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Bretagna, Normandia e Borgogna in nove giorni

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Cristina Bertolino ci racconta il suo tour francese tra Bretagna, Normandia e Borgogna. Buona esplorazione!


1° GIORNO

Siamo a fine luglio del 2008.
Niente aerei per questo viaggio, partiamo in due su una Yaris in direzione Fréjus.
Una sosta a Salbertrand per l’ultimo caffé italiano (si sa, la Francia è magnifica ma in quanto a caffé… devono ancora imparare molto!) ed attraversiamo il tunnel.

Il primo benvenuto in Francia lo abbiamo dalla polizia, che decide di fermarci per un controllo di routine. E’ tutto a posto ovviamente. “Bon voyage”!
Imbocchiamo l’autostrada in direzione Lione e per il primo giorno, da bravi “vacanzieri fai da te” ci siamo portati pane, salumi e formaggi che mangiamo a pranzo in un’area di sosta tremendamente sporca. Quando viaggiamo insieme in auto, il mio allora compagno, ora marito, ha il compito ufficiale di autista ed io sono la navigatrice (allora rigorosamente munita di mappe cartacee). Per l’ultima tratta prima di arrivare a Tours, dove pernotteremo, ci scambiamo i ruoli e guido io, ma i commenti ed i lamenti del mio compagno sono insopportabili, rinuncio! Arriviamo in hotel nel tardo pomeriggio.  Siamo distrutti dai chilometri percorsi, ma Tours è molto carina e nonostante entrambi la conosciamo già per via del nostro passato di autista di bus ed accompagnatrice, una passeggiata e la cena in centro non ce la toglie nessuno.


2° GIORNO

Dopo aver fatto colazione in hotel, partiamo in direzione Bretagna.
Ci accorgiamo che rispetto a cosa indicava la nostra vecchia cartina, sono state costruite nuove autostrade, quindi il nostro programma si velocizza parecchio!
Arriviamo a Vannes poco prima di pranzo.

Pensavamo fosse una cittadina piccola e tranquilla, invece facciamo coda per entrare e fatichiamo a trovare parcheggio. La città è veramente carina e vivace, con banchetti e musicisti per le strade. Vediamo un mercato del pesce e lì ci rendiamo veramente conto di essere in Bretagna: le ostriche la fanno da padrone!
Compriamo una baguette e ripartiamo in direzione Auray, con l’intenzione di fermarci a fare un pic-nic per pranzo con gli avanzi di ieri. Lungo la strada scorgiamo un prato con al fondo una baia e delle barche; posto perfetto! Ci fermiamo e con il nostro cestino con i viveri ci incamminiamo alla ricerca di un posto dove sederci.
Qualcosa però non quadra: ci sono degli alberelli piantati ordinatamente, delle targhe e dei fiori sotto ad ogni albero ed un signore ne sta annaffiando uno. Ci guardiamo intorno e scopriamo che si tratta di un cimitero, o meglio di un “giardino delle memorie“, dove si può scegliere di far seppellire le ceneri dei propri cari e far piantare un alberello commemorativo. Il luogo è pervaso da un’atmosfera di pace e serenità.

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Dopo questa esperienza quasi mistica… proseguiamo per Auray, dove visitiamo il porticciolo ed il quartiere St. Guimilan, molto caratteristico.

Ci intrufoliamo in un biscottificio-cioccolateria, dove sono esposte prelibatezze di ogni genere e ci si può servire da soli; mi sembra di essere Alice nel paese delle meraviglie!
Il nostro viaggio continua fino a Carnac, dove cerchiamo gli allineamenti preistorici di Menhir che la nostra guida decanta. Che delusione! Immaginavo fossero alti ed imponenti, invece sembrano delle normalissime pietre o rocce, una a fianco all’altra.

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Arriviamo a Lorient, dove pernotteremo in un bed & breakfast tipicamente francese: cuscini rotondi (ma nell’armadio troviamo quelli “normali”), toilette separata dalla stanza da bagno, moquette in bagno e niente bidet.
Per cena frutti di mare e molluschi, impazzendo con le varie posate e pinzette che ci forniscono!


