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Sei giorni in Normandia, itinerario per quattro persone

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ITINERARIO NORMANDIA DI TEA VERGANI: quattro persone, sei giorni, 550,00 euro a persona (ogni spesa inclusa), clima soleggiato o poco nuvoloso, con vento debole

Premessa: sei giorni in auto non sono sufficienti a visitare tutta la Bassa Normandia, per non parlare dell’Alta. Abbiamo scelto di vedere le cose più importanti, scelte tra Arte, Natura, Architettura, Storia. E di degustare praticamente ogni piatto o bevanda tipica della Normandia.


20 aprile 2015 – LUNEDI’: Milano – Bergamo Orio al Serio

Ore 16,35 Partenza con pullman della società AUTOSTRADALE dal fianco della Stazione Centrale Costo : euro 9,00 A/R a persona. Non prenotabile.

Ore 17,30 in aeroporto, area partenze Ryanair (Con carta d’imbarco già stampata e documento d’identità. Un bagaglio a testa in, più una borsa piccola,  più una valigia in due persone (15 kg di peso max). Costo volo e bagaglio: 62,83 euro a persona.

Ore 19.40 partenza. Volo FR 4235

Ore 21.20 arrivo aeroporto Paris Beauvais. Ritiro bagagli, Frontiera, Ritiro auto a noleggio della società CITER L’ho prenotata on line dal sito Rentalcars.com. La Citer era la più economica ed ha un ufficetto comodo, di fronte al Terminal 1.  Per ritirarla è necessaria carta di credito,  patente ed un passaporto del primo autista. Ci è costata circa 300 euro, con una minikasko ed un secondo autista.   L’auto è una Citroen, cambio manuale, diesel. Si ritira la chiave al loro desk in aeroporto, poi si va al parcheggio a prenderla, a dieci metri. Ho aggiunto al prezzo una protezione completa, una specie di mini Kasko, per diminuire la nostra responsabilità in caso di furto o incidente. Purtroppo, oramai questo è necessario, sempre ed ovunque. . L’ho presa a chilometraggio illimitato, già con pieno di benzina. Il navigatore è un nostro TomTom, perché non volevo pagare un extra. Totale:  78 euro a testa. Al ritiro, pur con il buio della notte ed alla luce di una pila, abbiamo segnalato che il serbatoio NON era pieno e che c’era un segno su un cerchione, dovuto ad un precedente urto. La gentilissima addetta, scusandosi,  ha preso buona nota  di entrambe le cose, sul suo dossier, in modo che i due fatti risultassero alla riconsegna finale, per non penalizzarci.

Entro le ore 23,00 ci siamo registrati all’Hotel BALLADINS BEAUVAIS, 26 avenue Descartes Beauvais, Francia (Euro 30,00 a persona, prima colazione esclusa) prenotato tramite Booking.com  Non costoso, due stelle. La prima colazione sì, che sarebbe stata costosa! Situato a 5- 10 minuti d’auto dall’Aeroporto di Beauvais-Tillé, questo albergo ha  un  parcheggio privato e custodito.  Li avevo avvisati che saremmo arrivati di notte,  quando la loro reception sarebbe stata già chiusa. Così, mii avevano  inviato per email una password per aprire la porta (c’è un distributore automatico di chiavi nell’atrio!). Le camere sono con TV e bagno privato, con asciugacapelli.  In realtà, siamo arrivati presto, è veramente vicino all’aeroporto, e c’era ancora il portiere.  Non aspettatevi molto dall’hotel, è appena sufficiente.. E’ pulito, comunque, e silenzioso. Le camere sembrano meno di dieci metri quadri, in tutto. I bagni però sono quasi normali. I letti francesi, purtroppo, sono ovunque piccoli e corti. Ma dovevamo solo dormirci qualche ora, niente di più.  Cliccate sul sito dell’hotel:  https://www.balladins.com/ .

Pernottamento.  


21 aprile 2015 – MARTEDI’ : BEAUVAIS – VERNON – GIVERNY – LE MESNIL DURAND

Prima colazione in un bar. Piuttosto costosi, i caffè e le brioches!  Il caffè francese, poi..  eh!.. dovremo abituarci! Euro 14,20 in quattro! Partenza in auto.

Beauvais – Vernon     La strada per arrivare è un susseguirsi di distese di prati arati, seminati, a vari stadi di crescita. Praticamente stupendi i campi di colza, tutti gialli e fioriti, che fanno un piacevole contrasto con i campi verdi di grano, orzo e cereali.  Dappertutto: fattorie e piccoli paesini con case normanne. Non si vede nessuno in giro, neanche nei campi. Mah! A Vernon, dopo un paio d’ore di viaggio, parcheggiamo nel centro storico dopo aver oltrepassato la Senna su un ponte. I parcheggi sono quasi tutti a pagamento, ma non costano eccessivamente. Passeggiando visitiamo la cattedrale, le vie con le case a travi di legno del periodo medievale.  Entriamo nel Museo, dove paghiamo il biglietto  scegliendo quello “combinato” ad euro 9,50 perché ci consentirà di visitare il giorno dopo anche la casa di Monet, a Giverny. Non lo sapevamo ancora, ma è stata una furbata.   Nel Museo ci sono alcuni quadri di Monet e di Caillebotte che non avevamo mai visto prima, in nessuna mostra itinerante. C’è anche una sezione archeologica, ed una strana con tanti quadri e statue, ma solo di animali.  Si visita in meno di un’ora.

