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Il mio viaggio di nozze a Bali

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Cristina Bertolino ci racconta il suo fantastico viaggio di nozze a Bali. Buona esplorazione!


1° GIORNO

E’ il 26 aprile 2010. Ci siamo sposati due giorni fa e questo è il nostro viaggio di nozze: “IL” viaggio quindi!
Bali = sole, spiaggia, palme, relax? Eh no, neanche per il viaggio di nozze accettiamo un soggiorno mare senza fare i nostri chilometri quotidiani, alla scoperta di nuovi mondi!

Partiamo da Malpensa ed il nostro volo per Hong Kong è puntualissimo. Era da anni che non facevo un volo intercontinentale e… caspita se sono cambiate le cose! Schermo individuale (siamo in economy, ovviamente) con una scelta di 100 film in una decina di lingue, 350 programmi TV, una quantità enorme di canali musicali, radio, videogiochi e una webcam posizionata sotto l’aeromobile, da cui si vede il panorama; che meraviglia! L’aereo è mezzo vuoto: avremo quindi spazio per allungarci e dormire, ma intanto ci viene servito il pranzo, con tre menu a scelta e pastiera napoletana come dolce!!!

Tra una lettura, un film e qualche ora di sonno, arriviamo ad Hong Kong addirittura in anticipo. Tre ore d’attesa in un aeroporto modernissimo e ripartiamo per Bali su un vecchio Boeing 747 stracolmo di cinesi e di turisti in pantaloncini e ciabatte. L’aria condizionata viene accesa in ritardo, fa caldissimo; in più siamo stanchi, abbiamo sonno e ne abbiamo ormai abbastanza di cibo riscaldato in vaschette. Vogliamo arrivare in fretta a Bali!
Atterriamo alle h. 15 locali e, sorpresa, tre ore di coda in piedi per il controllo passaporti (hanno introdotto proprio oggi un nuovo sistema di registrazione degli ingressi sull’isola ed il personale non è ancora molto pratico sul suo funzionamento). Quando finalmente usciamo dall’aeroporto non c’è traccia dell’autista che dovrebbe portarci in hotel. Telefoniamo all’agenzia locale, scelta a caso su Internet, tramite cui abbiamo prenotato un’auto con autista per tutta la nostra vacanza, e ci dicono che dopo due ore d’attesa se n’è andato. Non fa una piega. Prendiamo un taxi e finalmente arriviamo in hotel, un fantastico 4 stelle a Sanur (va bene fare i “turisti fai da te”, ma siamo pur sempre in viaggio di nozze).

Sanno che siamo novelli sposi e ci accolgono con drink di benvenuto, salviette profumate e tanti complimenti. Ci assegnano una camera stupenda, dove troviamo fiori, frutta e torta in omaggio, oltre ad un cuore formato da petali sul letto. Finalmente una doccia… la sognavamo da ore!

Decidiamo di cenare in hotel (chi ha la forza di uscire stasera?) e con una spesa irrisoria gustiamo due piatti stupendi. Come dolce abbiamo la torta che ci hanno omaggiato in camera ma è piena di burro, non ci farà male? Decido anche di affrontare un frutto stranissimo, dalla buccia dura e l’interno viscido e dolcissimo. Un Nescafé e finalmente possiamo dormire in un letto comodissimo!


2° GIORNO

Dopo una notte di sonno profondo, facciamo colazione al buffet dell’hotel, a bordo piscina. Stupendo, ma ci accorgiamo subito del clima caldo afoso che caratterizza Bali. Pazienza, siamo in pantaloncini e canottiera e siamo in vacanza; sopporteremo! Usciamo a fare un paio di commissioni. Compriamo delle magliette, una riserva d’acqua e la Sim Card locale per il cellulare; contrattiamo alla grande e in un attimo siamo amici del negoziante! Torniamo in hotel e ci godiamo una mattinata in spiaggia, spaparanzati sui lettini all’ombra delle piante. Un bagno nell’acqua calda e piacevole, seppur non limpida ed azzurra come in altri luoghi da sogno.

E’ ora di pranzo e decidiamo di fare una passeggiata lungo la spiaggia, fermandoci in un locale molto “rustico” sul lungomare. Pesce fresco, riso, verdure ed una macedonia, spendendo veramente pochissimo. Ci incuriosisce il ragazzo che gestisce questo locale, che vediamo camminare lungo il perimetro del dehor e spargere acqua per terra da una pentola che tiene in mano. Gli chiediamo cosa stia fecendo e lui ci spiega che si tratta dell’acqua di cottura del cibo, che per l’induismo, principale religione a Bali, non deve essere sprecata, bensì deve essere “donata” alla terra, alla sabbia, alle piante. Affascinante!

