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Sacra di San Michele, il millenario capolavoro di Dio

Denis Orticola3 comments431 views
Sacra di San Michele

La Sacra di San Michele. Tutti noi provetti viaggiatori restiamo incantati di fronte al suo misterioso fascino. Quando ero bambino il posto migliore dove mio padre poteva portarmi era la Sacra.

Passare una giornata all’interno di quel luogo era per me motivo di emozione e gioia, così come l’uscire dalla chiesa e trovarmi di fronte ad uno spettacolare veduta. Ricordo un Natale, in famiglia non eravamo ricchi ed i regali erano spesso mezzi per evadere dalla routine arrancante di tutti i giorni. Ricevetti, non so più da chi, un libro completamente dedicato a questo pezzo di storia.

Lessi e rilessi quel libro centinaia di volte. Mi immaginai le celle appese sullo scalone dei morti a contenere i resti terreni degli abati che nei secoli gestirono la Sacra. Volai insieme alle colombe bianche inviate da Dio mentre, la notte, trasportavano attrezzature edili dal monte di fronte sino al Pirchiriano per far comprendere che era su quella sommità che LUI voleva una chiesa.

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La struttura  divenne tale “Sacra di San Michele” quando, una notte, l’arcivescovo di Torino che alloggiava ad Avigliana ed era appunto in viaggio per benedire la nuova chiesa sulla sommità del monte, si svegliò ed affacciatosi al suo balcone vide la chiesa invasa dalle fiamme.

Il giorno dopo, saliti al monte trovarono la chiesa intatta, ma dalle fessure tra i mattoni e le rocce da costruzione scaturiva un olio santo e profumato.

Capirono che quel luogo era tanto sacro a Dio, il quale aveva mandato il suo arcangelo più amato, Michele, a benedirla nella notte. Da li il nome: “Sacra di san Michele“.

Nel corso della sua millenaria storia, L’abbazia passò di mano in mano a diversi ordini religiosi, sino ad approdare agli odierni Rosminiani, i quali l’hanno trasformata nel fenomeno turistico attuale, grazie anche ad una associazione di volontari che prestano gratuitamente la loro opera.

Scalone dei morti, Sacra di San Michele

Da poco è visitabile anche la parte più antica, quella del vecchio monastero, dove possiamo ammirare leggermente nascosto i battenti di un portone originale ed i resti di un montacarichi utilizzato per il trasporto delle vivande sino alla Punta.

Da una nuova scalinata architettonicamente discutibile a mio avviso, si giunge anche sotto la Torre della Bell’Alda, la cui vicenda è narrata ancora oggi nelle vallate circostanti. Per sfuggire ai soldati la ragazza si lanciò nel vuoto rimanendo illesa. Quando decise però di riprovarci in cambio di denaro si sfracellò al fondo del burrone, proprio come racconta la leggenda.

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Infine, alle sue porte  termina la via ferrata Carlo Giorda a cui vi rimando  http://worldexplore360.com/via-ferrata-carlo-giorda-sacra-di-san-michele

per informazioni dettagliate sulla Sacra fai clic sul link:

ECCO COME ARRIVARE ALLA SACRA DI SAN MICHELE

 

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