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Francia-Irlanda “on the road” in 15 giorni.

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Filippo ci guida “on the road” nel suo viaggio in Francia e Irlanda. Buona lettura!


Anche quest’anno, nelle nostre vacanze estive, Milano, luogo di partenza ed arrivo, è stato il punto più a sud.
L’aver avuto poco tempo per organizzare una vacanza che comprendesse voli aerei da prenotare in anticipo ha reso questo viaggio on the road ancora più allettante.
L’idea di andare in Irlanda ci frullava nella testa da un po’ ma non pensavo ci saremmo spinti fin lì in macchina. È stato un viaggio stupendo!
L’Alsazia e la Normandia, che inizialmente dovevano essere solo mete di passaggio, ci sono piaciute tanto quanto (se non di più) l’Irlanda.
La nostra compagna di viaggio è stata questa volta una Jeep Renegade. Sebbene molto affidabile non ci ha pienamente convinti poichè è una macchina molto grande esternamente ma poco capiente all’interno. Inoltre consuma molto…troppo.
Abbiamo attraversato la tratta Francia-Irlanda con un traghetto della Stena Line all’andata e con uno della Irish Ferries al ritorno. La traversata dura ben 18 ore quindi se si soffre il mal di mare non è piacevolissima.
Se si decide di intraprendere un viaggio del genere consiglio di organizzarsi un po’ in anticipo poiché la frequenza di questi traghetti non è giornaliera ed inoltre cambia a seconda del periodo dell’anno.
Abbiamo preso i biglietti online con un paio di giorni di anticipo dopo aver letto che rispetto all’acquisto direttamente al porto costano meno.
In Irlanda la guida è a sinistra e, con una macchina con il volante sullo stesso lato, si fatica un po’ soprattutto all’inizio.


GIORNO 1 – 26 LUGLIO 2016

Intorno alle sei del mattino ci siamo messi in macchina e, superata la Svizzera, abbiamo abbandonato l’autostrada per raggiungere la strada dei vini alsaziani, uno degli itinerari più suggestivi dell’Alsazia. Si tratta di una campagna tappezzata di vitigni, punteggiata da castelli arroccati e colorati villaggi a graticcio. La maggior parte delle guide suggerisce di percorrerla da nord a sud, ma noi, per esigenze di viaggio, l’abbiamo attraversata in senso inverso.
La prima, e sicuramente più bella, sosta è stata a Riquewhir, un piccolo paesino con bellissime case a graticcio dai tetti in legno e le mura colorate. Sembra un villaggio di un racconto di Natale.
Qui in una delle tipiche e numerose cantine abbiamo acquistato e subito degustato un ottimo pinot rosé, il Doppf & Irion, che prende il nome dalla cantina stessa.
Nonostante fossimo a luglio non abbiamo resistito alla tentazione di entrare in un piccolo negozio contenete una smisurata quantità e varietà di souvenir natalizi…era un mondo di favola, luminoso e luccicante!
Dopo esserci rifocillati con un paio di sandwich e qualche sorso dell’ottimo vino, abbiamo proseguito nel meraviglioso percorso facendo sosta a Orschwiller, per vedere il castello di Haut Koenigsbourg. Questo bellissimo castello medievale, uno dei monumenti più visitati di Francia, avrebbe meritato una visita, ma purtroppo questioni di tempo ci hanno costretto a rinunciare, e ci siamo ripromessi quindi di tornare.
Dopo qualche altro rilassante chilometro, immersi tra vigneti e cascine, ci siamo fermati a Bergheim, giusto il tempo di visitare la chiesa romanica per poi ripartire verso Strasburgo che abbiamo raggiunto nel tardo pomeriggio e dove avevamo prenotato una camera all’ Ibis Style, ottima sistemazione rovinata solo dall’assenza di aria condizionata: la stanza era torrida!
Sistemati i bagagli abbiamo fatto appena in tempo a raggiungere la bellissima cattedrale prima di essere raggiunti da un violento acquazzone.
La cattedrale è un capolavoro assoluto dell’arte gotica, in pietra rossa e con una guglia alta ben 142 metri.
Poiché la pioggia non accennava a smettere siamo andati direttamente a cena al Winstub S’kaechele, a due passi dall’albergo, dove abbiamo mangiato degli ottimi Spätzle ed un buon pollo farcito con formaggio e prosciutto. Niente male i dolci: una Crème brûlée ed un dolce a base di fragole e biscotto sbriciolato.
Prima di rientrare in albergo abbiamo fatto due passi nella Petite France, un quartiere storico situato sulla Grande Île e patrimonio dell’umanità UNESCO.


GIORNO 2 – 27 LUGLIO 2016

Avendo soltanto la mattina da dedicare a questa bella città abbiamo optato per un giro in battello che ci ha permesso di avere una visione di insieme della città ascoltando le descrizioni dei luoghi in Italiano grazie all’ottima audioguida.
Molto suggestivo è stato il passaggio attraverso una chiusa nella quale una grande vasca viene riempita d’acqua per portare il battello ad un livello superiore e permettergli di entrare nella Petite France: una sorta di grande ascensore ad acqua!
Dopo aver girovagato ancora un po’ per le caratteristiche vie della Petite France ci siamo fermati presso una piccola boutique dove vi erano decine di diversi tipi di pain d’epices. Ne abbiamo acquistato un bel pezzo che mi ha accompagnato per tutto il resto della vacanza.
Intorno a mezzogiorno ci siamo rimessi in macchina con destinazione Calais dove avevamo prenotato una stanza al discutibile Meurice Hotel, che, nonostante le ottime recensioni, sembrava essere uscito direttamente da un film horror.

