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Niente è come Cracovia

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Polonia, 16 – 19 dicembre 2016: quattro giorni, tre notti; Tea Vergani ci racconta il suo  recente viaggio a Cracovia. Buona esplorazione!

Dopo aver visitato Cracovia d’inverno bisognava proprio scrivere subito questo diario, appena rientrati a casa, per non perdere i sottili ricordi che questa città lascia. Perché non è come altre città europee, non ha un’immagine o un monumento che la renda immediatamente riconoscibile da tutti, come la Tour Eiffel per Parigi. È una città da scoprire, e da ricordare. Siamo andati a dicembre, ipotizzando che la citta indossasse bene il vestito dell’inverno. Invece, la neve non era ancora arrivata, i giardini e le rive del fiume Vistola erano ancora verdi. Addirittura, alcune rose cercavano di sbocciare. Pazienza, non ci sono più gli inverni di un tempo…


Giorno 1

Per volare, abbiamo scelto Ryanair, per il basso costo e non certo per la sua comodità. Da Bergamo il volo per Cracovia dura meno di due ore. Si può sopravvivere, ma si soffre (il costo dei voli A/R è stato di euro 110, circa, a testa, con solo bagaglio a mano ma con priority boarding). Samo partiti alle ore 14.50. Arrivati all’aeroporto, abbiamo visto che tutti cercavano di cambiare i propri soldi in valuta locale, gli zloty, ma vista la coda agli sportelli abbiamo pensato di fare i furbi… evitandoli, continuando ad andare verso la stazione ferroviaria. Eravamo convinti di trovarne altri, in una stazione ferroviaria normale, come tutte… con uffici, sportelli, eccetera. Invece, ci siamo trovati direttamente su un binario! Un modernissimo treno era pronto a partire per la città. Dove procurarsi i biglietti? Senza perderci d’animo, abbiamo acquistato i biglietti da una macchinetta, usando una carta di credito, scegliendo di visualizzare in lingua inglese le istruzioni (costo: 8 zloty, a testa, meno di 2 euro). Abbiamo magari perso qualche centesimo di euro (!) nel cambio poco favorevole , ma chi se ne frega; pagare, sedersi comodamente e partire subito, non ha avuto prezzo. E poi, a differenza dell’Italia, le macchinette automatiche polacche non rubano i soldi.

Sul cambio EURO/PLN: è favorevole all’euro. Per 1 euro c’era chi dava 4,20 zloty, chi arrivava a offrirci anche 4,52 zloty. Ci si sente come esperti operatori di borsa ma… stiamo parlando solo di pochi centesimi di euro di differenza! A Cracovia si spende poco, quindi il guadagno è ridicolo. Si può cambiare ovunque, od anche non farlo, usando sempre il proprio bancomat. Ciascuno di noi ha fatto come preferiva. In effetti, i polacchi usano poco i contanti: pagano perfino il caffè al bar con una credit card! Come in tutti i paesi che non adottano l’euro come moneta è necessario cambiare tenendo d’occhio il tasso e le eventuali commissioni, ma comunque in generale i prezzi sono più bassi rispetto all’Italia.

Tornando al transfer in treno, in soli 15 minuti siamo arrivati alla Glowny, la stazione centrale dei treni. Neanche questa è stata come ce la immaginavamo: dal binario si scende e poi si entra nella “Galeria”, un grande centro commerciale dentro cui la stazione è inglobata. Shopping ed ancora shopping, i polacchi sembrano stare bene economicamente, sono vestiti elegantemente e in modo sportivo, hanno tutte le marche di negozi che si trovano nei nostri centri commerciali. Anzi, attualmente il loro PIL è classificato al quinto posto, in Europa, e stanno addirittura guadagnando una posizione, scalzando addirittura l’Olanda! Scansando i passanti ed i clienti del centro commerciale, abbiamo seguito le indicazioni per “stare miasto”, città vecchia, e “uliza Pawia”, nome della strada del nostro albergo. E in quindici minuti siamo arrivati in hotel, trotterellando coi trolley, anche il trentino.

