo unico al mondo. Simbolo dell’Australia. Impieghiamo circa tre ore e mezza a completare tutto il giro.

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Durante l’ultima parte, forse perchè è più caldo, le mosche sembrano inferocite. Ci salviamo recandoci in un bar del “Cultural Centre” dove ci concediamo un meritatissimo gelato ed acqua fresca, ci tratteniamo parecchio al fresco. Visitiamo il “Cultural Centre” dove vediamo una bella mostra con spiegazioni anche in italiano, parlano della cultura, delle regole di vita, della religiosità, della sacralità di Uluru. Parlano della “Tjukurpa” come fondamento della vita “Anangu” che spiega il rapporto tra le persone, piante, animali e la terra. Vediamo un vecchio film che narra dei primi incontri tra i colonizzatori e le popolazioni autoctone. Annesso c’è anche un negozio con mostra di oggetti d’arte aborigena, una signora seduta a terra sta dipingendo un quadretto. Usciamo riposati, percorriamo ora il giro in auto, fermandoci a scattare foto nei luoghi più belli, ci rechiamo in un parcheggio dove poter assistere al tramonto, ma fa caldo, ci sono ancora molte mosche, il cielo è nuvoloso, quindi ce ne andiamo al campeggio, siamo anche parecchio stanchi. Cuciniamo spaghetti al tonno. Non vorrei sembrare particolarmente venale, ma cucinare in casa in questo luogo ti fa risparmiare 100 €. Mentre sto scrivendo sono obbligato ad indossare la veletta di rete, per avere almeno viso e capo protetti. Appena viene buio, si alza un forte vento da sud, con violente raffiche.


13° giorno Sabato 17-10-2015 (Uluru km percorsi 188)

Lasciamo il campeggio alle ore 5,30 e ci rechiamo in una località dalla quale si può ammirare l’alba, con il sole alle spalle ed il monolito di Uluru davanti che cambia colore continuamente mentre schiarisce e sorge il sole. Siamo in molti, lo spettacolo merita. Oggi visita alle “Kata Tjuta” (in lingua Pitjantjajara: “molte teste”) Uno spettacolare gruppo di 36 rocce a cupola, situate a 32 km ad est di Uluru (50 su strada). Questa zona è importante e sacra secondo la cultura Tjukurpa e la legge degli uomini Anangu. Queste rocce sono ravvicinate, ma spesso lasciano spazio a profonde gole, vallate, pareti verticali, molto pittoresche. La roccia più alta; il Monte Olga misura 546 metri di altezza. Ci incamminiamo lungo il percorso denominato “Valley of the winds” un cartello indica che oggi è chiuso poiché la temperatura è superiore ai 36 gradi, ma c’è gente che va e viene, ne percorriamo una parte anche noi, su e giù per sentieri che scollinano, molto bello, ma fa veramente caldo quindi, ci inoltriamo solo per un terzo dei 7400 metri del totale. Torniamo in auto, ci rinfreschiamo con l’aria condizionata e acqua fresca. Raggiungiamo il Walpa Gorge Walk, un pittoresco sentiero che si insinua nella gola fra due grandi rocce, c’è del bosco verde e dell’erba quasi turchese lungo il sentiero. Cielo blu, montagna rossa, bosco verde. Se non fosse per le fastidiosissime mosche sarebbe un paradiso. Fa molto caldo, ma il vento lo mitiga. Dopo la camminata ritorniamo verso Uluru, ad un certo punto notiamo che il massiccio ora ha assunto una colorazione con sfumatura rosata, insolita, Patrizia mi chiede di accostare per scattare una foto, ma la base è coperta dal bosco circostante, le dico che entro dieci minuti potremo inquadrarlo meglio, giungiamo al punto in cui eravamo ieri sera per il tramonto, ma niente da fare ora il colore è quello solito color mattone, strano!!! Ritorniamo al “Cultural Centre” a ristorarci, come ieri viene tempo nuvoloso, cade qualche goccia di pioggia col benefico risultato di fermare almeno per un po’ le mosche. In fase di progettazione di questo viaggio, avevamo letto del problema delle mosche, ma mai avremmo immaginato un simile “flagello”! Rientriamo per la terza notte al campground di Yulara.

Queste due giornate ad Uluru e Kata Tjuta, sono state ricchissime culturalmente, ed affascinanti per la bellezza unica del luogo.


Ho chiesto ad Alice di scrivere qualche impressione su questo parte di viaggio con noi. Uluru, 18 Ottobre 2015

Mio babbo mi ha gentilmente chiesto (in realtà con l’insistenza tipica di un martello pneumatico!) di scrivere qualche riga all’interno del suo ormai richiestissimo diario di viaggio.

Ecco il perché di questa piccola “invasione di campo”!

Sono finita in Australia un po’ per caso, non era sinceramente tra le mie mete prioritarie, ma poi si è presentata l’opportunità di trascorrere un anno di dottorato a Sydney e ho deciso di cogliere quest’occasione, non senza qualche timore. E come ogni volta che vado a lavorare all’estero, immancabilmente i miei avventurosi genitori vengono a trovarmi per vedere dove sono finita e naturalmente anche per farsi un bel viaggetto. Purtroppo per impegni lavorativi sono riuscita ad avere solo 10 giorni di ferie, quindi oggi termina il mio viaggio e sto per riprendere l’aereo per Sydney.

Come al solito, il viaggio con i miei genitori non è stato una “vacanza”, ma un piccolo “tour de force” in cui abbiamo macinato veramente tantissimi chilometri. Oggi quindi torno a Sydney un po’ stanca fisicamente, ma con gli occhi pieni di nuove immagini, con la mente piena di nuovi stimoli e con le scarpe tutte rosse di terra del deserto australiano.

In questi 10 giorni ho avuto finalmente l’opportunità di esplorare un pezzetto di questo Paese. Mi hanno colpito l’immensità degli spazi e la grande varietà di ambienti che abbiamo attraversato: dai pascoli erbosi che costeggiano la Great Ocean Road, ai paesaggi aridi e lunari del Red Centre, alle dune rosse di Uluru. Molto toccante è stata la visita a Uluru e Kata Tjuta per la valenza religiosa e l’alone di sacralità che avvolge questi luoghi.

Naturalmente però la parte più bella di questo viaggio è stato trascorrere del tempo con la mia famiglia. Non nego che l’Italia per diversi aspetti mi manca, ma anche questo penso faccia parte dell’esperienza all’estero. Quello che sto vivendo non è solo un’esperienza lavorativa, ma prima di tutto un’esperienza umana! E quindi la nostalgia ci sta, fa parte del nostro essere relazione, dei legami con gli altri esseri umani che fanno la nostra storia. Credo anche però che possa costituire un’opportunità di radicamento profondo in ciò che è essenziale e vitale. E penso che sarà poi bello ritrovare quei legami ora lontani e che mi mancano e riscoprirli in maniera nuova al mio ritorno…

grazie Alice per il tuo contributo


14° giorno Domenica 18-10-2015 (arrivati ad Alice Springs km 484)

Accompagniamo Alice in aeroporto (di Uluru) ci deve lasciare e tornare a Sydney al lavoro. Dispiace tanto sia a noi che a lei dividerci, purtroppo gli impegni presi vanno mantenuti, ci abbracciamo, ci rivedremo tra una decina di giorni a Sydney. L’attende un mese di novembre molto impegnativo: sta organizzando un congresso a Sydney per il giorno 20/11 e dovrà presentare una relazione sul tema: Conflitto di interessi nella ricerca sulla nutrizione. Il 25 e 26 /11 Parteciperà ad un congresso a Melbourne dove dovrà intervenire e inoltre dovrà tenere una lezione ad un seminario per farmacisti. Più tutti i rapporti che ha con l’università di Varese e altri organismi internazionali.

