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Paradisi naturali, architetture barocche e contrasti di colori: il Nicaragua

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folclore nicaraguense, Nicaragua

Viaggio in un paese poco conosciuto che offre amicizia, storia, cultura, spiagge, vulcani e paesaggi fantastici. Il racconto di Ighlis Filippetti


Mi piacerebbe contribuire a far conoscere il Nicaragua, un mondo nuovo, il mondo dei Maya, non tanto per soddisfazione personale, ma soprattutto perché scrivo di un paese in ascesa di cui non si parla molto, forse il meno conosciuto dei caraibi poiché per problemi interni non si è pubblicizzato ad esempio come il Costa Rica, ma certamente, a mio avviso, potendo comparare, di gran lunga tra i più belli ed interessanti, di cui si gode di bellissimi paesaggi composti da vulcani, laghi, a volte formatisi nei crateri, spiagge e città coloniali, più o meno turistiche. E’ certamente il paese meno pericoloso dell’America centrale data l’indole buona dei suoi abitanti. Non vi è ferrovia, ma le strade sono in buona condizione e tanti sono i bus che partono per ogni meta, non sempre di ultimo modello ma efficaci. Tutti accettano il dollaro ed i nordamericani, in cerca di mete nuove lo stanno scoprendo così come alcuni grandi tour operator. Quì si passa una vacanza spendendo poco, più avanti i dettagli. Sono di parte, perché mia moglie lasciò il Nicaragua, dove nacque, all’età di sette anni per seguire la famiglia di ritorno in Europa. Dopo tanti anni siamo tornati insieme, ed ogni 2-3 anni veniamo a goderci un caldo ed arieggiato Gennaio presso parenti nella capitale partendo di tanto in tanto per visitarlo. Stagione migliore da metà Novembre a Marzo, poi aumentano caldo ed umidità, Settembre ed Ottobre molte piogge.  E’ ancora un paese abbastanza povero, ma dignitoso e con gente pulita ed accogliente, nessun problema a trovare ogni cosa e cibo nei supermercati e ad entrare in ristoranti a buon prezzo mangiando benissimo. Nessuna vaccinazione richiesta e nessun visto necessario per gli europei, 10 dollari per entrare nel paese. Molte auto nuove in circolazione (le più vecchie sono taxi) merito anche dei tanti lavoratori emigrati negli USA che mandano valuta. Proverei a descrivere una parte del Nicaragua raccogliendo anche esperienze degli anni scorsi. Siamo partiti questa volta da Malpensa via Miami (caotico il transito) con American Airlines, altre volte abbiamo trovato più conveniente KLM via Panama o Iberia via Miami.


MANAGUA

La capitale offre poco, è uno dei pochi luoghi con alcune zone pericolose a certe ore e se portate preziosi. Quest’anno è stato inaugurato un centro molto ricettivo al Malecon (lungolago) che era stato negli anni scorsi abbandonato. Tutto ora è molto pulito, 50 Cordoba per parcheggiare l’auto e si passeggia verso l’imbarcadero da dove si può partire per un giro verso i vulcani ed isolette. Musica invitante, panchine, ordine, polizia, molti bar e locali ove consumare ottimo cibo locale ed un parco giochi per i più piccoli: davvero una bella sorpresa! Vicino c’è la vecchia cattedrale di cui è rimasto l’esterno, il resto crollò nel terremoto del 1972. La nuova cattedrale non è altrettanto bella anche se moderna. Vediamo il teatro Ruben Darìo ed il bel palazzo della cultura. Per gli acquisti, per chi vuole sentirsi al centro di Milano può recarsi al “Mediocentro” o alla “Galeria”, mentre il mercato ove acquistare, oltre a qualche cibo preconfezionato, molti souvenir è quello di Huembes, sicuro e con tante bellissime ceramiche e molto altro a prezzi convenienti. Evitare il Mercado Oriental, frequentato da manigoldi e merci più scadenti. Trattando si risparmia un 20-30%, il consiglio è di cambiare valuta in banca. Meglio restare poco o nulla a Managua, e concentrarsi sul resto del paese. I tassisti chiedono ai turisti almeno il doppio del prezzo normale della corsa, quindi c’informiamo sempre dai locali sul costo di una tratta


