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Birmania, Aung San Suu Kyi libera, il racconto di Brunella

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Birmania

Il racconto di viaggio  in Birmania della nostra lettrice Brunella Grasso. Imperdibile.  Buona Lettura!


Arriviamo ad un incrocio ed è subito caos: tanta gente si sta accalcando per le strade, più avanti diversi camions militari con soldati in assetto antisommossa presidiano le strade. La gente è tanta, armata di telefonini e comincia a scattare fotografie, i giornalisti emergono, qui pulsa il cuore della Birmania. 

Than Than dice con voce eccitata “ecco che si stanno preparando per la liberazione, stanno presidiando la strada che conduce alla SUA casa”.

Mi alzo in piedi per fotografare e Than Than mi urla “No, per carità!” obbedisco e mi risiedo, intanto il nostro pullmino continua la sua marcia verso l’aeroporto, la strada intruppata dal traffico e dalla gente. Than Than dice “la liberano e ce la farà, il 95% della gente è con lei, riunirà le tribù e sarà di nuovo la democrazia” la sua voce, anche se tremante, è decisa.

Il pullmino ha superato il blocco, ci avviamo verso l’aeroporto, siamo tutti emozionati: questo è un giorno storico. Più tardi, quando arriveremo all’aeroporto di Bangkok vedremo finalmente Aung San Suu Kyi libera: la commozione ci assale, abbiamo fatto parte di un grande evento.

Ma che ci facevamo noi il 13 novembre 2010 a Yangon? Facciamo quindi un passo indietro.

Era da tempo che volevamo fare un viaggio in Birmania, combattuti tra il boicottaggio e no, quindi abbiamo approfittato di una proposta di Miriam e siamo andati. Ecco quindi l’ennesimo diario di bordo.Birmania, il racconto di brunella Grasso


1° novembre

– alle 8,30 chiamato il taxi, partiamo per l’aeroporto. Piove. Al Colombo incontreremo Paola e Marcello, Piero e Franca. Facciamo il chek-in per i bagagli a Yangon mentre a Roma dovremo fare i biglietti per noi sino a Yangon.

L’aereo parte in ritardo, il brutto tempo allunga i tempi per decolli e partenze e arriviamo a Roma sul filo di lana. Per fortuna l’Alitalia manda a prenderci una macchinetta elettrica – per cui, fatti i biglietti – arriviamo in tempo all’aereo per Bangkok.

Si parte alle 13,30 e per 12 interminabili ore si viaggia. Come al solito non chiudo occhio. Atterriamo a Bangkok che sono circa le 6,10, alle 8,00 c’è il volo per Yangon dove arriviamo alle 8,45 circa.

Dopo aver recuperato i bagagli (ci hanno scassato una valigia) usciamo e fuori troviamo la nostra guida: è una bella signora vestita col tipico longyi birmano e si chiama Than Than che ci conduce al nostro hotel, il Chatrium, dove ci lascia un po’ i tempo per riposare. La stanza è molto bella, così pure l’albergo. Dalla nostra camera al quarto piano vediamo la Shwedagon Paya e il lago Kandawgyi. Abbiamo l’occorrente per the e caffè e biscottini, così ne approfittiamo.

Than Than viene a prenderci più tardi e ci conduce al Pandomar Restaurant, specializzato in cucina tailandese, dove mangiamo molto bene. Fa un gran caldo.

Dopo pranzo la nostra guida ci conduce allo Scott Market dove vediamo di tutto e di più e dove incontriamo due ragazzi italiani che sono arrivati in Birmania da qualche giorno e che salutiamo e poi, sul tardi, ci rechiamo alla Shwedagon Paya che dire stupenda è dire troppo poco. Non so descriverla, è incantevole, stupefacente, incredibile, magica, gigantesca, variopinta, fiabesca e… ho perso gli aggettivi…

Ci inoltriamo nella visita, scalzi – essendo un tempio – e la nostra incredulità davanti a certi scorci aumenta sempre più: è davvero straordinariamente bella!

Torniamo quindi in hotel davvero estasiati, facciamo una bella doccia e poi abbiamo la cena al Tiger Hill ristorante cinese dell’albergo. Gli altri mangiano bene, dicono, ma io sono troppo stanca e non apprezzo: praticamente è dalle 7,00 del mattino del 1° novembre che sono sveglia ed ora sono le 21,00 del 2 novembre (con l’aggiunta delle 6 ore in più del fuso orario…)!!