Lasciamo Uluru alle 12, e via verso est ripercorriamo a ritroso la strada che porta ad Erldunda. Ci sarebbe anche la possibilità di recarci a visitare il “Kings Canyon”, ma la deviazione verso nord comporterebbe 240 + 240 km, riteniamo siano troppi, anche se la visita meriterebbe. 75 km prima di Erldunda, vediamo un cartello , indica il villaggio Imanpa, dove ha sede una comunità aborigena con annesso “store” di articoli artigianali, imbocchiamo la deviazione a sinistra, verso nord, strada sterrata di 6 km, all’arrivo c’è un grande cartello con “Welcome to Imanpa”, ma non si vede anima viva, scenario desolante, sono indicati: posto di polizia, infermeria, scuola, store, raggiungiamo lo store, ma è chiuso, in tutto il villaggio ci saranno una quindicina di costruzioni, vediamo qualche vecchia auto abbandonata, incontriamo solo due bambini. Come non detto, rientriamo sulla Lasseter Highway, poco dopo ci fermiamo a Mont Ebenezer per fare rifornimento, due donne aborigene  sedute in un prato ci offrono oggetti di artigianato, acquistiamo un boomerang per 40 AUD, hanno anche dei dipinti.

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Ad Erldunda (considerata al centro del centro dell’Australia) riprendiamo la Stuart Highway, sempre direzione nord, un cartello indica Darwin a 1700 km. Attraversiamo diversi fiumi, tutti completamente asciutti. Giungiamo ad Alice Springs verso le ore 15,30, ci dirigiamo sulla collinetta Anzac Hill sulla cui sommità c’e un grande monumento ai caduti durante tutte le guerre. Si sovrasta l’intera città, grande, immersa nel verde, con ampi viali alberati. Tutta la città è attraversata da un fiume, ma sul greto c’è solo sabbia asciutta. Scendiamo ci dirigiamo nel centro, vi è una zona pedonale, ma essendo domenica, tutti i negozi sono chiusi, pochissima gente in giro. Raggiungiamo a piedi dei giardini, vediamo un gruppo di giovani bianchi che offrono cibo ad un numeroso gruppo di aborigeni, sono malmessi, spettinati, malvestiti, le donne sono quasi tutte obese, non alti di statura, pelle scura, i tratti del viso poco aggraziati, hanno lo sguardo triste. Ci sembrano anime vaganti. Vediamo la costruzione più antica della città, risale al 1909. Ma la vera buona notizia della giornata è: qui zero mosche!! Raggiungiamo il bel camground Macdonnell Range Holiday Park, ora siamo in due, costo AUD 39. compresa 1 ora di connessione wi fi gratis, ma non si riesce a connettersi.


15° giorno Lunedì 19-10-2015 (raggiunta Tennant Creek km 526)

Spesa al supermarket Coles, ( costo di 3 peperoni AUD 6, quasi un euro e mezzo a peperone !! ) pieno di benzina e via verso nord. Ci fermiamo ad Aileron, c’è un mercatino artigianale, bello.

Incontriamo molti veicoli a trazione elettrica fornita da pannelli fotovoltaici, deve trattarsi di una gara poiché questi veicoli sono preceduti e seguiti da auto con fanali accesi. Incontriamo alcuni Road Train di cui uno con 4 rimorchi. Ci fermiamo a far rifornimento a T-Tree, annesso al distributore c’è un bar assai caratteristico, come del resto tutta la costruzione in legno, sembra di essere nel Far West. Percorriamo dei lunghissimi rettilinei di cui non si vede la fine, si perdono a vista d’occhio. Un centinaio di km prima di Tennant Creek, improvvisamente si giunge a “Devils Marble” nel raggio di circa due km sono ammassati a gruppi degli enormi massi di granito dalle forme cubiche, sferiche, cilindriche, ellittiche, uno spettacolo veramente originale, alcuni massi stanno in bilico appoggiati appena su altri massi, alcuni sferici sono spaccati a metà come una pesca. Il colore è sempre il rosso. Secondo la cultura aborigena, si tratta di un luogo sacro, ritengono che le rocce siano le uova del serpente arcobaleno.

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Giungiamo a Tennant Creek una bella cittadina, fu scelta come sede di una stazione telegrafica nel 1872, ma si sviluppò grazie alla scoperta dell’oro nel 1932. Prendiamo una piazzola presso il Outback Caravan Park (34 AUD). Conversiamo con un signore che lavora in questo campeggio, dice che da metà novembre inizia la stagione delle piogge, premonsoniche, il campeggio può venire allagato da un palmo d’acqua, a conferma di ciò, abbiamo visto lungo la strada molteplici cartelli “floodway” strada allagabile e negli avvallamenti più profondi hanno piazzato delle righe di segnalazione del livello. In ogni campeggio hanno un loro modo per gestire la connessione al wi-fi, ti dicono sempre che è “free”, qui bisogna andare al bar, acquistare qualcosa e ti danno la password di accesso, prendiamo una birra al costo di 7 AUD = € 3,5, ti danno la password per mezz’ora, riusciamo a parlare tramite “face time” con entrambi i nostri figli.


16° giorno Martedì 20-10-2015 (Katherine Gorge  km percorsi 723)

Poco fuori città ci fermiamo a dare un’occhiata al Mary Ann Lake, in un piccolo avvallamento c’è questo graziosissimo laghetto, attorniato da collinette verdi, luogo di pace, non c’è nessuno. Poco più avanti ci fermiamo a visitare una vecchia stazione telegrafica, installata nel 1850. Ci fermiamo a fotografare il cartello attenzione “Road Train 53,5 metres long” ne incontriamo diversi, anche oggi uno con 4 rimorchi. Continua la gara di veicoli ad energia solare, ne incontriamo una dozzina, vediamo postazioni televisive (una giapponese) e fotografi, deve trattarsi di una manifestazione importante, probabile facciano la traversata dell’Australia da Darwin ad Adelaide, probabilmente partono appena sorge il sole e viaggiano fino al tramonto, le ruote sono completamente carenate aerodinamicamente, il pilota è situato in una minuscola capsula, la parte superiore del veicolo è composta da un pannello fotovoltaico dalla forma convessa, hanno forme diverse. Manifestazione apprezzabile e lodevole. Durante il percorso odierno abbiamo visto intensificarsi la vegetazione, anche se ovunque vi sono evidenti segni di incendi, non sappiamo se volontari o accidentali. Secondo il nostro programma oggi avremmo dovuto raggiungere Mataranka, ma vi giungiamo alle 14, decidiamo di percorrere gli ulteriori 110 km fino a Katherine. Pochi km prima ci sono le grotte di Kutta Kutta espressione jawoyn che significa molte stelle, secondo le popolazioni aborigene entrare nelle grotte era considerato tabù perchè credevano fosse il luogo in cui le stelle si ritiravano durante il giorno, vorremmo visitarle, ma ci dicono che non è più possibile, (sono appena le 15). Raggiungiamo Katherine, proseguiamo fino alle Katherine Gorge, nel Nitmiluk National Parc, campeggio caro, Aud 46. Il campeggio ed il parco circostante sono gremiti di wallaby, finalmente! Si lasciano avvicinare, sono simpaticissimi Ci sono innumerevoli varietà di uccelli, cornacchie, gazze, pappagalli ed altri che non conosciamo, fanno un concerto a mille voci! Facciamo una passeggiata fino al fiume Katherine, io domani vorrei fare il giro in canoa, Patrizia non è d’accordo, poi vede un cartello in cui dice di non fare il bagno per pericolo correnti e coccodrilli!! Quindi lei ha deciso per fare il giro con battello, io vorrei fare il giro con la canoa, ma pensare di stare 4 ore sotto questo sole e senza allenamento, mi adeguo alla scelta di mia moglie. Serata molto calda.


