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Il nostro Capodanno on the road alla scoperta dell’Europa centro-orientale

Shady Abou Dib3 comments898 views
Zagabria Europa

Chi viaggia a capodanno viaggia tutto l’anno. Lo staff di World Explore 360 vi racconta l’ultimissimo viaggio intrapreso: 9 giorni on the road attraverso l’Europa centro-orientale. Buona esplorazione con il racconto di Shady e le foto di Andrea


Come da vigilia di ogni viaggio mi sono ripromesso di andare a letto prestissimo, perché altrettanto presto dovrò svegliarmi. Un proposito che viene puntualmente tradito, vuoi per gli ultimi preparativi, vuoi per la difficoltà a prendere sonno prima di una nuova avventura. Quando la sveglia suona squarciando il silenzio della notte sono le 5 del mattino, ed io ho dormito appena 3 ore. Vorrei rimettermi e riposare sotto le calde coperte, ma mi conviene prepararmi alla svelta, prima che arrivi Gloria a prendermi. Ho come l’impressione che il freddo stamattina sia molto più intenso, quasi troppo. Forse per la stanchezza, forse per l’orario. O forse perché fa più freddo e basta. Un buon inizio considerato che stiamo andando in giro per l’Europa verso posti freddissimi e che il punto di partenza dovrebbe essere quello più caldo. Riesco a trascinarmi verso gli ultimi preparativi e poi sono pronto per andare. Recuperiamo Simona ed Andrea per strada; il gruppo è al completo. Imbocchiamo l’autostrada in direzione Milano: anche se siamo ancora poco attivi per l’orario, il viaggio è ufficialmente iniziato. 

Capodanno on the road
Itinerario: Torino – Graz – Vienna – Bratislava – Budapest – Zagabria – Lubiana – Torino
Giorni di viaggio: 9
Mezzo: family car

Giorno 1

Giungiamo a Graz poco dopo l’ora di pranzo. L’impressione, entrando in città è tutt’altro che positiva: la periferia sembra trascurata ed il cemento abbonda fin quasi all’abuso. Il nostro ostello è a lato della stazione, la camera non è male ed è provvista di tutte le comodità, ma la pulizia lascia un po’ a desiderare. Il freddo per ora non è troppo eccessivo rispetto a Torino e dopo esserci sistemati velocemente ci dirigiamo verso il centro., dove i parcheggi sono pressoché tutti a pagamento ed anche abbastanza cari.

Graz nel suo centro storico è sicuramente una città molto carina. Architettonicamente è molto valida ed alterna bene edifici moderni a costruzioni storiche dal classico stile austriaco. Giriamo le vie centrali e ci fermiamo a mangiare un boccone, idealmente il nostro pranzo, anche se sono ormai le 17 passate. Percorriamo la breve salita che porta alla fine del centro storico, in cui sono posizionati i locali notturni, anch’essi molto eleganti. La città è davvero piccola, per cui in un paio d’ore abbiamo già percorso tutto il centro. Ciò che si nota immediatamente è la mancanza di vitalità del luogo, come ci trovassimo all’interno di un gioiellino spento.

Graz Austria centro storico

Ci spostiamo di poco per andare a vedere una costruzione avveniristica rinominata “Blob”, per la sua forma tumeforme.  L’edificio ospita un museo d’arte contemporanea ed è un esempio di architettura ecosostenibile, seppur abbia un impatto visivo decisamente forte all’interno del contesto cittadino in cui si trova. Purtroppo non è illuminato come suo solito, per cui decidiamo che torneremo la mattina seguente a vederlo con la luce. Il freddo inizia a farsi sentire prepotente, per cui decidiamo allo stesso modo di rimandare al mattino anche la visita al castello che svetta sulla città. Giusto il tempo di goderci lo spettacolo dell’auditorium illuminato sul fiume che si trova proprio di fronte al Blob e torniamo nella zona dei locali per chiuderci al caldo e bere qualcosa. La sosta si prolunga a quasi due ore e, quando usciamo, lo facciamo solamente per dirigerci verso il ristorante tipico austriaco, in cui apprezziamo le specialità della zona. Il piatto forte è composto da gnocchi gratinati con cipolle fritte e formaggio e contorno di crauti crudi. Immancabili, naturalmente, i Pretzel. Tutto buonissimo ma anche pesante e fatichiamo ad arrivare a fine pasto.


Giorno 2

La sveglia suona presto, la notte non è stata delle migliori a causa del materasso in pietra e degli gnocchi ribelli, ma abbiamo ancora delle cose da vedere prima di spostarci a Vienna. Una colazione abbondante in un ottimo locale di fianco al Kunsthaus e siamo pronti a goderci il “capolavoro” illuminato a giorno. Niente, ci rendiamo conto che forse non averlo illuminato la sera precedente è stata un’ottima scelta. Intraprendiamo dunque la salita che porta al castello, resa abbastanza impegnativa dai residui di neve ghiacciata. Lo spettacolo dall’alto è però meritevole lo sforzo. Un campanile atipico, tozzo e basso, domina la città giusto ai piedi del castello di Schlossberg, a cui non accederemo per carenza di tempo. Termina così la nostra avventura a Graz, città carina se siete nei paraggi ed in cerca di una meta per una gita domenicale, ma da cui non potersi aspettare di più.