E’ meglio prenotare un hotel centrale, tutti lo sanno. Ma qui più che altrove: tutti i posti e le cose da visitare sono a portata di… piede. Abbiamo, perciò, scelto un hotel non proprio all’interno della città vecchia, ma vicinissimo, vale a dire l’IBIS HOTEL, però optando per quello più economico tra le sue ben tre strutture in città: il BUDGET STARE MIASTO IBIS HOTEL . C’è stato, è vero, un divertente imbarazzo, dato che per sbaglio siamo entrati in quello di qualità superiore, che però ci ha subito indirizzati alla reception giusta, cinquanta metri più in là. Così, abbiamo avuto camera doppia con doccia, TV in camera e WiFi, prime colazioni, al prezzo complessivo di 139 zloty a notte. In pratica: abbiamo pagato un totale complessivo di 45 euro a testa, per tre notti e tre prime colazioni a buffet. È chiaro che lo spazio in camera è ridotto, che non c’è un armadio, ma il materasso è buono e la pulizia altrettanto. In fondo, ci si deve solo dormire, NO?

Usciti in uliza Pawia, girando a destra, abbiamo raggiunto l’hotel in dieci minuti. Eravamo atterrati alle ore 17.30, un’ora dopo eravamo già in camera, il conto già saldato al check in. Un record? Mh… forse si.
Siamo usciti ed era tutto buio. Grande nord! Ci siamo velocemente diretti in centro. Bastava seguire le indicazioni. La piazza centrale era molto suggestiva: nero selciato lucido di umidità, casette di legno con artigianato locale, tanta gente che cenava con salsicce profumate e salati formaggi affumicati , grigliati, bevendo birra polacca o vin brulè. I mercatini di natale sono ormai uguali dappertutto, ma quelli ci sono sembrati molto “polacchi”, con molta atmosfera. La città vecchia è circondata da una serie di grandi viali alberati. Tutte le vie del centro convergono sulla grande piazza del mercato, in pratica un quadrato con i lati da 200 metri: grandissima. Al suo centro si trova l’edificio gotico rimaneggiato del Fondaco dei Tessuti, ex mercato che attualmente ospita al piano terra una galleria commerciale di negozi turistici (ambra, souvenir, ecc.) ed al piano superiore una pinacoteca, più una serie di bar e ristoranti. La piazza è contornata da una serie di palazzi interessanti. Nella parte sud sorge la chiesetta di Sant’Adalberto; di fronte alla gotica e colorata Torre del Municipio sorge la chiesa di Santa Maria Vergine, che avremmo visitato all’interno il giorno successivo. Di notte, l’illuminazione dei palazzi e delle chiese è molto suggestiva.

Per chi legge: nella piazza centrale c’era una lunga fila di carrozze a cavalli che offrivano il romantico giro della zona antica. Le guide sono belle e giovani donne, in costume tradizionale antico. I cavalli sono sani, bellissimi e ben tenuti. Ma noi odiamo questo tipo di cose, quindi non abbiamo noleggiato la carrozza, preferendo passeggiare. Il centro storico non è grande e si può visitare comodamente a piedi, ma qualche luogo di visita più lontano (il ghetto nuovo, la fabbrica di Schindler) è raggiungibile con i mezzi pubblici o con i taxi elettrici, in attesa ad ogni angolo, che propongono varie visite con audioguide in italiano. Il grande fiume Vistola scorre tra città vecchia e nuova.

Abbiamo girato un po’ e per caso abbiamo incontrato un ristorante di cui avevamo letto buone recensioni. U BABCI MALINY, uliza Slawkowska 17. Dalla strada, non si capisce neanche che c’è un ristorante! Non c’è un’insegna illuminata, ma solo una piccola targa, con il nome. Si apre un pesante portone, si percorre un corridoio della accademia d’arte , si passa in un cortile poco illuminato, da un’anticamera piena di oggetti da brocantage; sembra di addentrarsi in un luogo pericoloso o sbagliato. Insomma, prima di arrivarci bisogna avere avute chiare istruzioni, se no, chi entrerebbe? È una sala senza finestre, con tavoli rustici e panche di legno. Il brocantage, il kitsch, continua anche dentro. Probabilmente è un posto per studenti, a pranzo, ma a cena non eravamo noi gli unici turisti. Ha un servizio strano, non ha camerieri: si cerca un tavolo, lo si occupa. Si va alla cassa e si chiede un menu. Dopo aver scelto, si torna alla cassa a ordinare e pagare. Le bevande vengono preparate su un vassoio (e te le porti da solo al tavolo), le pietanze ricevono un numero progressivo di comanda, stampato sullo scontrino. C’è un display sul muro, con il numero delle comande pronte da ritirare. Quando tutto sarà pronto, uscirà dalla cucina tutto insieme. Si va, si ritira tutto e si cena, alla fine si sparecchia. Un particolare stile di self service, invero. I cibi erano decisamente interessanti e buoni, sui dolci stendiamo un pietoso velo. Però, tutto compreso, abbiamo pagato 89 zloty in quattro: vale a dire 7 euro a testa. Quindi, abbiamo gradito il gulash e la carne, le verdure, le patate, l’ottima birra polacca.
Per digerire, niente di meglio che una passeggiata verso l’hotel. Circa 1 km, con strade sicure, illuminate, pulite e molto controllate. Buonanotte.