17° giorno Mercoledì 21-10-2015 ( Edith Falls  km 93)

Acquistiamo l’escursione in battello, carissima AUD 87 (=€ 61) a testa, per 2 ore. Si parte alle 7 dall’imbarcadero, il fiume è incorniciato da boschi lussureggianti, entriamo nella prima gola, lo spettacolo è fantastico, alte rocce dal colore roseo con pareti verticali, boschi, spiaggette con dune di sabbia, canaloni, anse, canyons stretti, piccole caverne nelle rocce, l’acqua che assume colori dal verde al blu a seconda dell’illuminazione, il riverbero della luce, rocce che affiorano. Il battello avanza lungo il fiume in questo paradiso di natura, finchè non troviamo delle rocce che ne ostacolano l’avanzare. Scendiamo, proseguiamo a piedi fra le rocce, arriviamo alla seconda gola, c’è un altro battello ormeggiato ad attenderci, vi saliamo e continua la navigazione lungo il budello incorniciato fra le altissime pareti, dietro ad ogni ansa c’è uno spettacolo che ci attende. Altro passaggio a piedi, in questo però durante la stagione delle piogge si dovrebbe passare navigando, a giudicare dal segno lasciato dall’acqua sulle pareti rocciose. Poco avanti troviamo un terzo battello ormeggiato, si procede ancora, stesso scenario da incorniciare, poi inizia il ritorno, ora il sole è più alto, le rocce sono più illuminate.Durante il ritorno incontriamo parecchie canoe che procedono in senso contrario. Patrizia chiede alla nostra guida se veramente ci sono coccodrilli nel fiume, ce ne sono ma solo di piccoli, non c’è pericolo.

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Dopo 2 ore in questo scenario fantastico scendiamo a malincuore. Nel parco ci fermiamo a guardare i numerosi wallaby. Al visitor centre ci danno la password per connetterci, ma bisogna andare al bar della piscina, ne approfittiamo per farci un bagno nella bella e grande piscina. Dobbiamo riconsegnare il camper a Darwin il giorno 23, avevamo prenotato il volo per il 25, con possibilità di cambiare la data, ci eravamo tenuti abbondanti, poiché non sapevamo se saremmo riusciti ad arrivare per il 23 a Darwin. Ora cambiare la data del volo da di qui è difficile, inoltre ora che abbiamo lasciato il deserto, questa zona ci piace, abbiamo considerato che ci conviene avere il camper, quindi telefoniamo alla Apollo Rent per estendere di due giorni il  noleggio, ce lo fanno pagare un po’ caro ma ce lo estendono. Lasciamo il campground di Katherine Gorge alle 13. Ci fermiamo a fare spesa nella graziosa città di Katherine, ci sono ampi viali alberati con palme, magnolie e buoganville in fiore. Al supermarket acquistiamo tra l’altro molta acqua, ne beviamo a ettolitri! In Australia solo una volta abbiamo trovato birra alcolica in un supermercato, qui dobbiamo attendere le 14, che un negozio per soli alcolici apra, all’interno vi sono due agenti della polizia che controllano, chiedono i documenti a qualche cliente. Sappiamo che fra gli aborigeni di questa regione è molto diffuso l’abuso di alcol e droghe, la loro aspettativa di vita è di 10 anni in meno rispetto alla media. Ma a proposito di alcol, oggi mi è toccato vedere una cosa che avrei preferito mi fosse risparmiata prima della morte, nelle scaffalature del supermercato ho visto delle bottiglie da vino, recavano la dicitura: “Chardonnay” e sotto: “Alcohol Removed” Vino dealcolizzato! Cosa significa?!? è come fare la cioccolata in tazza senza cacao! È come ballare senza musica. Sarei curioso di sapere quale sapore abbia, ma non lo assaggerò. Ripercorriamo la Stuart per una cinquantina di km, incontriamo un’auto della polizia che viaggiando contromano ci invita ad accostare e fermarci, reca un cartellone “transport oversize”, poco dopo arriva un camion il cui carico occupa l’intera strada, trasporta una casetta in legno montata, completa di veranda!! Lasciamo la Stuart ci addentriamo per 14 km verso est in una zona collinosa, raggiungiamo il Leliyn Edith Fall Campground, minimale ed essenziale, non dispone di attacchi per l’energia elettrica, costo 18 AUD. Le Edith Fallas situate fra le rocce, scendendo formano una serie di piscine, l’ultima è vicinissima al campground, ne approfitto per farci un salutare bagno ristoratore.

Saliamo a piedi, in meno di un’ora raggiungiamo la “Upper Pool” attraverso un bosco di piante con pochissime foglie, fa molto caldo. Salendo ci fermiamo nei vari lookout, lo scenario è fantastico contornate da rocce rosate, tutte frastagliate, vi sono queste piscine e cascatelle, non ci si stanca a guardarle. Nelle piscina più alta arriva qualcuno e ci fa il bagno, li invidio, lassù è molto più bello di dove ho fatto il bagno io, ma non potevo saperlo. E’ tardo pomeriggio, il sole è proprio perpendicolare alla parete delle cascate, la luce ed i colori sono perfetti per fotografare. Scendiamo dall’altro versante. Nelle guide consultate le Edith Falls sono poco considerate, a torto, poiché sono meritevollissime di una visita. In questo piccolo campeggio siamo in pochi. Dopo i diversi giorni trascorsi nel Red Centre, ora rivedere il colore dell’acqua, e oggi ne abbiamo vista tanta, ci fa bene agli occhi. Giornata veramente ricca di fascino naturale. Cuciniamo pasta con peperonata, perfetta!

Rimaniamo fuori a dorso nudo, c’è la mezzaluna.


18° giorno Giovedì 22-10-2015 ( Kooinda – Kakadu Park km242)