Kunsthaus Graz Austria

In un paio d’ore siamo a Vienna, dove trascorreremo la notte di San Silvestro. Alloggiamo in una casa trovata su AirBnb, arredata con gusto e molto ben tenuta dalla proprietaria. E’ sempre curioso provare a farsi un’idea della vita e della personalità dei proprietari solamente attraverso ciò che i loro alloggi hanno da mostrare. Non perdiamo tempo ed andiamo subito verso il centro, dove c’è un’infinità di punti d’interesse ad attenderci.

Vienna

Fervono i preparativi per festeggiare l’arrivo del nuovo anno e questo causa un ulteriore condensarsi di turisti e visitatori. A Stephansplatz, piazza sede del Duomo, è quasi difficile muoversi, ed il flusso di persone prosegue per tutto il centro, nelle vie adiacenti alla piazza. Il centro storico di Vienna è un vero gioiello che trasuda storia ed eleganza da ogni angolo. Edifici, negozi, decorazioni natalizie: sembra di essere in un quadro ottocentesco vivente. Ad aumentare questa sensazione l’ingente numero di carrozze in giro per la città. Praticamente frequenti quanto i taxi a Torino.

Vienna Hofburg

Seguendo Kohlmarkt ci troviamo a Michaelerplatz, dove un passaggio porta a quello che sembrerebbe un cortile interno, ma che si rivela essere Josefsplatz, che precede l’immensa piazza Heldenplatz, su cui si affacciano diversi edifici chiave della storia austriaca. Qui vi sono infatti la Biblioteca Nazionale, Hofburg (residenza reale) ed intorno possiamo scorgere il Parlamento, il Weltmuseum e Neue Burg. Dall’altra parte della strada troviamo la piazza Maria-Theresien-Platz, ai cui lati sono presenti i musei di storia e scienze naturali. Al centro della piazza è sito un ennesimo mercatino di Natale, una vera e propria istituzione qui, a vedere quanti ne sono dislocati per la città.

Biblioteca Nazionale Vienna

Dopo esserci avvicinati al Parlamento per osservarlo da vicino, attraverso Ringstrasse e Universitatsring giungiamo in piazza Rathausplatz. Qui, assolutamente inaspettato, troviamo un mercatino di Natale. Non ci lasciamo però distrarre da questa sorpresa e prestiamo attenzione al Rathaus (da cui il nome della piazza), imponente e stupendo edificio  che sorprendentemente ospita il municipio, seppur sembri più una cattedrale o un palazzo per concerti. Vi è anche un teatro posto esattamente di fronte al municipio, dall’altro lato della strada. Decidiamo che sarà questa la piazza in cui trascorreremo il conto alla rovescia, aspettandoci uno spettacolo pirotecnico coi fiocchi. A lato della piazza è anche presente una pista di pattinaggio immensa e strutturata a percorso diramato, ma il tempismo è talmente perfetto da far sì che questa sia chiusa soli due giorni in tutto l’inverno: quelli della nostra permanenza in città. Il freddo è quasi insopportabile e ci costringe a rifugiarci in un pub prima di tornare verso l’auto e poi a casa per i preparativi al veglione. Il nostro cenone è atipico; ci adeguiamo alle usanze locali che poca importanza danno al pasto di San Silvestro e ceniamo takeaway. E’ il nostro unico momento di risparmio in Austria; paradossale, lo so.

Maria-Theresien-Platz Vienna mercatino natale

Per affrontare il grande freddo della nottata ci vestiamo all’inverosimile. Io ho indosso l’abbigliamento termico che uso per giocare a calcio, più una maglia, il maglione più pesante che ho ed i compagni più fidati di questo intero viaggio: giaccone, sciarpa, guanti e cappello. Tra la mole di indumenti addosso ed il calore della folla riesco a stare quasi bene. Spero solo di non dover entrare in qualche locale per non dovermi sottoporre ad una sauna pretaporter, ma soprattutto di non incontrare la donna della mia vita quella sera stessa, perché mi giocherei tutte le chance in maglia termica viola e calzamaglia, accostamento terribile anche per un’austriaca imbottita di vin brulé (gluhwein). Le nostre aspettative sullo spettacolo in piazza vengono clamorosamente disattese. L’esibizione musicale sembra non decollare mai, la massa si fa sempre più folta e prendere qualcosa da bere diventa un’impresa quasi quanto non perdersi. Passiamo così tutto il tempo che ci separa dal countdown a muoverci a mo’ di trenino, sperando che nessuno ci scambi per i buontemponi che ballano ogni canzone così per non creare un codone infinito alle nostre spalle. Fortunatamente gli austriaci non hanno la cultura del “Maracaibooo” e possiamo muoverci “liberamente” tra uno stand e l’altro. Una sorta di Oompa Loompa di etnia e sesso non ben specificati ci delizia con una versione acustica di “Ginghelberg”, probabilmente la (sua) traduzione tedesca di “Jingle Bells”, ma dopo un attimo di smarrimento generale lo perdiamo tra la folla, verosimilmente intento ad intrattenere ogni gruppetto con il suo inedito.

