AmericaAmerica CentraleRacconti di viaggio

Capodanno in Costa Rica

WE 360353 views

Brunella Grasso ci racconta il suo viaggio di una settimana in Costa Rica per festeggiare l’avvento del 2010

Nonostante l’incerta situazione familiare cogliamo l’occasione che ci propone Miriam per il Costa Rica, Paese del Centro America ricco di flora e fauna.
Per questo viaggio nella natura siamo in dodici, tutti di Genova e tutti clienti della Flamboyant. Sono tre coppie più due simpatiche signore quasi ottantenni e nonna e nipote. Una delle coppie che ci accompagnano mi incuriosisce molto: il marito diciamo “normale” per quel che può significare il termine in tutti i suoi limiti, ma lei è un vero spasso: piccola, biondissima,truccatissima, ingioiellatissima, tacco 12… bo’, per andare in viaggio io non mi sarei certo conciata così… ma sono una malelingua, infatti l’ho soprannominata “la ridicula”.

Eccoci pertanto all’ennesimo diario di bordo.


1° giorno – lunedì 28 dicembre 2009

Alle 4 meno 10 siamo in Via Dino Col dove ci raggiunge Paola e alle 4,10 puntuale arriva il pullmino che ci condurrà a Linate dove arriviamo in perfetto orario alle 6,00. Solito disbrigo di formalità ed imbarco alle 7,30: l’aereo decollerà alle 8.00.
Il tempo passa e noi siamo ancora sulla pista… ci dicono di un guasto al motore… finalmente alle 9,35 decolliamo… Arriviamo a Madrid che sono le 12 meno un quarto e noi avevamo il chek-in alle 11,30… gli addetti ci dicono di correre all’aereo che ci sta aspettando (corriendo corriendo puerta R3) … siamo circa 20 passeggeri.
Alle 12,50 l’aereo decolla e percorriamo le prime 11 ore di volo senza che io – come al solito – riesca a prendere sonno.

Atterriamo in Costa Rica, aeroporto di Alajuela, che sono circa le cinque del pomeriggio ma ci attende una sorpresa: le nostre valigie sono rimaste a Madrid!!! tutti i santi erano sul pavimento… Giuliana telefona a Miriam nonostante in Italia sia notte e spiega la situazione. Coll’aiuto di un tizio della Excellent Travel facciamo denuncia di smarrimento bagaglio, telefonano, ci dicono che manderanno le valigie quando saremo al Tortughero e nel frattempo possiamo comprare quello che ci manca da addebitare poi all’Iberia. Fuori dall’aeroporto ci attende Lucia Sanchez, la nostra guida, che ci accompagna in un grande magazzino dove compriamo calzini, slip, magliette, l’occorrente per la barba, abbronzanti, repellenti anti insetti, creme, solari ecc.
Col pullmino della Travel Excellent, autista Rosmin, ci conducono all’hotel Casa Condè, molto bello, tutto illuminato e addobbato per Natale. La nostra stanza è un vero e proprio appartamento: ingresso-soggiorno, cucina, due camere da letto e bagno. Ci sbrighiamo per andare a cena dove assaggiamo i primi cibi locali: riso, fagioli, frutta…

Dopo cena ce ne andiamo a letto stanchi morti, anche perché l’indomani ci aspetta una bella avventura.


Secondo giorno – Martedì 29 dicembre

Sveglia alla 5,00, caffè, recupero bagagli, ovvero due borse di plastica più i nostri due zaini che avevamo come bagaglio a mano. Lasciamo i giacconi in albergo: ce li manderanno… (speriamo).
Lucia ci fa caricare tutto su un pullman che condividiamo con degli spagnoli e degli americani e c’è una guida di nome Fernando molto antipatico che parla in spagnolo e in inglese e che non ci considera per niente. Alle 6,00 circa partiamo per raggiungere prima Siquirres e poi Cano Blanco passando per la foresta nuvolosa del Braulo Caurillio dove piove a dirotto e c’è una gran bella nebbia.

A Siquirres ci fermiamo per fare colazione dove assaggio il mio primo “gallo pinto” ovvero la colazione tipica costaricense composta da fagioli, riso e verdure che è davvero buono. Ottima frutta.
Uscendo dal ristorante ci imbattiamo nel primo bradipo del viaggio che sta pigramente arrotolato su un ramo di un grande albero.
Prima di raggiungere Cano Blanco ci fermiamo nelle grandi piantagioni di banane (Del Monte) dove assistiamo al lavaggio delle stesse, vediamo i grandi caschi di banane coperti di plastica blu per impedirne la maturazione completa e i danni degli insetti.
Finalmente siamo a Cano Blanco da dove partono le barche sul canale che ci porterà al Parco Nazionale del Tortughero, versante caraibico, vero paradiso della natura.