Stanotte ci siamo svegliati un paio di volte tutti sudati, abbiamo aperto il portellone laterale per rinfrescarci. Nel campeggio, alla nostra destra è accampato un ragazzo di Perth con moglie ed una carinissima bimba di pochi anni. Ha percorso circa 5000 km per arrivare fin qua, più o meno come noi. In passato è stato in vacanza in Italia. Dispone di pannelli solari per produrre energia per illuminare la notte. Gli parlo del racing di auto ad energia solare, dice di avere una t-shirt dedicata a questo evento, si dice dispiaciuto di non averlo visto, gli mostro alcune riprese che ho fatto a queste curiose vetture. Dall’altro lato c’è un pulmino, con due belle ragazze tedesche, ci chiedono aiuto, hanno un problema al raffreddamento del motore, do un’occhiata, hanno il radiatore quasi vuoto, come pure la vaschetta di rabbocco, glieli riempio e consiglio loro di tenere d’occhio il termometro durante la guida, sperando non abbiano una perdita. (ho fatto un figurone!!). Ripartiamo, sempre direzione nord fino a Pine Creek, ci fermiamo per rifornimento, una bottiglia di acqua da lt 1,5 costa Aud 5 costa più del doppio della benzina!! Una stradina porta in cima ad una collinetta dalla quale si vedono le miniere d’oro ed un laghetto poco interessante, a parte il bel colore dell’acqua. Lasciamo ancora la Stuart verso nord est ed entriamo nel Kakadu Park Ci fermiamo a Cooinda, visitiamo il Warradjan Aboriginal Cultural Centre la cui ambientazione è pregevole. Ci rechiamo alla reception del locale lodge, paghiamo l’ingresso al parco, valevole 14 giorni 25 AUD a persona, prenotiamo la crociera sullo Yellow Water, (Aud 90 a persona) si parte alle 16, in attesa rimaniamo all’interno dove c’è una piacevole aria condizionata, fuori fa un caldo infernale. Yellow Water è una ampia zona paludosa formata dallo South Alligator River, oltre un terzo di tutte le specie di volatili conosciute in Australia si trova nel parco. Durante la bellissima crociera vediamo migliaia di volatili, di tantissime specie, dai piccolissimi a quelli simili alle aquile, le anatre selvatiche sono a migliaia, è veramente un paradiso per gli uccelli. La vegetazione è lussureggiante, vediamo delle piante acquatiche dalle larghissime foglie tipo malva, ma formano un largo calice con al centro un fiore violaceo, questi ampi calici ondeggiano come ballerine. Tante le ninfee col fiore bianco al centro. Di tanto in tanto incrociamo qualche coccodrillo, se ne stanno a pelo d’acqua, alcuni fuori sono mimetizzati con il colore del terreno e foglie secche, vediamo un esemplare gigantesco che sta dormendo fra le piante. Vediamo dei bufali pascolare tranquilli. Mentre stiamo rientrando con il battello, assistiamo al calare del gigantesco sole in mezzo ai boschi, il rosso fuoco in mezzo al verde. Ci fermiamo al campground annesso al resort. In Australia quando la reception non è all’ingresso del campeggio, cioè l’ingresso non è vigilato, ti danno un codice oppure una tessera magnetica per aprire la sbarra all’ingresso e per entrare nelle toilette. Stasera abbiamo il codice “C2167” se lo perdo e magari ho un impellente bisogno di andare in bagno e non trovo il codice, devo farmela addosso, non si scampa!

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19° giorno Venerdì 23-10-2015  (Jabiru km percorsi 113)

Facciamo un po’ fatica a trovarle, poiché sia le nostre guide che la piantina del parco non sono molto chiare, infine ci arriviamo, parlo delle Nourlangie Rock, un gruppo di rocce con caverne dove si trovano pitture rupestri risalenti fino a 20000 anni fa. Riflettono la vita e le credenze religiose degli aborigeni. Sono raffigurati anche animali ora estinti, molte sono state ridipinte per mantenerle. Il percorso fra le rocce e caverne è suggestivo, pensare alle genti che le hanno eseguite per testimoniarci la loro vita, le loro conoscenze, ci obbliga al ringraziamento. Raggiungiamo e visitiamo l’interessante “Bowali Visitor Centre” imperniato sulla cultura, sugli animali e geologia di questi luoghi, vi è esposta una antichissima piroga in legno, all’ingresso, su di una grande pietra è stato disegnato l’anno, con la comparazione delle stagioni. L’anno aborigeno è diviso in sei stagioni: “Gunumeleng”, da ottobre a dicembre – “Gudjewg” da gennaio a marzo – Banggerreng aprile – “Yegge” da maggio a giugno – “Wurrgeng” da giugno a metà agosto – “Gurrung” da metà agosto a settembre. Annesso vi è uno shop con bar, prendiamo da bere e vediamo che c’è wi-fi libero, ne approfittiamo per connetterci, così finalmente possiamo cercarci e prenotare da dormire quando arriveremo la sera tardi a Mackay e successivamente due notti estendibili a tre se ci piacerà ad Airlie Beach, diamo un’occhiata a quanto possa costare un’auto utilitaria, vediamo che all’ora in cui arriveremo verso le 22 il noleggio auto sarà chiuso, dovremo tornare la mattina dopo, è stata provvidenziale questa possibilità a connetterci.

Raggiungiamo Jabiru, facciamo il pieno e spesa, dopo la cena ad Uluru abbiamo sempre cucinato. Visitiamo il lago, gremito di uccelli che volano e cantano a squarciagola, ci sediamo in un prato adiacente, ascoltiamo il recital. Ci sono diversi campeggi a Jabiru, scegliamo il più bello e più caro, il Kakadu Lodge AUD 45. Prendiamo 2 birre AUD 7,5 cadauna = € 5,25.


20° giorno Sabato 24-10-2015 ( Darwin km 362 )

A 40 km da Jabiru si trova l’importante sito di Ubirr. Nelle grotte sottostanti ad imponenti rocce a sbalzo, gli antenati aborigeni molto probabilmente vi si rifugiavano e vi abitavano, hanno lasciato a loro testimonianza delle pitture rupestri assai interessanti. Vi sono dipinti molti pesci, tartarughe, qualche canguro ed anche umani, alcuni armati di lancia, lo stile di questi disegni è chiamato “stile raggi x” in quanto i pesci oltre ad avere la sagoma esterna, hanno disegnata anche la lisca interna. Nella caverna più importante, vi è una lunga fascia di pitture eseguite in alto. Le tinte sono naturali ocra e rosso. Saliamo su un alto costone dal quale si gode un’ampia vista, sulla pianura e boschi verdi, altre formazioni rocciose suggestive. Giungiamo a Darwin alle 14, parcheggiamo nei pressi dei grandi giardini Bicentennial Park. Un bellissimo ed ampio parco che si estende fra il mare ed il viale Esplanade, su cui fanno bella mostra palazzi ed alberghi modernissimi. Darwin venne distrutta quasi completamente dal tifone “Tracy” il giorno della vigilia di natale del 1974. Troviamo un viottolo che scendendo fra il bosco raggiunge una spiaggetta, non è frequentata, non posso fare a meno di fare un bagno nel mare di Timor, l’acqua è caldissima, non mi allontano da riva e tengo gli occhi spalancati, ho letto che in questi mari ci sono delle gigantesche e micidiali meduse, non c’è gente cui chiedere se è pericoloso, ci sono anche alcune mangrovie. Percorriamo a piedi l’intero parco, passeggiamo in città in Mitchell street e nella Smeet, la più centrale dove hanno sede i negozi, ma essendo sabato pomeriggio molti sono chiusi. Vediamo alcuni gruppi di aborigeni che gridano, sembrano ubriachi. Facciamo alcuni acquisti. Ci rechiamo al campeggio Discovery Aud 38,70, buono, vicino all’aeroporto poco distante dalla sede di Apollo Rental Car dove domani dovremo riconsegnare il nostro camperino.


21° giorno Domenica 25-10-2015 (volo Darwin-Mackay)

Notte calda, ma sopratutto umida. Rifacciamo le valigie. Riconsegniamo il nostro camperino alla Apollo, in due è stato perfetto, quando eravamo in tre è stato un po’ sacrificato. Abbiamo percorso da Melbourne a Darwin 6277 km, consumato 752 litri di benzina senza piombo, speso $ Australiani 1233= a € 860. La benzina ha prezzi variabili, nel sud costa $1,43, come ci si allontana dal mare il prezzo sale a 1,6 $, il prezzo massimo ad Uluru $ 2,03, il minimo a Pine Creek 1.3 $. Alle 14 decolliamo da Darwin, arrivo dopo 4 ore a Brisbane, cambio aereo ripartenza alle 20, arrivo a Mackay alle 21,45.