Rathausplatz Vienna

E’ ormai il momento del conto alla rovescia, dal Rathaus si affacciano gli ospiti della festa che si tiene all’interno e tutto lascia presagire ad uno show pirotecnico da urlo con questa splendida piazza a fare da cornice. Ebbene, nulla di tutto ciò. I fuochi sono sparati a caso ai lati della piazza, dietro agli alberi, lanciati in aria tanto per far baccano, senza la minima variazione di forme o colori. I classici, semplici fuochi rotondi ripetuti in loop; un po’ poco per una capitale europea dall’elegante bellezza conclamata. Un po’ poco per chi viene dalla periferia torinese e solo affacciandosi dal balcone di casa è abituato ad assistere a palazzi ricoperti di fumogeni e scene di guerra pirotecnica degne della miglior Baghdad. Ah, dimenticavo, ad accompagnare i fuochi l’originalità austriaca ha optato per una musica celebrativa ricca di pathos: il Valzer. Inaspettato quanto un mercatino di Natale. Ma la notte è ancora giovane e vogliamo iniziare il 2017 al meglio. Seguiamo il percorso che attraversa le vie del centro e che in ogni piazza propone un palco dal diverso genere musicale. Mentre siamo alla ricerca del palco prescelto, Andrea e Simona propongono di entrare in un locale per scaldarci, bere qualcosa e soprattutto fare tappa in bagno. Notiamo l’insegna “American Bar” e ci avviciniamo, ma scopriamo che questi è chiuso e che la luce proviene dal pub a fianco, il Pfiff & Co. Vediamo gente ballare all’interno, sembra un posto allegro, così entriamo. Immediatamente ci rendiamo conto che l’età media è quella dei nostri genitori e che il locale termina 7 passi dopo la porta d’ingresso. Troppo tardi, ormai siamo al fondo del pub e abbiamo trovato i servizi, così Andrea e Simona ne approfittano, mentre io e Gloria li attendiamo subito fuori, nell’unico spazio libero. In pochi istanti veniamo assaliti dalla proprietaria che pretende il pagamento di cinque euro perché il suo non è un bagno pubblico e bisogna pagare oppure ordinare. Proviamo a farle capire che avremmo ordinato, aspettavamo solo i nostri amici, ma ci viene detto che non si fida di noi ormai e vuole i soldi. Dopo minuti di tira e molla ci intima di ordinare alla svelta e praticamente ci costringe a scegliere tra birra e Coca Cola, apparentemente le uniche bevande a disposizione. Appena usciti dal bagno, anche Andrea e Simona vengono costretti ad ordinare, negandogli la possibilità di vedere un menù. Arrivati verso il bancone, le due cameriere si affrettano a venirci incontro e metterci in mano le consumazioni, quasi impaurite che potessimo fuggire senza pagare la nostra sosta fisiologica (ora sono curioso di vederli questi bagni, minimo ci sarà l’idromassaggio). La seconda cameriera tira fuori un borsellino e mi dice “Sono 18 euro”. Io sono in difficoltà tecnica, trovandomi con la bottiglia in una mano ed il bicchiere nell’altra, così le chiedo: “c’è un posto per appoggiare questi un attimo?”. E qui parte la lezione avanzata di customer care:
“No.”
“E come faccio?”
“Non mi interessa”
“Ok, ma così mi viene impossibile prendere i soldi”
“Fatti tuoi, quando sei entrato lo sapevi che era pieno”.

Di fronte a tali parole pregne di accoglienza e buone maniere resto spiazzato, mi volto smarrito e vedo la mano di uno dei miei compagni di viaggio allungare una banconota, mentre tutt’intorno la vita scorre a rallentatore. Diciotto euro per due birre, una Coca Cola ed uno sputo di Jagermaister. O meglio, per usufruire dei servizi, con tanto di 2 euro di sconto rispetto ai 5 a testa richiesti inizialmente. Un affare.

Andiamo via infastiditi e dopo un veloce girovagare per il centro alla ricerca di una festa ormai finita, torniamo verso casa quando sono appena le 2:00. Intorno a noi una serie impressionante di arresti. Paese che vai, usanze che trovi.


Giorno 3

Per il nostro ultimo giorno a Vienna vogliamo concederci le specialità del luogo, quindi andiamo a caccia di Sacher e Palle di Mozart, che è un nome che si presta a cattive interpretazioni, ma altro non si tratta che di cioccolatini di forma sferica. Troviamo la prima in una catena di caffetterie chiamata Aida. A meno che non abbiate un particolare feticismo per i locali stile anni ’60 in cui abusano del colore rosa, non mi sentirei di consigliarvi l’esperienza. Piuttosto vi direi di prendere la vostra Sacher da portare via, in quanto è l’unica cosa che valga davvero la pena. Effettuata la carica di energia mattutina, siamo pronti per affrontare la giornata, che sarà dedicata a castelli e case di Vienna.