Raggiungiamo il Pachira Lodge – il nostro albergo – dopo circa due ore di navigazione. Sono bungalows in legno costruiti su palafitte e collegati fra loro da passerelle in legno ricoperte, il tutto immerso in una vegetazione lussureggiante, con fiori, foglie, alberi strepitosi. Ogni tanto urla una “scimmia urlatrice”. Pranziamo e poi sempre in barca ci dirigiamo nella cittadina di Tortughero dove compro un cappello e dove ammiriamo il mare dei Caraibi, molto impetuoso. Da quando siamo partiti da Siquirres molti avvoltoi ci volteggiano sulla testa…
Ritorno al Pachira Lodge dopo aver fatto qualche acquisto e cena (piuttosto triste) e poi a nanna presto, siamo veramente stanchi e domattina dobbiamo svegliarci presto, non prima di aver ascoltato un po’ di musica caraibica nel bar della piscina.

Alle 3 comincia una pioggia torrenziale che per fortuna si calma intorno alle 5, ora della nostra sveglia.


Terzo giorno – Mercoledì 30 dicembre

Sveglia alle 5, rapido lavaggio , caffè con cracker sulla veranda del ristorante e poi via sulla barca, scoperta.
C’è il sole e la giornata è davvero bella. Iniziamo la navigazione nei vari canali (cano) che è stupenda. Vediamo moltissimi aironi, una lontra che si tuffa, caimani, coccodrilli, tucani, bradipi, scimmie urlatrici, scimmie dalla testa bianca, scimmie ragno, fiori, alberi, il tutto stupendo. In un piccolo canale inseguiamo dei bianchi aironi e quando la barca spegne il motore ci invade un poetico silenzio stupendamente inimmaginabile… siamo semplicemente rapiti. Il fiore di pachira è davvero bello.

Lucia ci racconta – cosa che già sappiamo ma non sapevamo il resto – che i bradipi sono molto pigri e quando è stagione della riproduzione la femmina se ne sta tranquilla in cima ad un albero dove due maschi cercano di raggiungerla. Dopo molte fatiche un maschio la raggiunge ma la femmina sceglie chi arriva secondo perché vuol dire che è meno stanco per cui non mancherà ai suoi … doveri coniugali! La cosa mi fa ridere davvero.
Torniamo al Pachira Lodge verso le 9,00 per fare colazione (buonissima frutta, pan cake con sciroppo di acero, ecc.) e poi mentre altri vanno in canoa noi abbiamo scoperto su una veranda all’aperto delle bellissime sedie a dondolo in cuoio e ce ne appropriamo. Intanto è venuto giù un acquazzone da far paura e poi torna il sole. .. e tornano i canoisti bagnati come pulcini!
Purtroppo i nostri costumi sono nelle valigie per cui non possiamo neanche usufruire di un bel bagno nella bella piscina (ritrovo l’americano notevole che era con noi sul pullman, peccato che abbia la chierica).
Pranzo al lodge e poi un’altra escursione nei canali, questa volta vengono anche Paola e Rosita che al mattino avevano glissato. Sono due ottantenni molto intraprendenti.
Anche oggi i canali ci entusiasmano, si sente fortissimo il rumore dell’oceano, la natura è sconvolgentemente bella. Siamo appagati.

E’ intanto arrivata la barca con i bagagli: peccato che oltre al trolley grande e alla borsa rossa ne manchi una, quella dove c’erano i miei sandali e varie altre cose. Per fortuna nella prima borsa rossa c’è il k-way e il maglione di cotone, nonché i miei scarponcini di goretex nuovi di zecca. Ho quindi un solo reggiseno e qui non asciuga nulla, le mutandine lavate il primo giorno a Casa Conde sono ancora bagnate… vabbè, in qualche modo faremo…
Prima di cena Mario e io gironzoliamo per il villaggio e poi ce ne andiamo a nanna.
Anche stanotte piove che dio la manda.


In camera abbiamo il ventilatore a pale perché fa davvero caldo ma l’umidità ci fa mettere il piumone al letto (ci eravamo meravigliati della sua presenza). L’umido ci riduce i capelli in uno stato da far paura… sono tutta onde.