Vedo che sono aperti gli uffici delle compagnie di noleggio auto, mentre Patrizia riprende i bagagli, io mi fiondo allo sportello della Avis, noleggio una utilitaria, la più economica, non sappiamo se rimarremo 2 oppure 3 giorni, mi fanno un contratto per 3 giorni, se torneremo prima ci restituiranno la parte eccedente del costo. Raggiungiamo la camera che avevamo prenotato presso Mycow Accomodation, si tratta di un bungalow presso un campeggio, costo 80 Aud, dobbiamo usare i bagni del campeggio, ma la camera è molto pulita. Siamo ora nello stato del Queensland, spostiamo avanti le lancette dell’orologio di mezz’ora.


22° giorno Lunedì 26-10-2015 (Airlie Beach km percorsi 170)

Partiamo alle 7, percorriamo i 150 km che ci separano da Airlie Beach, attraversiamo una zona verde, coltivata a canna da zucchero. La temperatura è ottima, fa meno caldo rispetto al nord ed è ventilato, quasi non beviamo più. Purtroppo lungo il percorso vediamo parecchi wallaby morti sul ciglio della strada. Parcheggiamo l’auto e ci facciamo una passeggiata per il piccolo centro cittadino, bar aperti, negozietti, negozi per attrezzatura da pesca, ma sopratutto agenzie che vendono tour in barca per visitare la barriera corallina ed il giro per l’arcipelago delle Withsundays Islands, nel Mar dei Coralli. Facciamo una passeggiata fino alla laguna, dove hanno creato delle piscine che utilizzano acqua di mare, con varie profondità, per adulti e bambini, in questo modo non ci sono pericoli di meduse giganti, a tale proposito leggiamo su un grande cartellone, che il contatto può provocare gravi ustioni ed anche arresto respiratorio, si raccomanda di non nuotare mai da soli. Le “jellyfish” hanno fino a 60 tentacoli che possono raggiungere una distanza massima fra di loro di due metri. Incontriamo una guardia del parco gli chiediamo un consiglio su quale compagnia affidarci per fare un giro con visita alle isole e possibilità di fare snorkeling con attrezzatura. Ci rechiamo nella graziosa spiaggia che contorna il golfo circolare, è magnificamente incorniciata da palme, ci piazziamo all’ombra di una palma, il tempo è variabile, si sta molto bene, ci sono coppiette che prendono il sole, qualcuno fa il bagno, ma non si allontanano dalla riva. Ci rechiamo presso un’ agenzia, ci facciamo spiegare le varie offerte, prendiamo dei depliant. Ci fermiamo presso una gelateria, buono il gelato, ma niente a che fare col gelato italiano! Ci rechiamo presso il Whitsunday Terraces Resort per prendere possesso della nostra camera, che in effetti è un appartamento, con angolo cottura, divani tavolo con sedie, ma la magnificenza del balcone che da sulla baia dall’alto è stupefacente! Questo resort è costruito su di una ripida parete della collina, gli appartamenti sono a blocchi, tutti hanno il terrazzo che da sul golfo. Per raggiungere il nostro appartamento dalla reception, usciamo con l’auto sulla ripida strada che sale e rientriamo in una stradina più in alto. Dalla ragazza della reception ci facciamo prenotare l’escursione in barca per domani, abbiamo scelto la compagnia Whitehaven Express, costa parecchio, circa 190 AUD a testa. Allo stesso piano della reception, sul terrazzo c’è la piscina, bar ristorante, con accesso al wi-fi, passiamo parte della serata qui, visto che siamo connessi, diamo un’occhiata ai voli per Sydney, sia per il 28 che per il 29.

Decidiamo di partire il 28, staremo un giorno in più a Sydney con Alice. Prenotiamo il volo della Virgin, delle 13,30, costo € 157 a testa. Ceniamo al ristorante del resort. Qua i prezzi sono più abbordabili, cena con 2 birre Aud 55.


23° giorno Martedì 27-10-2015(Airlie Beach)

Ci vengono a prendere con un pulmino al resort alle 7,20. Imbarco sul grande motoscafo e si prende il largo, nel turchese Coral Sea. A bordo facciamo conoscenza con una simpatica ragazza di Hong Kong, ha un visto di vacanza-lavoro, lavora in un bar di Melbourne, è stata in vacanza in Italia, facciamo una bella chiacchierata durante il tragitto. Le Whithsundays Island formano un grande arcipelago di 74 isole, rocciose e ricoperte da boschi, il nostro itinerario serpeggia fra tante isole, finchè non raggiungiamo la più bella ed importante la Whitsunday Island che dà il nome a tutto l’arcipelago. Facciamo un primo approdo, con una scialuppa in tre viaggi ci portano su una spiaggetta, a piedi salendo per un sentiero in mezzo al bosco, raggiungiamo la sommità della collina “Hill Iniet” dalla quale si ha una fantastica vista su di una bianca spiaggia di silice, che avanza nel turchese del mare, una visione da “eden”. Scendiamo e si riparte, circumnavighiamo l’isola fino a giungere sulla spiaggia Whitehaven Beach (mai nome fu più appropriato) una magnifica spiaggia di silice color avorio, lunga diversi chilometri, quando la calpesti sembra farina. Dicono sia una delle spiagge più belle al mondo, non mi azzardo a smentire. A bordo ci hanno fornito delle tute integrali, per difenderci dalle meduse giganti. Io non la indosso, l’acqua è talmente cristallina, che sarebbe un crimine entrarvi con questo “preservativo” addosso, facciamo un bagno da sogno, sembra di stare in piscina, tanto l’acqua è cristallina. Intanto nel bosco adiacente preparano il pranzo, cuociono la carne al barbecue, verdure, riso, pane, frutta. Il tempo è variabile, il sole va e viene, quando viene ci ripariamo sotto le piante. Si riparte, raggiungiamo un’altra isola, in un golfo ci danno pinne e maschere, indossiamo le tute nere, scendiamo in acqua per fare snorkeling, l’acqua non è chiarissima, ma il fondale è bello, vediamo pesci e coralli di vari colori, vediamo dei grossi pesci blu, verdi, pesciolini zebrati, non vedo tartarughe. Si rientra pienamente soddisfatti. Il tempo di farci una doccia ed usciamo, passeggiamo per la cittadina, ci sono moltissimi giovani, i locali di intrattenimento e ristoranti sono aperti, è una tipica cittadina di turismo. Ci beviamo due birre al bar della piscina.