Torniamo verso l’hotel. Ancora un bagno in piscina e nel primo pomeriggio torniamo in camera a prepararci per la nostra prima escursione. Puntualissimo all’ora prestabilita arriva Komang, l’autista che ci accompagnerà in lungo ed in largo durante questa vacanza. Di solito preferiamo guidare noi personalmente durante i nostri viaggi, ma a Bali è decisamente complicato orientarsi lungo le strade con segnaletica molto scarsa, guida a sinistra ed un traffico a volte caotico, spesso senza regole. Saliamo su un’auto nuovissima, perfettamente pulita ed in ordine e raggiungiamo il tempio di Ulu Watu, da dove dovremmo vedere un tramonto mozzafiato; peccato il cielo si annuvoli. Il posto è molto panoramico, pieno di scimmiette che corrono intorno ai turisti e Komang tiene molto a raccomandarci di stare attenti a borse, fotocamere e gioielli. Sembra che le simpatiche scimmiette riescano a rubare di tutto!
Iniziamo a chiacchierare con Komang, che sarà la nostra “vittima” intervistata per tutto il tempo della nostra permanenza a Bali, curiosi come siamo di capire come vivono, cosa pensano, cosa fanno le persone locali. Scopriamo che lo stipendio medio è di circa 100 Euro al mese, che non esistono né pensione né mutua, che ci sono leggi che tutelano i poveri ma non vengono messe in pratica, che la disoccupazione è molto alta e che la polizia è corrotta; insomma, un Paradiso per i turisti, un po’ meno per i balinesi.

Prima di ripartire da Ulu Watu sperimento le prime toilettes pubbliche: molto pittoresche! Nello stesso stanzino ci sono una turca ed un water; a quanto pare la scelta è del tutto personale. Non esiste acqua corrente: c’è una vasca piena d’acqua con un pentolino. In fondo, però, è ragionevolmente pulito, non posso lamentarmi. Vorremmo cenare nella zona di Jimbaran, che raggiungiamo in auto. Lungo la strada vediamo gruppi di persone a piedi; Komang ci spiega che c’è la luna piena e gli induisti vanno al tempio a festeggiare. Anche per questo motivo molti ristoranti sono chiusi, altri sono pieni. Alla fine troviamo posto in un locale sulla spiaggia, nel senso che i tavoli sono direttamente sulla sabbia e si sta a piedi nudi! E’ tutto molto turistico, ma comunque suggestivo. Paghiamo l’equivalente di una cena in un ristorante di medio livello in Italia; una cifra folle a Bali, ma stiamo gustando aragosta a lume di candela sul bagnasciuga e, soprattutto, siamo in viaggio di nozze!
Stanchi e assonnati torniamo in hotel.


3° GIORNO

Colazione in hotel e siamo pronti per una nuova escursione. Komang ci attende puntualissimo alla reception e ci spiega che per visitare qualsiasi tempio a Bali occorre un “sarong” (una sorta di pareo annodato in vita, che copre le gambe). Ci propone di accompagnarci in una fabbrica che lui conosce. Accettiamo, ma ci accorgiamo subito che si tratta di un tipico negozio per turisti, che dà sicuramente mance agli autisti, con prodotti di altissima qualità ma con prezzi altrettanto alti. Decidiamo di andarcene e spieghiamo a Komang che non ci interessa lo shopping di questo tipo, che cercheremo dei sarong in qualche bancarella, non importa se non saranno così belli. Come ogni autista ed ogni guida in qualsiasi parte del mondo, quando un turista si rifiuta di vedere e comprare nei negozi che lui consiglia, si offende; non ci parla per un po’ e risponde appena alle nostre domande ma pazienza, poco per volta gli passa. Intanto arriviamo al tempio di Goa Lawah dove, guarda caso, ci assalgono frotte di venditrici di sarong e con pochissimo ne compriamo due!