Pranziamo in una brasserie dove assaggiamo piatti locali: galet (una crèpe salata di grano saraceno condita con formaggio prosciutto ed uova, una croque monsieur (pane fritto con sopra prosciutto, formaggio ed un uovo). Ma mi dilungherò nello spiegare che ho assaggiato l’ “andouille AAAAA”, e spero che chi mi legge non lo farà mai. Si tratta di una salsicciona grande come un cotechino, ripiena di frattaglie (trippe!) di 5 tipi di animali, che viene passata alla griglia. L’effetto è quello di praticare un’autopsia ad un intestino, perché nulla è tritato: dentro è tutto a pezzi interi, tagliati a coltello. Io in Italia adoro mangiare la trippa, ma questa andouille sa di carne in scatola inacidita e masticare questi visceri fa un brutto effetto, sono gelatinosi.  Da evitare. Ma io, ovunque vada, assaggio tutto ciò che è piatto locale. Mi dico sempre che se un piatto ha “resistito” secoli e continua ad essere proposto, cattivo non può essere. Beh, questa volta ho cannato.  Ma, almeno, siete avvisati. Prima di riprendere l’auto, siamo andati a piedi sul ponte per vedere il mulino ad acqua che Monet aveva dipinto in molti suoi quadri. Molto carino, lo si ammira da un piccolo parco pubblico. Con il bel tempo, vi suggerisco di pranzare qui, ci sono tavoli di legno.

VERNON –   GIVERNY

La casa ed i giardini di Claude Monet a Giverny sono una delle mete imperdibili. Si fa sempre la fila per entrare, quindi il consiglio sarebbe quello di arrivare in mattinata per non dover aspettare troppo. La casa e i giardini sono aperti tutti i giorni dal 1 aprile al 1 novembre dalle 9,30 alle 18 e il biglietto costerebbe  9,50. Ma noi avevamo già acquistato il “combinato” al Museo di Vernon e perciò… scopriamo che ci fanno bypassare la lunga fila alla cassa! Stupenda sensazione, quella di passare davanti a tutti!  Sapendo, per di più che stiamo risparmiando parecchio. Il parcheggio è spazioso e gratuito. Il luogo merita comunque una visita, la prima parte dei giardini è spettacolare, fiorita, ottima anche la vista sullo stagno con le ninfee, tante volte dipinte dal pittore. Monet ha abitato questa casa, ci sono i suoi quadri, soprammobili, mobili, le sue amate stampe cinesi. La cucina è incredibilmente bella, il colore è davvero ovunque.  E’ un luogo che ci è rimasto nel cuore.  Sarebbe stato  possibile  visitare anche il museo dell’Impressionismo ma non ne avremmo avuto il tempo. Siamo stati incuriositi e stupiti dalla quantità di turisti stranieri e francesi che la visita, dalla quantità di ristoranti e negozi di souvenir sulla strada per arrivare.

GIVERNY –  LE MESNIL –DURAND  

Con parecchia fatica del navigatore TomTom, siamo arrivati! Passando da Lisieux  abbiamo imboccato una stradina stretta, fatta più per i trattori che per le auto, tra stalle e mucche che mangiano l’erba nei campi. Sistemazione nella  Chambre d’Hote –   DOMAINE DE LA FROMAGERIE  Chemin de la Fromagerie (Euro 35,00 a persona, prima colazione inclusa, prenotato attraverso Booking.com) Parcheggio privato disponibile.  I proprietari ci attendevano tra le 14.00 e le 21,00, ma chiedendo  di ricevere conferma dell’ora di arrivo. Infatti, li ho chiamati quel giorno stesso, dicendo che prevedevamo un arrivo all’incirca verso le ore 17. Beh, siamo arrivati alle 18 ma andava bene lo stesso. Camere: una doppia con letti singoli e divano letto, con camino e salotto + una doppia matrimoniale con doccia, salotto e camino.  E’ una casa tipica normanna, di charme,  con 4 camere intitolate a vari re di Francia, affascinante e spaziosa e con zona caseificio che però non abbiamo visto. La Dimora del XVII secolo ha nella sua porzione centrale legno e modanature. L’area si estende su sette ettari di prato, meli e peri. Tranquillità garantita!  Abbiamo goduto di prodotti locali (marmellate fatte in casa, la famiglia produce sidro) ed abbiamo ammirato  il giardino. La camera doppia a letti singoli è stata la più ammirata, per le poltrone, il letto, il camino, le tende: ci è sembrato di vivere come i veri possidenti terrieri! Nel nulla della campagna, in effetti.

Per cena, siamo tornati con l’auto a LISIEUX. Il centro era deserto, nessuno in giro. Parcheggiare è stato facilissimo… e gratuito. La proprietaria della chambre d’hote ci aveva fornito un opuscolo con i migliori posti per cenare, abbiamo scelto il primo che capitava, ma non c’è stato verso: pur impostando l’indirizzo sul navigatore TomTom c’era sempre qualche senso unico stradale che ci disorientava. Spento il TomTom e lasciata l’auto, abbiamo passeggiato a vuoto per un po’, fin che siamo capitati per caso…. proprio all’indirizzo del ristorante AU VIEUX NORMAND, 14 rue Henry Chéron.  Talvolta, perdendosi si trova qualcosa. Abbiamo felicemente “scoperto” un giovane cuoco che aveva raggiunto il livello di Maître des crèpes in una scuola alberghiera della Savoia. Non male, perché effettivamente la sua galét e le sue crèpes sono state giudicate ottime. Avevamo pochi confronti, non avendole mangiate spesso altrove, ma tutti i tavoli erano al completo, e tutti i clienti erano francesi. Visto che quasi tutti gli altri ristoranti erano semi-vuoti… qualcosa avrà pur voluto dire. Ottima la crèpe flambée al calvados, la galèt complète, con l’uovo. Prezzi ottimi.