Per primo quello di Belvedere, al cui interno sono esposte le opere di Gustav Klimt, celebre per “Il bacio“. L’edificio riprende la classica forma di una reggia, pur non presentando dimensioni esagerate. Non manca un ampio giardino con tanto di laghetto artificiale e bizzarre sculture di teste di vari animali. In particolare, il freddo ha ghiacciato il laghetto, creando un bellissimo effetto specchio del castello. Davanti all’ingresso decine di persone si accodano per andare a formare a turno l’1 mancante nel grande “2017” esposto, in quello che parrebbe essere un esperimento sociale (spero).

Castello Belvedere Vienna

Subito dopo tocca alla Hundertwasserhaus, un’eccentrica casa costruita da Friedensreich Hundertwasser. L’edificio ricorda molto quelli di Gaudì per forme e colori e lo stesso si può dire della galleria commerciale (e dei suoi gadget) che vi si trova di fronte. La zona merita comunque una visita.

Hundertwasserhaus Vienna

Ci spostiamo quindi verso l’edificio più famoso, il castello di Schönbrunn. Nel cortile frontale, manco a dirlo, un mercatino di Natale. Questa volta però è una manna dal cielo, perché il freddo è praticamente insopportabile ed avere la possibilità di bere qualcosa di caldo è decisamente apprezzabile.

castello di Schönbrunn

Terminato il “giro-castelli”, torniamo nel centro storico, dove la nostra attenzione si concentra sugli edifici più significativi ed eleganti, come l’Albertina Museum ed il Teatro dell’Opera. E’ ormai ora di cena e la scelta ricade su “Ribs of Vienna”, una steak house dalle porzioni maxi in cui trovare qualsiasi specialità di carne, compresi gli immancabili Schnitzel. Il locale è sempre pieno e bisogna attendere un po’ prima di accomodarsi, ma qualità e cordialità del servizio sono impeccabili.

Teatro dell’Opera Vienna


Giorno 4

Termina l’avventura austriaca, con tutti i suoi pro ed i suoi contro. Sinceramente mi aspettavo qualcosina in più, soprattutto in termini di accoglienza, ma Vienna è una città che merita comunque di essere vista per il carico di storia ed eleganza che si respira in ogni suo angolo.

La prossima meta è Bratislava, tappa intermedia prima di arrivare a Budapest. La capitale slovacca non è di dimensioni esagerate, per cui ci fermeremo solo un giorno. Al nostro arrivo troviamo un leggero nevischio ed un panorama imbiancato dalle precipitazioni dei giorni precedenti. La città sembra da subito piccolina e poco viva, infatti non c’è molta gente in strada. Dopo esserci sistemati presso l’ostello, dobbiamo soltanto risolvere il problema del parcheggio: tutti quelli nei dintorni dell’ostello sono riservati ai residenti e fatichiamo a comprendere quali tra gli altri siano a pagamento o meno. Trovare qualcuno che parli inglese tra i locali è difficile, ma lo è di più trovare chi conosca le regole relative al parcheggio. Dopo aver trovato solo tanta incertezza nei posteggiatori più giovani, penso di aver trovato sicurezza in un postino, il quale però è confuso su quali posti siano da pagare: strisce bianche o blu? Lui propende per le seconde, ma quando gli faccio notare che nel resto del mondo è l’opposto, le sue certezze crollano. In mio soccorso giungerà per fortuna il receptionist di un albergo.

Percorriamo a piedi la strada che ci separa dal centro storico, sulla quale ci imbattiamo nel Palazzo Presidenziale. Davvero piccolo e anonimo per essere un edificio di tale importanza, ma scopriremo che la sera si illumina peggio dell’albero di Natale in Piazza San Pietro, rendendolo più la versione gigante di un Tir notturno. La città vecchia è molto caratteristica: dalla torre dell’orologio si sviluppa la strada principale con i suoi negozi tipici, da cui si diramano le stradine che portano al resto dell’antico villaggio. Seppur piccola, la città vecchia è ricca di edifici storici, molti dei quali però non segnalati o lasciati in totale stato di abbandono. Subito dopo la piazza principale, ci fermiamo ad osservare da  vicino la statua dell’uomo al lavoro, che consiste in un operaio che fa capolino da un tombino aperto.

castello bratislava

Giungiamo alla piazza del Teatro dell’Opera, da cui una gentile ragazza ci accompagna verso la Chiesa Blu. Questa particolare chiesa presenta non solo il bizzarro color cielo, ma la sua intera forma è ispirata ad una torta decorata. In pratica l’intera chiesa sembra ricoperta di glassa di zucchero. Davvero splendida, peccato averla trovata chiusa e non aver avuto la possibilità di vederne gli interni. I continui richiami al cibo, uniti all’attività fisica e al freddo sempre più pungente, ci suggeriscono che è ora di pranzo.