 Giorno 2

Il giorno dopo abbiamo fatto la prima colazione in hotel, a buffet. Abbiamo tracciato un itinerario a piedi che ci portasse il più in fretta possibile al Castello di Wawel. Sapevamo che i km da percorrere erano due, ma non è distanza che ci intimorisce, anche perché la temperatura non era sotto zero gradi. Abbiamo scelto di costeggiare i bastioni, lungo i giardini, ammirando il barbacane, la porta Florianska, le chiese. Siamo arrivati presto, e meno male, perché entro poco tempo sono arrivati migliaia di visitatori. E dire che non è alta stagione! Il Castello sorge su una bassa altura a fianco della Vistola, e costituisce il primo insediamento fortificato di Cracovia, medievale. Con il passare dei secoli è stato ampliato, poi distrutto e ricostruito. In pratica, oggi come oggi sul colle del Wawel svettano la cattedrale intitolata ai santi Stanislao e Venceslao ed il castello che fu sede degli antichi re di Polonia quando Cracovia ne era la capitale.

Il castello è molto, molto visitato. E molto grande. Alla biglietteria, c’è un display che segnala quanti posti liberi ci sono ancora, per ciascuna delle dieci aree visitabili. Non esiste un biglietto cumulativo, ciascuna sezione ha il suo costo. Non abbiamo dubbi che in primavera qualche settore sia già tutto sold out, ma a dicembre e a quell’ora del mattino abbiamo potuto scegliere tranquillamente. Così, abbiamo visitato quattro sezioni: la sala con il quadro di Leonardo da VinciLa Dama dell’Ermellino”, gli appartamenti privati dei sovrani, il Tesoro e l’Armeria, la mostra “Il Wawel perduto. . Il costo totale, delle sezioni da noi visitate è stato di 220 zloty , circa 14 euro a testa. C’erano ben altre sei sezioni visitabili, ma abbiamo scelto quelle che ci interessavano maggiormente. Il “Wawel perduto” è stata una scoperta casuale, a dire il vero, ma interessante: si tratta di una mostra contenente le parti architettoniche originali del castello di Wavel. In effetti, nelle stanze del Castello tutto è stato restaurato, ricostruendo molto, troppo… ahimè. La visita agli appartamenti privati dei sovrani è obbligatoriamente con una guida. In lingua inglese o altro. Piacevole visita, stanze con mobili antichi e interessanti architetture. C’è la collezione di arazzi fiamminghi di Sigismondo II Augusto e la Cappella Jadwiga, nota come “Zampa di gallina“. Per completare, le Camere di Stato al secondo piano (la Sala degli Ambasciatori, la Sala dei Senatori, la Sala dei Deputati). Tutto molto bello, tutto molto “italiano”, perché i reali polacchi amavano molto i nostri capolavori artistici del Medioevo e del Rinascimento. Del resto, sembra un palazzo rinascimentale, con un cortile molto bello in pietra chiara con arcate affrescate da cui si accede ai vari spazi di visita, e volendo si possono poi visitare i camminamenti esterni con giardini panoramici. Il quadro di Leonardo merita il viaggio, anticipa la Gioconda. Il quadro è nel Castello, ma provvisoriamente, in attesa della riapertura del museo nazionale. E’ il quadro più famoso di tutta la Polonia, un capolavoro . Leonardo da Vinci lo dipinse a Milano all’incirca nel 1490, nel periodo in cui viveva alla corte del duca Ludovico il Moro, per ritrarre la graziosa Cecilia Gallerani, amante sedicenne del quarantenne Duca. Il ritratto è bellissimo e come per la più famosa “Monna Lisa” del Louvre, anche qui la donna ritratta ha un impercettibile sorriso sulle labbra e lo sguardo volto verso sinistra, mentre diverso è lo sfondo, monocromatico scuro. L’opera rimase di proprietà della famiglia Gallerani, per un paio di secoli, per poi essere venduto al principe polacco Czartoryskich (!) che lo portò a Cracovia. I Nazisti non lo rubarono solo perché fu conservato nei sotterranei del Castello dai quali, benchè un poco danneggiato, riemerse alla fine della Guerra, per poi essere restaurato ed esposto al pubblico.