Pernottamento, tornati al nostro “maniero” normanno.


22 aprile 2015 – MERCOLEDI’:  LES MESNIL DURAND –MONT SAINT MICHEL – BEAUVOIR

Prima colazione, con baguette, croissant, burro (dal vero colore che dovrebbe avere il burro), marmellata di cassis,  di tamarindo, di fragole.

Dopo un paio d’ore di viaggio, siamo arrivati a MONT SAINT MICHEL.

Questo sito ha una parte architettonica, religiosa molto bella, che già da sola attirerebbe milioni di visitatori, ma è anche famoso per le sue maree. Tutto è costruito, infatti, su una roccia situata in mezzo al mare, meta di pellegrinaggi già dall’anno 708!  Ma per la caratteristica delle sue maree, che si ritirano e crescono due volte nell’arco di una sola giornata, la roccia resta senza alcuna acqua intorno per molte ore, contornata da sabbia umida.  Fenomeno di dimensioni gigantesche, uno spazio infinito, ma vuoto. Non per niente dal 1979 è  patrimonio dell’Unesco. Il flusso dei turisti è davvero impressionante, per questo tutti consigliano di arrivare la mattina abbastanza presto. Bisogna lasciare la macchina in un parcheggio grandissimo (12,50 Euro l’intera giornata). Abbiamo preso uno dei numerosi bus navetta,  gratuiti,  che ci hanno scaricato vicino al ponte che porta all’isola. L’alternativa sarebbe stata quella di  fare una passeggiata a piedi di circa 2 Km. Ho un consiglio per tutti quelli che andranno a questo monumento: scegliete data ed orari “performanti”. Personalmente, ho scelto questa data per visitare Mont saint Michel consultando  il sito francese che riporta il “calendario delle maree di Mont Saint Michèl”: infatti, sarebbe stato stupido arrivarci nei giorni in cui la marea inevitabilmente non sarebbe stata al suo massimo sviluppo. In questa nostra data d’aprile  la marea saliva di 13 metri: impressionante livello; non il massimo che avviene solo all’equinozio di primavera, ma neanche il minimo.  Appena arrivati abbiamo iniziato subito a salire lungo la stradina che conduce all’abbazia, gremita su entrambi i lati di negozietti di souvenir, bar e ristoranti. La visita interna è a pagamento (costa 9,00 euro a persona) e dura poco più di un’ora, si possono ammirare le varie stanze interne dell’abbazia e il chiostro, e si può controllare il livello delle maree dall’alto. La “merveille” comprende un bellissimo chiostro, un refettorio, l’immensa sala dei cavalieri, la sala degli ospiti, la cripta con colonne di 1 m e mezzo di diametro. C’è chi, nel primo pomeriggio ha approfittato della bassa marea per fare a piedi un giro guidato dell’intera isola, è davvero molto suggestivo dato che fino a qualche ora prima era tutto coperto d’acqua! Volendo, infatti,  sono possibili traversate guidate della baia a piedi o a cavallo, ma solo su prenotazione. Bisogna stare attenti alle pozze insidiose, alle sabbie mobili. Non abbiamo pranzato nei pur numerosi locali dell’isola, perchè sembrava di essere nelle Cinque Terre: tutto per turisti. Ci siamo accontentati di qualche cibo acquistato in precedenza in un supermercato Monoprix, mangiando sui bastioni.

Ripresa l’auto, abbiamo Proseguimento in auto per BEAUVOIR, che è a meno di dieci minuti.

Avendo ancora fame, appena raggiunta Beuvoir abbiamo portato il nostro appetto dentro un bar-ristorante, ed abbiamo ordinato assiètte di fromages, un piatto con tre pezzetti di formaggi locali: il Camembert, il Livarot, il Pont l’Eveque. Da qui in poi, tutte le nostre cene comprenderanno sempre questa assiètte di formaggi, sempre E SOLO questi tre, perché qui fanno così. In Francia, i formaggi sono equiparati ai dolci, del resto.   Hanno oltre un centinaio di tipi di formaggi, però.

Riprendendo l’auto, dopo le ore 16.00 ma entro le 17.00… (perché così desiderava nella sua email Monsieur Arnaud Hamon, il gestore). Sistemazione alla chambre d’hôte LA BOURDATIERE.

(Euro 23,75   a persona, prima colazione inclusa).  Parcheggio privato disponibile.  L’avevo prenotato attraverso il sito FranceVoyages.com  e aveva voluto che gli inviassi  un bonifico di 47 euro, pari al 50% non rimborsabile, per confermare la prenotazione.   Questo è l’unico pernottamento che avevo già dovuto pre-pagare.

Questo B&B è grazioso senza essere speciale. Non ha la vista sull’isola, ma del resto  con quelle maree non edificano sul lungomare, è tutta pianura. Così,  non avendo  trovato un posto sopraelevato che avesse la vista e.. la disponibilità delle camere ad un buon prezzo, ci eravamo accontentati dalla situazione logistica . La zona intorno all’isola è super prenotata e costosissima!  In realtà, le camere erano pulite e graziose ed il giardino ben curato. I coniugi proprietari sono ospitali e gentili.  Non avevamo l’indirizzo, per cui siamo andati verso il Municipio di Beauvoir, e per strada l’abbiamo trovato. E’ una cittadina veramente piccola.