Chiesa Blu Bratislava

Consumiamo il pasto in uno splendido locale chiamato “Urban House”, in cui ambiente e specialità ci spingerebbero a passarvi l’intera giornata. L’hamburger all’avocado e le “banana chips” sono squisiti.

Urban cafe Bratislava

Purtroppo giunge il momento di tornare nel mondo esterno, e completiamo il giro del centro storico che ci riporta sulla via principale, da cui prendiamo la salita che ci porta al Castello di Bratislava. Prima però ci fermiamo un attimo a visitare la Cattedrale, in cui a dire il vero ci imbattiamo sbagliando strada. Il Castello è posto su una collina che domina la città e da cui si gode di una vista eccezionale. L’edificio in sé è molto minimale, quasi troppo, ma sicuramente lo rende diverso dai classici castelli europei a cui siamo abituati.

Bratislava

La zona è praticamente isolata ed il freddo, al calare del sole, si è fatto praticamente irresistibile. Terminate le foto di rito (purtroppo il panorama è rovinato dalla nebbia), ci mettiamo in moto per tornare indietro. Sulla via principale adocchiamo “Enjoy Coffee”, un localino molto carino e all’apparenza accogliente in cui fermarsi per una merenda a base di tè/caffè ed una fetta delle splendide torte in esposizione. Ecco, niente di tutto ciò. Una volta entrati, nessuno ci rivolge parola e quando finalmente riesco ad intercettare una cameriera dicendole che siamo in quattro, questa si limita a dirmi “siamo pieni” e scappa via. Noi allora ci fermiamo nell’atrio cercando di capire il da farsi, dando un’occhiata alle tazze e agli articoli esposti in vendita sui vari scaffali. Non passa molto prima che un’altra cameriera ci cacci via dicendo che non possiamo stare lì. Saremo sfortunati noi, ma inizio a pensare che sia prassi in questa zona d’Europa.

Castello di Bratislava

A cena mangiamo l’Halusky, un piatto tipico slovacco composto da gnocchi accompagnati da formaggio bryndza e bacon. Ci confrontiamo per la prima volta con la città “nuova” quando ci rechiamo verso uno dei ponti da cui poter fotografare il più famoso ponte con l’Ufo (così nominato perché presenta una torre panoramica a forma di navicella Ufo proprio sopra la strada) con alle spalle il Castello. L’esperienza notturna in certe zone non è entusiasmante, ma una volta trovato il posto giusto il panorama ripaga di tutto. Terminiamo l’esplorazione di Bratislava con l’enorme obelisco dedicato ai caduti russi, nel punto più alto della città. Da qui è visibile l’intera città nuova, che non sembra poi così piccola in verità. Un po’ coperti, ma comunque visibili, anche il Castello e l’Ufo.

Monumento ai caduti Bratislava


Giorno 5

Ci spingiamo più all’interno della città nuova per fare colazione e fare provviste per il viaggio nell’ampio centro commerciale , poi partiamo in direzione Budapest. Alla frontiera con l’Ungheria facciamo un altro pieno di gentilezza da parte di un’impiegata addetta alla vendita dei tagliandi per poter circolare in autostrada. Giusto per non abituarci subito bene nel nuovo Paese.

Budapest appare stupenda già a primo impatto mentre entriamo in città. Qui si uniranno al gruppo Andrea e Melissa, che ci raggiungono da Torino, e ritroverò, quasi per caso, il mio coinquilino dei tempi olandesi Alessandro, qui in vacanza con la ragazza Katherine. Il nostro ostello non è distante dal centro e possiamo spostarci a piedi. Dopo un rapido pranzo a Vörösmarty tér, ci dirigiamo verso le rive del Danubio, da cui possiamo ammirare la miriade di splendidi ponti e la cittadella che si staglia oltre la riva opposta. Un panorama stupendo, reso ancora più magico dalle luci serali (pur essendo appena le 16:30). Attraversiamo il celebre Ponte delle Catene per arrivare sulla riva opposta e salire alla Cittadella. Da qui si ammira l’intera città con le punte del Parlamento e delle chiese circostanti ed il Danubio che si insinua tra i ponti come un lunghissimo serpente. Alle nostre spalle l’enorme Castello Reale.

Budapest ponte

Un consiglio: se volete evitare di pagare il biglietto per la funicolare, potete tranquillamente salire a piedi; la salita non è proibitiva ed è anche provvista di ascensori e scale mobili gratuiti, seppur nascosti. Dopo una birra (o una cioccolata calda, a seconda dei gusti) in un desolato locale dal personale ostile (tanto per cambiare), terminiamo la giornata con una cena a base di zuppa di goulash, squisita specialità ungherese.


Giorno 6

Incontriamo Andrea e Melissa davanti alla basilica di Santo Stefano, che visitiamo dopo una sostanziosa colazione in zona. Qui troviamo un barlume di gentilezza quando l’anziano custode ci lascia entrare gratis (forse per non dover aspettare che tiriamo fuori le monete, vista la nostra difficoltà con i fiorini).