Dopo la visita allo Scott Market eravamo andati ad acquistare la tessere telefonica per chiamare l’Italia ma  il governo ha chiuso la vendita, così come pure internet, in vista delle elezioni che si terranno il 7 novembre prossimo. Per fortuna riusciamo a telefonare al Cucci dalla reception dell’hotel per fargli sapere che siamo arrivati e stiamo bene. Piero che voleva parlare con Gianna rinuncerà pure lui per qualche giorno alle telefonate. ‘Sta dittatura non perdona…noi che non siamo nati nel periodo fascista ci siamo trovati davanti una nuova realtà: è inconcepibile non riuscire a trovare ciò che si vuole comprare nei negozi, non riuscire a comunicare né per telefono né via internet, non avere la certezza che si possa fare quel che si vuole (senza entrare nell’illegale, ovviamente). La cosa ci sbigottisce davvero.Birmania, il racconto di brunella Grasso


3 novembre

– ore 04,00 sveglia!!! alle 4,30 vengono a prenderci le valigie e ci portano il cestino della colazione che consumiamo facendoci il caffè in camera, poi col pullmino Than Than ci conduce all’aeroporto dove pendiamo il volo per Bagan. L’aereo è un ATR72 da brividi…Piero che se ne intende ci rassicura, ci dice che non è il modello che casca sempre… meno male, comunque è un aereo ad elica ultra diluviano e non è che sono molto tranquilla lì sopra, ma vabbè, l’importante per ora è esserci e… arrivare! Io annoto mentalmente le facce dei passeggeri: Than Than ci ha detto che saremo comunque seguiti dalla polizia e io cerco di individuare i personaggi… ne ritroverò uno in uno scalo sull’Irawaddyi e Mario due sulla nave…

Alle 7,30 siamo comunque a Bagan e il tempo è splendido, fa un gran caldo e l’aria è profumata. Than Than ci porta al nostro albergo – il Thazin Garden Hotel – che dire superlativo è dire poco.

Quando abbiamo parlato del viaggio – in agenzia – ho specificato che non volevo andare in alberghi che fossero di proprietà governativa proprio per non arricchire ulteriormente ‘sti dittatori, e  la Diethelm – l’agenzia di Yangon – ci ha detto che purtroppo un albergo filo-governativo lo doveva inserire per forza nel tour, proprio era impossibile non farlo, altrimenti si corre il rischio di non ottenere il visto, per cui sul lago Inle ci troveremo in un hotel di proprietà di un riccone che sta ceek to ceek col dittatore. Il capo supremo di questi disgraziati lo abbiamo visto in diverse fotografie in compagnia della moglie: sono veramente vomitevoli, lui ha un anello con rubino grosso come un uovo di piccione mentre la gente conduce una vita davvero grama, la moglie è tutta piena di collane e braccialetti…

Intanto visitiamo alcuni templi – notevolissimi – e pranziamo al ristorante Sunset Garden – molto carino – e poi continuamo a visitare i templi che sono 2430 nell’area di Bagan (ce ne sono circa 6000 ma non tutti sono stati estratti dalla terra e restaurati).

Comunque ricordo la Shwezigon Paya – molto bella – il Gubyaukgyi, il tempio dei 37 nats (spiriti) il tempio di Htilominlo (Than Than ci raccolta il significato del nome che più o meno significa “colui che ha l’ombrello è re”, in quanto narra la leggenda che un re ebbe un figlio da una donna di un villaggio ma se ne andò prima che partorisse. Nell’accomiatarsi le donò un anello molto prezioso e le disse che se il figlio fosse stato maschio avrebbe dovuto mandarglielo, se invece fosse nata una femmina l’anello sarebbe servito per farle vivere agiatamente. Nacque un maschio ma la donna si tenne il bambino, che crebbe e andò, ormai uomo, dal padre che era gravemente malato. Riconoscendo l’anello il re si commosse, chiese perdono per aver già distribuito i suoi beni agli altri figli, ma riunendo tutta la famiglia disse che aveva fatto un sogno per cui doveva prendere l’ombrello (bianco, simbolo del potere) che sarebbe caduto davanti a colui che sarebbe diventato re alla sua morte, e così fece: l’ombrello bianco cadde proprio ai piedi del figlio ritrovato che alla fine diventò re).

Si continua con  le visite con vari  templi, andiamo in una fabbrica di lacche dove assisteremo alla lavorazione (le lavorano anche con la foglia d’oro e sono bellissimi e inavvicinabile come prezzi) e faremo diversi acquisti, assistiamo al tramonto dai templi (dopo esserci inerpicati su scale ripidissime a strapiombo nel vuoto a prova di vertigini) e poi torniamo in albergo dove ceneremo e andremo a letto presto, essendo già belli frullati!