Ore 19-20, andando a piedi a cenare su suggerimento dei coniugi Hamon ci siamo accomodati a La Fermette, Restaurant Creperie.  Abbiamo deciso di ordinare ostriche, che ci sono state servite su un letto di alghe, per l’estetica. Non essendo periodo buono per le cozze, non le serve nessun ristorante. La loro specialità sarebbe quella di cucinarle fritte, ed io le avevo già assaggiate, in passato. Non le giudico ottime come quelle alla marinara, ma sono una variante buona. Peccato fosse aprile.  Come secondo, c’è chi ha mangiato carne con sugo di camembert, e chi pesce con sugo di panna. Va beh, si sa…  la cucina francese è così. Però, hanno ovunque buone patate fritte.  In questi ristoranti, abbiamo trovato  che il sidro normale è troppo dolce per noi,  per berlo a cena. Però, abbiamo anche scoperto che ne esiste uno (quello “brut”)  che invece è bevibile con ogni pietanza, perché è secco.  La birra Affligem è normanna, ed è una bionda non male.

Il nostro obiettivo era anche quello di  fotografare il Monte la sera, da lontano, quando è completamente illuminato, ma non è stato praticabile: ci siamo accontentati di girare in auto e fotografare da molto lontano (forse, per prevenire incidenti marini è vietato avvicinarsi di notte? In effetti, c’è chi soggiorna negli hotel sull’isola, ma non oso pensare ai costi). Pernottamento.


23 aprile 2015 – GIOVEDI’ : LE MONT SAINT MICHEL – CAEN – CREPON ––BAYEUX

Prima colazione.  Partenza in auto.  Per strada, ci hanno fatto attendere il passaggio di greggi di pecore. In effetti, sono spesso visibili. Dato che mangiano erba di prati salati dalle maree, la loro carne è particolare. “L’agneu du pré salé” è un agnello tipico solo di questa zona, che viene venduto solo qui, allevato seguendo regole speciali. Non l’abbiamo assaggiato, si vede che è solo in alcuni ristoranti di lusso, perché aprile sarebbe stato (credo) un buon periodo per trovarlo.  Per strada, ci siamo fermati ad assaggiare il calvados in una fattoria, ed abbiamo comperato alcune marmellate.

LE MONT SAINT MICHEL – CAEN

Città molto grande, caotica ma non troppo.  I monumenti più importanti che ci eravamo impegnati a  visitare sono sicuramente l’Abbazia degli Uomini e l’Abbazia delle Donne, più il castello ducale. Pensate che si sia riusciti a visitare tutto ciò, come era nel nostro programma? No. La strada per arrivare a Caen, secondo il nostro navigatore, passava per stradine piccolissime, tra campi deserti e villaggi silenziosi e disabitati. Non ci siamo “persi” nel vero senso della parola, ma certo dopo un paio d’ore e più siamo diventati nervosi. Non c’era neanche gente a cui chiedere. Ad un certo punto,  ecco una gradita sorpresa: una persona ed una pompa di benzina!  Ci siamo fermati per fare il pieno, temendo di restar all’asciutto proprio in quell’area! Abbiamo pagato 53 euro il gasolio-diesel, e parlando con il francese in salopette della pompa di benzina (peraltro in una tipica officina meccanica, mica  una normale stazione di servizio! E con una tipica salopette!) siamo stati guardati con pietà e tenerezza. Con molta premura nei nostri confronti, sconsolato per noi,  ci ha invitato a tornare indietro, perché stavamo percorrendo una strada lunghissima, che avrebbe richiesto (a lui) oltre tre ore di tempo per raggiungere Caen ( e questo solo grazie al fatto che lui sì, che sapeva la strada!  Beh, più o meno, non era così sicuro nemmeno lui). Assentendo con vigore alle sue parole, ringraziandolo tantissimo 8avevamo voglia di abbracciarlo ma ci siamo astenuti), abbiamo girato l’auto, spento il navigatore e dopo “solo” oltre un paio d’ore siamo arrivati a Caen. (Attenzione: state attenti a come lo pronunciate,  dite solo  “CON”, ma la vostra “O” deve essere strettissima, deve avere un suono nasale, più simile ad una “A” che ad una “O”, altrimenti state dando del coglione (con) a qualcuno…)