Il tempio è famoso per una grotta in cui vivono i pipistrelli. C’è una cerimonia in corso e non possiamo entrare all’interno della grotta, ma sentiamo i versi dei pipistrelli! Proseguiamo per Tegenan, un antico villaggio rimasto intatto nel tempo. Ci stupisce la quasi mancanza di altri turisti e ci godiamo la passeggiata lungo la via su cui si affacciano case, botteghe e “bale”, i tipici padiglioni balinesi con tetto in paglia, aperti sui quattro lati, in cui si riunisce la popolazione.

Risaliamo in auto ed arriviamo a Kerta Gosa. Si tratta dell’antico tribunale della prima capitale balinese. Ha padiglioni costruiti sull’acqua, con i soffitti splendidamente dipinti. E’ ora di pranzo e Komang ci porta a Bukit Jambul, una località famosa per le risaie. Pranziamo in un ristorante proprio con vista sulle risaie, bellissimo! Insistiamo per offrirgli il pranzo; altrimenti avrebbe mangiato uno spuntino veloce aspettandoci in auto. In tre spendiamo quanto in Italia paghiamo due pizze! Dopo pranzo arriviamo al Tempio Besakih. E’ il complesso religioso più grande e più importante di Bali ed include al suo interno circa 35 templi. Paghiamo l’ingresso e contrattiamo il costo della guida obbligatoria. Ci affidano un ragazzo giovane, che parla un inglese più che accettabile e ci racconta di non averlo mai studiato, bensì di averlo imparato dai turisti! Per due ore ci accompagna e con infinita pazienza risponde alle nostre numerose domande e curiosità sui templi, sull’induismo, sulla società balinese.

Ci colpisce molto la grande fede religiosa e l’influenza che l’induismo ha sulla vita della popolazione; ognuno è attento a non fare dal male, perché questo influenzerebbe negativamente il suo karma e lo porterebbe indietro nell’ascesa verso il Paradiso. Sembra una teoria molto ingenua, ma la delinquenza a Bali è quasi inesistente e la guida tiene a sottolineare che quando accade qualche fatto spiacevole, la maggior parte delle volte il colpevole non è balinese. Durante la visita vediamo una cerimonia funebre. La guida ci racconta che i defunti vengono cremati e le ceneri sparse in mare, mentre i famigliari pregano al tempio. Ci colpisce il fatto che l’atmosfera non è triste, non c’è gente che piange né si dispera, semplicemente c’è silenzio e raccoglimento. Ci spiega il concetto delle caste, l’importanza dei sacerdoti, le tre divinità dell’induismo balinese (che si distingue un po’ dalla religione professata in India), i colori che simboleggiano le divinità, le figure poste all’ingresso dei templi a protezione dagli spiriti maligni. Dopo due ore salutiamo lo salutiamo e lo ringraziamo con una meritatissima mancia.

Ripartiamo per tornare in hotel e lungo la strada facciamo una breve sosta al Tempio di Kehen. E’ tardi, non c’è nessuno e ci affacciamo solo alla porta, senza entrare; in fondo i templi sono belli, ma sono tutti molto simili. Dopo una doccia ed un’abbondante dose di doposole (ci siamo scottati camminando!), decidiamo di cenare in hotel. Dopo cena passeggiamo sulla spiaggia con la luna piena, bellissimo! Facciamo amicizia con un gatto e torniamo in camera, anche oggi decisamente stanchi.


4° GIORNO

Giornata di relax. Ci alziamo con molta calma, facciamo colazione e andiamo in spiaggia, rigorosamente all’ombra delle piante, dato che fa molto caldo e, soprattutto, abbiamo la pelle scottata! Passeggiata sul lungomare, bagno e tento di leggere un libro ma… mi addormento e mi sveglio a ora di pranzo. Optiamo per uno dei ristorantini lungo la spiaggia. Calamari fritti, patatine, curry di verdure e riso. Nel pomeriggio decidiamo di farci fare un massaggio, ma il centro Spa in hotel è piuttosto caro, quindi decidiamo di provare un posto che abbiamo visto proprio di fronte all’albergo. Entriamo e ci offrono subito del te come benvenuto. Scegliamo il tipo di massaggio, l’olio profumato che utilizzeranno e ci fanno fare un pediluvio con acqua e petali di fiori. Ci accomodiamo sul lettino e ci godiamo un’ora di totale rilassamento; che meraviglia!