Al termine della visita, siamo passati nell’altro cortile, e siamo entrati nella Cattedrale, dove sono sepolti quasi tutti i re polacchi. In effetti, c’è tutta la storia della Polonia, lì dentro. Si visita gratis, tranne quando ci sono funzioni religiose in corso, mentre si paga un biglietto per accedere alla cripta e al museo della cattedrale, ma i biglietti per la cripta erano terminati. La cattedrale è sicuramente il monumento più importanti di tutta la nazione, costruita tra il 1320 e il 1360. Alcune delle sue cappelle sono vere opere d’arte così come i numerosi arazzi della navata centrale.

Abbiamo pranzato in un ristorante non lontano, nel quartiere Kazimiert: KUCHNIA U DOROTY, Via Augustianska. Molto pulito, elegante. Di solito, a mezzogiorno non pranziamo nei ristoranti, ma visto il freddo ci faceva piacere starcene un po’ al calduccio, e riposare dopo tutte quelle ore di visite in piedi al castello. Abbiamo assaggiato piatti della cucina locale: i pierogi e le kielbasa, accompagnati da birra ed una bottiglia di Red’s, un succo di mela leggermente alcolico. I pierogi sono ravioli di carne ripieni di verza e carne o altro, i kielbasa sono salsicce alla griglia. Il costo è stato di 113 zloty, circa 7 euro a testa. Ottima la qualità di tutto quanto, gentilissime le cameriere, pulitissimi i servizi.

Rientrando in città vecchia, abbiamo apprezzato le strade, le facciate delle case, i mercatini.
Volendo visitare il giorno successivo le Miniere di Sale, abbiamo cercato tra le varie agenzie viaggi quella con l’offerta migliore per l’escursione. Così, abbiamo pagato e prenotato un’escursione in pulmino, con prelievo al nostro hotel, ingresso e guida alle miniere incluso, per 476 zloty, cioè per circa 30 euro a testa. (Avevamo controllato, grazie ad internet, la possibilità di andarci da soli, ma il costo del treno andata e ritorno, più il biglietto di ingresso, era comunque altino. Inoltre, avremmo comunque dovuto trovare la sede in città dell’ufficio commerciale delle Miniere di Sale (esiste!), per prenotare gli ingressi. In effetti, ogni monumento ha un numero massimo giornaliero di visitatori, che viene raggiunto molto presto. Data l’affluenza, è consigliabile prenotare uno o due giorni prima. Non sapevamo se avremmo trovato ancora biglietti, se la visita in lingua Inglese o Italiana fosse ancora disponibile). Andando da soli, avremmo al massimo risparmiato 5 euro a testa. Quindi abbiamo optato per la comodità e la sicurezza del viaggio organizzato.

Ci siamo regalati un buon caffè e (soprattutto!) buone cioccolate al KARMELLO, un bar sulla Via Florjanska. Questa via è pedonalizzata, con diversi edifici interessanti e molti negozi, e porta alla Brama Florjanska (Porta di San Floriano) che insieme ad un tratto di mura sono gli unici resti dei bastioni difensivi della città; superata la porta si trova il Barbacane, praticamente un avamposto fortificato di epoca medioevale.

Abbiamo fatto un rientro in hotel e poi siamo usciti per la cena. Siamo andati alla Gospoda KOKO, in Uliza Golebia. Anche questo è un posto da studenti, da lavoratori. Zuppa, cotoletta, contorno, birra polacca per un costo totale di 93 zloty, circa 6 euro a testa. Il cibo è abbondante, ma anche qui il servizio non è affidato totalmente ai camerieri, ma ai clienti. Bisogna scegliere e ordinare il piatto, alla cassa, pagandolo immediatamente. Poi però c’è una ragazza che porta i piatti al tavolo, quando sono pronti, in ordine casuale. Le birre, invece, bisogna andarsele a pagare e prendere al bancone. Il cibo della sera precedente era stato sicuramente migliore, ma questo è stato discreto. Il rientro in hotel è stato simpatico, attraversando i mercatini della piazza centrale.


