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Murmansk e Teriberka: non solo Aurora Boreale

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Il racconto di un insolito viaggio a Murmansk e Teriberka, nella Russia più estrema, a cura di Vanessa Montesi

Dicembre, una telefonata Skype, mia sorella mi annuncia che tra un mese andrà in Lapponia a vedere l’aurora boreale. Dentro di me fremo: eccitazione per il suo viaggio, orgoglio, un pizzico di invidia. Non è mai stato al top della mia wish list questo tipo di viaggio ma si fa sempre in tempo ad aggiungere. E l’idea di vedere l’aurora boreale mi sembra sempre più affascinante e coerente con il fatto che vivo in mezzo a neve e gelo ormai da mesi. Peccato che un viaggio del genere costi molto, peccato non avere le ferie per andare in Finlandia, Svezia o Canada. Ma aspetta: sono in Russia, vuoi vedere che non c’è un modo per vederla da qui? E così comincio ad informarmi e salta fuori che non c’è bisogno di andare tanto lontano; è sufficiente andare a Murmansk, città all’estremo nord-ovest della Russia, quasi al confine con Finlandia e Norvegia, a cui deve il suo nome visto che in antico russo Murman significa appunto norvegese. E decido di partire.

Murmansk. Ph: Vanessa Montesi

Vista dalla collina. Ph: Vanessa Montesi

“Ma sul serio a Murmansk? Ma perché?” È quello che tutti, russi e non, mi chiedono quando parlo del mio prossimo viaggio. E continuano “Non c’è niente”. Eppure di cose ce ne sono eccome, anche escludendo la possibilità di vedere l’aurora boreale. Di ritorno dal viaggio, mentre appoggio la testa al finestrino dell’aereo cercando di dormire, immagini ancora nitide di paesaggi mozzafiato scorrono davanti ai miei occhi e si mescolano alla sensazione di calore che son riuscita a provare in questa città nonostante i -22 gradi. Come al solito vorrei poter posticipare il ritorno. Ma torniamo alla domanda “Perché a Murmansk?”.

Porto di Murmansk in prossimità della nave rompighiaccio. Ph: Vanessa Montesi

Murmansk è decisamente una località non turistica, off-the-beaten-track per dirla all’inglese. Questo spiega la relativa scarsità di ostelli e di servizi per i turisti quali uber o yandextaxi, come mi accorgo quando scendo dall’aereo alle 4 di notte (per qualche motivo c’è stato un ritardo di cinque ore) e l’unica soluzione è affidarmi a uno dei pochi tassisti fai-da-te che aspettano nel parcheggio. Allo stesso tempo è il motivo per cui da subito mi innamoro di questo luogo: lontana da trappole per turisti e dalla continua folla di persone di fretta che pullula nelle metro di Mosca ho finalmente la sensazione di vedere un angolo di Russia autentico, che conserva la sua identità. Questo non vuol dire che Murmansk sia un paesotto: la città, fondata solo nel 1916 (ha fatto da poco 100 anni) conta 300 000 abitanti ed è la più grande città sopra il circolo polare artico. È anche una delle 12 “città eroi” – titolo onorario sovietico conferito alle città che si erano distinte per coraggio e resistenza durante la II guerra mondiale – insieme a San Pietroburgo, Mosca, Volgograd, Odessa, Tula, Novorossisk, Kerch, Smolensk, Sebastapoli e le capitali bielorusse e ucraine Minsk e Kiev. Porto commerciale e soprattutto militare, sede della flotta navale russa del nord e dell’unica flotta di rompighiaccio a propulsione nucleare del mondo (Atomflot), Murmansk viene assediata dai tedeschi nel 1941 ma si sa, i russi non son gente che si piega facilmente e la città resiste fino alla fine della guerra. Tracce di questa storia possono essere sperimentate all’interno del Lenin, il primo rompighiaccio nucleare costruito nel 1957 ed oggi adibito a museo. La maggior parte delle cose al suo interno sono state lasciate come erano ed è così possibile immaginarsi la vita dei marinai che vi abitavano. Alcune delle stanze fungevano da ospedale di fortuna ed ospitano i più creepy studi dentistici e tavoli operatori che abbia visto. L’ingresso al Lenin è possibile solo tramite visita guidata di un’ora, dal mercoledì alla domenica in tre tour dalle 12 alle 15 (prezzo: 150 rubli).