POCHOMIL

È la spiaggia dove gli abitanti di Managua e dintorni passano il fine settimana, larga e deserta, pochi piccoli alberghi, molte casette. Qui, causa anche finale di strada disagiato non arrivano i bus. In alto sulla collinetta la casa dell’ex presidente Aleman. Vicino il paesino di Masachapa, dove vediamo le donne che ancora lavano i panni al fiume.

le donne al fiume masachapa, Nicaragua

Bar e negozietti di abbigliamento anche usato. A pochi chilometri la spiaggia più conosciuta di questa parte del Pacifico, Montelimar, ove si trovano alcuni alberghi di maggior rilievo. Abbiamo acquistato pesce sulla spiaggia e pranzato da amici. Il mare non è il migliore ed il più affidabile per i bagni. Sulla spiaggia scura e vulcanica alcuni ragazzi cavalcano altri guidano motorette a 3 ruote. Il bel paesaggio è composto da distese di canna da zucchero con cui si fa il Rum, il migliore del quale, famoso, è il Flor de Cania, consigliato 7 anni d’invecchiamento, un litro 8 dollari. Rientriamo per “El Cruzero” da cui godiamo di un bel panorama su Managua.


LEON

La seconda città del paese, quella a mio avviso che meglio rappresenta il Nicaragua. Qui è nata mia moglie che in questi giorni andrà in giro ricercando immagini ed odori di quando era piccola. Abbiamo in passato dormito all’hotel Austria (70 $) e causa forza maggiore una notte al “Convento” (piuttosto caro). Trovato in internet siamo davvero fortunati ad alloggiare 4 notti all’hotel Cacique Adjact, nuovo e centrale eco hotel, grande piscina, 17 camere ampie, standard o con cucina, con cassaforte, split silenzioso e balcone con sedie a dondolo al prezzo di 55 dollari a notte con abbondante colazione ed una caffetteria ove consumare con pochi dollari pietanze locali. Assaggeremo quindi in questi giorni il nacatamales, il chancho con yucca (6 dollari allo storico locale “El Sesteo” di fronte la cattedrale), carne hasada al Carnivoro (pressi centro), tacos e quesadillas di pollo. Questi 2 locali oltre al “Barbaro” sono sicuramente i più consigliabili, costosi per gli abitanti indigeni a buon mercato per noi: servizio eccellente e molta pulizia. Nella via principale hanno aperto una vendita di ottimi succhi di frutta fresca con latte (1,5 dollari); per altre cose che occorrono, comprese bibite fresche, ci riforniamo al supermercato Union, sempre presso il centro. Birra preferita “Tonia” meno amara e forte, ma beviamo anche il ”fresco di cacao”, il migliore del quale, udite udite, è prodotto dalla Parmalat. Dietro la cattedrale ogni giorno è aperto il grande mercato, consigliato per spezie e frutta (mango, papaya, ananas, jocotes…), e verso sera si attivano le “fritangas”, alcune signore che con la loro griglie, ai bordi della strada, cuociono quintali di carne, ed un piatto mangiato all’istante costa veramente un’inezia, ma i gas di scarico così vicino non c’invogliano. Snack consigliato presso la panederia Munchia, 100 metri dal mercato, che serve in guanti i famosi pastellitos de pollo, una specie di raviola ripiena (10 cordobas), ma anche altre prelibatezze. Nel parco centrale, vero centro vitale, come un tempo i venditori di gelati e tostones (platano fritto), e quando offro un raspado (granatina) a mia moglie, le luccicano gli occhi, pensando a quando la Domenica frequentava il parco con i genitori. Sono quasi scomparsi i bambini che chiedono elemosina o che lustrano scarpe, è un bene. Siamo stati fortunati, Domenica 19 Gennaio era la giornata dedicata a Ruben Darìo, grande poeta e non solo di fine 800 e la sera vi è stata una gran festa con balli in costume sul sagrato della cattedrale, tanta gente e molti applausi, mentre la mattina, giovani ballerine si erano esibite in altro quartiere in rappresentanza di Leon Vjeco, antica città, che distrutta dal terremoto fù quindi spostata alcuni chilometri a ovest. Girovaghiamo continuamente per le vie di questa pittoresca città coloniale con casette colorate, non ancora invasa dai turisti, anche se tanti sono i nord americani, con la gente che ti saluta e ti sorride. Affidandosi ad una agenzia, per circa 35 dollari si può fare snowboard sulle ceneri del vulcano Cerro Negro. Scopriamo sempre angoli nuovi e la gentilezza degli abitanti. Un capitolo a parte meritano le chiese, straordinarie! La cattedrale, la più grande dell’America latina, bella fuori bellissima dentro. Ora la stanno ridipingendo in bianco. Consiglio salire sul campanile e sul tetto con un paio di dollari per godere di un bel panorama con sullo sfondo i vulcani attivi e notare la struttura a cupole. Quindi La Merced, poi La Recollecion, ed in fondo alla strada El Calvario, molto scenografica;mentre nel quartiere indio si trova la chiesa di Subtiava.