Non avendo trovato nulla di particolarmente interessante a Calais, essendo ora di cena, siamo entrati al Histoire ancienne,consigliato dalla Lonely Planet, dove abbiamo consumato un’ottima cena.


GIORNO 3 – 28 LUGLIO 2016

Partendo da Calais abbiamo imboccato subito la D940, una bellissima strada costiera.
Sulla strada panoramica della Côte d’Opale si trovano due capi classificati fra i grandi siti naturali del paese: il cap Blanc-Nez, scogliera di gesso dirupata alta 134 metri, e il cap Gris-Nez, scogliera di 45 metri d’altezza formata da argilla grigia, arenaria e calcare. In cima a queste impressionanti scogliere si gode di una vista favolosa su tutta la Côte d’Opale, con l’andirivieni dei battelli e le coste inglesi in lontananza. La bellezza dei luoghi non viene certamente rovinata dallo sferzante vento che accompagna i visitatori per tutto il percorso!
Proseguendo sulla D940 prima di raggiungere Saint-Valery-Sur-Somme, sulla Baie de Somme, abbiamo incrociato il Musée du Mur de l’Atlantique, realizzato all’interno di un gigantesco bunker tedesco, e le Dunes de la Slack, grandi dune modellate dal vento.
Saint-Valery-sur-Somme è una graziosa cittadina medievale affacciata sulla sponda meridionale della baia, dove si può godere di una passeggiata alberata, di un porto incantevole e di un affascinante quartiere storico.
Continuando sulla D940 siamo giunti ad Étretat. È stato un vero peccato non esserci potuti fermare più a lungo poiché avevamo già prenotato una stanza ad Honfleur distante una settantina di chilometri.
Étretat merita un po’ di più che una toccata e fuga per la bellezza della sua spiaggia ghiaiosa, per il suo centro storico, per le sue falesie di calcare a picco sul mare, che includono un famoso arco naturale e dalle quali è possibile affacciarsi dopo aver percorso dei comodi sentieri.
Dopo avere scattato qualche foto ed aver fatto un giretto nel suo piccolo centro storico, ci siamo rimessi in marcia.
Nella strada che ci ha portati ad Honfleur, a meno di non voler fare un enorme giro, si attraversa il Pont de Normandie, enorme, imponente ed oggi il più grande ponte strallato d’Europa.

Nel tardo pomeriggio abbiamo sistemato le nostre cose presso il Motel Les Bleuets, ad un paio di chilometri dal porto turistico di Honfleur. Questa piccola cittadina ci ha lasciati letteralmente a bocca aperta. È un vero piacere per gli occhi passeggiare per i vicoli stretti intorno al vecchio porto, ammirare le antiche case in pietra, i tetti di ardesia e i velieri ancorati alle banchine.
Purtroppo ad un certo punto è arrivata un’insistente pioggia a farci compagnia quindi abbiamo deciso di trovare un posticino dove mangiare.
Su suggerimento della nostra inseparabile Lonely Planet siamo andati al Au P’tit Mareyeur. Accompagnati da un buon bicchiere di vino, abbiamo mangiato una delle più buone zuppe di pesce della nostra vita, la Bouillabaisse Honfleuraise.

Una volta fuori abbiamo scoperto che Honfleur la sera è ancora più bella. Sarebbe stato bello trascorrervi un altro po’ di tempo ma il nostro viaggio era ancora lungo così siamo rientrati in albergo per una sana dormita.francia-irlanda-123-di-158