Abbiamo visto un monaco in meditazione seduto nella posizione yoga su un quadrato di 30 cm. per lato sospeso nel vuoto… non sono neanche riuscita a fotografarlo per la paura che ho del vuoto!! e Piero gentilmente ha fatto la foto per me che non osavo sporgermi 50 cm…

Comunque mangeremo in un bellissimo giardino tutto illuminato da candele con vista su un tempio davvero fantastico! Atmosfera da sogno, peccato non ci sia anche Gianna. Il prato era illuminato da torce e ogni tavolo aveva delle candele anti zanzara… ma io riesco sempre a beccarne qualcuna!Birmania, il racconto di brunella Grasso


4 novembre

– sveglia alle 7,00 e gran bella colazione e poi visita ad un villaggio. Than Than ci dice che sono poveri ma non miseri, in quanto nessuno muore di fame ma le condizioni di vita sono davvero estreme. La vita nei campi è come da noi 100 e più anni fa, la gente vive in case di bambù e paglia, senza luce, acqua, servizi igienici. Per fortuna la natura è benigna in quanto frutta e verdura abbondano. I bambini sono meravigliosi. Than Than ci raccomanda di non dare loro né caramelle nè soldi per non abituarli a chiedere l’elemosina.

Visitiamo il mercato di Bagan che è molto interessante. Gli abitanti sono stati trasferiti dalla zona archeologica che è chiamata Old Bagan a questo nuovo villaggio di nome Nyaung U dove vi sono un sacco di ristoranti e poi la New Bagan dove vi sono particolarmente gli alberghi. Tutta la zona è comunque davvero bella.

Continuamo poi nella visita dei templi che sono spettacolari ed è un gran “togli le scarpe” e “metti le scarpe” ma non solo all’interno del tempio ma anche fuori per cui noi che non siamo abituati ai sassolini, al terreno impervio ecc.ecc. dopo un po’ abbiamo i piedi doloranti. Ma Bagan è così: tutta un tempio!! e che bellezza…

Pranziamo al Beach Restaurant con splendida vista sul fiume nonché splendidi gamberoni.

Than Than ci riporta in albergo dove riposeremo un’oretta e poi di nuovo via per i templi – tempio di Ananda spettacolare – e poi percorriamo tutta la strada in calesse attraverso la pianura verdissima e templi incredibili. Il nostro cocchiere è simpatico, e ride a crepapelle alle battute di Mario che se la sta cavando davvero bene in inglese.

Di negativo purtroppo c’è che siamo assaliti da orde di bambini e donne che chiedono elemosina o vogliono venderti qualcosa. Than Than ci raccomanda di non dare assolutamente nulla e di contrattare sempre sugli acquisti. Le ragazze in special modo ci seguono con le biciclette, ce ne sono davvero di carine, simpatiche ma non si può dar loro nulla…però compro delle sciarpe di seta e cartoline, così la mia coscienza non si rivolta del tutto.

Il tramonto lo passiamo sulla terrazza di un tempio in compagnia di alcuni spagnoli e con una signora cominciamo a parlare di Carlo V…che emozione! Siamo a Burma, sulla terrazza di un tempio (abbiamo salito scale nel buio più completo illuminato solo da qualche fiammella di candela), stiamo assistendo ad un tramonto spettacolare e con questa signora di San Sebastian stiamo conversando mezzo in spagnolo, mezzo in italiano e qualche volta con un po’ di inglese (quando non so come dirlo in spagnolo) sulla storia di Carlos primero il mio imperatore preferito…visto che sono una patita di storia rinascimentale!

Per cena Than Than ci porterà al ristorante Nanda dove assistiamo allo Puppet show che è fantastico. Ci ha procurato un tavolo in prima fila davvero notevole. Questa donna è favolosa. Dapprima avevamo il dubbio che fosse favorevole al governo ma, conoscendola, si sbottona e ci racconta un sacco di cose. Ci dice che nessuno crede alle elezioni che sono solo una farsa, che nessuno andrà a votare (voterà circa il 5% della popolazione), che i candidati “indipendenti” sono invece d’accordo con i militari, che Aung San Suu Kyi alla fine vincerà e riunirà la Birmania contro la dittatura, che siamo sempre seguiti, anche se non ce ne accorgiamo, che non possiamo scattare certe foto, ecc.ecc.