3° GIORNO

Sotto un cielo grigio partiamo in direzione Pont Aven.

E’ la cittadina dei pittori e degli artisti, dove soggiornò Paul Gauguin. E’ piena di ateliers di pittura e non mancano i negozietti di biscotti tipici (carissimi!).
Una passeggiata e riprendiamo il nostro itinerario fino a Concarneau.

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Parcheggiamo alla stazione e di là parte una navetta per il centro. Peccato piova e tiri vento, tanto da distruggermi l’ombrello! Visitiamo la Ville Close, una cittadella fortificata. E’ molto turistica ma vale la pena. Per la prima volta ci accorgiamo del fenomeno delle maree, dato che al porto non c’è quasi acqua e le barchette sono “appoggiate” sul fondo sabbioso.
Torniamo all’auto e ripartiamo per Quimper.

In centro è impossibile parcheggiare; optiamo per un garage multipiano che costa pochissimo e visitiamo la città sotto il diluvio. Decidiamo poi di pranzare in una creperie e faticando a trovare posto ci accomodiamo ad un tavolino sporchissimo, su cui la gentil cameriera appoggia tovagliette e posate senza neanche tentare di pulire.
Proseguiamo per Audierne, dove la mia vecchia guida indica l’esistenza di un museo che riproduce la tipica casa bretone. Non troviamo indicazioni, quindi vado a chiedere all’ufficio del turismo e mi dicono che è chiuso da tempo. Che sia il caso di procurarsi una guida più recente?

Per consolarci facciamo due passi per la cittadina ed entriamo in una panetteria a comprare una fetta di “Far Bréton“, il dolce tipico della zona: non male!
Ripartiamo costeggiando il porticciolo, dove si trovano i vivai di aragoste. Arriviamo alla tanto decantata Pointe du Raz, estrema punta ad ovest della regione, con un faro molto caratteristico in mezzo al mare, a poca distanza dalla terraferma.

Ha ripreso a piovere piuttosto forte. Dal parcheggio ci sarebbe una navetta che porta vicino al faro, ma noi vogliamo fare gli eroi ed andiamo a piedi, inzuppandoci completamente! Soprattutto, che delusione, le nuvole sono talmente basse che il faro non si intravede neanche! Torniamo all’auto, paghiamo il parcheggio (per aver visto delle nuvole) e ripartiamo. Ci fermiamo alla Baia dei Trapassati. Il nome è inquietante, ma si tratta di una baia con della sabbia bianca, stupenda. Oggi ci sono delle onde paurose e dei coraggiosi con la muta stanno facendo windsurf.

Lungo la strada costiera arriviamo a Douarnenez, dove pernotteremo. Sembra una città fantasma, non un’anima in giro.


4° GIORNO

Caricando le valigie in auto lasciamo a portata di mano giacche e maglioni: iniziamo a conoscere il clima estivo della Bretagna!
La nostra prima tappa è Locronan.

Immaginavo sì una cittadina carina, ma il posto supera le nostre aspettative! E’ un borgo di casette in pietra, con negozietti e locali caratteristici, insegne in ferro battuto ed una bella chiesa. Fa freddo, ma ci piace molto passeggiare per queste viuzze. Dato che ieri non abbiamo visto nulla a Pointe du Raz per il brutto tempo, decidiamo di allungare un po’ il programma ed arrivare a Pointe de Penhir.

La scelta si rivela ottima! Siamo in mezzo alla natura, niente centro visitatori, navetta e negozi per turisti come a Pointe du Raz. Una spiaggia enorme, rocce a picco sul mare, prati di erica. Intanto è uscito il sole, si è calmata l’aria e ci sono 20°: stupendo!
Proseguiamo per Landevennec, dove visitiamo le rovine di un’antica abbazia.

Ripartiamo e ci fermiamo in un punto panoramico da cui si vede una baia con un “cimitero delle navi“, ovvero un punto in cui sono ormeggiate delle vecchie navi in attesa di essere demolite. Ci fermiamo poco più avanti per pranzo, dove mangiamo il piatto tipico locale, le “moules frites” (cozze con le patatine fritte). Chiediamo anche un’insalata, che qua è servita con la maionese; mi manca un po’ il sano e leggero olio d’oliva, ma il nostro stomaco se ne farà una ragione.
La nostra prossima tappa è a Plougastel, dove si trova un vecchio “calvario” (monumento tipico bretone in pietra scolpita, che raffigura scene della Passione di Cristo).