GIORNO 4 – 29 LUGLIO 2016

È stato questo il giorno di una delle più belle tappe di tutte il giro, forse quella che ci rimarrà più impressa in futuro: le spiagge del D-Day ovvero lo sbarco in Normandia!
La prima tappa è stata Juno Beach, luogo dello sbarco effettuato da truppe canadesi. Per questioni di tempo non abbiamo avuto modo di visitare il museo che sicuramente sarebbe stato molto interessante. A ridosso della spiaggia vi è una croce che indica il punto in cui il generale Charles de Gaulle mise piede sul suolo francese. Molto toccante vedere l’enorme numero di caduti canadesi durante la guerra i cui nomi sono esposti nei monumenti commemorativi che si trovano davanti il centro.
Da Juno Beach ci siamo spostati ad Arromanches-les-Bains. Le sensazioni che si provano camminando su questa spiaggia sono indescrivibili, e si possono provare solo visitandola. È emozionante e non si può fare in meno di immedesimarsi nei soldati che sono state li 72 anni fa!
In questo luogo è stato costruito in pochissimo tempo un porto galleggiante per fornire rifornimenti agli alleati. Con la bassa marea è possibile toccare gli enormi blocchi di cemento che sono stati utilizzati per costruire il porto. Sono anche impressionanti, quanto a dimensioni, i ponti galleggianti, interamente in ferro che permettevano di raggiungere la spiaggia dal porto. Un’opera ingegneristica spettacolare.
Prima di andare via da questo luogo intriso di triste memoria abbiamo visitato Arromanches 360, un cinema circolare che mostra un breve ma stupendo documentario sui quei momenti che avrebbero segnato la storia: con video, suoni e voci originali lo spettatore viene catapultato a rivivere quei momenti e non può che rimanerne colpito.
Il nostro viaggio nella storia è continuato a Longues-sur-Mer, luogo nel quale sono perfettamente conservate le imponenti casematte tedesche con all’interno i potenti cannoni usati dai tedeschi per respingere gli alleati. Tutto è stato conservato perfettamente. Anche qui, evitare di immedesimarsi cercando di rivivere la storia è impossibile e le emozioni sono forti.
Altra tappa imperdibile: il cimitero americano di Omaha Beach, a Colleville-Sur-Mer. Uno dei più vasti cimiteri di guerra americani presenti in Europa, disseminato da file e file di croci di marmo bianche e stelle di Davide, ognuna riportante un nome ed una data.
Il senso di riconoscenza che si prova nel vedere un così alto numero di uomini, anzi ragazzi, venuti da un altro continente, e poi morti, per darci la libertà che abbiamo adesso è molto forte. Era una tappa che non potevamo perdere.
L’ultima tappa del viaggio nella triste storia dello sbarco in Normandia è stato Pointe du Hoc.
Qui 225 rangers americani furono costretti a scalare le scogliere, alte fino a 30 metri, per mettere fuori uso gli armamenti tedeschi. Dopo due giorni di battaglia, prima che arrivassero i rinforzi, ne erano già morti 81 e 58 erano rimasti feriti.
I francesi hanno donato questo luogo agli americani ed il suo aspetto è rimasto pressoché simile a quello di 72 anni fa. Sul terreno sono chiaramente visibili gli enormi crateri lasciati dalle bombe americane. Molte casematte ed il posto di comando tedesco sono rimasti intatti. In alcune di esse è possibile vedere il soffitto di legno bruciato dai lanciafiamme e le pareti disseminate di fori di proiettile. Anche in questo luogo le emozioni che si provano sono molto forti.
Alla fine di questa intensa giornata ci siamo spostati in direzione Mont-Saint-Michel che avremmo visitato l’indomani. Abbiamo prenotato una stanza presso l’Hotel Vert, soluzione rivelatasi comodissima. L’hotel si trova all’interno di un piccolo complesso dove ci sono alberghi, un campeggio, qualche ristorantino, un negozio di souvenir e qualche altro negozietto. È un luogo prettamente turistico ma, dato che in macchina vi possono accedere solo gli ospiti degli alberghi, risulta molto comodo e rilassante.
Lasciate le nostre cose in albergo abbiamo fatto un giretto e, calata la sera, ci siamo resi conto che sul Barrage du Mont Saint Michel, una diga sul fiume Couesnon che serve a non far confluire troppa sabbia all’isolotto, è stata costruita una piccola tribuna nella quale è possibile osservare Mont-Sant-Michel da lontano: di notte è spettacolare!
Trascorsa una piacevole oretta, stanchi ma soddisfatti, ci siamo addormentati non appena poggiata la testa sul cuscino.


GIORNO 5 – 30 LUGLIO 2016

Dopo una sana dormita ed una veloce colazione abbiamo preso la navetta che ci ha condotti, attraverso una strada rialzata ed un ponticello, al Mont-Saint-Michel.
Vederlo da fuori è sbalorditivo e non si fatica a capire perché sia entrato nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO.
L’abbazia, emblema della Francia del Nord con il suo profilo inconfondibile, si staglia sulla candida distesa di sabbia paludosa provocata dalla marea. Durante la nostra visita, avvenuta mentre vi era bassa marea, il paesaggio ha assunto una connotazione malinconica ma affascinante, con le paludi che svelano tutta la vastità della vita animale nascosta al loro interno. Ci è rimasta, tuttavia, la forte curiosità di vedere Mont-Saint-Michel nella sua versione isola, completamente circondato dal mare.
Mont-Saint-Michel, costituito da un meraviglioso complesso monastico e dalla città medievale in miniatura che si snoda intorno all’abbazia, nonostante i numerosi turisti, riesce in qualche modo a mantenere intatto il suo fascino e la sua autenticità. Passeggiare tra le sue strette vie e tra le varie ed incredibili stanze è uno spettacolo.
Fortunatamente siamo andati presto al mattino altrimenti la fila per acquistare il biglietto di ingresso per l’abbazia sarebbe stata molto lunga. L’accesso alla città medievale invece è completamente gratuito.
Siamo rimasti lì qualche ora e abbiamo girato ogni centimetro dell’isola finché, nel pomeriggio, ci siamo rimessi in macchina per continuare il nostro viaggio, destinazione Bayeux.
Prima di fare un piccolo giro della città abbiamo lasciato le nostre cose al Clos des pommiers, sicuramente la migliore sistemazione di tutta la vacanza. Si tratta di un B&B a Tracy-Sur-Mer, a metà strada tra Bayeux ed Arromanches, arredato finemente e nel quale abbiamo gustato un’ottima colazione.
Parcheggiata la macchina abbiamo fatto un giro per le strade di Bayeux che per la verità, a parte la cattedrale ed il famoso arazzo, che non abbiamo fatto in tempo a vedere, non offre molto. Siamo quindi andati a vedere la cattedrale, Notre-Dame de Bayeux, fortunatamente aperta e dove stava volgendo a termine un concerto d’organo. Sinceramente ho trovato più bella la chiesa fuori che dentro.
Affamati siamo andati a mangiare un boccone al Le Petit Normande, proprio dietro la cattedrale, ottimamente recensito e presente all’interno della Lonely Planet. Sufficiente l’antipasto costituito da crostoni di pane con sopra mele e formaggio, ottima la faraona e passabile il dessert al bicchiere consistente in un gelato alla vaniglia con panna, cioccolato e pere. Piuttosto scarso ed insapore invece il calice di vino bianco.

Dopo cena siamo andati nella piazza antistante la cattedrale nella quale al crepuscolo si sarebbe svolto uno spettacolo di luci e suoni. Al calare del sole la cattedrale e le stradine che portano ad essa sono state magistralmente illuminate ma dello spettacolo nessuna traccia: il concetto di crepuscolo è evidentemente molto soggettivo. Stanchi intorno alle 22.30 abbiamo desistito e siamo andati a dormire.