cattedrale di Leon, Nicaragua


PONELOYA

Per completare i vecchi ricordi di mia moglie, ci rechiamo alla vicina spiaggia di Poneloya (zona Las Penitas), approfittando al mattino presto di un onesto tassita (10 dollari per 25 km) che ci lascia presso l’hotel-ristorante Suyapa; ogni volta ritorniamo qui, dove oltre all’offerta di una piscina per bimbi, offre pure ottimi pranzi di pesce (12 dollari) o grandi piatti di frutta e succo per 2 dollari, di fronte una grande spiaggia, scogli, ed un mare non sempre benevolo: ma che belle passeggiate. Rientriamo col bus (1 dollaro in 2), poi per raggiungere il centro dal deposito bus prendiamo, per pochi centesimi, la “ruta” uno di quei camioncini privati con panchine laterali a 15 posti a sedere, ma eravamo almeno in 30. Prepariamo il trolley e con 40 cordoba il taxi ci porta al terminal dei bus per Managua dove approfittiamo di un microbus a 15 posti (4 dollari in 2) e siamo nella capitale in circa un’ora.


MASAYA

Dopo esserci riposati 3 giorni ci facciamo accompagnare al vicino Vulcano di Masaya, si entra con 5 dollari, e più ci si avvicina al cratere maggiore è l’odore di zolfo. La zona è sorvegliata dalla polizia, si può fare una bella camminata verso una collinetta con una croce e guardare dentro a questo “buco” fumante.

cratere vulcano Masaya, Nicaragua

Dopo un paio d’ore proseguiamo per Masaya, che dicono essere la città più folcloristica del paese per via di una grande festa che dura giorni. Dopo essere scesi nei pressi del parco centrale, passando davanti al bel municipio, camminiamo verso la chiesa di San Jeronimus, molto gradevole, quindi ci avviciniamo allo stadio del baseball (sport nazionale), e ci ritroviamo sulla laguna di Masaya molto pittoresca e scenografica che offre un magnifico panorama. Da lì percorrendo la strada delle amache (molti artigiani fabbricano ed esportano questo prodotto) e visitando la chiesa di San Bautista nei pressi della quale vi è una casa con bel murales ritorniamo al Parque central e ci sediamo su di una panchina di fronte alla cattedrale. Questi “Parque central” assomigliano un po’ tutti, con i venditori di bibite e arance sbucciate ed altre leccornie, i bambini che giocano e gente che si riposa seduta. Compriamo qualche bibita al supermercato Pali e c’incamminiamo verso il “Mercado de artesania” locato in un vecchio castello, dove vediamo ceramiche con bellissimi colori, legni lavorati, borse caratteristiche, quadri naif di non eccelso valore artistico e tanto altro. Compreremo solo una strana borsa di pelle di mucca che non vedremo altrove. Preferiamo comprare all’”Huembes” di Managua, più grande e con prezzi migliori. Solito snack con i pastellitos nella rifornitissima e consigliata panederia “Norma”. Dieci minuti a piedi e siamo al mercato generale, quanta frutta ma che disordine! Da qui partono i vecchi bus per ogni destinazione. Passiamo per San Juan de Oriente, dove tanti bravi artigiani lavorano la terracotta fornendo di bellissime ceramiche l’intero paese ed esportando pure, soprattutto negli USA. Qui si può entrare ed acquistare una ceramica il cui prezzo varia dal tipo di lavorazione o ordinarne una personalizzata da ritirare dopo qualche giorno. I lavori si riferiscono all’epoca pre colombiana. Il pomeriggio lo passiamo alla Laguna de Apoyo, un lago formatosi in un cratere. Vi giungiamo dal paese Catarina. La vista è bellissima, tutt’intorno bouganville e possibilità di cavalcare. Ammiriamo questo spettacolo naturale da una delle tante panchine mentre a pochi metri ancora piccoli negozi di souvenir. Giornata intensa, stà per fare buio, sono le 18 e rientriamo a Managua.