Ad ogni modo, miracolosamente, abbiamo parcheggiato gratuitamente l’auto e siamo entrati al Memoriale di Caen, museo dedicato alla memoria dello sbarco in Normandia,   una delle esperienze di viaggio più belle e forti, i 19 euro a testa per il biglietto sono più che giustificati. Abbiamo anche pagato per l’audioguida, e ve lo consigliamo. Leggiamo sia il Francese che l’Inglese, lingue delle didascalie interne nel Museo, ma l’audioguida contiene voci del passato, analisi storiche più interessanti, documentazione che almeno in parte è riuscita a colmare i vuoti che l’insegnamento frettoloso della Storia del ‘900 nelle scuole italiane ha inevitabilmente lasciato nelle nostre menti già distratte. Credo che per tutti gli Italiani sia sempre stato più o meno così: si arrivava al l’ultimo trimestre senza riuscire a finire tutto il programma di Storia moderna.  Non vi aspettate il classico museo della guerra pieno di reperti originali, qui si va oltre, è un’esperienza quasi sensoriale. Dalla prima guerra mondiale per arrivare ai conflitti moderni attraverso foto originali dell’epoca, filmati, suoni. La sezione dedicata alla Seconda Guerra è chiaramente la più vasta e la interessante, la parte dedicata alla persecuzione contro gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, i disabili è straziante. In  questa esperienza da non perdere è un filmato sul D-Day,  di circa venti minuti, realizzato con immagini originali. Mostra uno schermo diviso in due, comparando la preparazione allo sbarco sulle coste della Normandia delle forze alleate e dei tedeschi. Fa  capire cosa ci fu dietro a quel giorno, la preparazione meticolosa degli Alleati contro l’impotenza nazista che non si aspettava un’offensiva di quelle proporzioni. State attenti all’orario: la sala dove lo proiettano si trova verso la fine della visita, e la proiezione inizia, circa, ogni mezz’ora. L’ultima è la sezione dedicata alla Guerra Fredda: due sezioni originali del Muro di Berlino, una vecchia Trabant e persino un Mig russo interamente ricostruito, senza contare poi le memorabilia dell’epoca, tutte quelle piccole cose che hanno fortemente caratterizzato quegli anni, anche nella vita quotidiana.  In tutto, la visita ci ha impegnati quasi tre ore. Non avrei mai immaginato di non sentire né noia, né stanchezza nel corso di una visita così lunga.

Caen – Spiagge dello sbarco – LONGUES SUR MER

Ripresa l’auto, siamo ripartiti riaccendendo il navigatore. Non potevamo farne a meno, ma la voce di donna che usava per darci le istruzioni ci stava diventando odiosa. Se fosse stata una vera persona, l’avremmo scaricata dall’auto, abbandonandola senza cibo ed acqua… in quelle zone rurali dove ci aveva portati. Purtroppo, eravamo partiti contando molto sulle sue forze, ed eravamo senza cartine stradali. (P.s.: Non fate come noi! I vecchi sistemi funzionano, le cose a bassa tecnologia tornano di moda…) Le località da visitare erano ben più di  altre tre: ma il tempo perso alla mattina non era stato recuperato neanche saltando il centro storico della città di Caen, era una mission impossible. Così, abbiamo scelto, tra le varie spiagge da visitare, quella  di LONGUES SUR MER perché era quella più centrale, e dove erano rimasti più reperti bellici.   L’abbiamo raggiunta dopo aver velocemente pranzato in un’area picnic con i prodotti acquistati in un supermercato. Il tempo era ventoso, ma non ha mai piovuto, del resto. Parcheggiando gratuitamente sulla scogliera, a piedi abbiamo visitato le batterie di cannoni tedesche, le stesse che avevamo visto in mattinata nel filmato. Viste così, pur scheletriche e con cannoni bombardati rivolti verso il cielo, hanno una forte drammaticità. Guardando giù verso la spiaggia la marea era alta, e copriva tutta la sabbia. Ma non era difficile immaginare le barche da cui si erano buttati nell’acqua bassa i soldati americani, canadesi, inglesi, polacchi mentre da sopra li mitragliavano e bombardavano. Non era uno sbarco ben difeso, e purtroppo gli aerei angloamericani non erano riusciti a rendere inoffensive con i bombardamenti preliminari le batterie nemiche. Del resto, i tedeschi avevano costruito bunker in cemento armato, di spessore più che notevole, resistenti a tutto.  C’è anche una strada per auto, che scende fino alla spiaggia.  C’è chi organizza tour guidati in jeep su tutte le altre spiagge, ci sarebbe piaciuto averne il tempo.

Ripresa l’auto, abbiamo raggiunto CREPON entro le ore 18, perché il gestore ci aspettava, con sua moglie.

Sistemazione alla chambre d’hôte  LA BESSINE  4 route de Creully – CREPON. L’avevamo prenotato direttamente, tramite il loro sito. (Però, avevo guardato le foto e le recensioni sul sito France Voyages.com prima di sceglierlo). Non aveva voluto alcuna caparra.  Costa  29,50 euro a persona, incluso colazione.

Si tratta di una villetta in stile normanno con il tetto spiovente, ma non particolarmente speciale, tuttavia con un bel giardino e veranda per la prima colazione, più il parcheggio privato. Le due stanze sono al primo piano, e si raggiungono con una scaletta interna molto ripida. Non è una sistemazione per disabili, tutt’altro. Lo spazio è ridotto. I colori scelti dal gestore per l’arredamento e per le pareti sono piuttosto forti: preparatevi spiritualmente. Ci ha dato le chiavi e se n’è andato.  Poco male, comunque è stato l’unico B&B a darci il phon a disposizione ed il sapone. Dopo un sonnellino, siamo usciti per andare a cenare.