GIORNO 6 – 31 LUGLIO 2016

Poiché questa giornata era da dedicare completamente al viaggio ci siamo svegliati con molta calma godendoci l’ottima colazione del Clos des pommiers.
Partiti quindi da Tracy-Sur-Mer in un paio d’ore abbiamo raggiunto il porto di Cherbourg dal quale ci saremmo imbarcati per l’Irlanda. Siamo arrivati intorno alle 11, alle 12 è cominciato l’imbarco ed alle 15 siamo partiti con un traghetto della Stena Line.
Dato il costo elevato non abbiamo prenotato nessuna cabina ne posto assegnato quindi ci siamo accaparrati un comodo divanetto dove abbiamo trascorso le successive 18 ore di viaggio!

Grazie al mare calmo ed alla nave tutto sommato confortevole il viaggio è stato molto tranquillo e noi eravamo pronti e trepidanti per l’attesa dell’Irlanda!


GIORNO 7 – 1 AGOSTO 2016

Intorno alle nove del mattino siamo sbarcati a Rosslare dove l’Irlanda ci ha salutati con il suo clima più tipico: la pioggia!
L’impatto con la guida a sinistra è stato abbastanza forte ma dopo pochi chilometri ci si abitua. Tuttavia imboccare le rotonde al contrario provoca sempre una certa ansia!
In mattinata abbiamo raggiunto Kilkenny, nostra prima tappa irlandese. Presa qualche informazione presso l’ufficio del turismo, nel quale abbiamo trovato delle utilissime guide di tutta l’Irlanda, siamo andati a visitare il castello. Costruito nel XII secolo questo maniero si presenta elegante ed imponente, circondato da un bellissimo giardino. L’interno è invece abbastanza deludente, non perché non sia bello, ma perché non vi è quasi nulla di originale, tutto è stato ricostruito. L’ultima famiglia che lo ha abitato ha venduto quasi tutto per pagare le spese del mantenimento della tenuta. Più interessante la Long Gallery, una grande sala dai bei soffitti alti, nella quale sono esposti diversi ritratti della famiglia Butler ed un maestoso camino in marmo di carrara.
Fattasi ora di pranzo ci è sembrato doveroso consumarlo in un tipico pub irlandese, così la scelta è ricaduta sul Matt The Millers Bar & Restaurant. Il cibo è stato discreto, molto buona invece la Kilkenny.
Nel pomeriggio siamo andati prima alla St. Mary Cathedral, non tra le più belle che abbiamo mai visto ma comunque interessante, e poi alla Cattedrale di San Canizio, la più grande chiesa medievale di Irlanda dopo quella di San Patrick a Dublino. Poiché si pagava l’ingresso ed il nostro tempo era limitato abbiamo deciso di rinunciare alla visita ripromettendoci di rifarci con quella di St. Patrick a Dublino (promessa che ahinoi non siamo riusciti a mantenere).
In serata ci siamo spostati a Killarney, punto di partenza del Ring of Kerry che avremmo percorso l’indomani.
Siamo quindi andati all’ottimo Dunn Court House, nel quale avevamo prenotato una stanza, dove siamo stati accolti da una coppia irlandese di mezza età con la quale abbiamo anche scambiato due chiacchiere: sono stati simpaticissimi! Ottima la sistemazione in una camera molto grande e pulita.
Su consiglio dei proprietari del B&B siamo andati a mangiare un boccone al Murphy’s bar dove, oltre ad una buona cena accompagnata da un’immancabile pinta di birra, ci siamo intrattenuti con la tipica musica dal vivo irlandese. È proprio vero che l’atmosfera dei pub irlandesi è unica!
Usciti dal Murphy’s abbiamo fatto un giro per le vie del centro.

Killarney, così come molte altre città irlandesi, non si sviluppa attorno ad un centro di aggregazione, tipo una piazza o una strada pedonale. Probabilmente sarà dovuto al clima, motivo per cui passeggiare per le strade non è sempre piacevole. Spesso, infatti, queste sono deserte mente i pub affollatissimi.francia-irlanda-142-di-158