Torniamo in hotel per un bagno in piscina e prima di cena usciamo a fare due passi. Cambiamo soldi, ricarichiamo il cellulare e facciamo shopping. A ora di cena ci fermiamo in un ristorante lungo la strada, ma il mio stomaco è un po’ in subbuglio (forse il curry vegetale a pranzo non è stata una buona idea?). Pollo, riso e Coca Cola, che in questi casi è un toccasana! Torniamo in hotel e andiamo a dormire presto; domani sarà nuovamente una giornata intensa di escursioni.


5° GIORNO

Il mio stomaco fortunatamente va meglio, ma per colazione mi limito a cibi sani: yogurt, pane, marmellata; niente salumi nè dolci. Incontriamo Komang e partiamo per il Tempio Taman Ayun. E’ circondato da un bellissimo giardino, l’atmosfera è molto tranquilla ed è veramente piacevole passeggiare qua.

Proseguiamo verso le montagne ed arriviamo al Tempio Batukaru. I templi sono tutti molto simili, differiscono prevalentemente per l’ambientazione e la posizione. Questo è immerso in una foresta, quasi nascosto; molto bello. Il nostro programma prosegue attraverso la campagna, passando per Jatiluwih, località famosa per le risaie terrazzate. Una sosta per fare qualche foto e pranziamo in un ristorante con vista sulle risaie. Anche oggi insistiamo perché Komang pranzi con noi e ne approfittiamo per chiacchierare. Ci racconta che nel villaggio di cui è originario hanno costruito la prima strada nel 1987 ed è arrivata l’elettricità solo nel 1992. Dopo pranzo proseguiamo per Candikuning, che le guide indicano come famosa per il suo mercato. Che delusione: negozietti per turisti, qualche banchetto di frutta e verdura e niente di più.

Ripartiamo ed arriviamo al Lago Bratan, di origine vulcanica. Il paesaggio è splendido e sul lago si trova il Tempio di Bedugul, dedicato agli dei dell’acqua. Notiamo che, oltre al tempio indù, c’è una pagoda buddista e nel frattempo sentiamo la preghiera islamica diffusa da un altoparlante. Komang ci spiega che in quel tempio pregano in contemporanea i fedeli delle tre religioni, nel rispetto reciproco; che meraviglia!

Ripartiamo in direzione sud e dopo circa un’ora e mezza arriviamo a Tanah Lot, il famosissimo tempio nell’acqua, raggiungibile a piedi solo con la bassa marea e dal quale si gode un tramonto stupendo. Il posto è bellissimo, il tramonto merita ma… sembra di essere a Rimini! Una via piena di negozi e locali, la folla che si accalca alla ricerca del posto con visuale migliore; l’atmosfera è completamente rovinata! Ripartiamo dopo il tramonto e ci imbattiamo in un enorme ingorgo; impieghiamo quasi due ore a tornare in hotel. A questo punto è tardi, siamo stanchi, quindi decidiamo di cenare in albergo, optando questa volta per il buffet, assolutamente ottimo.


6° GIORNO

Ultima giornata di escursioni: siamo quasi alla fine della vacanza e questo ci rattrista un po’. Partiamo con Komang per il Tempio Gunung Kawi. E’ completamente diverso dagli altri templi che abbiamo visitato. Si raggiunge scendendo una scalinata attraverso delle risaie. E’ costituito, oltre che dalle solite costruzioni che ormai conosciamo, da “candi” (santuari) scolpiti nella roccia. Al fondo della scalinata si attraversa un ponticello su un fiume, dove vediamo delle donne fare il bucato e dei bambini fare il bagno; siamo entusiasti!

A poca distanza visitiamo il Tempio Tirta Empul. Qua c’è una sorgente di acqua sacra ed essendo domenica vediamo tantissima gente arrivare al tempio per fare il bagno in questa fonte. Fiori e cibo offerti agli dei, incenso, preghiere… è tutto molto suggestivo. Ripartiamo verso la zona del vulcano Batur. Arriviamo in un punto panoramico da cui si vedono un lago e la cima del vulcano. Scendiamo dall’auto per fare una foto, ma veniamo assaliti dai venditori di frutta e souvenir; ripartiamo in tutta fretta!