Bayeux,  famosa per la sua cattedrale (e per  il celebre arazzo della regina Matilde, lungo 68 metri. Il prezzo del biglietto è  9 Euro Orari: 9h – 18h30. L’arazzo  racconta la storia della conquista dell’Inghilterra da parte di William the Conqueror).  Anche di notte, la cattedrale   di Notre-Dame de Bayeux è stupenda:  una delle più grandi di Francia e anche una delle più belle, degna di nota. Nella cittadina, graziata dai bombardamenti, la  Cattedrale di Notre Dame, stile gotico normanno, è particolarmente bella di sera mentre lentamente si illumina.  Abbiamo passeggiato prima e dopo cena (beh, anche per ritrovare il parcheggio dove avevamo lasciato l’auto.. dato che non ricordavamo perfettamente dove fosse!), così abbiamo potuto ammirare una chiusa ed un vecchio mulino, ancora con la ruota di legno funzionante, molto romantico.  Per la cena, abbiamo scelto il ristorante L’Assiètte Normande, con piatti tradizionali. Non male come qualità del cibo e quantità, ma il servizio è stato lento e non saprei dire se ciò fosse dovuto al cuoco od alle cameriere.  Entrambi, forse. Fatto sta che siamo andati a letto piuttosto tardi. E poi, non tutto ciò che era scritto nel menu era disponibile. Non mi sento di consigliare  il loro vino rosso sfuso. Meglio tornare alla birra, normanna. Menu trio. questo abbiamo scelto, pari a 20 euro a testa più bevande, ma con i calvados finali ed il mezzo litro di vino abbiamo raggiunto circa 24 euro a testa. Però, abbiamo offerto la cena ad un’amica francese di origini italiane, ma questa è una lunga storia.

Rientro in chambre d’hôte e pernottamento.


24 aprile 2015 – VENERDI’ : CREPON – HONFLEUR – ETRETAT – ROUEN

Prima colazione, come al solito stile “continentale”, ma senza i croissant…e dire che ci stavamo abituando!  Partenza in auto per :

CREPON – HONFLEUR

Dopo un’ora e mezza, siamo arrivati. E’ un antico porto con un centro antico rimasto immutato dal Medioevo ad oggi. La cittadina è sicuramente molto caratteristica; la zona del porto è piena di locali e di ristoranti Dopo un terribile caffè, abbiamo passeggiato ed ammirato all’interno ed all’esterno la Chiesa di santa Caterina, tutta in legno con un tetto che ricorda lo scafo rovesciato di una nave, risalente al XV secolo, come il campanile, sempre in legno, che hanno costruito separato dalla chiesa, per sicurezza in caso di incendio. Tutte le aree pedonali intorno al porto sono caratteristiche, con case a graticci.  Il parcheggio, a pagamento, se non altro non era lontano, ed era attrezzato con toilettes.  Ripresa l’auto, abbiamo seguito i consigli di altri” turisti per caso” e abbiamo scelto di passare sulla Senna attraverso il moderno  Ponte di Normandia sotto il quale la Senna si getta nell’Oceano.. Sbagliato! E’  il ponte con l’arcata centrale più alta d’Europa,  lungo più di 2 km sopra l’estuario della Senna, è veramente imponente con tutti quei cavi d’acciaio e le 2 torri.  Col senno di poi, però NON  lo consiglieremo ai lettori: il pedaggio da pagare per il ponte più quello dell’autostrada può essere tranquillamente risparmiato. Bisognerebbe ammirare meglio il ponte da lontano, standoci sopra non è niente di speciale, non dà nessuna sensazione anche se è ad arco, poichè è molto lungo.( pedaggio ponte 5,40 euro)

HONFLEUR – ETRETAT   

Abbiamo pranzato in un’area da picnic, ma sotto la minaccia di stormi di gabbiani. Sembrava proprio come il  film di Hitchcock…”Gli uccelli”!    Ci passavano sopra a volo radente, giravano in circolo abbassandosi sempre più… e noi siamo stati velocissimi a mangiare.

Etretat è una delle località principali della Costa d’Alabastro, dove si trovano le falesie più alte d’Europa.  La si raggiunge attraversando il suddetto Ponte di Normandia, ma anche da strade provinciali. Il nome deriva dal colore biancastro delle rocce del litorale che si ergono lungo la costa e che ricorda proprio quello dell’alabastro e del gesso. Sicuramente questo è uno dei luoghi imperdibili per chi visita la Normandia e  vuole staccare un po’ dai giri incentrati su chiese e monumenti. Arrivando, a destra si sale verso “La Chapelle”, una chiesetta sulla falesia d’AMONT. E’ con parcheggio gratuito. Dall’alto, si fanno foto spettacolari della scogliere e delle spiagge sottostanti. Il golfo è interessante, la spiaggia dall’alto sembra piatta, ma dopo abbiamo scoperto che è in forte pendenza.  L’altra falesia, la Falaise d’Aval,  è raggiungibile solo a piedi, ed ha un  verde  prato che si stacca dal bianco delle scogliere, contro il cielo e il mare blu… attraversato dal volo leggero dei gabbiani.. è la falesia  dipinta da Monet, con una baia di galèt (ciottoli tondi)! Incredibile panorama, molto diverso da tutte le spiagge ed i mari che si possono visitare in Italia. I ciottoli sulla spiaggia sono quasi tutti di forma tonda, sembrano biglie di varie grandezze, e, come ho già detto, la spiaggia è in forte pendenza: tutto ciò a causa della forte marea, della violenza del mare. Sdraiarsi in discesa al sole, in estate, deve essere strano, ed aspettare la marea che sale e scende,  anche. E’ vietato asportare i ciottoli dalla spiaggia, perché i galét sono una difesa per l’erosione marina.   Le case di Etretat sono costruite con muri si sassi e profili in legno, ed i sassi sono di produzione locale, per cui sotto i raggi del sole l’ossidiana ed il gesso spesso luccicano piacevolmente.

ETRETAT – ROUEN

Ripresa l’auto dal parcheggio a pagamento, partenza ed arrivo a Rouen.

Sistemazione all’Hotel IBIS ROUEN RIVE GAUCHE Saint SEVER  – 44, Amiral Cécille. 3 stelle.