Primo rompighiaccio a propulsione nucleare Lenin. Ph: Vanessa Montesi


Se questo popò di eroismo e primati non fosse abbastanza, ci penserà l’atmosfera surreale a togliervi il fiato. In mezzo a tipiche costruzioni comuniste una ferrovia si perde nel vuoto, le rotaie ricoperte dalla neve che si allungano all’infinito, le file di vagoni ordinatamente allineate puntano all’orizzonte. Tra il bianco e il verde spicca scintillante un vecchio modello di treno che sembra apparire dal cappello di un mago divertitosi a sparpagliare qua e là oggetti di epoche diverse. Inaspettate, ai lati di una stradina si allineano sculture di ghiaccio che il tempo non riesce a sciogliere, battuto dal freddo polare che stende il suo lenzuolo di gelo e ferma le ore. Ma è dall’alto della collina che si affaccia sulla baia di Kola e su parte della città che si gode della vista migliore. È qui che si trova Alesha, la seconda statua più alta della Russia (35.5 metri), monumento ai soldati e marinai russi della II guerra mondiale. Dalla sua posizione privilegiata Alesha guarda verso la Valle della Gloria (долина славы), dove fu combattuta la battaglia più accanita della Campagna Artica contro i tedeschi. Sono le quattro: il sole inizia la sua discesa sull’orizzonte e un raggio scivola ad accarezzare il volto di Alesha.

Monumento Alesha. Ph: Vanessa Montesi

La terra, interamente ricoperta da una trapunta di neve, si tinge di colori pastello e le navi attraccate al porto in lontananza riflettono la luce e luccicano, i contorni sfocati come se non fossero reali, ma visioni nel deserto.  Scendendo nella collina ci imbattiamo in un camioncino abbandonato che mi ricorda quello trovato dal protagonista di “Into the Wild” nel bel mezzo dell’Alaska. Chissà se questo abbia una storia simile.

Vista dalla collina al tramonto. Ph: Vanessa Montesi


Il secondo giorno di viaggio supera anche il primo e mi invade di stupore. Su consiglio di una amica abbiamo deciso di andare a visitare il villaggio di Teriberka, set del film vincitore del Golden Globe per miglior film in lingua straniera nel 2014 e nominato agli Oscar 2015 Leviathan. Cosa c’è a Teriberka? Assolutamente nulla. Un paesino di 700 abitanti circa, affacciato sul mare di Barents (parte del mar glaciale Artico) che vive di pesca, i cui prodotti vengono però mandati e lavorati a Murmansk. Un villaggio semi-abbandonato, in rovina, le cui casette in legno sono state lasciate sole ad opporsi al vento sferzante e alle nevicate continue. Dopo circa 3 ore di auto in strade coperte di neve e quasi invisibili ci scontriamo con la bellezza aspra e selvaggia di questo luogo, dove la neve si congiunge con l’acqua del mare e pezzi di ghiaccio si adagiano sulla sabbia come collane di perle sul collo di una signora. C’è una pioggerellina sottile e l’aria odora di freddo. È quasi impossibile allontanarsi da questo panorama maestoso, ma non dobbiamo andare tanto lontano: a due passi dalla riva c’è un cottage di legno dalle enormi vetrate che si guardano sul mare, e qui ordiniamo i piatti del giorno da un menu lunghissimo ma non disponibile.

Spiaggia di Tereberka. Ph: Vanessa Montesi

Siamo gli unici clienti. Gli unici ad avere il piacere di assaporare una buona zuppa solianka, granchio, capesante e patate arrosto. Riscaldati e rimpinzati ci dirigiamo verso Teriberka nuova, con una sosta per fotografare il cimitero di barche di legno, risalenti probabilmente all’inizio del ‘900. Questo luogo ti fa percepire il significato della parola sublime, bello e terribile. Dalla strada si vede una casa rosa più in alto delle altre e la nostra guida ci spiega che è da lì che viene controllata l’attività marina e di pesca. Dopo una veloce visita della città – scuola, campo da calcio coperto di neve, qualche casa – ci dirigiamo verso un’altra spiaggia, per accedere alla quale dobbiamo scendere dalla macchina e camminare per circa mezz’ora. Niente sabbia questa volta: le rocce cadono a picco sul mare e per raggiungere le onde bisogna tenersi in equilibrio su pietre levigate e scivolose. Anche da qui la vista è a dir poco magnifica.