Giorno 3

Il terzo giorno, dopo la prima colazione, abbiamo atteso il pullmino dell’Agenzia. Puntualissimo, dopo aver raccolto turisti presso altri hotel , in circa 45 minuti ci ha portati a WIELICZKA, alla biglietteria delle Miniere di sale. La località è graziosa, turistica. Ingresso e visita alla miniera sono molto organizzati: in biglietteria formano i gruppi, dividendoli per lingua straniera, dando un auricolare ed una radioricevente a testa. La Guida si presenta al proprio gruppo, e dopo aver sintonizzato tutte le audioguide sulla frequenza che viene attribuita allo specifico gruppo, ci si mette in fila per entrare. I gruppi che vengono formati per ascoltare la lingua Inglese sono abbastanza numerosi, quelli in altre lingue sono più rari, quindi noi avevamo optato per una visita in lingua inglese. Non è necessario prenotare, solo i gruppi precostituiti lo debbono fare. Dopo circa 30 minuti d’attesa siamo entrati. Sono tantissimi gradini in discesa! Si scende per centinaia di metri. La temperatura aumenta, arriva a +15 gradi. Stabili, tutto l’anno.

Fuori, quel giorno c’erano solo due gradi. Arrivati alla fine della discesa, abbiamo iniziato a ricevere informazioni storiche e scientifiche dalla nostra guida, così da riuscire ad apprezzare la situazione, veramente speciale. Sale e sale, corridoi, chilometri scavati nel sale. Una Chiesa, statue, canalizzazioni per l’acqua, invasi, pozzi. Dall’antichità ai giorni nostri. Lungo il percorso si fanno 800 scalini, di cui 380 subito all’inizio. Consigliano scarpe comode, ma il terreno è del tutto asciutto, ovviamente, ed i gradini sono ben fatti e non particolarmente scivolosi. Va molto apprezzato il governo polacco, che ha saputo trasformare una miniera ormai improduttiva in una attrazione turistica così importante, capace di attrarre milioni di visitatori annui. Visita da consigliare, ad ogni età. La cappella di santa Klinga, ad esempio, è situata a 100 metri sotto il suolo, e viene usata per concerti e matrimoni; tanto per dare un’idea: la cappella è in realtà una chiesa sotterranea lunga 54 metri e alta 50 metri. La visita dura 3 ore. Potrebbe sembrare una specie di “Disneyland” sotterranea, per lo stile un po’ kitsch delle statue realizzate dai minatori, ma si deve sempre tenere a mente che tutta l’opera è stata realizzata da semplici operai, non da artisti affermati, e che è stata realizzata in alcuni secoli, aggiungendo sale, statue, corridoi con attrezzi antiquati. E’ un’opera di alta ingegneria, che nessuno ai nostri giorni potrebbe realizzare, neanche con gli attuali strumenti, troppo costosa. Si ritorna in superficie con uno comodo ma velocissimo ascensore, in pratica un montacarichi. Il pullmino ci ha riportato in centro città, e da lì abbiamo continuato le nostre visite turistiche. Naturalmente, ci siamo regalati un altro caffè, al KARMELLO BAR.

Tornati sulla Piazza centrale, abbiamo visitato la Chiesa di S. Maria Vergine, con i curiosi due campanili di altezza diverse. Costruita nel 1220 e distrutta, come quasi tutto il resto della città, durante l’invasione dei mongoli tatari, fu però poi ricostruita un secolo dopo, ed ampliata nel 1700. Entrando dal fianco destro, dall’ingresso turistico, si pagano 10 zloty (poco più di 2 euro) ma si può ammirare da vicino l’altare, opera di Wit Stwosz, scolpito nel legno di tiglio e cornici di rovere. Le statue di questa pala d’altare, sia aperta che chiusa a libro, sono veramente belle ed interessanti. Molto gradevoli e splendide, le vetrate colorate. La più bella è la Cappella di Sigismondo, ma anche la Cappella della Santa Croce, tutta affrescata, è magnifica . Purtroppo, per esaurimento dei biglietti in vendita, non abbiamo potuto salire i 70 gradini tramite i quali si arriva davanti alla Campana di Sigismondo, sul campanile.

