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Madagascar: un’emozione diversa in ogni passo

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Madagascar Spettacolari terrazzamenti

Il Madagascar è un Paese affascinate e ospitale, dove la natura si è sbizzarrita in forme e colori unici. Una grande isola, terra di contrasti, di flora e fauna endemiche, 18 etnie diverse, riti ancestrali, paesaggi incontaminati, che ha visto sbarcare nei secoli sulle sue coste genti portatrici di frammenti culturali di ogni parte del mondo. Un caleidoscopio di colori e suoni, gesti ed emozioni. Il racconto di Roberto Lazzarato


Partiamo da Bologna, via Parigi con volo Air France per il Madagascar. All’aeroporto di Antananarivo tutto avviene nel segno di “moro mora”, piano piano. Al controllo dei passaporti uno controlla i dati, un altro mette il visto, un terzo lo ricontrolla prima di restituirlo. Arriviamo in hotel alle 2 di notte. Siamo in 14 oltre all’accompagnatore e alla guida malgascia che si dimostrerà molto competente e disponibile.

La capitale Antananarivo, adagiata ad un’altezza di 1250 metri su 12 colline punteggiate da campanili e macchie di jacaranda, è caotica, con le strade trasformate in un immenso mercato. Sulla città domina l’antico palazzo reale, il “Rova”, fortezza risalente al XVII° secolo, danneggiata da un incendio nel 1995, ora in parte restaurata.

Un breve giro panoramico fino alla piazza del municipio, poi la partenza verso Antsirabé. Lungo la strada incontriamo villaggi con le tipiche case in terra rossa con il tetto di paglia. Ci fermiamo per vedere la lavorazione della rafia e dell’alluminio, constatando condizioni di povertà estreme nel piccolo villaggio. Incontriamo anche delle suore che parlano italiano in missione in Madagascar. Buona la sistemazione al Flower Palace.

Antsirabé è stata fondata nel 1872 da un missionario norvegese ed è un centro termale, oltre che la capitale dei “pousse-pousse”, una specie di risciò orientale vivacemente colorato. Facciamo un giro sui p-p e poi si riparte.

Raggiungiamo Ambositra, in territorio Zafimaniry e sostiamo in minuscoli laboratori di lavorazione del legno e delle corna di zebù, con marchingegni realizzati ingegnosamente con materiali di recupero, con il quale costruiscono anche degli apprezzabili modellini di auto e biciclette.

Pranzo tipico al ristorante Artisan dove veniamo accolti da ragazzi locali in costume tradizionale. Ci sono molti murales che descrivono le numerose attività artigianali malgasce. Lungo il percorso tanta gente in cammino, splendidi scorci e minuscoli villaggi. Tramonto con il sole che si specchia nelle risaie, prima di arrivare con il buio a Fianarantsoa all’hotel Soafia. Non c’è l’acqua e l’elettricità è prodotta dal generatore. Verso le 22 dal rubinetto solo un rigagnolo d’acqua fredda. Confidiamo che la situazione migliori durante la notte, invece al mattino nemmeno una goccia. Pure la colazione lascia a desiderare per l’invasione di mosche.

Fianar pare sia stata costruita dalla regina Ranavalona nel 1830 come avamposto militare a protezione degli altopiani. Ci sono tante chiese (chiuse) in seguito all’arrivo dei missionari europei che hanno diffuso la religione cattolica. Interessante la parte storica sulla collina e bello e colorato il mercato. Partiamo alla volta di Ambalavao circondata da piantagioni di soia e da vigneti. Lungo il percorso, la guida ci porta a visitare una scuola in un villaggio in bella posizione sui terrazzamenti con le abitazioni in terra rossa e tetti di paglia.

Un incontro gratificante per il contatto con una realtà così diversa. Proseguiamo e visitiamo un laboratorio di lavorazione della seta e poi uno di produzione della carta ‘antaimoro’, il cui processo di lavorazione artigianale, importato secoli or sono dagli arabi, è a carico delle donne, come pure le tele di seta grezza tessute a mano. Nel centro del villaggio anche un parcheggio dei bus che partono solo quando sono strapieni di gente e merci. Nella piccola riserva di Anja incontriamo il primo camaleonte e poi durante la passeggiata nella foresta i lemuri Catta dalla coda ad anelli. I lemuri a volte sconfinano anche negli orti degli abitanti del villaggio che gestiscono la riserva e fanno piazza pulita degli ortaggi. Proseguiamo per Ranohira e arriviamo all’Isalo Rock Lodge, un resort incantevole gestito da un italiano, molto curato con tanti fiori, piante e magnifici lodge.