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Arriviamo a Brest nel primo pomeriggio e ci dirigiamo subito al Museo della Marina. Che delusione… si passeggia sui muraglioni dell’antico forte, ma non c’è assolutamente nulla da visitare.

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Abbiamo ancora tempo a disposizione e decidiamo di andare ad Oceanopolis, uno degli acquari più grandi d’Europa. La visita merita: filmati, animazione, vasche enormi con pesci, foche e pinguini. Sinceramente vedere animali dietro un vetro o in una piscina mi mette un po’ di tristezza, ma se serve a preservarli dall’estinzione…
Pernottiamo a Brest e questa sera ceniamo a base di ostriche, che qua sono presente su ogni menu a prezzi più che accettabili. Personalmente le trovo molli, viscide e puzzolenti, non sono proprio il mio piatto preferito.


5° GIORNO

Partiamo sotto una pioggerellina autunnale ed arriviamo a Guimiliau.

Siamo nella zona degli “Enclos” (complessi parrocchiali), ognuno dei quali ha il proprio “calvario”.
Visitiamo gli Enclos di Guimiliau e di St. Thégonnec; entrambe le località sono carine, con case in pietra, negozietti e tanti fiori.
Ripartiamo in direzione Lannion e lungo la strada ci fermiamo in un punto in cui si trova una spiaggia immensa. Non resistiamo ed iniziamo a camminare cercando di raggiungere il mare, che per effetto delle maree è parecchio lontano!
Ha smesso di piovere e la temperatura è arrivata a 20°: clima perfetto per fare un pic-nic per pranzo.
Oltrepassiamo Lannion senza fermarci e, dopo aver fatto la spesa in un supermercato, proseguiamo per la Costa di Granito Rosa (Trégastel, Ploumanach, Perros-Guirec).

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Ci fermiamo in un punto panoramico, incuranti del vento, e pranziamo vedendo le rocce rosa di fronte a noi, uno spettacolo! Facciamo anche amicizia con due gabbiani che apprezzano le briciole del nostro pane.
Proseguiamo e dopo due ore circa di strada arriviamo a Cap Frehel, una penisola ad ovest di St. Malo, con un bel faro e la vista sul Canale della Manica.

Nel frattempo si è calmato il vento, siamo arrivati a 24° e c’è gente che fa il bagno in mare… brrr!!!
Ripartiamo in direzione St. Malo, litigando con la segnaletica stradale che vuole a tutti i costi indirizzarci lungo l’autostrada: siamo turisti, vogliamo goderci il paesaggio e percorrere le strade statali, più lente ma più panoramiche!
Arriviamo a St. Malo nel tardo pomeriggio.

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Ci sistemiamo al bed & breakfast che abbiamo prenotato e proseguiamo in auto verso il centro.
Ci godiamo una splendida passeggiata nella parte vecchia della città, racchiusa tra le mura. E’ molto turistica ma stupenda!
Dopo una tappa in farmacia a chiedere qualcosa che ci aiuti nella digestione della cucina francese… ci fermiamo a cena ed assaggiamo il granchio… molto complicato da mangiare, ma ottimo, altro che le ostriche!!!
Sono le 21.00 ed è ancora chiaro. Vediamo il tramonto passeggiando sulle mura, uno spettacolo magnifico.
Ancora due passi verso la spiaggia, a controllare quanto sia salita la marea (impressionante!) ed anche questa giornata si conclude.

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6° GIORNO

Partiamo mentre la proprietaria del b&b ci saluta dalla finestra. Adoriamo questo contatto umano, che quasi mai è possibile in un hotel in cui i clienti sono dei numeri.
Arriviamo a Mont St. Michel e parcheggiamo, notando i cartelli che indicano a caratteri cubitali che l’area sarà sommersa dalla marea alle h. 19… che impressione!