Pranziamo in un ristorante con la terrazza panoramica sul vulcano. Siamo in alto rispetto al livello del mare e fa fresco, tanto che decidiamo di sederci all’interno. Komang ha notato che beviamo caffè e ci propone di fermarci a visitare una piantagione di caffè e cacao. Accettiamo: vediamo le piante e, in una gabbia, un animaletto simile ad un gatto selvatico, che ci spiegano mangia le bacche di caffè, le digerisce, le espelle e queste vengono utilizzate per fare una qualità di caffè pregiatissima e costosissima. Ci offrono una degustazione di caffè, cioccolato, tè di vario genere. Compriamo del caffè che dovrebbe essere solubile, ma che scopriremo non si scioglie molto bene nell’acqua. Ripartiamo, ma lo stomaco è di nuovo in subbuglio e nella bellissima zona di Tegalalang, famosa per le risaie a terrazze, dobbiamo fare una sosta forzata alla ricerca di un bagno.

Arriviamo a Ubud, dove per prima cosa vediamo la Foresta delle Scimmie. E’ un parco con una vegetazione fittissima, un tempio e decine di scimmie decisamente più amichevoli di quelle viste il primo giorno a Ulu Watu.
Fa caldo, c’è afa, il posto è affollatissimo e piuttosto sporco; non stiamo molto bene, quindi decidiamo di ripartire abbastanza in fretta. Ci fermiamo in centro a Ubud e visitiamo il Palazzo Reale, che a noi sembra in realtà un tempio come tutti gli altri. Passeggiamo nel famoso mercato, ma anche qua rimaniamo delusi. Ci immaginavamo bancarelle di prodotti locali e atmosfera tipica, invece è un grande mercato coperto con bancarelle e negozietti per turisti. Scappiamo e decidiamo di passeggiare per le vie della cittadina, che tutte le guide descrivono come pittoresca; è la città degli artisti e ci sono effettivamente delle gallerie d’arte ma, a parte questo, non troviamo altro se non negozi per turisti.

Nel tardo pomeriggio ripartiamo e facciamo un’ultima sosta al Tempio Goa Gajah, detto anche “grotta dell’elefante“. E’ caratterizzato da una grotta con la faccia di un mostro all’ingresso, che somiglia ad un elefante. Niente di particolare, abbiamo visto di meglio. Siamo ormai stanchi e imbottiti di medicinali… sogniamo la nostra bella camera con il nostro bellissimo bagno! In hotel salutiamo Komang, paghiamo la quota stabilita per questi giorni in cui ci ha fatto da autista, gli lasciamo una mancia meritatissima e ci accordiamo per l’ultimo trasferimento, dopodomani, all’aeroporto. Dopo una doccia ristoratrice usciamo per cena e cerchiamo il piatto più semplice e sano che riusciamo a trovare: bistecca e patate; peccato che sulla carne mettano un’immancabile salsa; il nostro stomaco dovrà rassegnarsi!


7° GIORNO

Fortunatamente stamattina stiamo meglio. Decidiamo di fare una colazione molto sana e poi subito in spiaggia. Il cielo è nuvoloso; scegliamo due lettini sotto le piante, ma dopo mezz’ora inizia a piovere e c’è vento; la temperatura, però, non cambia, fa sempre caldo. La maggior parte dei turisti scappa, ma noi che vogliamo sempre distinguerci dalla massa non ci muoviamo e, anzi, facciamo il bagno in mare! Peccato che, forse per via del brutto tempo, oggi l’acqua sia sporca, con alghe e rifiuti vari che arrivano sul bagnasciuga. Ci spostiamo in piscina e poco prima di pranzo mio marito decide di provare il parasailing, paracadute tirato da un motoscafo. Ovviamente contrattiamo il prezzo, quindi lo imbragano, gli danno un paio di istruzioni e in un attimo è su, altissimo! Io sono pronta con la fotocamera e quando mi chiedono: “lo farà anche lei?” rispondo con certezza di no! C’è troppo vento, si va troppo in alto, troppo in fretta; ho paura! Dopo una decina di minuti lo fanno atterrare sulla spiaggia. E’ entusiasta ma un po’ impaurito; con un vento così forte, forse non dovrebbero lasciar fare parasailing ma per loro è un guadagno.