Quarto giorno – giovedì 31 dicembre 2009!!!

prima colazione al lodge e poi via Cano Blanco e Siquirres più altra strada raggiungiamo La Fortuna, tipica cittadina sud americana sovrastata dal Vulcano Arenal dove facciamo un po’ di shopping, e poi raggiungiamo il nostro albergo, il Volcano Lodge da dove dovremmo godere di splendida vista sul vulcano ma che invece non si vede perchè coperto dalle nubi… meno male che è stagione secca… per il pranzo ci siamo fermati ad Aguapiles dove avevamo fatto colazione il primo giorno.

Il lodge è veramente splendido, come la camera e il bagno. Abbiamo una veranda stupenda con le sedie a dondolo e siamo in mezzo a prati, alberi e fiori incredibilmente belli. Dovrebbe anche esserci la vista sul vulcano… ma è tutto nuvoloso…
Giuliana e Renato, Anna ed Enrico, Alda e Mario vanno a cena in paese per festeggiare l’ultimo dell’anno, io e Mario con Paola, Rosita, Tommaso e Magda mangiamo al ristorante del lodge dove ci troviamo benissimo, il cameriere che impara l’italiano è un ragazzo gentilissimo, ceniamo con maialino stupendo, dolce fantastico e moscato passito spagnolo per brindare veramente buono!!

Dopo il brindisi di fine anno (sono le 10!) ce ne andiamo a letto veramente soddisfatti. Per cena mi sono vestita “bene” ovvero gonna lunga tipo gitana e magliettina nera con ricami (robe già vecchie) però non ho i sandali per cui calzo le sempreverdi nike da ginnastica con calzini.
Anche stanotte piove, un vero diluvio.


Quinto giorno – 1° gennaio 2010

Piove, piove… Lucia ci annulla la partenza delle 8,30 al vulcano e partiamo alle 9,30 quando l’acqua è un po’ più da cristiani.
Intanto all’Arenal ci ha raggiunti col pullmino Rosmin che ci ha riportato le nostre giacche invernali.
Partiamo bardati di tutto punto: scarponcini, pantaloni lunghi, calzettoni, k-way e ombrello.
Quando lasciamo il pullmino Lucia ci avverte di non allontanarci mai dal sentiero: è pieno si serpenti!! Ci inerpichiamo su per la salita, veramente tosta stando ben attenti a dove mettere i piedi vista la frequentazione al di là del sentiero sterrato. A metà del nostro cammino ci fanno da avanguardia per un bel pezzo di strada due couracau, un maschio e una femmina davvero belli, lui blu e lei marrone con la coda a righe bianche e marroni. Una goduria!
Arriviamo infine alla colata di lava, nera come l’inchiostro e pietrificata, da cui spuntano bianche orchidee.

La salita è molto faticosa e pericolosa, rischiamo più volte di cadere. Rosita e Paola desistono e tornano indietro. Ha smesso di piovere forte ma il vulcano – da qui si dovrebbe vedere bene – è ancora coperto dalle nubi. Per fortuna dove ci fermiamo ci sono tantissimi tucani che svolazzano e Lucia che si è portata il binocolo ce li fa apprezzare ancor di più.

Dopo circa un’oretta, visto che le nubi non si diradano, torniamo indietro avviliti. Il vulcano lo abbiamo visto ben poco, purtroppo, è davvero irraggiungibile.
Torniamo in albergo, ci cambiamo e afferriamo i costumi: dopo pranzo ci recheremo alle Terme Baldi con dodici piscine naturali riscaldate dal vulcano.
Pranziamo, giriamo un po’ per La Fortuna e poi ci rechiamo alle Terme che sono una bellezza. Iniziamo dalla più fredda (circa 38°) poi via via le più calde. C’è l’idromassaggio, le cascate, le vasche di acqua fredda per non rischiare una sincope in tutta quell’acqua calda e io mi ci immergo con le gambe o fino ai fianchi mentre Mario rimane solamente nelle acque riscaldate.

Verso le 19 siamo belli bolliti per cui ci si riveste e si cena al ristorante delle terme, direi piuttosto bene.
Pranziamo e ceniamo sempre con Lucia e Rosmin che sono simpatici competenti e gentili.


Sesto giorno – sabato 2 gennaio

dopo la prima colazione una telefonata dalla reception ci avverte che è arrivata la nostra ultima borsa!! la lasciamo lì, la prenderemo quando partiremo, ormai abbiamo fatto le valigie. Ci riposiamo in veranda dove vi sono un sacco di colibrì che vengono a trovaci e che non riesco a fotografare, purtroppo.