Intera giornata di visita al Parco dell’Isalo, tra i più belli e interessanti del Madagascar. Un massiccio di rocce modellate dal vento e dalle intemperie, con oasi verdeggianti, piscine naturali e numerosi tipi di piante, fra le quali il “pachypodium rosolatum” il baobab nano con una intensa fioritura gialla. Variegata la fauna locale: camaleonti, serpenti, uccelli e diverse specie di lemuri. A Ranohira incontriamo i due ranger che ci accompagnano nel percorso che abbiamo scelto di 8 km.

La prima parte in salita, poi un lungo tratto pianeggiante con scorci suggestivi e bei panorami, prima di arrivare all’oasi con vegetazione lussureggiante e alla piscina naturale di un bel verde smeraldo, dove alcuni si avventurano in una nuotata rinfrescante. Quindi ancora un po’ di trekking, prima della discesa abbastanza impegnativa, sotto il sole e una temperatura che supera i 32°. Pic-nic in compagnia dei lemuri che tentano di portare via il cibo dai tavoli. Rientro al lodge tonificante con ottima cena.

Sveglia alle 3 perché bisogna raggiungere Tulear (250 km.) di buon mattino per avere la marea favorevole per raggiungere Anakao. Alle prime luci dell’alba incontriamo lungo la strada deserta dei baobab. Il nastro d’asfalto, pieno di buche, sembra non finire mai. Assistiamo al risveglio dei villaggi che fiancheggiano la RN7 e sostiamo per vedere come fanno il rum in modo alquanto primitivo. In mezzo alla strada da un secchio alcuni bambini attingono l’acqua per lavarsi la faccia.

In un chiosco che dovrebbe essere una macelleria campeggia una testa di zebù avvolta da un nugolo di mosche. Arriviamo a Tulear in orario sulla tabella di marcia. Ci imbarchiamo con i bagagli su un motoscafo dell’Anakao Lodge e in 50 minuti, a velocità piuttosto sostenuta, arriviamo a destinazione, incrociando alcuni pescatori Vezo con le loro imbarcazioni a vela quadra che rientrano dalla pesca.

Sulla spiaggia, dove arriviamo entrando in acqua sino al ginocchio, ad accoglierci l’intero staff, con drink e saluto di Walter, un italiano che gestisce il resort in bella posizione sulla baia, protetta al largo dalla barriera corallina. Pranzo ottimo. Optiamo per visitare il villaggio dei pescatori e ci incamminiamo lungo la spiaggia dove è in corso un’accesa partita di calcio tra ragazzi e ragazze che ci mettono molto agonismo e segnano un gol mortificando i maschietti. Ci sono tante barche a riva, nugoli di bambini festosi e scenette di vita quotidiana tra le povere casupole. Giungono le note di un coro gospel da un locale spoglio trasformato in chiesa, dove una dozzina di ragazze stanno facendo le prove accompagnate dal maestro con la chitarra. Ci cantano due canzoni da pelle d’oca: contenti noi e contente loro del caloroso applauso.

Rientrando al resort per un sentiero interno, ci imbattiamo in alcune donne vicino ad un pozzo molto profondo dal quale, a forza di braccia (senza una carrucola) tirano su secchi d’acqua che poi versano nelle taniche portate sulla testa anche da bambini molto piccoli al villaggio. Arriviamo al bungalow con il buio e ci aspetta un’ottima cena.

Escursione sul cassone di un camion, adattato con panchine e cuscini, con un percorso lungo e accidentato, al parco Tsimanampetsotsa. Sei ore di sballottamento su pista sterrata abbastanza estenuante, con la nota lieta dell’attraversamento di piccoli villaggi dai quali frotte di bambini escono a salutarci festosi. Incontriamo anche qualche carro trainato da zebù con a bordo masserizie varie, sopra le quali spuntano intere famiglie. Deludente il lago salato con in lontananza una esigua presenza di fenicotteri. Interessante invece la Grotta di Mitoho con il lago sotterraneo abitato da un pesce cieco e la foresta spinosa che sembra dipinta di un colore metallico, con bizzarre euphorbie e grandi baobab di varie forme.