Basilica di Santo Stefano Budapest

Ha iniziato a nevicare copiosamente, e dalla basilica andiamo verso il Parlamento, che da vicino e con la luce del giorno sembra ancora più imponente e pomposo con le sue guglie.

Budapest neve

Purtroppo i biglietti per le visite guidate all’interno terminano rapidamente e non troviamo posto nemmeno per il giorno seguente. Intorno non mancano altri edifici storici, come la Biblioteca Nazionale. Poco distante, sulle rive del fiume, un monumento in ferro dedicato ai morti nel Danubio durante la seconda guerra mondiale, composto da scarpe lasciate sull’argine.

Ponte delle catene Budapest

La seconda metà della giornata è interamente dedicata al relax presso le famose terme di Szechenyi. In queste terme storiche, risalenti agli inizi del secolo scorso, si trovano vasche all’aperto, per rilassarsi al caldo nonostante la temperatura sia prossima allo zero, ed altre all’interno, con tanto di saune e bagni turchi di vario tipo. Qui il gruppo è al completo e la tentazione è quella di non andare più via. Anche perché appena usciti dalle vasche si congela e gli asciugamani sono fradici per le precipitazioni. La sera siamo fin troppo rilassati; in pratica siamo in coma post-terme e ci trasciniamo appena a cena.


Giorno 7

E’ l’ultima giornata in quel di Budapest e dopo il relax del giorno precedente ci aspetta la camminata più impegnativa. Si sale infatti al Bastione dei Pescatori, da cui si ha una splendida vista panoramica sull’intera città. Le sue particolari torri e colonne dalla forma fiabesca aggiungono ulteriore suggestione ad un panorama già di per sé mozzafiato.

bastione dei Pescatori Budapest

Come al solito il freddo è a malapena sopportabile, ed il fatto di trovarci nel punto più alto della città non aiuta, nonostante la giornata sia serena e soleggiata. Sulla strada che porta alla salita per il Bastione abbiamo una visuale completamente diversa del Parlamento e del ponte delle Catene visti dalla parte opposta del Danubio.

Riscendendo dal Bastione percorriamo la strada che porta alla cittadella visitata il primo giorno, avendo così la possibilità di rivederla con la luce del sole, ma soprattutto di vederne il lato posteriore. Lungo il cammino ci imbattiamo nell’attore americano Beau Mirchoff, “famoso” per l’interpretazione in “Awkward” (in Italia “Diario di una nerd Superstar”), che riconosciamo solo perché Melissa era certa di averlo già visto il giorno prima alle terme. Anche questa volta però perde l’attimo per fermarlo, e io posso tornare a bramare la calda zuppa che mi aspetta per pranzo.

Budapest Parlamento

Zuppa (di pesce, come suggeritoci da un’amica del luogo, così come il langos) che finalmente è nostra appena torniamo in centro città, dove troviamo un ristorante tipico ungherese eccezionalmente ancora aperto per pranzo nonostante siano ormai le 16. Anche qui veniamo trattati come pezzenti, per cui inizio a dubitare che non sia usanza del luogo, ma che siamo noi ad avere la faccia da schiaffi. Fortunatamente mi ricrederò più avanti, poi finché si mangia bene e i prezzi sono onesti, possono fare ciò che vogliono, tanto difficilmente li rivedremo in vita nostra.

Castello Reale Budapest

Dopo un ultimo rapido giro in centro è tempo di andare a pattinare nell’immensa pista ghiacciata di fianco a Piazza degli Eroi, a due passi dalle terme di Szechenyi. L’impianto si estende su un laghetto ghiacciato di 12.000 m2  ed è la pista di pattinaggio più grande d’Europa. Costruita nel 1926, comprende un’ampia zona al chiuso dove pagare, affittare i pattini, cambiarsi, e depositare borse e scarpe. Il prezzo è più che onesto e vi sono riduzioni per studenti. A lato della pista è presente il piccolo ma elegante castello di Vajdahunyad. Una volta chiusa la pista, ci dedichiamo ad uno sguardo più approfondito della grande Piazza degli Eroi con i suoi monumenti ed edifici e ceniamo in un pub scelto a caso per la stanchezza.

Termina così anche la tappa di Budapest, il gruppo si riduce di nuovo, dovendo salutare Andrea, Melissa, Alessandro e Katherine ed il rientro in Italia si fa sempre più vicino. Ma mancano ancora Zagabria e Lubiana.