Dopo cena andiamo al tempio sull’acqua e in un negozio di antichità e poi a letto, esausti.Birmania, il racconto di brunella Grasso


5 novembre

– dopo colazione – buonissima – Piero, Mario, Franca e io ce ne andiamo a fare una passeggiata in campagna tra i templi (ai serpenti abbiamo pensato dopo, ma Than Than ci rassicura dicendoci che di solito escono quanto è buio-sic) poi alle 10,30 visitiamo l’ultimo tempio – con l’ultima levata di sandali – e alle 11,30 ci imbarchiamo sulla RV Paukkan Cruise che è fantastica. Ci accolgono con un cocktail nel salone, ci accompagnano alle nostre cabine che sono fantastiche (extra superior in omaggio perchè siamo pochi), poi pranziamo alle 13,00, salpiamo e alle 16 sbarchiamo e andiamo a visitare il villaggio di Shwe Pyi Thar, piuttosto povero, dove vivono ancora in maniera arcaica, dove sono tutti sorridenti e curiosi e noi, per non dar loro l’elemosina (che occidentali di m…. siamo!) compriamo tovaglie (che per loro sono lenzuola), oggettini in terracotta, carabattole delle quali non ce ne facciamo nulla… e ritorniamo sulla nave per il cocktail di benvenuto nel sundeck.

Alle 19,30 c’è la cena, molto buona,  e poi lo spettacolo di marionette.

Sulla nave, oltre a noi sei, ci sono 4 franco/canadesi/polacchi/belgi (uno dei quali un vero cretino); 4 inglesi; 2 olandesi, 4 francesi. Durante il nostro tour continueremo ad incontrare gli olandesi e i franco/canadesi, uno degli olandesi è molto simpatico e ci salutiamo sempre molto cordialmente e in maniera bizzarra. Una volta Franca gli dirà “ero preoccupata, non vi avevo ancora visto” e lui si farà un grandissima risata.Birmania, il racconto di brunella Grasso


6 novembre

– ore 7 sveglia, colazione e alle 9,00 visita al villaggio di Yandabo specializzato nelle ceramiche dove fu firmato il trattato di pace della prima guerra anglo burmese il 24 febbraio 1826. Ovunque vai, in Asia, ti trovi davanti una ex colonia britannica, sono stati davvero incredibilmente invadenti, per non dire altro, questi inglesi, anche se, bisogna dirlo, nella seconda guerra mondiale in Birmania hanno sputato sangue contro i giapponesi. Ora capisco perchè in ogni chiesa in Inghilterra c’è una lapide dedicata ai caduti di Burma.

Continua quindi la nostra crociera verso Mandalay con gran tramonto sul fiume Irawaddyi con un bel pomeriggio di relax sul ponte su comode sedie a sdraio. (finalmente un po’ di relax)

Than Than ci insegna la giusta pronuncia dei nomi: Pin-da-yà, Man-da-lè, Amarà-purà, Ia-uadì, ecc. stasera cena con myanmar menu (logicamente occidentalizzato e non è davvero male).

7 novembre – sveglia alle 6 per assistere all’alba sul ponte principale: meraviglioso! Vediamo la collina di Sagaing, Amara’-purà, Awa e i famosi ponti inglesi.

Alle 9,00 sbarco a Mandalay e visita subito alla pagoda del Budda dorato il Mahamuni Paya, tutto ricoperto da foglie d’oro (e qui ritroviamo l’olandese coi baffi che avendo i bermuda è costretto ad infilare un longyi), facciamo shopping, visitiamo artigianato locale di marmo, arazzi, marionette, foglie d’oro.

Pranziamo al Ko’s Thai Ckichen Restaurant dove mangiamo bene (anche se tra un po’ il riso mi uscirà anche dalle orecchie – ma non aveva ancora provato – sic –  il pesce e la zuppa col tofu) e poi Than Than ci porta al Mandalay Hill Resort che è davvero molto bello e non condivido l’opinione della Lonely Planet che dice “le camere hanno deludenti pavimenti in finto legno”. Abbiamo una stanza enorme con salottino, angolo cottura, angolo scrivania, saletta guardaroba e bagno da sballo, eppoi il panorama sulla collina con le pagode è fantastico.

La piscina è favolosa!! peccato non essere riusciti a fare neanche un bagno, ma avevamo troppe cose da vedere.

Alle 15,30 siamo al Palazzo Reale dove Than Than ci racconta la storia dell’ultimo re burma. Costui era un usurpatore, in quanto sobillato dalla moglie aveva indetto una festa durante la quale erano stati uccisi i fratelli, per cui si era ritrovato in mezzo ad una rivolta. In suo soccorso erano giunti gli inglesi dalla vicina India che gli avevano offerto di domare la rivolta e accompagnarlo in India – via nave – per un certo periodo finchè non si fossero calmate le acque. Lui aveva accettato e… dall’India non era più tornato! Gli inglesi si erano tenuto tutto… nei primi dell’800, questo, per cui poi si erano susseguite tutte le guerre anglo-birmane.