E’ ora di pranzo; la mia proposta di limitarci ad un te viene bocciata e ci dirigiamo quindi verso i soliti ristorantini lungo la spiaggia, dove ormai conosciamo quasi tutti e dove loro incredibilmente conoscono noi e ci chiamano persino per nome!!! Dopo pranzo torniamo in spiaggia, ma ricomincia a piovere. Decidiamo quindi di ritornare a fare un massaggio. Le ragazze che ci accolgono oggi sono ancora più brave di quelle della volta scorsa (è incredibile quanta forza possano avere delle giovani così minute!). Alla fine ci sentiamo come nuovi. Decidiamo di camminare ancora un po’ sul bagnasciuga; al pomeriggio c’è bassa marea ed è incredibile quanto si ritiri il mare. Pioviggina ancora un pochino, non c’è nessuno se non qualche ragazzo del posto che pesca e qualche cane randagio; un silenzio totale su una spiaggia enorme. Ci godiamo questo momento, pensando alla maggioranza dei turisti, probabilmente accalcati in qualche centro commerciale a fare shopping. Ancora un bagno in una piscina deserta e torniamo in camera a prepararci per la nostra ultima cena balinese.

Stiamo meglio e vogliamo trattarci bene. Troviamo un ristorante all’interno della via principale, con i tavoli sistemati in un grande prato; è carino e tranquillo, proprio quello che fa per noi. Ci concediamo una grigliata mista di pesce, in assoluto il piatto più caro del ristorante, ovvero l’equivalente di due pizze in Italia! Ce lo godiamo dividendolo con un micetto, a cui iniziamo ad offrire un pezzetto di pesce e… con cui diventiamo grandi amici! Vorremmo anche un dolce, ma non c’è nulla che ci tenti; decidiamo quindi di tornare verso l’hotel, dove avevamo notato una caffetteria con tavolini in legno bianco, tipo casa della nonna. Entriamo e scopriamo una vetrina con cinque o sei tipi di torte (sembra di essere in Austria!). Scegliamo la nostra fetta e la accompagniamo con del caffè balinese (“Bali coffee“), molto forte e con la polvere sul fondo. Siamo soddisfatti! Tornando verso l’hotel facciamo gli ultimi acquisti (siamo diventati talmente bravi a contrattare che i negozianti ci urlano ridendo “bancarotta” in perfetto italiano), poi andiamo a preparare le valigie.


8° GIORNO

Abbiamo ancora una mezza giornata a disposizione prima della partenza e decidiamo di gustarne ogni istante. Puntiamo la sveglia prestissimo. Un Nescafè veloce in camera e via in spiaggia, a vedere l’alba. Ci siamo noi, un’altra turista armata di fotocamera, dei pescatori e qualcuno che fa jogging. C’è qualche nuvola, ma il cielo ha comunque dei colori bellissimi e poco a poco vediamo spuntare il sole. Siamo immersi in un silenzio, una pace incredibile… vorrei che questo momento non finisse mai! C’è ancora la bassa marea e l’acqua è limpidissima; ci buttiamo in acqua e ci godiamo i primi raggi di sole, poi ci sdraiamo sui lettini, su una spiaggia ancora deserta. Ad un certo punto vediamo arrivare alcune persone dello staff dell’albergo con una vacca a cui è legato una sorta di aratro; si tratta in realtà di un bastone con un grande pettine che serve per spianare la sabbia. Ci sembra di essere tornati indietro in chissà quale epoca ed è tutto così naturale, sano, bello!!

Un ultimo bagno, con l’acqua che mano a mano sale ma è ancora molto limpida, poi ci asciughiamo e andiamo a fare colazione, che consideriamo in realtà un brunch in sostituzione del pranzo, dato che a quell’ora saremo sulla strada per l’aeroporto. Uova, salsicce, salumi, formaggi, dolci, corn-flakes, yogurt, frutta; credo non moriremo di fame. A metà mattina torniamo in camera, facciamo una doccia e ci prepariamo per la partenza. Facciamo il check-out ed attendiamo Komang nella hall. Non c’è aria condizionata, perchè è costruita come un “bale“, aperta sui quattro lati in modo che l’aria circoli naturalmente; peccato sia aria calda ma almeno smorza l’afa.

