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PARETE NORD FLETSCHOORN: oceano di Ghiaccio con Nadir Ambrosini

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monte FLETSCHOORN racconto della scalata

PARETE NORD FLETSCHOORN SCALANDO IN UN OCEANO DI NEVE E GHIACCIO, Nadir Ambrosini in una coinvolgente scalata, ci racconta cosa intende lui per viaggiare! Buona lettura.

Come cominciare questa storia … Vi parlerò di un racconto che risale a qualche tempo fa ma che ancora oggi rimane impresso nella mia mente come una giornata di grande alpinismo e l’inaugurazione di quella che diventerà un ottima amicizia. La parete nord del monte Fletschhorn, una montagna delle alpi Pennine svizzere a quasi 4000 metri di altezza con un mantello bianco lungo circa 800 metri che le ricopre il suo lato a nord. Era da un po’ che avevo in mente questa salita e sarebbe stato un ottimo colpo per il mio modesto curriculum alpinistico, grazie all’amico Oscar riesco a realizzare questo sogno e con piccozze e ramponi pronti ci ritroviamo in auto verso la Svizzera in direzione di un piccolo villaggio in stile cartoni animati di Heidi chiamato Egga.


monte FLETSCHOORN racconto della scalata


L’INIZIO DI UN AMICIZIA TRA LE MONTAGNE

La conoscenza con Oscar a dire il vero era cominciata qualche mese prima durante una mia fallita ascensione al canale TUA del pizzo Redorta una montagna sulle alpi Orobie, ci ritrovammo entrambi bloccati in un bivacco  a 2000 metri per colpa di un vento fortissimo che soffiava a raffiche quasi da non stare in piedi quella notte, figuriamoci a tentare una salita di ghiaccio e misto in quelle condizioni. Rimasi in contatto con il mio nuovo amico e dopo qualche mese durante una telefonata provai a proporgli questa salita, anche se non avevamo mai scalato insieme. Lui accettò e così forse complice un po’ di incoscienza ero pronto a lanciarmi in questa nuova avventura con un alpinista semisconosciuto….monte FLETSCHOORN racconto della scalata


IN CAMMINO VERSO LA NOSTRA PRIMA META

La salita alla parete nord non era cosi semplice, senza gli sci era infattibile in giornata e ci sarebbero serviti due giorni per scalarla. La nostra prima giornata in quota fu dedicata all’avvicinamento dal fondo valle, al parcheggio non trovammo neve ma la incontrammo poco dopo essere saliti di quota a circa 200 metri da dove avevamo lasciato la macchina. Quel primo giorno non mi sentivo particolarmente in forma ma neanche troppo stanco, diciamo che stavo effettuando l’ascensione al 70% delle mie capacità o forse poco meno. Oscar da parte sua aveva un passo più spedito, quello era un periodo che andavo spesso  in montagna ma la sua esperienza superava la mia forma da giovane in certe cose….

In quel primo giorno il nostro obbiettivo sarebbe stato arrivare al bivacco de Zen, un piccolo angolo di civiltà ubicato su di una cresta nevosa a 3000 metri, dove avremmo potuto riposarsi e riscaldarci in attesa della più intensa avventura che ne sarebbe derivata il giorno seguente. La salita al nostro rifugio non fu per nulla banale, avevamo davanti a noi altre 4 persone che ci aiutarono indirettamente battendo una traccia attraverso la neve poco portante, un manto nevoso pessimo che unendolo al peso dei nostri zaini ci fece sudare non poco l’arrivo al bivacco per quella notte.

La prima parte della missione era compiuta e finalmente potevamo rilassarci un attimo, arrivò la sera ed il cielo si aprì dalle nuvole che ci avevano accompagnato durante quel giorno, quella notte fu ricca di stelle e grazie alla luce lunare si poteva vedere quella che sarebbe stata la nostra salita per il giorno seguente. Nel bivacco c’erano 9 posti in totale e per metà era pieno, io ed Oscar avremmo condiviso parte di questa avventura con degli svizzeri e 2 ragazzi tedeschi che purtroppo sarebbero tornati indietro prima ancora di cominciare dato che erano poco equipaggiati ….monte FLETSCHOORN racconto della scalata


LA GRANDE PARETE L’INIZIO DELLA VERA SCALATA

Si spensero le ultime luci su quelle montagne ed il giorno seguente ci svegliammo poco prima dell’alba, io ed il mio socio uscimmo per primi dal bivacco e quando arrivarono le prime luci eravamo già in pieno ghiacciaio quasi alla base della via dei Viennesi la via che risale l’immensa parete nord del monte Fletshoorn. Un attimo di pausa ed estrammo le piccozze, la nostra scalata era iniziata, stavamo salendo con una buona progressione la pendenza era costante intorno ai 50 gradi su molti punti e guardandomi sui lati potevo vederci superare il mare di nuvole che a tratti ci circondava, un ambiente fantastico.

