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Matamata, Hobbiton Movie Set (Dinner tour) Di Livia P.

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Livia P. in un bellissimo racconto neozelandese alla scoperta del Set De “Lo Hobbit” e “Il Signore Degli Anelli”

«In un buco nel terreno viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima».

Il 26 aprile 2016 è una data che resterà impressa nella mia memoria. È il giorno in cui ho messo piede nella Contea (The Shire) e respirato aria e cinema con una nota letteraria.

Per capire a pieno le sensazioni che ho provato ad essere lì, è doverosa da parte mia una piccola premessa. Ero bambina quando lessi Il Mago di Ursula K. Le Guin (primo capitolo della saga di Terramare), il mio primo romanzo fantasy, poi, negli anni in cui ho frequentato le scuole medie, uscirono i primi film de Il Signore degli Anelli e di Harry Potter, fu una folgorante illuminazione seguita dalle letture delle opere di J.R.R. Tolkien e J.K. Rowling. Scrivo fantasy da quegli anni (2002/2003) e, essendo già stata in quel di Londra (per la magia del maghetto occhialuto e del suo mondo) approdare nella Terra di Mezzo era un passo doveroso.hobbiton

Ad aprile mi trovavo già in Nuova Zelanda da circa due mesi, io e mio fratello minore eravamo ospiti in un’immensa farm alla periferia di Matamata, dove eravamo impegnati come wwoofers, quindi aiutavamo la famiglia ospitante nei lavori quotidiani. Anche la mattina in questione ci eravamo svegliati prima del sorgere del sole per mungere le grosse mucche, come novelli cowboy eravamo totalmente immersi nella vita bucolica ma radunando la mandria a cavallo di quad (big bike) e non di destrieri. Glenda, la matrona, ci aveva aiutati a prenotare i posti per il Dinner Tour di quel martedì (dato che i posti rimanenti si contavano sulle dita di una mano ed era in pratica l’unica data utile, in quel periodo, per poter fare il Dinner Tour, la nostra scelta tra le diverse opzioni a disposizione di chi vuol visitare Hobbiton) grazie a certe sue conoscenze.

Il pomeriggio del giorno precedente, avevamo organizzato tutto l’occorrente per la nostra escursione in modo da essere preparati per il programma che ci eravamo prefissati. La mattina del 26, dopo la mungitura, c’erano, nei nostri piani: fare una bella doccia, un’abbondante colazione e percorrere a piedi (come in altre occasioni) i 10 km che separavano la farm dove eravamo alloggiati a Matamata città, pranzare e arrivare comunque in anticipo per l’inizio del tour.

I fatti, però, non si svolsero così.

Durante la colazione, mentre esponevamo i nostri piani per la giornata eccitante che ci attendeva, Glenda ci disse con tutta calma che non c’erano bus per Hobbiton compatibili con l’orario del nostro tour e che ci avrebbe accompagnato lei verso le 15:00 per poi venirci a riprendere a fine tour. La notizia ci scioccò un pochino, eravamo convinti che l’orario sulla ricevuta di pagamento fosse quello della partenza della navetta per Hobbiton e non del vero e proprio tour! Tuttavia, nel giro di cinque minuti, Glenda sarebbe andata a Matamata città per accompagnare John (un altro wwoofer, francese) nella farm del fratello così ne approfittammo per avere un passaggio in macchina, risparmiandoci i 10 km a piedi, e vestendoci alla velocità della luce! Volevamo comunque visitare la città prima del tour e quel cambio di programma dell’ultima ora poteva comunque fare al caso nostro.

Alle 10:30 eravamo a Matamata e, grazie ad una telefonata di Glenda, sapevamo di poter prendere l’ultimo bus per Hobbiton dall’I-site alle 15:30.

Per passare il tempo facemmo un po’ di giri per negozi, io comprai una camicia maschile stile scozzese che poi praticamente indossai per tutto il giorno al disopra del mio maglioncino. Comprammo il pranzo in un supermercato e lo andammo a consumare in un’area pic-nic ventosa (col senno di poi, avremmo saltato volentieri il pranzo a causa dell’abbondante cena). In un negozio di souvenir, mi comprai un ciondolo a forma di kiwi che indossai immediatamente insieme al mio Anello del Potere che avevo portato dall’Italia proprio per indossarlo in quell’occasione. All’I-site di Matamata, il centro informazioni (presente praticamente in ogni città della Nuova Zelanda) dove è possibile comprare i biglietti per Hobbiton se non li si vuole prendere on-line, comprammo una moneta del tesoro di Smaug come souvenir per nostro fratello maggiore.

«Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,

Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,

Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,

Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,

Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,     

Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende»

Giunta finalmente l’ora della partenza dell’ultima navetta, siamo saltati a bordo del bus e in una ventina di minuti abbiamo raggiunto la zona parcheggio – shop – ristoro di Hobbiton, dove c’era il Wi-Fi free e dove, presentando la nostra ricevuta di pagamento (cioè quella che ci diede Glenda quando ci prese i posti per il tour), abbiamo ricevuto i due biglietti e la mappa della Contea! Ho comprato quindi una calamita, come promesso alla mia amica Rachele e per me una penna ricordo. Non c’era molta scelta di souvenir, per lo più cose molto costose come modellini fatti a mano per i collezionisti. A dirla tutta, è più facile incontrare degli irlandesi che trovare souvenir de Il Signore degli Anelli! In tutta la Nuova Zelanda sono pochissimi i posti autorizzati a vendere merchandising dei film: l’I-site di Matamata (e immagino anche quello di Wellington), i Weta Digital nella capitale, il negozio di souvenir ad Hobbiton e agli aeroporti. Stop. In tutti i vari negozi di souvenir sparsi per il paese non troverete niente.

Alle 16:45 è finalmente partita la navetta per la vera Hobbiton (che si raggiunge percorrendo un tortuoso sentiero) ed è iniziato il tour ufficialmente! Eravamo una quarantina di turisti, per lo più francesi e americani. Il tour è iniziato con la guida che ha chiesto quanti avessero visto i film de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit e quanti avessero letto anche i libri e io sono stata una delle poche persone presenti con la mano sempre alzata (si, sono una di quelle ragazze che hanno tutti i libri, i film in Blu-ray e i gadget).

L’area che ospita Hobbiton è grande 1250 acri ed è la farm Alexander circondata da pecore e mucche al pascolo, i lavori di costruzione del set cinematografico iniziarono nel marzo 1999 e vennero costruite 39 case hobbit. Le riprese per Il Signore degli Anelli iniziarono a dicembre 1999 e continuarono per tre mesi. Quelle per Lo Hobbit, invece, iniziarono ad ottobre 2011 e durarono solamente 12 giorni.

La guida ci ha accompagnato lungo le stradine dalla Contea, fermandosi di tanto in tanto per dare spiegazioni mentre noi eravamo tutti intenti a scattar foto e girare video, percorrendo i sentieri calpestati dagli halfling (come piace chiamarli mio fratello) e visti e rivisti nei film di Peter Jackson. Poi, nell’unica casa dove ci si poteva fare la foto dentro la porta d’ingresso (perché, per chi non lo sapesse, le case non sono visitabili all’interno poiché fisicamente esistono soltanto esteriormente. Gli interni visti nei film, sono frutto del digitale e/o di set temporanei costruiti negli studios), la guida turistica si improvvisava fotografo, come anche a fine tour, per la foto notturna davanti ad una delle casette illuminata.

Ci si ritrova a camminare in una vera farm (azienda agricola), quindi le zucche che si incontrano lungo il cammino sono vere, come le altre coltivazioni, così come alberi, fiori e cespugli, legna accatastata, è una full immersion in una natura fatata dove tutto è curato nei minimi dettagli, dai vestiti appesi ad asciugare al banchetto che vende vasetti di miele.

Vedere con i propri occhi il passaggio dove, a inizio Compagnia dell’Anello, passano Gandalf il grigio e Frodo sul carretto è stato c    ome trovarsi realmente nel film, in quel mondo fantastico eppure così reale che ha potuto prendere vita grazie al sogno in celluloide di un regista neozelandese. Interessante sapere che il ponte e il mulino erano originariamente in polistirolo e solo per Lo Hobbit sono stati ricostruiti in mattoni veri!

Tra tutte le 44 abitazioni presenti sul set, solo quelle in Via Saccoforino sono a grandezza naturale. Le casette hanno dimensioni differenti per motivi tecnici legati alle riprese e montaggio in studio, ci ha spiegato la nostra guida, oltre a come sono state intagliate nel legno le porte rotonde tipiche di quelle casette e di come siano state incollate foglie finte su veri alberi per le riprese. Alcune casette (cinque) sono state aggiunte per Lo Hobbit ma non esistevano per la realizzazione dei film precedenti.

La vallata della festa, in origine, era un’enorme palude che è stata prosciugata per allestire il set e riempita, era profonda circa cinque metri. L’imponente albero della festa che sovrasta la pianura ha circa 100 anni ed è sotto di esso che Bilbo scompare alla fine del suo discorso per celebrare il suo 111esimo compleanno.

     «Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo cento undicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant’anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea».