Than Than  ci fa fare un giro  in trishaw  lungo tutto il perimetro (enorme) del palazzo reale sino alla Kutodaw pagoda e poi, dopo il tramonto,  ci porta allo Shwenandaw Monastero per assistere alle preghiere della sera ed è un’emozione incredibile. Splendido! Cominciano a venire – in un silenzio incredibile – da quattro direzioni diverse – quattro file di monaci in preghiera, nel silenzio più assoluto e si avviano al tempio per le preghiere. Ci sembra di infrangere qualcosa per cui scattiamo solo una foto ciascuno e osserviamo rapiti il tutto bisbigliando tra noi per non disturbare i monaci. Esperienza indimenticabile.

Torniamo in hotel, ci facciamo una bella doccia e poi ceniamo davvero bene. Saliti in camera ci vediamo un pezzo di Fazio del giorno prima.

Oggi hanno votato ma è stato come se non fosse successo nulla. Né Than Than né l’autista né il suo aiuto lo hanno fatto, non ne parlano neppure, è solo fumo negli occhi, dicono.Birmania, il racconto di brunella Grasso


8 novembre

– colazione e poi visita dello Jada Market, poi si passa il fiume e si va ad Amarapurà, quindi al Monastero di Mahaganda (si scriverà così?) dove assistiamo alla donazione del riso da parte di una famiglia a tutti i monaci (circa 1300). Vederne così tanti tutti in fila con le loro ciotole è davvero emozionante e stupefacente. Emozione incredibile! E’ una fila ininterrotta di monaci, anche tanti ragazzi, che nel silenzio più completo porgono la loro ciotola per essere riempita di riso e poi avranno anche una mela. Than Than ci fa vedere cose incredibili, cambia il programma per farci piacere, ci viene incontro su tutto, è attenta a tutto, davvero una “guida perfetta”. Anche qui incontriamo i franco/canadesi e gli olandesi.

Nel frattempo ci siamo recati al famoso ponte in tek di Ava – l’U-bein bridge – che è lungo 1,400 mt e che percorriamo avanti e indietro in meno di tre quarti d’ora ed è molto pittoresco. C’è un ragazzo che fa attraversare il fiume alla sua mandria di  bufali, monaci e suorine vestite di rosa, bambini, papere, nere cornacchie, maiali che si rotolano nel fango, case su palafitte… emozioni forti.

Than Than ci ha raccontato di avere 5 gatti per cui spende circa 50 dollari al mese, di dare in beneficenza (nel Paese c’è molta solidarietà) circa 80 dollari tutti i mesi, di avere  quattro fratelli e una sorella, ci parla dei suoi nipoti. Ci racconta che per la loro religione tutti i maschi debbono fare almeno due esperienze in monastero nella loro vita, che la scuola è gratuita ma che i ricchi mandano i figli a studiare all’estero, che le suore sono vestite di rosa, che lo stipendio medio di un impiegato governativo è di 120 dollari mensili…ci racconta anche che moltissimi turisti inglesi, tedeschi, francesi e americani ridono a crepapelle raccontando episodi su Berlusconi… persino in questo Paese dimenticato dal mondo ridono alle nostre spalle…

Dopo l’esperienza fantastica nel monastero andiamo a visitare una fabbrica di seta e a pranzo al Sagaing Hill Restaurant e poi facciamo un giro in carrozza tra le pagode di Awa che sono meravigliose – prendendo una barca per attraversare il fiume piuttosto pericolante . Visitiamo anche la torre dell’orologio (dove io non salgo soffrendo di vertigini) e dove Mario e Piero si fanno fotografare dall’alto. Franca, che ogni tanto tira fuori il portafoglio – mai farlo – è contornata da dieci ragazzette che vogliono venderle qualcosa e lei… compra.

Cena tardi all’hotel con gran spettacolo di danze in ambiente stupendo. Anche stasera Than Than ci ha prenotato un tavolo in prima fila. La cena è a self service per cui mangio davvero bene in questo giardino incantato.Birmania, il racconto di brunella Grasso


9 novembre

– sveglia alle 5,00 in quanto alle 8,45 abbiamo il voto per Heho dove arriviamo alle 9,15 su un altro ATR72!!

Col pullmino trasferimento quindi per Pin-da-yà con interessante e faticoso tragitto attraverso le colline dello Shan fino a 1300 metri d’altitudine. Visitiamo un mercato shan davvero notevole nel paese di Aung-ba.

Bellissimi panorama. Camions strapieni di cavoli. La produzione dei cavolfiori è davvero notevole e sono anche di buonissima qualità.