Partiamo quindi con recupero di borsa e percorriamo una trentina di chilometri per arrivare alla diga del Lago Arenal dove ci imbarchiamo su una tipica imbarcazione che in 40 minuti ci porterà a Rio Chiquito dall’altra parte del lago. Intanto Rosmin con le valigie era partito prima per fare tutta la lunga strada che costeggia il lago.
A Rio Chiquito ci aspettano due pullmini piccoli per cui ci mettiamo sei e sei e percoriamo tutta una strada di montagna che sembra una strada lunare per arrivare alla Monteverde Cloud Forest Reserve dove arriviamo piuttosto shakerati.

L’albergo è il Montana Monteverde, con vista incantevole sulla baia di Nicoya sul Pacifico. Stupendo!!!
c’è il sole ma essendo a circa 1500 metri sul l.m. l’aria è piuttosto fredda.
Monteverde è stata fondata nel 1951 da quaccheri venuti dagli States e ora produce formaggi e altre cose tipiche. Dei costaricensi è rimasta la produzione del caffè, molto buono, e della canna da zucchero.
Depositati i bagagli con Lucia e Rosmin andiamo a pranzo e ci ritroviamo tutti al ristorante Maravilla dove io e Mario assaggiamo l’arroz con camarones (riso e gamberi) davvero buono.
Nel pomeriggio ci rechiamo in una finca (fattoria) dove si coltiva il caffè, la canna da zucchero e l’arracache: assistiamo alle varie lavorazioni contribuendo anche alla lavorazione del torrone che si ricava dalla canna da zucchero, mangiamo tortilla con arracache e beviamo un buon caffè monteverdino. Peccato che piova come dio la manda.

Percorriamo anche un breve tragitto su un carrettino tipico tutto colorato trainato da buoi imponenti.
Torniamo poi in albergo dove rapida doccia e via a cena: i locali prescelti erano pieni per cui andiamo da El Marquez dove non mangiamo male anche se non apprezziamo in quanto ancora sazi dei dolci del pomeriggio.
Si ritorna in hotel e si va a nanna.


Settimo giorno – domenica 3 gennaio

Dopo un’ottima e abbondante colazione ci aspetta la passeggiata nella Monteverde Cloud Forest Reserve che si estende per circa 10.000 ettari dedicata alla conservazione della flora e della fauna.
Percorriamo vari sentieri piuttosto faticosi, Lucia è armata di un grande cannocchiale ma per nostra sfortuna non avvisteremo neppure un uccello… peccato.

In un sentiero fangoso, la “ridicula” che calza scarpe da tennis col tacco!!! scivola miseramente nel fango… trattengo le risate con sforzo, che maligna che sono! Ma come si fa ad andare per sentieri con le scarpe col tacco???!!!
Dopo tre ore di fango, sentieri e venti, un bellissimo lungo ponte sospeso nella foresta per avvistare gli uccelli ce ne torniamo indietro. Non siamo stati fortunati.
Torniamo in albergo delusi e stanchi ma non ci cambiamo, andiamo a mangiare perché dopo ci aspetta il canopy tour per cui tanto vale tenersi i pantaloni sporchi di fango.
Per fortuna oggi il ristorante Morpho’s ha posto e gustiamo un delizioso pranzo a base di “corvina con salsa” (branzino) che è stupendo ed un altrettanto fantastico postre tres leches… libidine!

Alle 14 e 30 partiamo per il canopy. Io sono tentennante ma mi lascio convincere. Arriviamo alla riserva e comincia la vestizione con tutte le imbragature, il casco ed i guanti. Poi ci portano dove è sistemata una fune corta e poco alta e ci fanno vedere i rudimenti per imparare la tecnica.
Dopo ci inoltriamo sul sentiero della foresta e per la stradina che ci conduce alla scaletta della piattaforma. E’ una scaletta di ferro a grate (si vede sotto…) che si inerpica sulla cima di un albero dove è posta una piattaforma di legno: da lì dovrei lanciarmi attaccando il mio gancio alla carrucola della corda della quale non si vede la fine tra la cima degli alberi. Sono presa dal panico e mi rifiuto di andare anche se Lucia tenta di convincermi. Non mi possono riaccompagnare alla riserva e devo percorrere da sola i sentieri della giungla. Lucia mi raccomanda di non perdermi… mi faccio dare qualche spiegazione, mi tolgono l’imbragatura e mentre gli altri si lanciano io torno indietro.