Spettacolare il gigantesco baniano le cui lunghe radici penetrano nel terreno fino a immergersi, molti metri più in basso, in una dolina piena d’acqua. Al ritorno nell’area pic-nic ci aspettano i lemuri catta. Il rientro con il camion e un vento fastidioso è ancora più stancante. Sosta in un villaggio dove quasi tutti gli abitanti sono radunati in una capanna per vedere le immagini tremolanti da un vecchio televisore in bianco e nero.

Doveva essere una giornata di sole e mare. Invece piove a dirotto. L’escursione, con il mare agitato, all’isola di Nosy Ve, consente di vedere i fetonti, uccelli marini che nidificano nell’isola. Serata con grigliata al lodge.

Lasciamo a malincuore l’Ocean Lodge. A Tulear troviamo delle strade allagate dalla pioggia del giorno precedente. All’aeroporto tutto liscio e veloce, come pure il volo per Antananarivo. Ritroviamo il nostro bus per la tappa di trasferimento a est, sino a Moramanga, capoluogo del territorio dell’etnia Bezanozano.

Moramanga è una cittadina di passaggio con un monumento all’indipendenza. Visitiamo il mercato prima di raggiungere il villaggio di Andasibé, dal quale si entra al Parco di Perinet, accompagnati da un ranger, tra fitta vegetazione, ruscelli, ponti in legno. Vediamo subito un serpentello che il ranger prende per la coda e un camaleonte. Poi il richiamo impressionante dell’Indri-indri, il più grande fra i lemuri, dei quali andiamo alla scoperta. Tra la fitta vegetazione sugli alberi ne individuiamo quattro gruppi familiari. Riprendiamo il viaggio tra vegetazione rigogliosa, terrazzamenti e piccoli villaggi salendo i tornanti di un valico, prima di puntare verso la costa. Lungo il percorso sosta al villaggio di Antsapanana con un variopinto mercato della frutta. Arriviamo quando il buio è calato da un pezzo a Tamatave, il maggior porto del Madagascar, da cui partono carichi di riso, caffè, legni pregiati, cacao e vaniglia. Sistemazione all’hotel Calypso, il migliore della città.

Ci trasferiamo al porto per prendere la barca e risalire il Canale dei Pangalani, anche se, a causa di un disguido, l’imbarcazione arriva con notevole ritardo. Ad aspettare un manipolo di arruolati per caricare i nostri pesanti bagagli e si parte.

Il Canale dei Pangalani, voluto dai francesi, unisce una serie di lagune e di laghi creando una via di comunicazione al riparo dal tumultuoso e imprevedibile oceano, consentendo il trasporto di persone e mercanzie. Il canale è una piacevole sorpresa. Nella prima mezz’ora di navigazione incontriamo diverse imbarcazioni che trasportano di tutto, pescatori su minuscole barchette, situazione quotidiane nei villaggi che si affacciano al canale, vegetazione tropicale lussureggiante.

Poi si attraversano dei laghi, anche ampi e si alza un po’ di vento fastidioso. Dopo 3 ore di navigazione arriviamo al Palmarium in bella posizione su un’ampia baia, con bungalow nascosti tra gli alberi. Dopo il pranzo con vino locale, partiamo per una passeggiata nella fitta vegetazione della riserva privata con due ranger alla ricerca dei lemuri. Con i loro richiami i ranger segnalano la nostra presenza e riusciamo a vedere 4/5 specie di lemuri, alcuni titubanti, altri più coraggiosi che arrivano sino a prendere le banane dalle mani dei visitatori.

Riusciamo anche a vedere delle rane minuscole, tra le più piccole del pianeta e raggiungiamo al tramonto la spiaggia dove delle donne malgasce immerse nell’acqua stanno tirando a riva la rete da pesca. Il cielo si colora di rosso. Sorpresa in serata: prima della cena, assistiamo ad uno spettacolo proposto da un gruppo di ragazzi, alcuni molto piccoli, in costume, di un villaggio vicino, che coinvolgono tutti con canti e balli. Nel bungalow, quasi al buio, c’è solo un filo d’acqua.