GIORNO 8 – 2 AGOSTO 2016

A colazione abbiamo scambiato due chiacchiere con una coppia di simpatici ragazzi italiani che ci ha raccontato di avere impiegato un giorno e mezzo per percorrere tutto il Ring of Kerry. Noi avevano poco meno di una giornata! Terminata la impegnativa colazione irlandese ci siamo affrettati a partire.
La prima sosta è stata a Rossbeigh Beach, una vasta spiaggia sferzata dal vento dove da un lato si può ammirare la vastità del mare e dell’altro le più confortevoli verdi colline. Mentre noi ce ne stavamo all’interno delle nostre calde giacche a vento un coraggioso bagnante solitario stava facendo una nuotata. È stato l’unico caso che abbiamo visto in Irlanda.
Su suggerimento dei proprietari del Dunn Court House abbiamo proseguito fino a Valentia Island, splendido angolo della contea di Kerry. Siamo entrati sull’isola tramite un traghetto che fa la spola da Reenard Point a Knightstown, mentre siamo usciti da un ponte dal lato di Portmagee. Se si percorre il Ring in senso antiorario questa è la soluzione migliore. L’isola è bellissima anche se ad un certo punto al cielo coperto si è aggiunta una fastidiosa nebbia ad avvolgere il paesaggio.
Lasciata l’isola in circa tre chilometri abbiamo raggiunto le maestose Kerry Cliffs, non all’altezza delle decantate Cliffs of Moher ma comunque molto suggestive. La vista dalle scogliere è mozzafiato anche se per poterne godere è necessario pagare 4 euro per un ingiustificato prezzo del biglietto comprendente il parcheggio dell’auto.
Proseguendo il giro del Ring ci siamo fermati di tanto in tanto nei punti panoramici segnati lungo la strada.
Purtroppo la nebbia, più che la pioggia, ha reso il percorso meno suggestivo di quanto ci aspettassimo.
Chiuso nuovamente il ring a Killarney abbiamo proseguito sulla Wild Atlantic Way verso la Dingle Peninsula con destinazione Dingledove avevamo prenotato una camera al Fiona’s B&B.
Prima di arrivare ci siamo fermati ad Inch Strand, una lingua di sabbia di 5 km punteggiata di dune che si estende nella Dingle Bay. La spiaggia è rinomata per il surf ed infatti vi è una scuola dove si insegna questo sport. Al nostro arrivo decine di ragazze e ragazzi erano in acqua a cimentarsi in questa divertente attività mentre noi, con indosso felpa e giacca a vento, avevamo freddo solo a guardarli!
Lasciati i bagagli al Fiona’s B&B siamo andati a fare due passi a Dingle ma siamo stati sopresi da un acquazzone che, insieme ad un fortissimo vento, ha reso impossibile stare all’aperto.
Dopo un po’ di difficoltà abbiamo trovato un tavolo al Paudie’s bar dove finalmente ci siamo potuti riscaldare. Un ragazzo con solo la sua voce ed una chitarra è riuscito a creare una magnifica atmosfera che ci ha permesso di consumare piacevolmente la nostra ottima cena. Oltre ad una buona zuppa di pesce abbiamo avuto modo di provare la famosa shepherd’s pie, un gustoso sformato di agnello e verdure, simile al gulash, con un topping di purè di patate. Squisito anche il pudding nero al caramello caldo.


GIORNO 9 – 3 AGOSTO 2016

Dopo tanta attesa il giorno che aspettavamo da tempo finalmente è arrivato: visita alle Cliffs of Moher, le scogliere più famose d’Irlanda.
Sebbene la sistemazione al Fiona’s non sia stata nulla di eccezionale almeno i pancake erano superlativi.
Poiché la strada da fare era molta abbiamo deciso di abbandonare la Wild Atlantic Way e quindi raggiunto Tarbert dove ci siamo imbarcati su un traghetto della Shannon Ferries che ci ha condotti a Killimer.
Da lì abbiamo ripreso nuovamente la Wild Atlatic Way facendo una piccola deviazione per vedere una piccola penisola, ma di grande fascino, che pochi si spingono a vedere: Loop Head.
Questa è una striscia di terra protesa verso il mare ai confini della contea di Clare. Un lato scende con lieve declivio verso il mare mentre sull’altro vi è un’imponente scogliera. Sulla sommità svetta un faro perfettamente funzionante che è anche possibile visitare.
I circa settanta chilometri di Wild Atlatic Way che da Loop Head portano alle Cliffs of Moher sono stupendi. Ci siamo fermati diverse volte per ammirare e fotografare le scogliere ed i paesaggi stupendi che ci si presentavano davanti.
Dopo quasi due ore siamo arrivati finalmente alle Cliffs.
Parcheggiata la macchina siamo entrati nell’affollatissimo centro visitatori, quasi invisibile dall’esterno in quanto perfettamente integrato con l’ambiente circostante. Sembra realizzato all’interno della collina. Dopo aver curiosato un po’ ed avere visto un filmato incentrato sulla fauna del luogo, siamo usciti, sotto un fortissimo vento e qualche goccia di pioggia, per ammirare le scogliere.
La bellezza delle Cliffs è suprema e la loro imponenza sconcertante: fino a 203 m di altezza! Si potrebbe stare ore ad ammirarle senza stancarsi mai.
Poiché il luogo attrae molti di turisti sono state realizzate delle comode passerelle e, nei punti di maggiore impatto panoramico, dei parapetti dove potersi affacciare.
Durante tutto il tempo ci ha accompagnato un vento fortissimo, talmente forte che ha invertito il corso di alcune piccole cascate nelle quali l’acqua veniva nebulizzata verso il cielo anziché precipitare verso il basso: sembrava di vedere dei comignoli fumanti!

Un po’ provati ma con gli occhi pieni di tanta bellezza ci siamo messi in macchina in direzione Galway dove avevamo prenotato una stanza al Gardenfield house B&B.
Anche questo breve tratto di strada, dalle Cliffs a Galway, è stato bellissimo, un paesaggio quasi lunare: ci hanno accompagnate lungo il percorso i Burren.
Si tratta di un esteso tavolato di roccia calcarea dove la vegetazione, costituita da numerosissime specie di fiori selvatici, cresce tra le sue fenditure. Sembra quasi di trovarsi su un altro pianeta!
Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto Galway e, dopo una doccia rigenerante ed aver lasciato le nostre cose al b&b, siamo andati a fare due passi in tra le vie del centro.
Galway è una città molto viva, dinamica, piena di giovani e, anche se non di molto, più carina delle altre città viste finora in Irlanda. È stata però l’ennesima conferma che non sono le città il pezzo forte dell’Irlanda.
Affamati siamo entrati al The Front Door Sonny’s Bar and Restaurant dove siamo stati fortunatissimi a trovare un tavolo.
Abbiamo accompagnato un delizioso fish and chips ed un saporito sandwich con due ottime Galaway Hooker, birra bionda locale molto polare e dal sapore amarognolo.
In tarda serata si è ripetuta la scena che avevamo visto già altrove: le strade si sono svuotate ed i pub riempiti a dismisura.

Abbiamo quindi girovagato un po’ prima di concederci qualche meritata ora di sonno.