Costo a persona: 31,50 euro, colazione NON inclusa. Parcheggio a pagamento 6 euro al giorno. Prenotato tramite booking.com,  ma aveva lo stesso prezzo se prenotato direttamente dal loro sito.  Matrimoniali standard, con tv e phon, ma pulite e silenziose. Va beh, l’hotel era semivuoto… L’avevamo scelto perché era lontano dal centro e con parcheggio privato. Non immaginavamo che fosse così difficile capire da che parte si entrava nel parcheggio sotterraneo! Solo dopo alcuni tentativi a vuoto, siamo riusciti a trovare il modo. La viabilità in Francia è particolare, talvolta.   L’hotel è leggermente decentrato, in modo da consentirci di andare in centro,  usando i mezzi pubblici o a piedi. Abbiamo scelto questa soluzione, e dopo esserci riposati un poco siamo andati in soli 20 minuti in piazza del Vieux Marché, molto caratteristica sia di notte che di giorno, molto frequentata.

 

Cena. Ristorante Le Rouannais, Place du Vieux Marché, 5

Dato che era l’ultima cena in Francia, volendo finire in bellezza, abbiamo letto i menu di quasi dieci ristoranti, tutti situati sulla piazza del Mercato Vecchio. Tra di noi, c’era chi voleva ancora ostriche, chi anatra, chi capesante, chi lumache….difficile accontentare tutti, ma ci siamo riusciti,  Siamo dei degustatori seriali!  In Francia espongono fuori dai locali sia i prezzi delle pietanze a menu, sia le loro proposte di menu a prezzo fisso, a differenza dell’Italia, dove è una abitudine poco diffusa. Da noi, il “menu turistico” è sinonimo di fregatura per il turista, o talvolta il menu a prezzo fisso è sinonimo di pasto per operai ed impiegati, di pranzo di lavoro. In Francia, invece, ogni locale ne espone almeno due, di solito anche tre tipi di menu, a prezzi differenziati. Il menu che sceglievamo noi, ad esempio era sempre il “trio”, vale a dire un antipasto, un secondo con contorno, formaggio e dolce. Di solito, costa 20 euro a persona. Beh, in questo ristorante Le Rouannais costava ben 40 euro a persona, potete immaginare!  E’ arredato in stile vecchio, come i ristoranti di un tempo. Non so se sia un effetto voluto, o semplicemente economico. Ci hanno chiesto se “avevamo prenotato”, facendo una bella sceneggiata. Ma, dop,o metà locale è rimasto desolatamente vuoto, quindi era tutto teatro. Pazienza, ci può stare, lo si fa anche in Italia. Ognuno di noi ha scelto le cose più appetitose, ed il menu ha avuto inizio. Abbiamo cenato molto meglio delle sere precedenti, va affermato. A parte i dolci, che non erano affatto speciali, tutto era come doveva essere. I camerieri non erano molto professionali, come ci si sarebbe aspettato dal posto, ma pazienza. Non che fossero lenti o impaccati, questo no. Piuttosto, uno era poco pratico nel trasportare e servire i piatti, l’altro era troppo frettoloso e recitava la parte. Più un guitto che un cameriere. Ad ogni modo, vi possiamo solo avvisare di non scegliere la birra, perchè il costo al calice di birra alla spina è sproporzionato: meglio il vino! Per tutto il resto: vi consigliamo questo locale, se avete voglia di spendere un po’ di più, perché il cuoco è bravo. Stando, come sempre, attenti al conto, ci siamo accorti che avevano addizionato male i costi, a nostro sfavore. Speriamo che sia una cosa casuale, una di quella malaugurate che possono capitare a tutti nella fretta. Abbiamo segnalato l’errore, hanno scalato l’errore, pari a ben 30 euro di troppo.

Rientro a piedi, passando dal ponte sulla Senna, con la visuale degli altri ponti illuminati e della cattedrale con le sue luci. Pernottamento all’hotel.


25 aprile 2015 – SABATO : ROUEN – ORIO AL SERIO

ROUEN – BERGAMO

La reception dell’hotel, dopo aver pagato conto e parcheggio, ci ha consentito di lasciare i nostri bagagli nel  garage, sull’auto, e di ripassare nel primo pomeriggio. Prima colazione in un bar.

ROUEN è una bella cittadina, più grande di quelle visitate precedentemente, con parecchie case tipiche normanne a righe verticali molto ben conservate. Da non perdere il Grande Orologio simbolo della città, il Palazzo di Giustizia e l’abbazia di Saint-Ouen. Grande importanza riveste nel centro storico la cattedrale di Notre-Dame, la cui facciata fu dipinta per ben 40 volte dal pittore Claude Monet per cogliere al meglio la magia dei giochi di luce. La cattedrale è bellissima, imponente, tutta un traforo, mai visti così tanti trafori nella pietra o nel marmo.  E’  in restauro su un lato. Vie strette e case “a graticcio” molto particolari, con bellissimi negozi di tutti i generi: ceramiche, abbigliamento, dolci,  colori… Il Gros Horloge,  in oro e con un’unica lancetta è attivo del 15esimo secolo, uno dei simboli della città. La chiesa di S. Giovanna d’Arco è in Place de Vieux Marchè, dove al mercato ancora vendono pesce ed altri cibi, ed al suo lato c’è  il punto esatto dove fu bruciata Giovanna (Le bucher) nel  1431 dagli inglesi . E’ bello passeggiare e vedere ovunque cortili e case a graticcio del XVI secolo ornate da sculture.  La Chiesa di Saint Ouen, con il suo bellissimo parco, è piuttosto spoglia all’interno e non molto curata all’esterno. Chissà, magari la restaureranno a breve.  Abbiamo pranzato in una piccolo ristorantino sulla piazza, scelto a caso e perché aveva un tavolo libero per noi: St VINCENT. Solite cose, ma un rapporto buono qualità/prezzo.