Arrivo per fortuna senza inconvenienti dove c’è il posteggio delle macchine, vado alla riserva e cambio il canopy tour con il giardino delle farfalle, tutte blu, una meraviglia e – devo dire – mooooolto più rilassante…
Aspetto gli altri seduta su una panchina al sole, vedo Magda, Paola e Rosita (che logicamente non avevano fatto il canopy tour) e poi arrivano gli altri. Mario mi dice che si sono divertiti molto ma che le funi erano molto lunghe (anche cinquecento metri) e molto alte (anche 50 metri). Meglio non essere andata.
Torniamo quindi in hotel doccia e cena nel ristorante Las Palmes dove ceniamo abbastanza bene. Si va a piedi perchè è vicino all’albergo.
Dopo cena rifacciamo le valigie… oggi è stato l’ultimo giorno.


Ottavo giorno – 4 gennaio

Facciamo colazione e poi alle 8,30 partiamo per andare in aeroporto. Per fortuna facciamo una strada sterrata e piena di buche molto più corta di quella che avevamo fatto da Rio Chiquito e poi arriviamo alla Carretera Pananamericana 1 che ci condurrà ad Alajuela dove è l’aeroporto.

Ci fermiamo per una breve sosta in un’area dove ci sono alcuni negozi e ci compriamo un bel “papagayo” di legno colorato che appenderemo nell’ingresso, prendiamo il caffè e ci sgranchiamo le gambe, poi riprendendo il pullman arriviamo a San Ramon dove Lucia ci porta a pranzare nel locale dove lavora suo fratello maggiore Hansell. Il ristorante è il Rincon Poetas ovvero “l’angolo dei poeti” dove mangiamo abbastanza bene e mi bevo l’ultima batida di frutta mista.
Arriviamo all’aeroporto verso le 15,00 facciamo tutto quello che c’è da fare, paghiamo la tassa d’uscita, i vari controlli (ci fanno togliere anche le scarpe) e alle 18,30 decolliamo.

Con noi ci sono una ventina di studenti italiani che hanno trascorso sei mesi in Costa Rica per il programma di interscambio culturale. Sono tenerissimi, arruffoni e candidi. Alcuni sono commossi per l’aver lasciato questa loro nuova famiglia dove hanno vissuto per tanti mesi. Simone, veneziano, ci racconta che lui abitava in un paesino sperduto ai confini del Corcovado presso una famiglia povera e che per sei mesi si è fatto la doccia con acqua fredda perchè la famiglia non aveva acqua calda ma che è stata un’esperienza meravigliosa e indimenticabile.
Dopo la cena, tre film – uno peggio dell’altro – e la colazione finalmente arriviamo a Madrid alle 11,15 da dove ripartiremo alle 16,00 per Milano.

Il gruppo si sfalda e rimangono con noi Tommaso e Magda. Pranziamo con del buon jamon serrano e poi nei miei vari giri perdo di vista il mio gruppetto. Per fortuna ritrovo i ragazzi italiani, mi faccio prestare un cellulare e chiamo Mario che mi dà appuntamento al gate 48. Alle 15,30 comincia l’imbarco e il decollo è in perfetto orario.
Alle 18,00 siamo a Malpensa: fa un freddo boia.
All’uscita dai controlli una marea di genitori, parenti e amici è pronta a raccogliere festante e festosa i ragazzi: belle scene davvero.
Purtroppo la sfortuna si è accanita con Paola che non ritrova più la valigia: ci dicono che è rimasta a Madrid, per cui dobbiamo aspettare che abbiano finito tutte le pratiche e possiamo ripartire col pullmino che ci è venuto a prendere solamente alle 20. Intanto le notizie telefoniche sono di neve a Genova.
Per fortuna non è così e uscendo dall’autostrada in via Dino Col chiamiamo il taxi e ci facciamo portare a casa dove arriveremo alle 10,30 circa.

Fine del viaggio… al prossimo, però!


Chi è Brunella Grasso?


“mi chiamo Brunella Grasso, vivo da sempre a Genova mia città natale e che amo –
non riuscirei proprio a vivere in una città senza mare – e sono una nonna viaggiatrice nata tanti secoli fa.
da sempre mi è piaciuto viaggiare, passione che ho sempre condiviso con mio marito, che abbiamo trasmesso a nostro figlio e che trasmetteremo al più presto allo splendido nipotino di quasi quattro anni.”

a cura di World explore 360

Leave a Response