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24° giorno Mercoledì 28-10-2015 (volo Mackay – Sydney )

In un paio d’ore raggiungiamo Mackay, il traffico è limitato. Riconsegniamo la nostra utilitaria. Alle 13,30 si decolla, atterriamo dopo poco più di due ore a Sydney. Durante la fase di atterraggio l’aereo sorvola la baia, vediamo l’Opera House, l’Harbour Bridge. Ora siamo nello stato New South Wales (Nuovo Galles del sud), spostiamo avanti di un’ora le lancette, qua c’è l’ora legale, siamo 10 ore avanti rispetto all’Italia. Con un taxi raggiungiamo nel sobborgo di Leichhardt la Pensione Italia, gestita da una famiglia di siciliani, i signori Maria ed Alfio, che Alice ci ha trovato vicino a casa sua, si tratta di un confortevole appartamentino, costa 160 AUD al giorno, colazione compresa. A Sydney troviamo molto traffico e molto freddo. Mentre ci stiamo sistemando, ci raggiunge Miel la ragazza filippina compagna di appartamento di Alice, sa che Alice farà tardi al lavoro, carinissimamente è venuta a darci il benvenuto, ci porta frutta, formaggio e crackers.  Alle 18,30 arriva Alice in bicicletta, un abbraccione e via con i racconti, mentre a piedi ci avviamo verso casa sua. L’appartamento è bello, un ampio soggiorno ben arredato, con pavimento in legno, una veranda chiusa dove stendono i panni e tengono i fiori, e due camere da letto. Alice ci ha preparato minestrone per cena. Rimaniamo ancora a raccontarle la parte successiva del nostro viaggio corredato da foto, lei ci racconta delle sue attività. Verso le 22 rientriamo nel nostro appartamentino. Ci rifugiamo nel nostro letto sotto tre coperte.


25 giorno Giovedì 29-10-2015 Sydney

Questa zona della città è molto tranquilla, graziose casette ad un piano, massimo due, con bei giardinetti, basse recinzioni, molti fiori, sentiamo prepotente il profumo dei gelsomini.

Usciamo e ci dirigiamo in Norton Street, richiediamo, come suggeritoci da nostra figlia, due “OPAL Card” sulle quali ci facciamo caricare un credito di AUD 40 ciascuna, ci serviranno per i trasporti, sia via bus, metro che marittimi, bisogna strisciarle alle macchinette sia in salita che alla discesa, si paga in base alla distanza percorsa, se si dimentica di strisciare all’uscita, viene addebitato il costo della corsa più lunga, costo massimo di spesa per un giorno 8 AUD. Il quartiere di Leichhardt è abitato da molti italiani, vediamo l’Italian Forum, dove è stata costruita una piazza italiana con attorno tanti negozi dai nomi italiani. Portiamo nella lavanderia a secco alcuni nostri capi, poiché sabato sera avremo una cena con tutto la staff di colleghi di lavoro di Alice, a casa della sua direttrice. Ci accorgiamo che in Australia conviene ricomprarsi gli abiti nuovi piuttosto che farli pulire a secco e stirare. Alice oggi deve lavorare, quindi prendiamo un bus da soli che ci porti verso Circular Quay. Il bus si ferma a Martin Place, da dove proseguiamo a piedi, mentre stiamo consultandoci su quale strada prendere, una signora gentilmente si offre di spiegarci, facciamo parte del percorso con lei, è stata ad Urbino ed anche a Rimini, ha soggiornato all’hotel Roma. Attraversiamo il quartiere CBD, il centro finanziario dove svettano gli alti grattacieli. Giungiamo a Circular Quay il grande fronte sull’acqua da dove partono tutti i traghetti. Circular Quay è indicato come il luogo di nascita dell’Australia, qui nel gennaio del 1788 attraccò una nave carica di deportati, e militari, il comandante James Cook proclamò la nascita della colonia britannica del Nuovo Galles. Subito appaiono, e si impadroniscono della scena: sulla sinistra la mastodontica opera in metallo costituita dal Harbour Bridge, sulla destra l’ Opera House. Per poter fotografare il ponte, dobbiamo spostarci di parecchio verso destra poiché di fronte è ormeggiato un immenso transatlantico. Ci spostiamo sulla sinistra, lato ovest per visitare The Rocks il quartiere vecchio, dove si possono vedere le costruzioni tradizionali. Saliamo in alto per imboccare la corsia riservata ai pedoni per attraversare il ponte, ci fermiamo al primo pilone, sul quale è possibile salire pagando una piccola cifra. E’ un’ottima idea quella di salire, ci sono foto e documentazione su tutta la storia del ponte, i lavori furono iniziati nel 1924 e terminati nel 1932. Alto 134 metri, l’arcata ha una luce di 503 metri, sono stati usati sei milioni di rivetti. La vista dall’alto del pilone è fantastica, su gran parte della baia, gli ordinati giardini con palme, numerosi natanti che vanno e vengono pennellano di bianco con la loro scia il blu del mare, ma l’occhio viene ipnotizzato dalle caratteristiche forme architettoniche dell’Opera House.

Attraversiamo tutto il ponte, poi lo riattraversiamo ritornando sui nostri passi. Ci sdraiamo sull’erba di un bel giardino, poi ci fermiamo in Circular Quay, c’è molta gente, vediamo un aborigeno tutto pitturato con righe bianche orizzontali, suona il “didgeridoo” mentre suona si tocca il costato, per modificare il suono. Ritorniamo a Martin Place, riprendiamo il bus per il ritorno. A casa di Alice cuciniamo e ceniamo insieme a Miel, la sua coinquilina, che è una fan della cucina italiana.

Rimaniamo a chiaccherare fino alle 22, poi ci ritiriamo. Oggi giornata più calda.


26° giorno Venerdì 30-10-2015 Sydney

Alice si è presa un giorno di ferie per stare con noi. Con un autobus raggiungiamo la costa sud est a Coogee Beach, da dove iniziamo la nostra passeggiata lungo la magnifica costa, con rocce frastagliate, spiaggette, prati fioriti, vediamo surfisti cavalcare le onde. Il sentiero sale, scende sulle spiaggette, ci sono parecchi giovani che prendono il sole, attraversiamo le località di: Clovelly, Bronte Beach, vediamo un caratteristico cimitero, in una spallata che arriva fino in riva al mare, non è delimitato, neppure molto curato, notiamo tombe datate inizio 1900. Patrizie esclama: “Ma questi quanto avranno pagato per farsi seppellire qui?”. Procediamo fino a Tamarama, qui in questi giorni hanno allestito una mostra di sculture, disposte sulle spiagge, sulle rocce lungo il percorso pedonale, su delle collinette, alcune sono interessanti, artisticamente belle, altre irrilevanti e bizzarre. Vicino alle spiagge hanno anche costruito delle piscine all’aperto con acqua oceanica, dove la gente nuota, nonostante l’aria sia fredda. Giungiamo a Bondi Beach, rinomata come la spiaggia dei giovani e dei surfisti. Terminiamo qui la nostra magnifica passeggiata dopo aver percorso circa 5 – 6 km. In autobus raggiungiamo la stazione di Bondi Junction, di qui in treno raggiungiamo nuovamente il centro. Buttiamo un occhio nella austera biblioteca del Nuovo Galles del Sud, molto bello sia il palazzo che la ospita che la sala principale. Attraversiamo il grande giardino botanico, con piante secolari, roseti delicati, prati rasati, ampi vialoni e vialettini che si addentrano fra ruscelli e laghetti coperti da ninfee, magnifico, incontriamo alcune coppie di sposi che si fanno fotografare. Giungiamo sul lato est dell’Opera House. Apriamo una piccola parentesi:

A Natale 2014, Alice ci diede una busta come regalo di Natale, recava questo biglietto: “Se andrò in Australia e se verrete a trovarmi, come regalo di Natale vi offrirò uno spettacolo all’Opera House” poi qualche tempo fa ci inviò il programma relativo a questo periodo, purtroppo questa settimana non ci sono in programma opere o balletti, ma solo spettacoli teatrali o varietà, abbiamo quindi scelto lo spettacolo Velvet. Chiusa la parentesi. Ci rechiamo alla cassa per prenotare i biglietti, sono le 17,30, alle 18,30 inizierà lo spettacolo, prendiamo i biglietti ed entriamo. Alice preferisce venire all’Opera House in occasione di un’opera o balletto quindi rientra a casa. La sala in cui ha luogo lo spettacolo non è molto grande, è severamente vietato fotografare, riprendere o registrare. Lasciamo gli zaini al guardaroba, non siamo ben vestiti, ma ci accolgono. Si tratta di uno spettacolo musicale, una brava cantante di colore si esibisce, accompagnata da un batterista posto in alto,e da due ballerine scatenate. Ci sono pezzi di acrobazia, musica comica, burlesque. Molto divertente l’esibizione di un tipo clown, corpulento che si esibisce con una serie di hula hoop, gli anelli illuminati che a luci spente creano effetti speciali considerevoli. Piacevole serata. All’uscita è buio, siamo in alto sul lato ovest del teatro. Lo skyline dei grattacieli illuminati e del Harbour Bridge sono uno spettacolo di luci fantasmagorico. L’illuminazione del ponte ci ricorda tutti gli anni quando a Capodanno la televisione ci riporta le immagini dei primi paesi al mondo a festeggiare e immancabilmente si vedono i fuochi d’artificio ad arco di Sydney. Rientriamo in autobus.


27° giorno Sabato 31-10-2015 Sydney

La cena con tutti i colleghi si sarebbe dovuta tenere a casa di Lisa, la direttrice del centro, ma ieri sera Alice ha ricevuto una mail in cui Lisa le ha comunicato di essere ammalata, quindi non potrà ospitarci a casa sua, conseguente cambio di programma, la cena la faremo a casa di Alice e Miel come da noi proposto inizialmente. Lisa non verrà, ci sarà suo marito David, verranno le collaboratrici di Alice: Barbara col marito Anthony e Quinn col marito Lorris. Non verrà il collega Nicholas con la fidanzata. A piedi ci rechiamo ad Haberfield,(mezz’ora di cammino) un quartiere completamente italiano, tutti i negozietti hanno diciture in italiano: bar, pizzerie, pasticcerie, forni, gelaterie, parrucchiera, lavanderia. Conversiamo in italiano, siamo ad Haberfield per comprare la pasta fresca per cucinare le lasagne. Ritorniamo, facciamo la spesa finale di tutto quello che serve per le lasagne. Patrizia ed Alice si mettono all’opera, io grattugio il formaggio e porto due sedie dal nostro appartamento. Quando rientra Miel, vuole seguire i lavori per imparare. Alle 19 arrivano gli ospiti, portano antipasti, formaggio, vino, insalata e dolce. Siamo: un californiano, 4 canadesi, una filippina e 3 italiani, nessun australiano. Barbara parla abbastanza francese, Anthony abbastanza francese, ma anche un po’ d’italiano, in Canada ha vissuto con degli italiani ed è stato ad Urbino. Alice ci aiuta quando non capiamo l’inglese. Chiediamo a Miel come impostare la cena secondo le usanze australiane. Si comincia con un brindisi con un vino spumante, a seguire gli antipasti, quando arrivano le lasagne, è un successo, le definiscono “delicious!!” a ragione, poiché sono venute veramente bene, tanto che le prendono tutti due volte. Abbiamo preparato pinzimonio con finocchio e carote, lo apprezzano specialmente con l’intingolo in olio e sale, non lo conoscevano. Miel ci suggerisce di servire l’insalata insieme alle lasagne. Barbara ha preparato un’ottima torta, le 3 bottiglie di vino fanno una brutta fine! A secco! Serata piacevolissima, con conversazioni su tanti temi, nessuno dei presenti, come gran parte delle persone che Alice conosce qui a Sydney, hanno mai visitato il “Red Centre” per cui ci chiedono informazioni sulla nostra esperienza di viaggio. Barbara ed Anthony erano a Darwin quando nel 1974 il ciclone la devastò quasi completamente, raccontano di quella triste esperienza. Spiace solo per Lisa che sia malata, lei viaggia moltissimo, cambia spesso clima, quindi una faringite è facile beccarsela, al marito David prima di andarsene diamo delle lasagne da portarsi a casa. Oggi ricorrenza di Hallowen, che qua è abbastanza sentita, vediamo bambini mascherati, peccato che la pioggia verso sera ostacoli il prosieguo dei festeggiamenti.


28° giorno Domenica 1-11-2015 Sydney

Oggi Alice ci ha fatto trotterellare. In autobus fino all’università. La grande facciata in pietra con torre, è austera e severa come i tradizionali college inglesi. Entrando vi è un ampio cortile a prato, in un angolo vi è una pianta di jakaranda, con dei fiorellini a campanella di un delizioso colore viola, gli studenti la osservano perché quando fiorisce è tempo di esami. Curatissimi giardini e prati con laghetti, uccelli, fuori e dentro il campus. Raggiungiamo il grande palazzo in cui ha sede il Charles Perkins Centre, centro di ricerca dedicato al primo aborigeno laureato, oggi essendo domenica è deserto, Alice apre con la sua scheda magnetica.

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E’ una moderna avveniristica struttura, specialmente all’interno ricorda le forme architettoniche del museo Guggenhein di New York, lasciano a bocca aperta i corridoi a spirale, a pianta ovale di colore bianco, sono un’opera d’arte. Gli ascensori a vista, le innumerevoli salette, tutte provviste di schermi, i tanti laboratori di ricerca, le innumerevoli scrivanie fornite di computer, telefono, le porte sono tutte a vetri. Raggiungiamo il sesto piano dove ha sede il gruppo di ricerca in cui opera Alice, diretto da Lisa Bero, vediamo la scrivania di Alice, col suo nome stampato. Ci mostra anche la cucina, un’ampia sala dotata di frigoriferi, forni a microonde, tostapane, lavastoviglie, la sala ricreazione ha tavoli dentro ed all’aperto. Tanta magnificenza in Italia la si può trovare solo negli uffici amministrativi, dove i politici si autopromuovono, non certo nella istruzione. Raggiungiamo Circular Quay e ci imbarchiamo sul battello che in 45 minuti ci porta a Manly località a nord est, che si affaccia sul mar di Tasmania.

Scesi al porto, attraversiamo lo stretto istmo sulla strada chiamata Corso, fiancheggiata da bei negozi ed al centro piccole bancarelle, alla fine ci si imbatte in una lunga spiaggia, oggi frequentatissima essendo domenica. Il mare è ondoso, tanti surfisti si dilettano, l’aria è fresca, ma molti fanno il bagno. Ci facciamo una bella passeggiata seguendo la costa verso est, il sentiero tortuoso sale e scende, mostrandoci scorci di mare e rive rocciose, incontriamo altre spiaggette affollatissime, qualcuno cuoce cibo sui barbecue. Arriviamo fino a Shelly Beach, poi torniamo e pranziamo con pesce in un affollatissimo ristorante. Rientriamo col battello. Alice ci accompagna a visitare il quartiere Darling Harbour, la baia ad ovest di Circular Quay, sono tutti affascinanti questi lungomare, attraversiamo il caratteristico Pyrmount Bridge. Ci fermiamo ad osservare un parco per bambini in cui l’acqua è l’elemento di tutti i giochi: dalle pompe a mano, i ruscelli, le cascate, le chiuse, le turbine, le fontane, fantastico! Non mancano gli spettacoli di strada. Appena in tempo di salire sul bus che ci riporta a casa, che comincia un violento temporale, si interrompe intelligentemente al momento della nostra discesa. Cena con gli avanzi di ieri sera.