La casa dei Baggins è l’abitazione più grande presente nel villaggio, i gradini che conducono all’ingresso, sono gli originali utilizzati per Il Signore degli Anelli. Lo steccato, durante le riprese, venne sostituito con uno di grosse dimensioni cosicché Frodo sembrasse molto piccolo. L’albero sopra casa Baggins è artificiale (l’unico dell’intero set). La casa si scorge già prima di raggiungere il sentiero su cui è costruita (l’intero percorso è un sali e scendi di collinette, indossare scarpe comode è fondamentale), non riconoscerla al primo sguardo è impossibile: la scalinata, il cancelletto con il cartello che invita a non entrare (no admittance excepton party business), e poi lei, la facciata della casa con la rotonda porta verde!

Il Dragone Verde (The Green Dragon Inn) offre birra allo zenzero fatta in casa o sidro di mela e, nel nostro pacchetto del tour, era compresa una consumazione. L’interno della locanda è esattamente identico a come appare ne Il Signore degli Anelli entrare, scorgere il bancone, le poltrone attorno al camino acceso, tavolini e pareti in legno è stato davvero emozionante, quasi sembrava di poter scorgere Frodo, Sam, Merry e Pipino seduti a bere da enormi boccali.

La cena è avvenuta in una sala attigua, con un banchetto davvero molto ricco e gustoso a base di carni varie e molti contorni, allestito in modo spettacolare, conclusosi con frutta e dolcetti e bevande. Essere seduti a quella tavolata era come sentirsi un nano ospite a casa di Bilbo!

A fine cena siamo tornati al bus attraversando la Contea lanterne alla mano. Le case hobbit illuminate, avvolte dal mantello della notte emanando incanto, accompagnate da un cielo infinito costellato da miliardi di stelle che, come diamanti scintillanti nella vetrina di un gioielliere, venivano riflesse nel lago oscuro ed impenetrabile, creando un’immagine da fiaba, resta a farti compagnia per sempre come un’immagine indelebile impressa nella tua memoria e ti ritrovi a pensare che la sete d’avventura di Bilbo doveva essere veramente molto grande per essere disposto ad abbandonare tutto questo e che, invece, Frodo amava troppo questi luoghi per essere disposto ad abbandonarli spontaneamente.

Poco prima di raggiungere l’autobus, la guida ci ha fatto fermare nello spazio della festa dove, a inizio romanzo de La Compagnia dell’Anello, un anziano hobbit di nome Bilbo ha deciso di organizzare una grandiosa festa di compleanno per sé e suo cugino ed erede Frodo che si appresta a diventare maggiorenne compiendo 33 anni, invitando tutta Hobbiville. Ci ha fatto disporre quindi tutti in cerchio poggiando a terra le lanterne che andarono a formare un anello di luce decisamente suggestivo, attorno al quale abbiamo ballato.

Il bus ci ha riaccompagnati nella zona parcheggio – shop – ristoro, a quell’ora deserta e, in tre, abbiamo preso la navetta per tornare a Matamata città dove, all’I-site, sono venuti a prenderci Glenda e il marito Duncan che erano in cerca di gelato.

La Contea, unica pecca, la immaginavo più grande, invece è alquanto piccina! Però è stato davvero bello esserci stata, averla esplorata, aver respirato la stessa aria (o quasi) di Elijah Wood e Martin Freeman e aver scoperto che, accanto a casa Baggins non esiste l’abitazione del giardiniere Samvise Gamgee, nei film è stata aggiunta in digitale.

È stata una gita bella e magnifica, per me con un profondo significato. È stato guardando The Fellowship of the Ring che ho desiderato di far parte di quel mondo fantasy e di crearne una mia versione. Devo molto ai film di sir Peter Jackson, il primo amore non si scorda mai.

«E visse felice e contento fino alla fine dei suoi giorni»


Chi è Livia?


liviaMi chiamo Livia, ho 28 anni e sono dipendente dai viaggi. Con una laurea in tasca, ho vissuto in Spagna e Nuova Zelanda, vagato per l’Italia e visitato un po’ l’Europa ma non ho ancora visto tutte le capitali europee. La mia lista dei viaggi futuri è lunga tanto quanto quella dei libri da leggere! Amo scrivere, cucinare e fantasticare.

Se volete informazioni più dettagliate su come fare richiesta per i vari documenti necessari per vivere un’esperienza simile alla mia e per leggere i resoconti mensili del mio errare, questo è il link al sito condiviso con mio fratello: http://www.viaggioasudest.eu/”

Infine, per chi volesse conoscermi meglio e leggere altro di mio, ho da pochi giorni creato una pagina facebook:

https://www.facebook.com/LivAspiranteScrittrice/

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