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Entriamo all’interno delle mura e ci accorgiamo immediatamente di quanto il luogo sia turistico: negozietti, bar, ristoranti ed una folla di gente. E’ però talmente bello e caratteristico che sopportiamo.
Arriviamo all’ingresso dell’abbazia e scopriamo che si paga per visitarla. Un po’ seccati compriamo il biglietto e dopo poco capiamo il perché dell’ingresso a pagamento: non si tratta semplicemente di una chiesa, bensì di un monumento su tre livelli con sale, chiostri e la chiesa vera e propria; spettacolare!
Pausa caffé, poi torniamo all’auto. Ora il parcheggio è molto più ampio, il mare si è ritirato parecchio ed un camion con cisterna d’acqua sta pulendo il piazzale dai detriti lasciati dall’alta marea.

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Ripartendo ci fermiamo in uno dei tanti biscottifici artigianali presenti in zona. Acquistiamo i biscotti al burro ed il dolce tipico bretone, il Kouign Amann. Per pranzo avremmo voglia di una crepe ma ci rendiamo conto che ora siamo in Normandia, non più in Bretagna e la ricerca di una creperie è decisamente più difficoltosa.
Tra l’altro, sarà perché ha ricominciato a piovere, ma abbiamo l’impressione che qua i paesini siano più grigi, con meno fiori alle finestre e tutti i locali sono chiusi. Ci arrendiamo e ci fermiamo in una brasserie; bistecca, patate e insalata con formaggio chèvre;  anche oggi non moriremo di fame.
Proseguiamo per le spiagge dello sbarco, sempre sotto la pioggia e sempre attraverso paesini tristi.
Arriviamo a Utah Beach. Un monumento, un carro armato ed i resti di una trincea, dopodiché la vista su una delle spiagge in cui sbarcarono gli americani il 6 giugno 1944.

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Prossima tappa il Cimitero Memoriale Tedesco. Colpisce il rigore e la seriosità del posto, con le croci nere. Soprattutto ci colpisce una targa all’ingresso, che spiega come la Francia sia lieta di ospitare anche le spoglie dei “nemici”, in quanto anche loro sono vittime e molti di loro non avrebbero voluto tutto ciò che è accaduto.

Continuiamo per la Pointe du Hoc, uno sperone di roccia da cui arrivò una truppa durante lo sbarco. Si vedono le buche create dalle bombe, impressionante.

Proseguiamo e ci fermiamo al cimitero memoriale americano a Omaha Beach. Enorme, toccante, ma quello tedesco ci è sembrato meno monumentale, più raccolto e per assurdo ci ha colpiti di più.

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E’ tardi, avevamo in programma una deviazione a Bayeux che evitiamo; ci occorrerebbero delle giornate più lunghe!
Ci dirigiamo verso Arromanches, dove visitiamo il museo dello sbarco. La visita è preceduta da un filmato che spiega nel dettaglio cosa avvenne la notte prima dello sbarco. Siamo ormai sovrastati dalle emozioni forti; questo tipo di visite non sono piacevoli, ma fanno riflettere ed insegnano molto.

Pernottiamo ad Arromanches e per cena ci sbizzarriamo nuovamente con crostacei, frutti di mare e pesce.


7° GIORNO

Dopo una notte infernale, passata a litigare con il velux della nostra camera mansardata, che volevamo aprire per il caldo ma che si richiudeva in automatico, facciamo colazione trovando persino la Nutella!
Due passi sul lungomare di Aromanches per vedere i resti dei pontili costruiti durante lo sbarco (una vista un po’ inquietante su una spiaggia bellissima) e ripartiamo lungo la costa fino a Ouistreham, dove ci sono altre spiagge in cui sbarcarono inglesi e canadesi.

Proseguiamo poi per Deauville, luogo di villeggiatura che la guida paragona a Cannes.