Bambini su bufali. Intere comunità atte a sgranare il riso con bambini al seguito (come si faceva nelle campagne italiane prima della seconda guerra mondiale).

Strade tortuose, fiori (alberi di stelle di natale).

Arriviamo finalmente a Pin-da-yà e pranziamo al Green Tea Restaurant piuttosto bene. Dopo pranzo prendiamo alloggio al Inle Inn Pindaya, molto carino (doveva essere l’albergo più brutto… e invece…) e ci danno i cottages superior con  caminetto, salotto, antibagno, servizi, il tutto davvero molto bello. Notiamo – stranamente – che vi sono coperte in abbondanza…

Dopo un break durante il quale andiamo a visitare artigiani che producono carta di gelso, parasoli di carta ecc. ci rechiamo alle grotte sulla montagna, ma la strada è stretta e tortuosa per cui cambiano il nostro pullmino con uno più piccolo e ci inerpichiamo su per la montagna intravvedendo una miriade di scale che portano alla grotta sulla cima (è il percorso a piedi).

Siamo quindi alle grotte, per arrivarci prendiamo l’ascensore e poi ci inoltriamo nella Phaung Daw OO Pagoda che contiene più di 10.000 budda. Qui abbiamo coniato il motto “dacci oggi il nostro budda quotidiano”… La discesa, con mille e mille gradini, la facciamo a piedi ed è piuttosto divertente.

Alla fine della discesa tanti uomini e donne arrivano colmi di pesi incredibili sulle spalle, una fatica davvero bestiale. Hanno raccolto gelso, erba cipollina e varia altra verdura che trasportano sulle spalle con sacchi o gerle. Sono piegati in due dalla fatica… mi vengono in mente i contadini curvi della Val Trebbia con i sacchi di fieno sulle spalle…

La cena, dopo la solita salutare doccia, la facciamo in hotel, dove scopriamo  nella grande sala del cottage col tetto in legno una grandissima stufa in terracotta che si estende sino al soffitto perche’ di sera fa un gran freddo: ecco spiegate le coperte, per cui prima di infilarci nel lettone lo colmiamo di calde coperte, e si dorme davvero bene.Birmania, il racconto di brunella Grasso


10 novembre

– stamattina dopo colazione partenza da Pindaya, che deve il suo nome alla leggenda del principe arciere che uccise l’enorme ragno che aveva imprigionato la principessa, e che è piena di alberi magnifici.

Intraprendiamo quindi la strada a ritroso che ci porterà nuovamente vicino a Heho e che ci condurrà al lago Inle. 90 km. di strada tremenda per circa 3 ore e mezza!

Arriviamo al monastero di Nga Phe Kyaung che sono abbastanza shekerata sia di stomaco che di testa.

Per fortuna il monastero è grandioso e ci ricompensa delle curve, dei bricchi e dei fossi.

Ci fermiamo quindi a pranzo ad Aung Shwe in riva al Inle Lake al View Point restaurant, ma io mangio pochissimo per via dello stomaco in subbuglio. Il panorama dalla terrazza è notevole. Quindi ci imbarchiamo su lunghe affusolate lance e cominciamo la visita del lago, che è davvero fantastico, con orti galleggianti, pescatori che remano con una gamba sola, monastero dei gatti danzanti, villaggi su palafitte, fiori, giacinti d’acqua, orchidee. Durante la visita ad un tempio abbiamo fotografato una bambina col fratellino più piccolo e poi per ringraziarla le abbiamo comprato il dolcino che le abbiamo fatto scegliere in una bancarella (chiedendo prima se potevamo farlo a Than Than soprannominata “il sergente”), era davvero contenta e noi più di lei…

Verso le 17,00 arriviamo al nostro hotel che è il Myanmar Treasure Resort (di proprietà del famigerato Thai Za in collusione col governo, come mi confermerà poi Than Than) che per la verità è davvero incredibilmente bello. Ci accolgono sulle scalinate di legno con cocktail di benvenuto, salviette profumate e tamburi… le camere sono da sballo! Abbiamo tutti i cottages in prima fila panoramica e dire che sono fantastici è davvero riduttivo. Sono tutti in legno, arredati magnificamente, con grande stanza da bagno in legno e – all’aperto – una fantastica grande doccia con vetrata panoramica! Il tutto con tende, piante, ninnoli incredibili…

In terrazza ci godiamo un tramonto fantastico sul lago… inenarrabile… ogni tanto va via la luce elettrica, l’atmosfera è rilassata… da favola.

Dopo una gran bella doccia mi avvolgo nell’accappatoio fantastico ed arriva il ragazzo che ci spruzza l’insetticida sotto il letto, ci prepara le tende del  baldacchino del letto (waoo…) e ci lascia un messaggio floreale… che dire… ancora fantastico.