Al mattino i lemuri ci precedono sui sentieri che portano al resort lanciandosi da un albero all’altro. Facciamo un altro giro nella riserva per conoscere le piante e incontrare altri lemuri. Poi l’imbarco e per un’ora ripercorriamo il Canale dei Pangalani prevalentemente sui laghi. Allo sbarco ci attendono i fuoristrada per un percorso massacrante su pista accidentata per risalire le Alte Terre, finché non ritorniamo sulla strada, con le buche, ma anche con l’asfalto. Nel pomeriggio visitiamo una piccola riserva dedicata alla fauna malgascia: tanti camaleonti, geki, rettili. Ripartiamo e in salita, durante un sorpasso azzardato, il fuoristrada esala l’ultimo borbottio e si ferma. Persone e bagagli vengono suddivisi sui vari mezzi e si riparte verso il lago Mantasoa, dove arriviamo con il buio e pernottiamo al Mantasoa Lodge. La sistemazione va oltre le aspettative e anche la cena a base di pesce è buona.

Il lodge al mattino con il sole si rivela una piacevole sorpresa con giardini curati e fioriti in riva al lago. Ci sono anche dei camaleonti e l’upupa con il nido sul tetto di un lodge.

Un nuovo fuoristrada ci porta a Tananarivo con un traffico caotico, caldo afoso, percorriamo poche centinaia di metri in un’ora. Gli acquisti rinviati sin dal primo giorno per il mercato artigianale vengono frustrati da un acquazzone tropicale, con grandine e rientro veloce in hotel cinese, vicino all’aeroporto, con cena da dimenticare. Volo di rientro senza problemi Tana-Parigi-Bologna.

Un Paese da scoprire il Madagascar, per viaggiatori che sanno emozionarsi al sorgere del sole tra i baobab, ai colori del tramonto sulle sconfinate risaie. Non è indicato per coloro che amano le comodità e andare a negozi, si adombrano per qualche alberghetto modesto con l’acqua e la luce a orario, a volte senza, per la strada, quando c’è, con le buche, il mezzo di trasporto antiquato che potrebbe anche fermarsi lasciandoti per strada in attesa che, mora mora, si trovi una soluzione. E’ un paese povero, seppure ingegnoso, dove anche un solo chicco di riso non può essere sprecato. Un paese per chi ama scoprire nuove realtà, conoscere altra gente, farsi coinvolgere nell’avventura con la disponibilità di affrontare le inevitabili difficoltà che si presenteranno lungo il cammino su un percorso non facile e non sempre agevole, ma in un ambiente spettacolare, sorprendente, che ti regala ad ogni passo un’emozione.


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Chi è Roberto Lazzarato?

roberto-in-yunnanHo il privilegio di abitare in Valbrenta, una valle percorsa dal fiume Brenta tra il Massiccio del Monte Grappa e l’Altopiano di Asiago.

Dopo aver visitato in lungo e in largo l’Italia, sicuramente il Paese con un patrimonio artistico, architettonico e naturalistico impareggiabile, anche se spesso non valorizzato adeguatamente, e con ancora tantissime mete piccole e grandi da scoprire, ho iniziato oltre trent’anni fa a viaggiare all’estero, prima qualche puntata in Europa, poi in Africa, Medioriente, Asia, Americhe.

La passione per i viaggi e per le foto è andata in crescendo, come la curiosità di cercare di scoprire sempre nuove culture, storie, tradizioni. Per ogni viaggio mi entusiasma prima di partire la fase di ricerca delle notizie, di documentarmi sulla destinazione scelta, studiare l’itinerario, conoscere la storia del paese, gli usi, i costumi; poi, durante il viaggio, cercare di utilizzare al meglio il tempo disponibile per vedere non solo le mete imperdibili, ma anche entrare in contatto con la gente, mi piace girare per i mercati locali, fotografare le persone, nel rispetto della loro sensibilità, gente che spesso non ti chiede nulla e ti regala un sorriso che vale molto più di mille parole e di tante pagine delle guide; infine, al ritorno, senza le inevitabili tensioni dei tanti accorgimenti che ti frullano per la testa quando ti trovi all’estero in Paesi a volte problematici, rivivere il viaggio e le emozioni provate, le sensazioni percepite, ripercorrendone le varie tappe attraverso le immagini.

Un viaggio, quindi, non dura i 10/15 giorni dalla partenza al ritorno, ma si assapora dalla preparazione e per lungo tempo dopo il rientro a casa, dove è già in cantiere l’itinerario della prossima destinazione.

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