Senza ripassare in albergo, siamo andati a comperare i biglietti per un concerto di musica Klezmer, venduti dall’Ufficio Informazioni Turistiche, per la sera stessa. Costo: 240 zloty, circa 15 euro a testa. Poi abbiamo visitato o solo ammirato dall’esterno altri monumenti: la chiesa di San Domenico, eretta nel 1300 e rimasta sia internamente che esternamente in un bello stile gotico puro, la chiesa di San Francesco costruita un secolo più tardi e restaurata nel 1800 a seguito di un incendio, la Chiesa di S. Pietro e Paolo, visitata mentre al suo interno un coro di cantanti folk e classici faceva le prove per il concerto serale.
P.s. Tutte le porte delle chiese, dei ristoranti, dei bar sono rigorosamente chiuse, a Cracovia, in dicembre. Il freddo impone di tenerle serrate, perciò sembra sempre che non sia permesso entrare…. bisogna spingere il battente per capire se il luogo è aperto o chiuso! E quanto sono pesanti, le porte polacche!

Continuando a passeggiare, abbiamo visitato il quartiere ebraico Kazimiert. Anche in Polonia, gli ebrei erano ghettizzati, e a Cracovia la loro zona era oltre il fiume Vistola. Sono strade di case maltenute, ma oggi come oggi è la zona che più attrae i giovani, per i suoi bar e la musica. Il quartiere di Kazimierz era l’antico ghetto che a partire dal 1400 raccoglieva la numerosa comunità ebraica di Cracovia. Qualche edificio è stato restaurato, non molti, ma la presenza di numerosi locali e negozi ha rilanciato turisticamente la zona. In pochi chilometri quadri ci sono cinque sinagoghe, tre chiese e un cimitero ebraico, complesso forse unico in Europa. Il cuore del quartiere può essere considerata la Via Szeroka, dove c’era la sede dei bagni rituali della comunità, c’è poi la Stara Sinagoga, che oggi ospita un museo della cultura ebraica in Polonia, la Remuth Sinagoga con annesso un piccolo cimitero ebraico rinascimentale con lapidi del 1500, e sulla via Miodowa c’è la Kupa Sinagoga più recente e ancora adibita al culto. Noi non abbiamo visitato, per mancanza di tempo e non certo per mancanza di interesse, questi monumenti. Invece, siamo più volte transitati per la Piazza Nuova (Plac Nowy), animata da un vivace mercato di alimentari e bancarelle di brocantage, dove si possono acquistare e gustare degli ottimi zapekanki,i lunghi crostini di pane farciti a scelta con funghi, formaggio, salumi o altro. Sembrano gustosi e da provare come street food polacco. Sotto l’impero austriaco cessò l’obbligo per gli ebrei l’obbligo di risiedere nel ghetto, per cui molte famiglie iniziarono ad abitare nel quartiere sull’altra riva del fiume. Sotto l’occupazione nazista tutti gli ebrei di Cracovia furono obbligati a vivere in una piccola area del quartiere circondata da mura, che era vietato varcare. Quasi ogni giorno dalla piazza centrale (oggi intitolata agli Eroi del Ghetto) partivano convogli di camion che trasportavano gli abitanti a loro insaputa nei centri di sterminio, come è ben narrato nel film su Oskar Schindler. Avendo il tempo, saremmo andati a visitare la sua fabbrica, con il museo dedicato alla sua eroica vita, e la Piazza degli Eroi.

Dopo esserci scaldati un po’ con thè caldo e vin brulè, al bar ABSYNTH (costo 33 zloty, circa 2 euro a testa), siamo entrati nell’antica Sinagoga di Isacco, luogo del nostro concerto del gruppo musicale TAYKH. Ma la sala era vuota: solo otto persone, come pubblico. Un vero peccato, perché i quattro ragazzi che suonavano sono stati molto, molto bravi. Virtuosi concertisti diplomati ai locali Conservatori musicali, hanno suonato violino, contrabbasso, percussioni e fisarmonica. Prendendo ispirazione da vari tipi di musiche tradizionali, hanno smontato e rimontato temi etnici, folk, balcani, yiddish, gitani, mischiandoli ed aggiungendo passione e creatività. Ci hanno commosso con le note languide, ci hanno fatto sobbalzare con gli improvvisi cambi di velocità delle corde, avremmo voluto ballare. Anche per scaldarci, davvero, perché è stato l’unico momento in cui abbiamo patito il gelo, durante tutto il viaggio. La musica klezmer è la musica dell’anima ebraica. La Sinagoga di Isacco è stata restaurata, ha molte preghiere dipinte sui muri, invocazioni prese dai libri sacri della religione ebraica che vengono lette ritualmente durante le cerimonie. Sotto ciascuna c’è la traduzione ed un commento, anche in lingua Inglese.