Siamo piuttosto malinconici per la partenza. In meno di mezz’ora arriviamo in aeroporto; una stretta di mano a Komang e ci dirigiamo verso i banchi check-in. Veniamo subito fermati da un poliziotto che ci chiede di aprire la valigia: che ansia, riusciremo poi a richiuderla, piena com’è? Lo stesso poliziotto si spaventa vedendo la quantità di roba che abbiamo; ci fa le classiche domande di rito (abbiamo accendini, spray, ecc.?) e ci lascia proseguire. Controllo passaporti e ultimo caffè balinese. Partiamo puntuali, circondati da turisti piuttosto indisponenti: gente in pantaloncini e ciabatte (forse appena arrivati dalla spiaggia?), gruppetti di amici che fanno storie perchè non hanno i posti vicini, bambini strillanti…
Un film, il pasto ed atterriamo puntuali a Hong Kong. Abbiamo diverse ore da attendere e decidiamo di cenare in aeroporto, poi ci sistemiamo su delle comodissime poltrone in attesa dell’imbarco. Il gate è affollatissimo e capiamo che l’aereo sarà decisamente più pieno che all’andata. A mezzanotte ci imbarchiamo e capitiamo in una fila a tre posti, con accanto un signore cinese che si addormenta un secondo dopo essersi seduto. Ci sono dei posti liberi qua e là, quindi decido di spostarmi; meglio viaggiare separata dal marito ma avere più spazio e cercare di allungarmi! L’aereo tarda a decollare e ci spiegano che c’è un problema tecnico, che gli ingegneri stanno cercando di risolvere. Partiamo con quasi un’ora di ritardo, ma il comandante assicura di aver fatto aggiungere carburante per poter spingere i motori al massimo e recuperare il tempo perso… fantastico!
Ci addormentiamo subito, finché verso le 10.30, ora di Bali (le 4.30 italiane), mentre sorvoliamo i Monti del Caucaso, il personale di bordo inizia a servire solo ai passeggeri cinesi delle ciotole di zuppa con dentro della pasta, che mangiano di gusto, rigorosamente con le bacchette.

Un paio d’ore prima dell’atterraggio servono la colazione e puntualissimi arriviamo a Malpensa alle h. 8.00, dopo aver effettivamente recuperato il ritardo accumulato alla partenza. Ritiriamo i bagagli e sotto una fitta pioggia, con una temperatura di 13°, prendiamo la navetta per il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto. L’autista è un signore burbero, di poche parole, con l’aria scontrosa. Rimpiangiamo già Bali e Komang: ci avrebbe accolti con un sorriso ed avremmo subito iniziato a chiacchierare! Forse la qualità della vita è peggiore a Bali che a Milano, almeno dal punto di vista economico, ma tutto sta nel modo in cui la si affronta…


CONCLUSIONI:

Abbiamo vissuto una settimana da sogno, in un luogo che non scorderemo mai.
Abbiamo patito il caldo, lottato con frotte di turisti nei luoghi più frequentati, avuto qualche problema di salute; col senno di poi, abbiamo esagerato nel programmare le visite a troppi templi, che in fondo sono tutti molto simili.
Abbiamo però imparato dal popolo balinese cosa significhi vivere “con lentezza”, dando importanza alla natura e a ciò che questa ci offre, senza pretendere molto di più. Da loro abbiamo imparato a sorridere sempre e ad essere felici con poco.
Grazie Bali, siamo tornati arricchiti da questo viaggio!

Precisiamo che, in questo caso, le foto inserite nell’articolo non sono state scattate dall’autrice e non appartengono a lei.


Chi è Cristina Bertolino?

foto-profiloSono nata nel ’70; una gemelli con la testa dura e con interessi spesso in contrasto tra di loro.
Adoro il silenzio e la tranquillità, ma mi ritengo una cittadina del mondo ed amo confrontarmi con gente di ogni lingua e nazionalità; mi piacciono le comodità di casa, ma ci rinuncio volentieri per scoprire nuovi mondi; amo passare del tempo da sola, ma ho trovato in mio marito il compagno di viaggio ideale.

Ho imparato a viaggiare grazie ai miei genitori, che durante le loro vacanze estive negli anni ‘70/’80 caricavano me e qualche valigia su un’auto senza navigatore né aria condizionata e partivano alla scoperta di luoghi più o meno lontani, sempre con la curiosità di scoprire, imparare, conoscere.
I miei viaggi non sono mai un “arrivare in un posto e fermarmi”; piuttosto sono un itinerario studiato in anticipo, un “fai da te” che permetta di vedere, visitare, esplorare, ma che lasci anche tempo ed occasioni per confrontarsi con la gente del posto, con le loro abitudini, con il loro cibo.

Da qualche anno ho l’abitudine di scrivere un diario durante i miei viaggi, che spesso rileggo quando ho nostalgia di un luogo o di alcune sensazioni. Ora mi fa piacere condividere questi miei diari con chi avrà voglia di leggerli!

Potete leggere i diari di viaggio di Cristina anche su Facebook e Google+.

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