GIORNO 10 – 4 AGOSTO 2016

A colazione abbiamo conosciuto un’altra coppia di ragazzi italiani che ha deciso di trascorrere le vacanze in Irlanda e con la quale abbiamo scambiato piacevolmente quattro chiacchiere. Ci siamo quindi rimessi in viaggio, ancora sulla Wild Atlantic Way, per attraversare il Connemara.
Avevamo letto della sua bellezza ma non ci aspettavamo ci sarebbe piaciuto così tanto! Si tratta di un territorio dalla bellezza selvaggia dove le torbiere conferiscono il caratteristico color ruggine. Connemara significa, in lingua irlandese, “insenature del mare”, ed infatti il territorio è così, da un lato tutto un susseguirsi di insenature e spiaggette isolate e dall’altro, nell’entroterra, un paesaggio verdissimo con i campi suddivisi dai tipici muretti all’interno dei quali pascolano indisturbate mucche, pecore, cavalli e pony.
All’inizio del percorso ci siamo fermati al Connemara Spiddal Craft Village, un piccolo villaggio costituito da botteghe all’interno delle quali si può assistere alla realizzazione delle opere da parte degli artigiani. Purtroppo era ancora piuttosto presto e solo alcune di esse erano aperte. Ci siamo fermati a comprare qualche souvenir e siamo ripartiti.
La sosta successiva è stata a Roundstone, un piccolo villaggio di pescatori incastonato in una piccola insenatura, con variopinte case a schiera, invitanti pub ed una bellissima baia punteggiata da barche.
L’attrazione principale è il Roundstone Musical Instrument dove questi vengono realizzati a mano da un artigiano con anni di esperienza alle spalle.
Oltre ad avere assistito con interesse alla realizzazione di uno di essi, abbiamo comprato un bellissimo bodhrán, tamburo a cornice irlandese usato soprattutto nella musica popolare nazionale irlandese.
Proseguendo verso est ci siamo spinti verso il Connemara Smokehouse, dove da giugno ad agosto vi sono delle visite guidate che mostrano come viene affumicato il famoso salmone di questa regione. Purtroppo le visite si svolgono soltanto il mercoledì, quindi, non potendo oltrepassare il piccolo spazio all’ingresso nel quale vengono venduti grossi tranci di pesce surgelato, siamo andati via.
Proseguendo, e fermandoci diverse volte per scattare qualche foto agli splendidi panorami, siamo giunti nei pressi del Connemara National Park, dove persone di tutte le età si apprestavano a compiere trekking di diverse durate e difficoltà.
Andando verso nord siamo giunti a Killary Harbour, secondo alcuni l’unico fiordo di Irlanda anche se altri sostengono che non sia di origine glaciale e quindi non può essere considerato tale.
Fiordo o non fiordo ci siamo trovati di fronte ad uno spettacolo di straordinaria bellezza. Si tratta di una lunga insenatura lunga circa 16 km e profonda massimo 45 m, punteggiata qua e là da allevamenti di mitili, che fa da confine tra la contea di Galway e quella di Mayo e Sligo.
Nel piccolo centro abitato di Leenaun si trova lo sheep and wool center, piccolo museo sulla filatura e tessitura della lana. Per nostra sfortuna quel giorno il museo era chiuso quindi ci siamo fermati a vedere solo l’annesso negozio di souvenir con un numero infinito di prodotti realizzati con la lana.
Siamo quindi andati verso nord dove avevamo prenotato una stanza in un B&B a Grange qualche km a nord di Sligo.
Poiché c’è stato un contrattempo con la prenotazione, la proprietaria ci ha riservato, a sue spese, una camera al Pier Head Hotel di Mullagmhore, scusandosi per il contrattempo.
Questa volta la sorte è stata dalla nostra parte. Mullaghmore è un piccolo e caratteristico porticciolo che, specialmente al tramonto, gode di un’atmosfera magica e molto romantica. Non c’è molto da vedere ma fare una passeggiata lungo la strada che costeggia il mare è piacevole e rilassante.
Un po’ rumoroso l’hotel ma alla fine è stata una buona sistemazione specialmente considerando la vista mozzafiato della quale si può godere nella sala dove viene servita la colazione.
Abbiamo cenato all’ Eihtna’s by the sea sul quale, essendo uno dei due unici ristoranti a Mullaghmore, non avevamo riposto molte aspettative.
La cena invece è stata divina con un pesce cucinato in modo esemplare: superbo, squisito e tenerissimo.
Dopo la cena ed una passeggiata serale con la mente inebriata dall’ottimo vino siamo tornati in camera dove ci siamo addormentati all’istante.