Abbiamo sempre l’occorrente per il the e il caffè ma stavolta anche frutta in camera e dolcini…

Gran bella cena e poi spettacolo di danze tipiche. Alle 21 saremo a letto, al calduccio sotto un gran piumone… fa un freddo boia sul lago, per fortuna siamo un po’ più bassi, circa 1000 metri sul livello del mare.Birmania, il racconto di brunella Grasso


11 novembre

– oggi tutta la giornata in barca per vedere orti galleggianti, pagode, mercati di frutta e verdura, antichi templi e mercato shan incredibilmente colorato e fantastico.

Certo che in questi templi camminiamo sempre scalzi ed è sempre un togli le scarpe e metti le scarpe ma ne vale davvero la pena!

I templi antichi che abbiamo visto oggi sono un po’ una novità nel senso che la zona fino a 40 anni fa era controllata da una tribù ribelle e pertanto inaccessibile per cui questi templi erano pressochè sconosciuti e sono stati portati alla luce da circa 10-20 anni. Sono davvero belli e misteriosi anche se ancora da restaurare.

Incontriamo anche tanta gente sempre sorridente, bellissimi bambini, persone che si lavano nei canali, scene contadine da brivido, assaggiamo riso soffiato e altre specialità del luogo, Piero si è anche comprato una specie di frittella che ha trovato davvero buona.

Il mercato è una delle cose più belle e colorate che abbia mai visto e facciamo anche un sacco di spese (Mario contratta sempre allo spasimo).

Visitiamo le etnie Pa-O e Intha (le donne Pa-O hanno dei bellissimi colorati turbanti sulla testa e vestono prevalentemente di nero e sono fantastiche!!!!) e pranziamo nel villaggio di Nampan nel ristorante omonimo ma non digerisco molto bene. Infatti dopo la visita all’artigianato della seta, della lavorazione del bambù, del ferro e del tabacco, la testa mi gira e lo svenimento è alle porte, ma per fortuna il venticello fresco della barca mi rimette a posto.

Stasera cenerò leggero leggero, con the e piccole cose, ma preferisco non esagerare onde evitare che il mio stomaco si ribelli ancora una volta. La strada per scendere al lago tutta sconnessa e piene di curve mi ha veramente distrutto. Penso sia stato un bene non fare il viaggio che mi aveva proposto Theo – la guida birmana che avevo contattato – che si sarebbe svolto tutto in mini van!

Riusciamo finalmente a telefonare al Cucci dall’albergo anche solo per un minuto per dirgli che va tutto bene (7 dollari!)

A letto presto anche stasera, sotto il piumone e il bel baldacchino bianco del lettone e dopo aver assistito ad un altro tramonto inenarrabile.


12 novembre

– sveglia alle 5,30, colazione, carico dei bagagli, ritorno a Aung Shwa, ripresa del pullmino al posto della barca e ritorno all’aeroporto di Heho dove ci imbarchiamo per Yangon sul solito ATR72 che decolla alle 9,25 e alle 10,15 siamo nella capitale, che pullula di soldati in assetto di guerra.

Mario e io pensiamo che sia per la liberazione di Aung San Suu Kyi che dovrebbe avvenire il giorno dopo, e così ci conferma Than Than.

Prima di andare in albergo ci fermiamo in un centro commerciale dove Paola e Marcello comprano un trolley e poi in una gioielleria dove Mario mi regala un bellissimo anello con rubino (Than Than ci garantisce l’acquisto) che varrà come regalo di compleanno e Natale più un anno di pastasciutte mezzogiorno e sera garantite!! per entrare nel centro commerciale ci sono delle porte tipo aeroporto metal detector ed un poliziotto che ci perquisisce!

Ritorniamo quindi al Chatrium Hotel dove pranziamo al ristorante cinese piuttosto male (ormai il riso ci esce anche dalle orecchie).

Nel pomeriggio visita alla città, con la Sule Pagoda, l’enorme Budda sdraiato, visita allo Strand l’albergo più antico e chic della città , visitiamo una galleria d’arte e poi Than Than compie uno di quei miracoli irripetibili portandoci al centro della città da dove prendiamo il traghetto che prendono i lavoratori per tornare a casa e andiamo a Dalha. Incredibili scene, incredibile gente, bambini stupendi!!! riusciamo sempre a parlare con loro, si fanno fotografare, vogliono vedere la foto, sorridono, sono incredibili, hanno le guance coperte di pasta bianca ottenuta da una corteccia (anche Than Than ne è ricoperta ma con stile), cerchiamo di dare loro qualcosa (né caramelle né soldi), gli regaliamo sempre un sorriso e una carezza. “Enjoy – come dice la guida stampata in inglese -the scenery of the way back”!