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Per entrare in città facciamo coda, ci innervosiamo, parcheggiamo e facciamo due passi sul lungomare, dove ci sono grandi alberghi, casinò, stabilimenti balneari (con ombrelloni dotati di un telo che fa da barriera contro il vento e sdrai rivolti con le spalle al mare per ripararsi). Siamo piuttosto delusi, non c’è nulla di particolare da vedere, quindi ripartiamo.
Avevamo in programma una sosta a Trouville, altra località balneare vicina, ma dopo l’esperienza di Deauville rinunciamo.
Arriviamo a Honfleur: questa sì, merita! E’ la località dove soggiornarono molti pittori impressionisti e tutto sembra un quadro dipinto da loro: il porticciolo, le casette a graticcio, tantissimi fiori, vetrine colorate; che meraviglia passeggiare qua!

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Una crepe per pranzo e ripartiamo in direzione Rouen, dove pernotteremo.
Il nostro hotel è lungo la strada, prima di arrivare in centro. Ci fermiamo quindi a lasciare i bagagli, ci riposiamo un po’, ci facciamo un Nescafé in camera e ripartiamo per visitare la città.

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E’ semplicemente stupenda! La cattedrale lascia senza parole e sono emozionata nel vederla dal vivo, dopo averla ammirata nei vari dipinti di Monet! Passeggiamo per il centro pedonale, vediamo il Gros Horloge, il Palazzo di Giustizia, la piazza del Vieux Marché e ci perdiamo a guardare le viuzze così caratteristiche!
Decidiamo di terminare la passeggiata lungo la Senna. Rouen non è sul mare, ma è talmente vicina che le navi risalgono la Senna ed è considerata una città portuale. Ceniamo in centro, in un ristorante nella zona pedonale. Fa fresco e c’è aria, ma è così bello che decidiamo di sederci nel déhors.
Torniamo in hotel, ritrovandolo dopo esserci persi.


8° GIORNO

Oggi abbiamo in programma la visita di Giverny, a circa 50 km. da Rouen, con la casa ed il giardino di Monet; sono emozionatissima!
Alle 9.30 del mattino c’è già la coda per entrare ma io sono euforica. Stampe con dipinti di Monet dappertutto, negozietto con di tutto e di più sugli impressionisti: una meraviglia!
Entriamo e visitiamo innanzitutto la casa. E’ rimasta quasi intatta, con mobili, foto e riproduzioni dei quadri del pittore. E’ carinissima, con le stanze dipinte a tinte pastello (la sala da pranzo giallina e la cucina azzurra sono fantastiche!).
Usciamo dalla casa e ci addentriamo nel giardino, dove ci sono fiori e colori di ogni genere in aiuole divise da vialetti. Tramite un sottopasso si arriva allo stagno delle ninfee: mi sembra di essere in un sogno, sto passeggiando “dentro” i quadri che adoro!

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Sono entusiasta, ogni angolo è uno splendore, non me ne andrei più da questo luogo! Peccato solo ci sia troppa folla; nei dipinti è tutto così tranquillo!
Pausa caffé e purtroppo dobbiamo ripartire.
La nostra direzione è Parigi, che però aggiriamo senza entrare in città. Avevamo un po’ timore del traffico intorno alla capitale, invece è scorrevole. Intanto è uscito il sole e la temperatura è arrivata a 29°.
Una sosta in autogrill per il pranzo e proseguiamo verso Digione, dove pernotteremo; ci aspettano ancora circa 300 km.

All’arrivo in città andiamo subito in hotel: uno dei peggiori in cui abbiamo mai pernottato! Moquette macchiata e strappata, carta da parati rotta, odore di chiuso e di vecchio, interruttori del 1800, la toilette chiusa in una stanzetta minuscola e deprimente e la doccia in una stanza separata, altrettanto vecchia e triste; apriamo la finestra e notiamo che la tenda è macchiata e ci sono insetti vari appiccicati. La annodiamo e la spostiamo il più lontano possibile. Le lenzuola e gli asciugamani sono puliti ma la stanza non invoglia proprio!
Ci cambiamo indossando qualcosa di più leggero (le temperature di Bretagna e Normandia sono ormai un ricordo) ed un po’ depressi ci incamminiamo verso il centro città.