A circa metà parete incontrammo un piccolo anfratto dove ci fermammo per fare pausa ed ammirare il panorama. Alla base della montagna notai che anche gli svizzeri avevano iniziato la scalata e dato che ne avevano più di noi ci raggiunsero in breve tempo, anche io ed Oscar ripartimmo e ben presto nella seconda parte della salita ci ritrovammo assieme ad altri alpinisti quasi messi a formare un’unica cordata in un oceano di neve e ghiaccio. L’ultima parte della salita fu la più complessa, per l’uscita in vetta ci tocco risalire una pendenza di 60 gradi e con neve molto dura quasi ghiacciata. Estrassi la corda che tenevo nello zaino (non mi era servita fino ad allora) e mi legai con oscar, scalai questo ultimo tratto da capocordata assicurandomi con dei chiodi speciali per il ghiaccio, uscito dalla parete mi trovai in balia di un forte vento freddo che mi congelò in parte la corda con la quale il mio socio mi stava raggiungendo oltre che a farmi venire dei forti geloni alle mani. Soffrendo ed imprecando (quando il sangue ritorna in circolo nelle mani fa veramente male) arrivammo in vetta a quasi 4000 metri, ce l’avevamo fatta ci eravamo riusciti avevamo realizzato un sogno e grazie al vento gelido che sembrava averci lasciato stare ci potemmo fermare a riposare un po’ in vetta….monte FLETSCHOORN racconto della scalata


UN RIENTRO ALLA CIVILTA’ TUTT’ALTRO CHE BANALE

In realtà non ci fermammo molto perché il vento aveva ricominciato a soffiare e non volevo ricongelarmi un altra volta. Ci preparammo alla discesa, gli svizzeri scesero con gli sci direttamente dalla parete a noi diversamente toccò scendere per la lunga cresta sud-est della Bleitoibgrat (nomi facili) una discesa che si rivelò più difficoltosa della salita. La via di discesa ci costò molto lavoro, poco importava se eravamo già stanchi ma scendere per una cresta con rocce friabili e neve marcia ci tenne occupati per circa 4 ore prima di rientrare al Bivacco de Zen. Eravamo stanchissimi e non ne potevamo più, non potevamo permetterci errori sopratutto nella prima parte della discesa (la più rischiosa) di fatti scendemmo lentamente assicurandoci ai pochi tratti di roccia sana che incontrammo, come dicevo prima fu davvero più pesante della salita. Finalmente dopo ore trascorse ad alta quota, facemmo ritorno al mitico bivacco de Zen, Il pericolo maggiore era passato e la nostra avventura stava volgendo al termine di li a breve riprendemmo la traccia di discesa che tanto ci aveva fatto faticare il giorno prima ma che nello scendere si rivelò molto piacevole…

Durante la discesa dal bivacco l’ambiente tornò ad essere meno selvaggio e gradualmente ritornammo alla civiltà dopo 2 giornate di adrenalina e natura incontaminata. In conclusione di questo lungo racconto ci terrei a salutare e ringraziare Oscar per la sua buona amicizia e ad invitare voi lettori a non lasciare perdere i vostri sogni e a cercare di realizzarli qualsiasi essi siano…

Un saluto Nadir Ambrosinimonte FLETSCHOORN racconto della scalata

NOTE TECNICHE DELLA SALITA 

Nome: Via dei viennesi

Difficoltà: D

Esposizione: Prevalentemente Nord

Dislivello: Totale 2071 mt (partenza (m) 1922)   parete 800 mt  (arrivo (m) 3993)

Materiale: Due piccozze, normale materiale da alpinismo invernale

Periodo consigliato: Primavera inoltratamonte FLETSCHOORN racconto della scalata

monte FLETSCHOORN racconto della scalata


 chi è Nadir Ambrosini


Nadir AmbrosiniCIAO !!! un saluto a tutti, mi chiamo Nadir Ambrosini e sono originario di Brembate un paesino in provincia di Bergamo. Da qualche anno ho iniziato a mettere in pratica le varie avventure che fin da bambino sognavo e che mi impedivano di addormentarmi presto. Avventure di tutti i tipi, dai viaggi alle scalate ed altro ancora… Nella mia vita seguo alla lettera la filosofia YOLO ovvero (YOU ONLY LIVE ONCE).. in pratica perchè si vive una volta sola dunque perchè limitarsi !

Il mio blog: Viaggiando in Verticale

Il mio instagram: Nad_xtrem90

Ed il mio youtube channel: Nadir Stories

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