Il thathyanka -non so se si scriva così –  è una “crema” che le donne estraggono grattuggiando un tronchetto di non so che quale albero e lo mischiano con l’acqua.  Than Than dice che è molto rinfrescante e protegge la pelle. Lei non esce di casa senza aver ricoperto viso, braccia e mani.

Invece per terra vi sono vistose macchie rosse: è il bethel, una foglia di questa pianta con della calce e del tabacco tritato che gli uomini masticano e poi sputano per strada innondando tutto di rosso…

Stasera il dinner ci tocca non al Tiger Hill del Chatrium ma all’Emporia: sempre cinese è, uffa…

Nel grande giardino con piscina fantastica dell’hotel grande ricevimento di nozze… a noi salta la mosca al naso: con la gente che fa una vita gramissima ‘sti stronzi di pochissimi ricchi spendono e spandono alla faccia di chi fa fatica a campare… siamo pieni di rabbia, anche perchè è quel 5% di popolazione che sta bene e che è a braccetto colla dittatura…Birmania

13 novembre

– giornata fatidica… chissà se davvero il dittatore manterrà la promessa e libererà San Suu Kyi ? – colazione e poi visita al parco con bella barca antica e reale come monumento in mezzo al lago…e poi l’Indian Market che ci toglie il fiato… fa caldo, la puzza è notevole, i colori sono sgargianti, il suono è incredibile, la musica pure…bello…sballo…

Poi Than Than ci porta alla stazione centrale dove prendiamo il treno circolare che prendono le persone povere per andare e tornare dal lavoro ed è un’ora di grandi emozioni, il treno è tutto sgangherato, siamo dal binario sbagliato e per salire facciamo una fatica incredibile, la gente passa sui binari, quando il treno parte o si ferma da’ degli scossoni tremendi ma la gente è fantastica e i bambini lo sono ancora di più e ancora una volta.

Scendiamo dopo circa un’ora e troviamo il pullmino ad attenderci che ci riporta in centro. Andiamo quindi a pranzo al ristorante Monsoon dove pranziamo abbastanza bene e poi verso le 14,30 ritorniamo in albergo dove ci hanno lasciato una camera di cortesia per tutti e sei prima della partenza.

Lasciamo Piero che ha la bronchite (ha preso freddo sul lago e ha continuato a fumare) a dormire per  un’oretta poi saliamo io e Mario a farci la doccia e a vestirci per il rientro in Italia, poi tocca a Paola e Marcello e poi a Franca.

Abbiamo seguito le notizie in tv della BBC e San Suu Kyi doveva essere liberata alla 11,00 poi alle 14,00 e invece ancora nulla.

Alle 16,50 siamo belli pronti – si fa per dire – per la partenza. Than Than è sempre con noi.

Infine carichiamo le valigie e ci avviamo verso l’aeroporto dove incontriamo la folla che si è assiepata per festeggiare il ritorno alla libertà di Aung San Suu Kyi… grande emozione…

Than Than ci accompagna fino all’aeroporto dove facciamo il chek in, poi andiamo a salutarla dalla vetrata e ci mandiamo tanti baci. E’ stata una guida fantastica, come le abbiamo scritto nella letterina che accompagnava la mancia “la nostra guida perfetta” e l’abbiamo invitata a venirci a trovare in Italia non appena ne avrà l’occasione, speriamo davvero che possa!

Alle 19,40 ci imbarchiamo per Bangkok  dove vediamo subito le belle immagini di San Suu Kyi libera e poi a mezzanotte il volo parte per Roma, dove arriveremo alle 6,00 del 14 novembre.

Come al solito non dormirò quasi nulla. In aereo con noi c’era una coppia ultra felice che aveva adottato  un bimbo vietnamita di dieci mesi di nome Tum e lo stava portando a casa: sprizzavano felicità da tutti i pori…

Alle 9 e qualcosa partiamo per Genova e alle 10 e un quarto siamo al Colombo: piove, mannaggia…

e quindi fine di una splendida vacanza.


Chi è Brunella Grasso?


“mi chiamo Brunella Grasso, vivo da sempre a Genova mia città natale e che amo –
non riuscirei proprio a vivere in una città senza mare – e sono una nonna viaggiatrice nata tanti secoli fa.
da sempre mi è piaciuto viaggiare, passione che ho sempre condiviso con mio marito, che abbiamo trasmesso a nostro figlio e che trasmetteremo al più presto allo splendido nipotino di quasi quattro anni.”

 

 

 

a cura di World explore 360

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