Giorno 8

Salutiamo Budapest liberandoci degli ultimi Fiorini rimasti per fare colazione e provviste e ci mettiamo in viaggio verso Zagabria. La temperatura scende sempre di più e nella capitale croata saremo a -6 gradi. Prima di arrivare in Croazia, però, facciamo sosta presso il grande lago Balaton, che proprio a causa delle temperature così rigide è interamente ghiacciato. Lo spettacolo è davvero affascinante, anche perché non è facile comprendere come un lago di queste dimensioni possa congelarsi interamente. Di fronte a noi un’immensa distesa di ghiaccio, su cui camminano liberamente alcuni uccelli, i quali approfittano dell’unica piccola spaccatura per pescare le loro prede. Scendiamo dall’auto per avvicinarci alla riva e fare qualche foto migliore, e solo a quel punto capiamo in pieno come sia possibile un tale scenario. Veniamo travolti da un vento gelido fortissimo. Mantenere l’equilibrio è quasi difficile, ma lo è soprattutto resistere al freddo tagliente che ti soffia addosso. Il tempo di scattare tre foto ed ho la mano praticamente viola; provo anche a girare un breve video ma sono costretto ad interromperlo per ripararmi dal vento. Risultato: 5 secondi di ripresa, di cui almeno 4 di imprecazioni da parte mia e dei miei compagni d’avventura. Ne è valsa sicuramente la pena visto il panorama meraviglioso, ma ritorniamo in macchina ben contenti di poterci scaldare e ripartiamo verso Zagabria.

Nonostante le temperature freddissime, i croati sono molto calorosi ed accoglienti, una botta di gentilezza che ci sorprende (neanche tanto, essendo già stato in Croazia) e rincuora, dopo la scarsa empatia delle tappe precedenti. L’ostello è carino e ben tenuto ed il personale molto disponibile e voglioso di chiacchierare. Dopo esserci sistemati usciamo subito alla scoperta della città, che, per quanto piccola, ha diversi punti di interesse. Il nostro ostello si trova a due passi dalla Cattedrale dell’Assunzione e da Ban Jelačić, piazza principale di Zagabria. Da qui si risale lungo una viuzza tradizionale che porta alla Città Vecchia, posta su un altopiano.

Dopo essere passati attraverso la Stone Gate (l’antica porta della città), ci fermiamo ad osservare la chiesa di S. Marco, con il suo particolare tetto decorato in piastrelle colorate. A pochi passi da noi un addetto accende i lampioni con un lungo bastone a cui fa capo un lumino, come avveniva prima della diffusione dell’energia elettrica. L’uomo indossa una lunga mantella ed un cappello classici dell’800 e il tutto contribuisce a farci vivere un breve tuffo storico nel passato.

Zagabria

Giungiamo presso la terrazza panoramica da dove si può vedere l’intera città dall’alto. Un magnifico tramonto accompagna la nostra permanenza, rendendo la vista ancora più suggestiva. Da non perdere anche l’enorme murale “3D” della balena fluttuante, realizzato sulla facciata di un palazzo. Inizia a farsi buio e, dopo una rapida sosta al Museo dei cuori infranti – letteralmente “Museum of Broken Relationships” (delle relazioni interrotte), un piccolo museo in cui sono esposti oggetti e storie ricordo di relazioni finite, siano esse d’amore o di altro tipo –  riscendiamo la stradina che ci ha portati in vetta e ci concediamo un giro presso i negozietti tipici. Nella via parallela si trovano tutti i ristoranti e pub ed infatti lì ceneremo. Prima però torniamo verso la “città nuova”, che illuminata dalle luci artificiali risulta essere moderna ed elegante. Anche qui vi sono i mercatini di Natale, ormai prossimi alla chiusura, che ben si fondono con i negozi moderni e con il piccolo centro commerciale. Le decorazioni natalizie proseguono per tutte le vie che portano fino alla stazione centrale, poco distante dalla quale si trovano un altro mercatino di Natale ed una grande pista di pattinaggio strutturata a percorso, come quella vista a Vienna. Alle sue spalle, il Palazzo del Teatro Nazionale Croato.

Zagabria Tramonto

E’ ormai ora di cena e torniamo indietro per goderci un pasto tipico croato in un ristorante tradizionale. Le specialità sono ottime, soprattutto quelle al tartufo, e nonostante l’aspetto molto elegante, i prezzi sono abbordabili. A fatica ci incamminiamo verso l’ostello, visto che il freddo è aumentato ulteriormente rispetto ai -6 del nostro arrivo.


Giorno 9

Il mattino successivo lo conferma: -9 gradi, auto ghiacciate e bibite lasciate sui sedili congelate. Saltiamo la colazione perché contiamo di farla poco dopo, appena superato il confine con la Slovenia, ma non avremmo mai immaginato che alla dogana le procedure fossero tanto lente da farci perdere due ore. Per questo motivo dobbiamo rinunciare a fermarci a Trieste sulla via di ritorno, e ci limiteremo a Lubiana, per poi tirare dritti verso Torino e concludere ufficialmente il viaggio.

E’ dunque l’ultima tappa della nostra avventura, che inizia con una rapida colazione in autogrill e con la difficoltà a capire come pagare il tagliandino per l’autostrada. Solo un miracolo ci fa fermare al posto di blocco di nostra iniziativa per comprarlo, e siamo gli unici a non venire multati tra quelli sprovvisti.