GRANADA

Passati 2 giorni in cui ci riabituiamo alla tortilla ed al gallo pinto (riso e fagioli rossi) che i locali mangiano almeno 2 volte al giorno decidiamo per ritornare nella città più turistica del Nicaragua, la più antica città del centro America dove impera lo stile coloniale e che abbiamo già visitato. Granada è sempre bella, ci accoglie rumorosamente, molti negozi per vendere le mercanzie hanno autoparlanti giganteschi; i taxi vogliono attirare la nostra attenzione. Rimaniamo solo 2 giorni, ma molto intensi. Questa volta risparmiamo dormendo al b.b Casa Silas, pressi mercato, 200 metri dal centro, condotta da un americano, 55 dollari per la doppia con colazione, solo 2 camere, centralissimo. Evitiamo gli snacks presso Don Simon, costosi e non così buoni per consumarli in una panaderia che conosciamo in una strada parallela al parco centrale. Notiamo come molte abitazioni ed hotels siano in ristrutturazione, i colori attraenti. La chiesa di Xalteva con relativo parco, mentre nel pomeriggio sentiamo il desiderio di salire sul campanile De la Merced, e dominiamo la città al tramonto.

Granada- Chiesa La Merced Nicaragua

Poche ora prima giretto in carrozzella (14 dollari) che ci porta per le varie stradine antiche della città e vediamo la vecchissima casa del famoso pirata Walker. Ceniamo in uno dei tanti ristorantini della strada principale “La Calzada”, carne alla griglia, repoyo (cavolo) e tostones, il tutto accompagnato dalla musica dei Mariachi e da una cerveca. Il giorno dopo visitiamo la chiesa della Madonna di Guadalupe e giungiamo all’imbarcadero dove prendiamo una barca e “galleggiamo” sul lago Cocibolca o di Granada per vedere alcune delle 300 isolette occupate dalle casette sia di indigeni sia di ricchissimi commercianti. Per sfondo il minaccioso vulcano che si può scalare. Le isolette più famose sono quella del castello spagnole e quella delle scimmie. Dopo aver sostato presso il caotico mercato centrale con frutti in bella mostra, scattiamo le ultime foto alla bellissima cattedrale dipinta in giallo e ad una venditrice di chancho con yucca (maiale con un tipo di patata) in foglie di platano: prezzo 10 cordoba (meno di mezzo dollaro)

cattedrale di Granada, Nicaragua


OMETEPE

Da Granada andiamo all’isola di Ometepe: raggiunta San Jorge dopo circa 2 ore come sempre c’imbarchiamo e dopo mezzoretta sborsiamo qualche spicciolo per i bimbi che si tuffano nelle acque del lago al molo di Moyogalpa: è questo il loro benvenuto. Siamo già stati a “El Cilotte”, modesta “casa familiar”, ma qui ci vuole molto spirito di adattamento. Girando l’isola visitiamo Santo Domingo e ritorniamo al ristorante “El Paraiso” ed ammiriamo nella piazza di Altagracia alcuni reperti antichi antecedenti la venuta di C.Colombo. Rientriamo in barca: turisti, gente locale, frutta ed animali: tutt’insieme. Tre giorni davvero interessanti ed avventurosi. Rivedremo l’isola di Ometepe al ritorno dall’aereo.