Per cena, abbiamo optato per tornare al Ristorante U DOROTY, perché ci eravamo trovati proprio bene ed anche perché era nelle vicinanze. Questa cena è stata la migliore di tutto il nostro viaggio: piatti veramente ottimi, spezzatino, zuppe, birra eccezionale. Costo totale 121,50 zloty, meno di 8 euro a testa. Tornando a piedi in hotel, ci siamo un po’ riscaldati. Poi, ci siamo subito addormentati. Ma nel corso della notte, c’è stato un risveglio, un fatto incredibile! Toc toc: hanno bussato alla porta. Con coraggio, C. ha aperto per vedere chi lo avesse svegliato: era uno che cercava di consegnare pizze! Incredibile! Aveva sbagliato numero di camera? Mah! Non lo saprà mai. Certo, è stata una notevole sbadataggine, per non dire peggio, della portineria dell’hotel. Va da sé, che non esistendo in camera neanche il telefono, avrebbero dovuto vietare la consegna di pizze, nella notte.


Giorno 4

Ultimo giorno a Cracovia: dall’hotel siamo andati al Centro commerciale “Galeria”, abbiamo fatto il biglietto del treno per l’aeroporto al distributore automatico, dopo quindici minuti siamo saliti in carrozza. Siamo arrivati in meno di 40 minuti. Dopo di che, le solite cose: imbarco, partenza alle ore 12.35, volo e rientro a Bergamo alle ore 14.25. Nulla di particolare, tutto bene, a parte la scomodità dei sedili.

In totale, in questo viaggio abbiamo speso relativamente poco, meno di 250 euro a testa, con un programma di visite molto intenso e soddisfacente.

Precisiamo che, in questo caso, le foto inserite nell’articolo non sono state scattate dall’autrice e non appartengono a lei.


Chi è Tea?

Non scrivo per vantarmi e dire.. “in quel posto, io ci sono stata”.
I miei diari di viaggio servono a dare informazioni ed istruzioni a futuri viaggiatori. È questa la ragione del loro esistere: essere utili ad altri.
Infatti, scrivo sempre anche i prezzi, gli orari, i nomi dei vettori e del ricettivo, delle Guide, di tutto quello che potrebbe essere preso come esempio o comparato da altri viaggiatori per i loro viaggi nella stessa località.
Sono esperta di programmazione viaggi, di lingue straniere. Ero agente viaggi, tour operator, docente di turismo, formatore nel settore turismo e nelle pubbliche relazioni.

Diciamolo, sono parecchio esperta di viaggi, dài!
Non sono molto esperta di fotografia, ma almeno non ho mai fatto un selfie.

Tea Vergani

 

4 Comments

  1. Grazie, e il tuo commento mi è prezioso. L’avevo già visitata, nel corso di un viaggio d’istruzione scolastico, molti anni fa. Meta da non perdere as-so-lu-ta-men-te! Però, non so se riuscirei a tornarci una seconda volta, e neanche a Dachau. Ho anche organizzato il viaggio ad Auschwitz per altri, innumerevoli volte, però sempre usando un’agenzia di viaggi (è la normativa scolastica, che lo impone), con pernottamenti non a Cracovia, per risparmiare tempo e soldi. Così, ho visto sempre tutto da un’altra ottica: questo mi è sembrato proprio un altro viaggio!

  2. P.s. per le immagini : non sono io da ringraziare, non sono farina del mio sacco! La mia macchina fotografica ha avuto un problema, e me ne sono accorta solo al ritorno. Così, sono state inserite le foto di un altro viaggiatore, un amico !

  3. Ciao,
    ma quanti eravate ? Perchè non tornano assolutamente le conversioni che sono indicate se, come sembra dal diario, eravate in 2 e questo potrebbe essere fuorviante per chi legge…
    Per esempio una cena da 121,5 zlt corrisponde a 30 € circa (quindi il doppio degli 8 euro a testa ) così come per le altre cifre indicate.
    In alcuni casi sarebbero corrette se fosse un conto da dividere per 4 in altri se fosse da dividere per 3 persone.

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