Giunti a Lubiana, ci fermiamo prima di tutto nel quartiere degli artisti. Il quartiere è così definito perché contiene un isolato occupato prevalentemente da giovani artisti, che ne hanno modificato i connotati con le loro opere eccentriche ed i loro murales. E’ molto caratteristico e merita assolutamente una sosta approfondita, oltre ad avere un ostello, per i più appassionati del genere (o per i più coraggiosi tra gli altri, visto lo stile assai spartano di questo). Ci dirigiamo quindi verso il centro, dove ci rendiamo conto di aver pagato 13 minuti di parcheggio quanto 3 ore, poiché non ci siamo resi conto che la sosta è a pagamento solo fino alle 13.

Quartiere degli artisti Lubiana

Il centro di Lubiana è molto caratteristico e si sviluppa sul fiume. Il punto più famoso è sicuramente il Triplice Ponte, di fatto un ponte ramificato in tre parti. In questo punto vi sono anche le costruzioni più importanti intorno ad una piazzetta, da cui si scorge bene il Castello. La città è piccolina e alterna bene gli edifici tradizionali a quelli moderni, con un passaggio naturale e non troppo marcato attraverso le vie. Sembra di essere a Venezia, o, per chi vi è stato, ad Utrecht. Vi sono diversi ponti, tra cui quello dei Draghi. Il lungo fiume è caratterizzato da ristoranti e locali tipici (infatti pranzeremo qui), quasi tutti provvisti di tavoli all’esterno con sedie ricoperte in pelliccia e coperte (o funghi riscaldanti) per il freddo. In molti siedono all’esterno, grazie alla giornata soleggiata ed alla temperatura decisamente più vivibile rispetto a Zagabria e precedenti.

Le vie più interne sono ricche di negozietti tipici, in particolare quelli di artigianato o prodotti di design per la casa. Per gli amanti del genere e per gli hipster di tutto il mondo è davvero un paradiso, anche se i prezzi spesso sono cari. Il materiale prediletto è il legno, con cui vengono realizzati soprammobili, orologi, occhiali e accessori di qualsiasi tipo.

Lubiana

E’ ormai ora di ripartire, e lascio Lubiana piacevolmente sorpreso. Stanchi e non troppo entusiasti di tornare a casa, ci rimettiamo in viaggio con la cornice delle montagne slovene al tramonto, uno skyline divenuto simbolo dell’intera nazione. Anche questa avventura termina qui, lasciandoci tanto distrutti dal viaggio quanto appagati; ingrassati ed un po’ più poveri di quanto avremmo immaginato, ma sicuramente più ricchi in altro, ben più importante.

A cura di Shady per World Explore 360.

Capodanno on the road


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Shady, Staff World Explore 360

shady world explore 360Nato a Torino nel 1991 da padre egiziano e madre italiana, compio il mio primo viaggio ad appena due mesi per recarmi nella città natale paterna: Il Cairo. Coltivo quindi fin da piccolo la passione per i viaggi, avendo la fortuna di visitare diversi Stati e città oltre all’Egitto.

Laureato in marketing ed appassionato di scrittura, comunicazione e fotografia, provo a mettere le mie conoscenze al servizio di questo sito per contribuire al suo sviluppo. Tra il 2014 ed il 2015 ho vissuto per più di un anno all’estero, precisamente nei Paesi Bassi, dove Groningen è stata la città dei miei studi magistrali. Un’esperienza che ha contribuito ad allargare i miei orizzonti, il mio spirito di adattamento e naturalmente anche le mie esplorazioni.

Cerco di pubblicizzare il più possibile la mia splendida città, Torino, le cui meraviglie restano spesso nascoste ai più. Il mio desiderio è quello di visitare più posti possibili al mondo e spero di poterli documentare tutti su WE 360.

Tra i miei interessi: sport, tecnologie, musica e cibo. Proprio quest’ultimo ritengo sia un fondamento imprescindibile per conoscere una nuova cultura e la sua identità: nulla racconta di una regione più della sua cucina, ed immergersi nei suoi sapori è il miglior modo per entrarvi davvero in contatto.

Cinismo, sarcasmo, razionalità; ma ho anche difetti.

Instagram: _sad18


Andrea, Staff World Explore 360

AndreaSi può dire che ho sempre avuto tantissimi interessi. Lo sport, l’architettura, la fotografia ma soprattutto i viaggi sono le cose che amo di più.

Viaggiare per me ha un significato profondo perché indica un bisogno impellente di esplorare luoghi sempre diversi.

Per me il viaggio comincia nel momento in cui inizio a pensarlo, questo perché mi ritrovo ad immaginare il posto in cui andrò, cercando ovunque informazioni, immagini o racconti di altri viaggiatori. Quello che mi attira è scoprire le diversità nel mondo, mettendo a confronto le varie culture, inoltre penso sia stupendo sapersi adattare alle diverse situazioni toccando con mano la realtà, percorrere luoghi sconosciuti, assaggiare cibi mai visti prima e imparare qualche parola in una lingua sconosciuta.

Insieme ai viaggi coltivo la grandissima passione per la fotografia, questo perchè non esiste un luogo della terra che non meriti di essere visto e immortalato, inoltre penso sia il modo migliore per mantenere vivo il ricordo e poterlo condividere con la gente che nutre la mia stessa passione.

Viaggio perché ho bisogno di “crescere”