SOLENTINAME

Bellissimo arcipelago a sud del lago Cocibolca. Ci arriviamo ancora da Granada in aliscafo, 4 ore circa, 15 dollari. Luogo di relax, con una barca di pescatori ci facciamo portare tra le isolette, godendo della natura ed un tramonto suggestivo. La piccola chiesa di Ernesto Cardenal che aveva colorati disegni alle pareti fù distrutta durante la rivoluzione, ma poi ricostruita. Dormiamo discretamente sull’isola principale con vista sul lago. Qui si possono acquistare i famosi quadri di Solentiname, in stile naif, eseguiti dagli abitanti del luogo. Sull’arcipelago ci si arriva anche dalla capitale con un bus dopo circa 8-9 ore di viaggio.


COSTA ATLANTICA

Rientriamo presso i nostri parenti, abbiamo bisogno di 2-3 giorni di quiete. Appena ripresi, per 100 dollari, saliamo sul piccolo e vecchio aereo che ci porta a Bluefilds, tipico villaggio con case simili a palafitte costruite tra palme di cocco e banani e porto più importante della costa atlantica. Da lì arriviamo in 30 minuti ai “caraibi”. Corn Island (l’isola del mais) ha spiagge bianche che si posano sul classico mare turchese, molto diverso dal Pacifico descritto in precedenza che aveva spiagge con sabbia scura poichè vulcanica. Gli abitanti hanno la pelle scura, discendenti dagli schiavi portati dagli inglesi. Consigliati spostamenti in taxi e non in solitaria. Un giorno questa zona dei caraibi sarà interamente scoperta e turisticizzata perché bellissima; ora è abbastanza sporca, abbandonata e gli abitanti non lavorano. Le spiagge più belle e pulite sono “Pic nic Center” e “Long bay” dove passiamo la maggior parte della giornata. Anche qui occorre essere spartani: l’hotel Paraiso offre bungalows (ranchitos) e ristorante dove consumare aragosta a poco prezzo. Il ritorno è avventuroso, su piccolo aereo con pochi passeggeri ed un paio di galline. All’imbarco siamo pesati insieme al trolley. Felici di atterrare a Managua sani e salvi!


MATAGALPA e JINOTEGA

Ricordando che a nord-ovest di Leon, nel dipartimento di Chinandega imperano le coltivazioni di cotone, canna da zucchero e banane, chi ha più tempo a disposizione, può visitare di passaggio, come facemmo noi alcuni anni fà caricati su una camionetta Toyota per salutare alcuni parenti, il dipartimento minerario di Matagalpa, al centro del paese, con coltivazione di caffè e allevamento bestiame. La zona è fresca e collinare con fitti boschi e pascoli. L’unico monumento coloniale rimasto è la cattedrale. Da Matagalpa in 30 minuti arriviamo a Jinotega viaggiando sulla Panamericana e godendo di bellissimi panorami: saliamo infatti sino ai 1500 metri di Datanlì per giungere a Jinotega posta proprio in fondo ad una stretta valle. Il caffè quì coltivato è il migliore del Nicaragua, quindi uno dei migliori al mondo


SAN JUAN DE SUR

Vogliamo chiudere la nostra visita di 25 giorni in Nicaragua con 3 giorni di relax sulla spiaggia più famosa. Quindi in bus giungiamo a Rivas e da lì a San Juan del sur. La spiaggia a ferro di cavallo è sul Pacifico, non siamo lontani dalla Costa Rica ed è sicuramente una tra le più belle. Ideale per un soggiorno balneare, soprattutto per surfisti nella stagione giusta, sono molti i turisti, soprattutto nordamericani. Non consigliamo l’hotel, perché non particolarmente attraente ma ce ne sono tanti tra cui scegliere. Molti anche i bar, chioschi e ristorantini dove mangiare ottimo pesce fresco.

E’ arrivato il momento dell’addio, anzi dell’arrivederci. Seguite il nostro consiglio se siete viaggiatori e volete vedere con soddisfazione una nuova meta che vi offra spiagge e cultura, allegria ed arte culinaria. All’alba salutiamo il vulcano Momotombo ed il Momotombito e c’imbarchiamo. Hasta pronto!


Chi è Ighlis Filippetti?

Partire tristi, viaggiare liberi, ritornare sereni. Viaggiare, forse per capire, per non dimenticare, forse per arrivare là dove lui non ha potuto…e la sua musica ci accompagnerà rassicurandoci

Blog di Ighlis e Regina

 

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