francia-irlanda-109-di-158GIORNO 11 – 5 AGOSTO 2016

La colazione al Pier Head Hotel è stata discreta ma molto bella è stata la location nella quale l’abbiamo consumata con una stupenda vista mare e, finalmente, una bella giornata di sole.
Siamo quindi tornati per qualche chilometro verso sud per andare a vedere il cimitero megalitico di Carrowmore nei pressi di Sligo.
È uno dei cimiteri dell’ Età della Pietra più grandi d’ Europa con monumenti che risalgono a 5500-6500 anni fa.
Si tratta di un sito di da non perdere per chi è appassionato di archeologia mentre per gli altri va fatto un piccolo sforzo per apprezzarne la bellezza e l’interesse storico. Una visita guidata o un’audioguida fatta bene probabilmente avrebbero reso tutto molto più interessante mentre il piccolo opuscolo informativo, che viene fornito all’ingresso, è stato insufficiente a destare l’interesse.
Pur non rimpiangendo la visita non siamo riusciti a dedicargli più di un’ora dopodiché abbiamo deciso di continuare il nostro viaggio verso nord.
Proseguendo sulla Wild Atlantic Way, bellissima anche in questo tratto, siamo andati in direzione del suo punto finale, o iniziale a seconda della direzione di percorrenza: Malin Head, nella contea di Donegal, sulla Penisola di Inishowen, all’estremità più settentrionale dell’isola d’Irlanda.
La zona è famosa per l’epico scenario costiero, le fiorenti specie di volatili e la ricchezza di luoghi di importanza storica.
L’estremità della penisola è chiamata Bamba’s Crown e su di essa sorge un’importante torre di vedetta fatta costruire dai britannici nel 1805.
Da questo punto parte un bellissimo sentiero nel quale è possibile ammirare l’imponente scogliera sferzata dal vento. Non ci aspettavamo di trovare questa perla nascosta quindi la sorpresa nell’essere in un questo luogo ci ha ripagati di una giornata che stava volgendo al termine senza particolari emozioni.
Ritornando dal sentiero verso il parcheggio nel quale avevamo lasciato l’auto, al tramontare del sole, la sorpresa più inaspettata: abbiamo avvistato i delfini! Due famigliole si stavano spostando verso ovest a due passi dalla costa. Vederli è stato uno spettacolo! Sembravamo due bambini al luna park!
La strada che porta al capo e dalla quale si ritorna è molto bella e da essa è possibile vedere pascolare beati nei campi i simpaticissimi pony irlandesi.
Abbiamo quindi momentaneamente lasciato l’ Irlanda e siamo entrati in Irlanda del Nord, a Ballymoney, dove avevamo preso una stanza nel mediocre Glen Lodge.
Siamo quindi usciti per andare a mangiare un boccone in un fast food e rientrati in serata.


GIORNO 12 – 6 AGOSTO 2016

Dopo le Cliffs of Moher ecco un’altra attrazione che abbiamo tanto atteso di vedere: La Giant Causeway, il Selciato del Gigantein italiano, il cui nome probabilmente a molti non dirà nulla ma basta guardare una foto per capire di cosa si sta parlando: una delle più famose e caratteristiche scogliere d’Irlanda.
Prima di arrivare al selciato, venendo da Ballymoney, ci siamo fermati al Dunluce Castle, sulla costa di Antrim, aggrappato a un brandello di roccia a picco sul mare.
Probabilmente avrebbe meritato una visita più approfondita ma per questioni di tempo abbiamo deciso di proseguire.
Siamo arrivati a Bushmills dove abbiamo lasciato la macchina e preso una navetta che ci ha condotti all’ingresso del centro visitatori, punto di partenza per la visita del Selciato del Gigante.
Molto bello il centro, perfettamente integrato con l’ambiente circostante, all’interno del quale viene mostrato un breve cartone animato che racconta la leggenda del Gigante, Finn Mc Cool, e delle origini del Selciato.
Compre nel biglietto le audioguide, con una voce narrante molto simpatica e un po’ fuori dagli schemi.
Quando si guarda Il Selciato del Gigante da vicino non si fa fatica a capire perché sia nata questa leggenda. Sembra proprio l’opera di un gigante con la sua vasta distesa di fitte e regolari colonne esagonali di pietra. È un luogo bellissimo, a ragione unico luogo nell’Irlanda del Nord inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Durante tutto il tragitto ci siamo goduti ogni centimetro del percorso scattando un numero imprecisato di fotografie.
Dopo circa due ore abbiamo raggiunto nuovamente il centro visitatori dal quale partiva la navetta che ci ha ricondotti alla nostra auto.
Proseguendo lungo la piacevolissima Causeway Road ci siamo diretti verso Carrick-a-Rede, distante solo pochi chilometri.
Si tratta di un isolotto nella punta del quale i pescatori da secoli gettano le reti per intercettare i salmoni.
Per raggiungerlo, dopo aver percorso un piacevole sentiero di circa un chilometro, si deve attraversare un ponte di corda, lungo 20 metri e largo uno, che oscilla paurosamente a 30 metri di altezza sopra una frastagliata scogliera. Può essere attraversato al massimo da una decina di persone alla volta e, in caso di forte vento, viene chiuso. Non è adatto a chi soffre di vertigini, il suo attraversamento è una bella scossa di adrenalina. A parte il ponte, che da solo varrebbe il viaggio, il panorama del quale si gode dall’isolotto è bellissimo.
L’ultima tappa prima di lasciare l’Irlanda del Nord e raggiungere Dublino è stata una veloce visita ai Dark Hedges. Si tratta di un sentiero affiancato da faggi che creano una vera e propria ambientazione Fantasy.
Gli alberi furono piantati nel 1750 circa dalla famiglia Stuart con l’intenzione di stupire i visitatori della propria tenuta. Questi raggiunsero il risultato sperato che è possibile ammirare ancora oggi, 300 anni dopo.
È considerata una delle strade alberate più belle al mondo ed una delle mete più fotografate dai turisti. È infatti quasi impossibile riuscire a catturare un momento nel quale non ci sono persone o auto. La popolarità di questo luogo ha raggiunto anche il mondo del cinema. Diverse scene di Games of Thrones sono state infatti girate qui.
Ci siamo quindi diretti a Dublino, distante circa 250 km, fermandoci per mettere qualcosa sotto i denti in un autogrill.
Intorno alle 20, lasciata la macchina nel parcheggio del Maldron Hotel Parnell Square, ci siamo fermati in camera per godere di un meritato riposo.