Verso il primo pomeriggio: ritorno in albergo, recupero dei bagagli e dell’auto.

In auto verso l’aeroporto BEAUVAIS-Tillé, riportando con 15 euro la benzina al livello della presa in consegna dell’auto, a pochi chilometri dall’arrivo. Non so quanti chilometri abbiamo fatto in tutto, ma in totale abbiamo consumato 68,50 euro di gasolio. Non molto, suppongo.

Verso le ore 18.30 : Restituzione dell’auto a noleggio alla società CITER.  Zona dei parcheggi rent a car : P1.

Raggiungimento area partenze Ryanair, ma al terminal 1, questa volta. Con carta d’imbarco già stampata e documento d’identità. Un bagaglio a testa in cabina più una borsa piccola per passeggero, più una valigia in due (15 kg di peso max).  E qui è stato il momento peggiore del viaggio. La data del 25 era un sabato, il mese di aprile era adatto ai viaggi scolastici e di gruppo… insomma: partiva un aereo ogni 5 minuti e quell’aeroporto NON è attrezzato per lavorare con questi ritmi, né ha gli spazi necessari per ospitare così tante persone contemporaneamente. Siamo stati in coda, praticamente, oltre tre ore!  Prima, non aprivano mai il nostro check-in, poi l’hanno aperto ad un desk per il drop off bagagli ma INSIEME a quello di un altro volo… perfino facendoci passare avanti tutti gli altri passeggeri di quel volo, poi abbiamo fatto una seconda coda solo per passare la carta d’imbarco su un lettore ottico, poi una terza coda per la security dei metal detector (ma sempre facendoci passare avanti i passeggeri di altri voli che arrivavano in ritardo!) , poi addirittura una quarta coda per l’imbarco.. perché ormai mancavano solo venti minuti alla partenza! E siamo andati tutti insieme a piedi, sulla pista, ciascuno verso il proprio aereo, alla faccia della sicurezza! Non ne potevamo più, stremati e digiuni. Inoltre, come del resto era anche successo all’andata, dato che il volo era completo,  i nostri bagagli da cabina sono stati stivati, ma almeno gratuitamente. Con il caos che c’era davanti ai desk, si poteva  immaginare il peggio, consegnando bagagli con la forte  probabilità che finissero disguidati su un altro volo, perché gli addetti erano oberati da lavoro e con spazi inadeguati. Per carità, niente di terribile è successo, forse perchè la Ryanair si autogestisce il servizio bagagli con proprio personale, è forse più sicuro darli a loro che al personale di alcuni aeroporti italiani che ben conosciamo per i furti di valige.  E poi, sono stati molto più veloci.. imbarchi e sbarchi dei bagagli!

Ore 21.45 partenza. Volo FR 4234

Ore 23.20 arrivo aeroporto Orio Al Serio – BERGAMO ritiro bagagli velocissimo, vero stile Ryanair, Frontiera, è bello tornare a casa.

ORIO AL SERIO – MILANO

Il pullman dell’Autostradale è partito alle 23.30, quindi abbiamo fatto appena in tempo a prenderlo. Beh, ce ne sarebbe stato ancora un ultimo, successivo e nella notte, nel caso l’avessimo perso.  Dopo, abbiamo preso un  taxi dalla Stazione Centrale fino a casa: costo 25 euro, vista la corsa  notturna.  Fine del viaggio.


COSTI a persona , viaggiando in quattro per cinque/ sei giorni:

Aereo  e bagaglio stivato 62,83  
Auto noleggio, kasko e 2 autisti 78,00  
Notte a Beauvais 30,00 Senza prima colaz.
Notte a Le Mesnil Durand 35,00 Con colazione
Notte a Beauvoir 23,75 Con colazione
Notte a Crepon 29,50 Con colazione
Notte a Rouen 31,50 Senza prima colaz.
Parking vari 7,00  
Museo Caen guerra ed audioguida 19,00  
Museo Vernon con Casa Monet 9,50  
Cattedrale Mont saint Michel 9,00  
Benzina 68,50  
pedaggio autostrada e pedaggio ponte 8,00  
Pranzi, brasserie e pic nic 30,00  
Cene al ristorante 100,00  
Bar 8,42  
TOTALE 550,00 euro Senza navetta Orio al Serio

 


Chi è Tea?

Non scrivo per vantarmi e dire.. “in quel posto, io ci sono stata”.
I miei diari di viaggio servono a dare informazioni ed istruzioni a futuri viaggiatori. È questa la ragione del loro esistere: essere utili ad altri.
Infatti, scrivo sempre anche i prezzi, gli orari, i nomi dei vettori e del ricettivo, delle Guide, di tutto quello che potrebbe essere preso come esempio o comparato da altri viaggiatori per i loro viaggi nella stessa località.
Sono esperta di programmazione viaggi, di lingue straniere. Ero agente viaggi, tour operator, docente di turismo, formatore nel settore turismo e nelle pubbliche relazioni.

Diciamolo, sono parecchio esperta di viaggi, dài!
Non sono molto esperta di fotografia, ma almeno non ho mai fatto un selfie.

Tea Vergani

 

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