Curiosità: alcuni ristoranti sotto al nome del locale, espongono la dicitura “B.Y.O.” che si traduce: “porta il tuo vino o birra” per risparmiare ci si può portare il bere da casa.

Nell’Australia visitata prima di approdare a Sydney, abbiamo notato l’alto tasso di obesità, specialmente fra le donne, giovani compresi, qua invece se ne vedono pochissimi

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29° giorno Lunedì 2-11-2015 Sydney

Oggi arte; io e Patrizia ci rechiamo all’Art Gallery of NSW (Nuovo Galles del Sud). L’ingresso alla galleria ordinaria è gratuito, è ricca di quadri di autori sopratutto inglesi, ma molti europei dal 15° al 19° secolo, vediamo un Canaletto, un Van Gogh ed altri autori italiani, ci sono anche sculture e ceramiche, fra cui alcune faentine. Il settore orientale con arte cinese. Purtroppo è chiusa per ristrutturazione la sezione dedicata all’arte aborigena. Paghiamo 22 Aud a testa per visitare la mostra “The Greats” che ospita temporaneamente importanti capolavori provenienti dalla Galleria Nazionale Scozzese fra i nomi più importanti: Botticelli con la magnifica Vergine Adorante il Bambin Gesù dormiente, Velasquez, Gauguin, Monet, Cèzanne ed altri, molto bella. Alle 15,30 ci troviamo all’università, Alice oggi esce prima per stare con noi, camminiamo per circa tre ore, attraversiamo il quartiere di Glebe, con tanti negozi, raggiungiamo la piccola baia Blackwattle Bay, dalla quale scorgiamo il bel ponte sospeso Anzaq Bridge, si cammina in questo parco lungo l’acqua, attraverso ampi giardini, prati e canali. Attraversiamo il quartiere Annandale con ordinate e suggestive casette. Niente da dire, Sydney è una bellissima città, pulita, funzionante. Apprendiamo che essendo l’aeroporto dentro la città, è chiuso dalle 22 alle 06, questo per rispetto ai cittadini. Sydney ospita circa settemilioni e mezzo di abitanti, un terzo dell’interra popolazione australiana. Rientriamo a piedi, spesa e cena con Alice e Miel.


30° giorno Martedì 3-11-2015 Sydney

Giornata nuvolosa e piovosa. Le nostre guide ci consigliano vivamente di visitare l’Aborigenal and Pacific Art, dove poter fare acquisti e vedere begli oggetti, parte del percorso lo facciamo a piedi, durante il cammino ci prendiamo parecchia pioggia, quando arriviamo troviamo che la mostra è in allestimento. In taxi raggiungiamo Circular Quay, notiamo molte signore vestite elegantemente, con tacchi alti, e con improponibili e ridicoli cappellini in testa, (credo siano cappellini da matrimonio inglesi), gli uomini in giacca e cravatta, chiediamo cosa sta avvenendo, oggi è il Melbourne Cup Day, una gara di ippica, ci dicono che alle 15 tutti gli uffici si fermeranno per seguire questo evento sportivo. Anche Alice ci conferma che sul lavoro sono tutti fuori di testa, tutti scommettono sui cavalli. I ristoranti sono pieni di donne con cappellino, stanno approntando degli schermi televisivi. Visto il pessimo tempo decidiamo di tornarcene a casa ed accendiamo il televisore. Alle 15 parte la gara, 24 cavalli, 3200 metri la distanza. Vince il cavallo Prince of Prenzac, cavalcato dall’unica donna tra i fantini, Michelle Payne. È la prima volta che vince una donna. Dopo la gara in tv mostrano anche dei concorsi fra signore per il cappellino. Alle 17,30 raggiungiamo Alice tornata dal lavoro, Patrizia cucina risotto con funghi porcini, ottimi, piacevole serata a conversare, anche Miel racconta che oggi in ufficio si sono fermati, hanno brindato e le donne hanno indossato dei fiocchi in testa. In questi giorni cerchiamo di coricarci più tardi, per avere meno problemi col fuso al rientro.


31° e 32° giorno Mercoledì e Giovedì 4 e 5-11-2015 Rientro

Alice si è presa mezza giornata libera per salutarci, ricca colazione al bar Morning Delight ci concediamo: cappuccino e delizioso pancake con banana, fragole, cioccolato e sciroppo di acero. Alice ci accompagna col taxi fino all’università, grande abbraccio, noi proseguiamo per l’aeroporto, decollo sotto la pioggia alle 17, ci attendono 15 ore di volo fino a Dubai, sosta di 2 ore , poi 8 ore per raggiungere Londra, sosta di 2 ore, infine 2 ore di volo, per giungere a Bologna alle 11,45 locali.

E’ tempo di bilanci, in un mese non si possono esprimere giudizi su un continente come l’Australia, solo impressioni. La vastità, gli spazi sconfinati sono le caratteristiche che più ci hanno colpito, la diversità ed eterogeneità degli ambienti, dal verde delle coste, all’aridità dell’interno, dalle bellezze naturali, come rocce, lagune, foreste, dune, coste, mari, fondali con coralli e pesci meravigliosi, tramonti, cieli stellati, fauna. Ci è sembrato un paese ben organizzato, non abbiamo visto gente chiedere l’elemosina, convivono senza grandi problemi centinaia di gruppi etnici. Abbiamo avuto modo di scambiare qualche impressione con italiani che vivono qua da qualche anno, specialmente i giovani che sono scappati dall’Italia per mancanza di prospettive e tutti dicono che questo paese, se ti dai da fare ti offre molto, le tasse non ti ammazzano, la corruzione e delinquenza sono a bassi livelli. Tutti concordano nel dire che la situazione italiana vista da qua è irrimediabilmente destinata a peggiorare. Sulle strade abbiamo visto solo due piccoli incidenti. Grande attenzione è tenuta nei confronti dell’handicap, abbiamo visto passerelle adatte al traffico di carrozzelle nei luoghi più remoti ed inospitali. Ovunque nei giardini, nei luoghi di interesse turistico, in città, abbiamo trovato toilette pulite.

Invece non ci è piaciuto vedere la condizione della popolazione aborigena, se non si è integrata ci saranno dei motivi e sicuramente i colonizzatori sono responsabili di questo. Ci hanno detto che lo Stato passa loro dei contributi, ma loro se ne bevono buona parte. L’Australia è ai primi posti per alcolizzati ed obesi. Il costo della vita è altissimo, i ristoranti li abbiamo frequentati pochissimo. A parte Sydney, non abbiamo visto molta attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti. Peccato non siamo riusciti a vedere i koala, l’ornitorinco, pochi canguri

Cosa mi ha emozionato maggiormente? Uluru. Patrizia si è emozionata nel vedere i canguri, che esistono solo in Australia, guardarli nei loro caratteristici salti.

Anche alla fine di questo viaggio dobbiamo ringraziare la fortuna e la salute, non abbiamo avuto inconvenienti rilevanti.

L’altro importante fine di questo viaggio, era la visita ad Alice, obiettivo centrato in pieno! Siamo stati molto bene insieme, siamo riusciti ad avere parecchio tempo, ne avevamo bisogno sia noi che lei.

Ora il sentimento che prevale è la tristezza per il distacco, ma ci consoliamo con la consapevolezza che lei da questo sacrificio ne trarrà un’esperienza ricchissima sia dal punto di vista personale che professionale.


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Contatti: ziorico45@libero.it

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