GIORNO 13 – 7 AGOSTO 2016

Purtroppo Dublino, sulla quale avevamo fantasticato molto, ci ha lasciati con l’amaro in bocca.
Chi ama la letteratura e la storia non faticherà ad amarla, ma l’atmosfera non è magica, il piacere che si prova camminando per le strade di una capitale europea manca quasi del tutto.
Inoltre, il fatto di avere trovato la città sventrata dai cantieri per la realizzazione di una linea tramviaria, non ha aiutato ad apprezzarla.
Dopo esserci svegliati ed aver fatto colazione siamo andati alla ricerca di un ufficio turistico per acquistare la Dublin Card ed i biglietti per River Dance, spettacolo di musica e balli tradizionali irlandesi. Quest’ ultimo il più bel ricordo che porteremo di Dublino.
Con la Dublin Card, non certo economica, avevamo diritto all’ingresso presso numerose attrazioni e il diritto di usare per tutta la giornata il bus turistico hop-on hop-off. Il servizio fornito da quest’ultimo è stato pessimo, con gli autobus che non rispettavano i percorsi indicati e la totale assenza delle pubblicizzate audioguide in altre lingue, italiano compreso.
Ci è andata ancora peggio con gli ingressi. Essendo domenica, infatti, quasi tutte le chiese, tra le quali la chiesa di San Patrizio e la Cattedrale, che avremmo voluto vedere, sono rimaste aperte per pochissime ore al giorno cosicché non abbiamo avuto modo di visitarle. Al mattino siamo arrivati troppo tardi mentre nel pomeriggio gli orari coincidevano con quelli di River Dance.
Sconsolati, intorno alle 11, siamo andati a vedere lo stabilimento della Guinness. In realtà quella che si visita non è la fabbrica attuale ma quella vecchia che è stata trasformata in uno showroom. La vera fabbrica non è visitabile.
La visita è stata comunque molto interessante e, anche grazie alle sempre ottime audioguide, abbiamo potuto conoscere la storia e molti aneddoti che gravitano intorno a questa famosissima birra nera.
All’interno della fabbrica abbiamo pranzato con un ottimo stufato alla Guinness ovviamente accompagnato da due pinte di quest’ultima.
Nel pomeriggio, in attesa di recarci al Gaiety Theatre, abbiamo gironzolato per Temple Bar. Qui è piuttosto piacevole passeggiare, con la musica degli innumerevoli pub a fare da sottofondo, ma, considerando che si tratta probabilmente del più famoso e bel quartiere della città, la nostra delusione non è diminuita.
Finalmente è giunto il momento di River Dance così, staccati i biglietti, siamo entrati. È stato tutto fantastico! Dalla danza, protagonista principale, alla musica, all’ambientazione ed al teatro stesso.
La bravura, l’abilità e l’incredibile sincronizzazione dei ballerini sono indescrivibili.
In serata abbiamo girovagato un altro po’ per la città, facendo capolino nuovamente a Temple Bar, prima di rientrare in albergo.


francia-irlanda-71-di-158GIORNO 14 -8 AGOSTO 2016

Dopo aver fatto il check out al Maldron Hotel e lasciato le nostre cose in macchina siamo usciti, molto presto, per andare a visitare il Trinity College.
Più che il Trinity, del quale abbiamo visto solo gli esterni, la nostra visita si è concentrata sulla Old Library ed il Book of Kells.
La Old Library è una delle cinque biblioteche, unica in Irlanda, ad avere il diritto di ricevere gratuitamente ogni libro pubblicato nel Regno Unito.
La parte più spettacolare, che lascia completamente di stucco, è la Long Room, una sala gigantesca dove, solo nel suo principale corridoio lungo 65 metri, sono conservati oltre 200 mila volumi in bellissimi scaffali in legno.
All’interno, oltre numerose e importantissimi opere, è esposta la più antica arpa irlandese divenuta simbolo della nazione.
All’interno della Old Library è contenuto anche il famosissimo Book of Kells, uno straordinario manoscritto miniato dei i quattro vangeli, realizzato dai monaci di Iona in Scozia. È un vero capolavoro di arte celtica divenuto famoso soprattutto per l’eccezionale qualità delle numerose pagine contenenti una sontuosa scrittura a colori, miniature, decorazioni e illustrazioni.
Questa visita ha chiuso la nostra bellissima avventura tra Alsazia, Normandia ed Irlanda.
Siamo quindi partiti da Dublino per Rosslare dove, intorno alle 15.30, ci siamo imbarcati per Cherbourg che abbiamo raggiunto dopo ben 18 ore di navigazione!


GIORNO 15 – 9 AGOSTO 2016

Siamo arrivati a Cherbourg alle undici del mattino e, dopo un lungo viaggio, alternandoci alla guida, abbiamo raggiunto Milano alle due di notte.
In totale, escludendo la navigazione in mare, i chilometri percorso sono stati poco più di 6000!


Per vedere la Galleria fotografica del viaggio di Filippo clicca qui


biografia-filippo

Io, Filippo (34 anni) e Roberta (33 anni) stiamo insieme dal 2012, anno nel quale nessuno ha più fatto un viaggio senza la compagnia dell’altro.

Originari del sud, io siciliano e Roberta napoletana, viviamo a Milano, che adoriamo, dove lavoriamo come ingegneri per una grossa compagnia petrolifera.

Amiamo viaggiare, soprattutto in macchina, pianificando bene ma non troppo minuziosamente il percorso e lasciandoci ispirare dalle bellezze che incontriamo lungo la strada.

Al mare preferiamo la montagna, sia quando attraversiamo a piedi i suoi stretti sentieri che quando scendiamo lungo i suoi pendii innevati a bordo di una tavola da snowboard.

Vi invito a dare un’occhiata al mio sito viaggi 

Spero che i nostri diari di viaggio possano essere di aiuto agli utenti di http://worldexplore360.com/ così come i loro ispireranno sicuramente le nostre prossime avventure.

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