Seconda spiaggia di Tereberka. Ph: Vanessa Montesi

E ora viene la parte che mi piace di più: la mia scommessa con la guida che avrei fatto il bagno in queste acque gelate se mi avesse procurato un asciugamano. L’asciugamano non c’era ma abbiamo rimediato con un sacco a pelo e quindi sì, toltami i vestiti e rimasta in costume sono corsa (si fa per dire) a bagnarmi nella acque del mare artico! Ancora più bello è stato scoprire poco dopo, mentre mi asciugavo tremando, che era in serbo per noi una sorpresa: tirati fuori termos di te e croissant Igor ha improvvisato per noi un incredibile e romantico pic-nic in riva al mare!

Bagno nelle acque del Mar Barents

Sommersa da una palette di emozioni sgargianti, ho finito anche per dimenticare il motivo principale per cui ero andata a Murmansk, quello che avevo ripetuto come un mantra alla inevitabile domanda “Ma a Murmansk a fare che?”. L’aurora boreale. Che no, purtroppo non siamo riusciti a vedere nell’unica notte a nostra disposizione (sapevamo che era una scommessa a perdere). Ma in fondo non mi dispiace così tanto di non averla vista: ho ancora una scusa per un altro viaggio…

Barents Sea. Ph: Vanessa Montesi


Un po’ di informazioni pratiche sul viaggio

COME ARRIVARE: Per arrivare a Murmansk da Mosca ci sono due modi: uno è il treno (preparatevi perché sono 37 ore di viaggio one way) e l’altro è l’aereo. Il costo del biglietto non è troppo alto se prenotate in anticipo (noi lo abbiamo preso a tre settimane dalla partenza e pagato circa 7000 rubli a testa, corrispondenti a 113€ a/r). I biglietti del treno si possono comprare tramite il sito delle ferrovie russo, al quale è necessario iscriversi o direttamente in stazione, in qual caso portate con voi il passaporto. Per i voli io uso normalmente il sito skyscanner, che trova sempre l’opzione più economica.

La strada per Tereberka completamente coperta di neve


COME MUOVERSI: a Murmansk ci si può spostare a piedi, in taxi o in autobus, che passa ogni pochi minuti. Il costo del biglietto dell’autobus è di 28 rubli. Per arrivare a Teriberka è necessario avere una macchina: se non avete la patente internazionale o non volete arrischiarvi a guidare in strade coperte completamente di neve la soluzione ideale è contattare qualcuno che vi farà da autista e guida per un giorno. Il costo fisso è di 10 000 rubli, da dividere tra i passeggeri. Tramite il nostro ostello abbiamo trovato Igor, che di lavoro salva la gente che si perde nei boschi o le navi travolte dai temporali (dettaglio non insignificante). Igor ci ha fatto passare una giornata davvero indimenticabile, tra panorami magici e chiacchierate rilassate e lo consiglio a chiunque voglia fare la nostra stessa esperienza. Potete contattarlo tramite la seguente pagina vkontakte (il facebook russo): Туры и экскурсии по Кольскому полуострову, dove trovate anche il suo numero di cellulare.

Cimitero delle navi. Ph: Vanessa Montesi


DOVE MANGIARE: Oltre a consigliare il ristorante in cui abbiamo mangiato a Teriberka (che è anche l’unico) abbiamo mangiato bene a Kruzhka, dove si può ordinare dalla zuppa ai blinny al sushi, e al ristorante messicano Amigos in Flotsky pereulok 3 (Флотский пр., 3): dopo aver camminato al freddo tutto il giorno cosa c’è di meglio di una promozione 4×3 tequilas, 4×3 birre, un po’ di fajitas e tè in omaggio con il dessert? Promozioni a parte, si mangia bene, il prezzo è giusto ed è stato divertente ritrovarsi catapultati nella calda America Centrale pur essendo praticamente al polo Nord.

Vista dal ristorante


Chi è Vanessa?


vanessa Ho 23 anni e vengo da Pergola, nelle Marche. Dopo aver conseguito la laurea triennale in lingue e letterature straniere a Bologna mi sono trasferita a Sheffield, UK, per svolgere la magistrale in traduzione. Ora vivo e lavoro a Mosca, una città che ha tutto da scoprire, se hai il coraggio di avventurarti per strada con -15 gradi! Amo da sempre scrivere e viaggiare, soprattutto quando vuol dire mettersi in situazioni completamente nuove e conoscere gente a caso. Sono iperattiva e un po’ rompipalle.

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