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Vediamo la spettacolare Place de la Liberation, il Palazzo dei Duchi, la Cattedrale (che però ci delude un po’), il Teatro. Scopriamo che esiste un minibus elettrico gratuito che fa il giro della città e non ce lo facciamo dire due volte, saliamo a bordo!
Ceniamo in centro assaggiando le lumache, specialità locali. Sono un po’ prevenuta e convinta che non mi piaceranno, invece confesso che le preferisco alle ostriche! Siamo in Borgogna e si vede che la regione è famosa per i vini: la lista è più lunga di quella dei piatti ma che prezzi! Io, da astemia totale, devo dire che in Francia mi trovo benissimo; qua nessuno si fa problemi a servire la caraffa d’acqua, ottima acqua del rubinetto gratuita!
Siamo soddisfatti dell’ultima cena della nostra vacanza.
In hotel ci consultiamo sulla questione se sia meglio lavarci in quel bagno tremendo, oppure rimanere sporchi. Una doccia veloce cercando di toccare il meno possibile in giro e ci rassegniamo, domani sera saremo a casa.


9° GIORNO

La colazione in questo hotel tremendo ci sorprende positivamente ed abbastanza soddisfatti partiamo in direzione casa. Decidiamo di passare dal Monte Bianco invece che dal Fréjus, peccato che ci distraiamo un attimo e troviamo le indicazioni “per Torino seguire Chambéry“… Ci ritroviamo lungo la strada verso Lione e, quindi il Fréjus. Possibile che debbano decidere i francesi che strada farci fare? Ma noi abbiamo la testa dura: usciamo dall’autostrada e torniamo indietro, seguendo poi le indicazioni per Ginevra, quindi il Monte Bianco!

Ci fermiamo per pranzo in un autogrill molto carino, in mezzo ai boschi prima di Ginevra. Passiamo il tunnel del Monte Bianco e ad Aosta ci fermiamo per un caffé… che voglia del caffè italiano!!!
Arriviamo a Torino nel tardo pomeriggio. Fa caldo e c’è afa; e pensare che fino a due giorni fa giravamo con addosso il maglione!


CONCLUSIONI:

Abbiamo percorso circa 3500 km.
La Bretagna ci ha assolutamente entusiasmati, con le sue cittadine, i paesaggi, i panorami mozzafiato e la cordialità della gente.
Della Normandia abbiamo visto la parte legata alla storia della seconda Guerra Mondiale, toccante e un po’ triste. Ci sarebbe stato molto altro da vedere, ma nove giorni non bastano.
Rimpiangiamo la tranquillità dei luoghi visitati, il ritmo lento della vita in questi posti. Non rimpiangiamo i letti stretti, i cuscini a rotolo o bassi, i bagni con la toilette separata, la cucina molto grassa ed il caffè francese.

Precisiamo che, in questo caso, le foto inserite nell’articolo non sono state scattate dall’autrice e non appartengono a lei.


Chi è Cristina Bertolino?

foto-profiloSono nata nel ’70; una gemelli con la testa dura e con interessi spesso in contrasto tra di loro.
Adoro il silenzio e la tranquillità, ma mi ritengo una cittadina del mondo ed amo confrontarmi con gente di ogni lingua e nazionalità; mi piacciono le comodità di casa, ma ci rinuncio volentieri per scoprire nuovi mondi; amo passare del tempo da sola, ma ho trovato in mio marito il compagno di viaggio ideale.

Ho imparato a viaggiare grazie ai miei genitori, che durante le loro vacanze estive negli anni ‘70/’80 caricavano me e qualche valigia su un’auto senza navigatore né aria condizionata e partivano alla scoperta di luoghi più o meno lontani, sempre con la curiosità di scoprire, imparare, conoscere.
I miei viaggi non sono mai un “arrivare in un posto e fermarmi”; piuttosto sono un itinerario studiato in anticipo, un “fai da te” che permetta di vedere, visitare, esplorare, ma che lasci anche tempo ed occasioni per confrontarsi con la gente del posto, con le loro abitudini, con il loro cibo.

Da qualche anno ho l’abitudine di scrivere un diario durante i miei viaggi, che spesso rileggo quando ho nostalgia di un luogo o di alcune sensazioni. Ora mi fa piacere condividere questi miei diari con chi avrà voglia di leggerli!

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