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“I tre obsoleti”: Villa Imperial abbandonata

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Villa abbandonata del 1500 fotografata da Daniel Santucci de “I tre Obsoleti”. Non perdetevela. ENGLISH VERSION!!

Spesso ti accorgi del tempo che passa solo quando già è passato.

Adesso, seduto in poltrona,  osservo il tempo che passa nella proprietà mia per diritto.

Sono un Conte, uno di quei titoli “nuovi” regalati  prima della caduta del Regno d’Italia. La mia famiglia appartiene a quella borghesia che con il passare degli anni ha sentito la necessità di ripulire il proprio nome dalla coltre di cinismo che il commercio spesso porta con se. Acquistò letteralmente il titolo poco prima dell’entrata in guerra a fianco della Germania da parte del Duce, con lo scopo di assicurare e prevenire la deportazione di massa dell’intera famiglia. Non siamo di origine ebrea, ma abbiamo molti nemici, diceva mio nonno, impettito nel suo  busto inamidato, mostrando orgoglioso il suo ultimo acquisto, questa villa edificata nel 1500 e ricca di storia. Mentre cercavo di star dietro alle sue farneticazioni di aulici futuri, percepivo già allora l’immensa storia di questi muri che ancora adesso mi circondano, seduto su questa poltrona, in questa stanza senza vetri con l’intonaco che cede pian piano il passo alla calce sottostante.

Il titolo in sè non servì a contrastare la determinazione dei nostri nemici. Tutta la Famiglia, me compreso, fu deportata prima in un campo italiano, poi direttamente ad Auschwitz. Ancora oggi non so il motivo di questa deportazione, ma all’epoca non servivano motivi.

I Conti di Altogrido vennero spazzati via nell’arco di una notte. Con dignità ferita vidi percorrere a mio nonno e mio padre il sentiero che poi seppi essere quello per il forno crematorio: negli occhi ancora vedo spuntare la testa di mio padre tra la neve e la nebbia, avviarsi al suo destino.

Vorrei poter dire altro sulla mia prigionia, ma l’ultima cosa che ricordo è una camera, siamo tanti, tutti senza vestiti e pronti per essere lavati. Poi Il buio. Ed il terrore.Villa Imperial

La ballata del Solo.

Adesso vago in queste stanze, non posso parlare con nessuno, nessuno mi sente; solo il passare del tempo sui muri e sulla natura circostante mi sono di conforto, spesso osservo ragazzi e ragazze che, vestiti in modo strano, si aggirano per la mia proprietà cliccando su strumenti luminosi che desumo essere apparecchi fotografici moderni. Solo alcuni si fermano e chiudono gli occhi: cercano di percepire altro oltre il passare del tempo. Ed allora mi precipito da loro cercando di raccontargli almeno in parte la mia solitudine e la prigione a cui sono stato obbligato senza sapere nemmeno il perchè. Molti riaprono gli occhi e celano agli altri lo sgomento di aver sentito “qualcosa”, altri scappano. Altri invece sospirano ed assorbono un poco della mia solitudine. Solo uno ha incontrato i miei occhi oltre la cortina nebbiosa che separa i nostri mondi, e vi ho letto comprensione, pietà, umanità. A lui ed al suo macchinario moderno ho mostrato il vero volto della mia casa.

Villa Imperial

(Racconto scritto da Denis Orticola)

ENGLISH VERSION

You usually realize that time goes by only when it’s already too late. Now, as I sit in this armchair, I observe the passing of time in the property that belongs to me at full right. I am an earl, one of those “new” titles given away short before the fall of the reign of Italy. My family belongs to that bourgeoisie that has felt the necessity to clean up its name from the blanket of cynicism that commerce often brings by.

My family literary bought the title just before the Duce made the decision to join Germany in war, in order to avoid and prevent the mass deportation of the whole family. We have no Jewish origin, but we have several enemies, my grandpa said, in his starched bust, as he proudly showed his last purchase, this villa built in 1500 and full of history.

As I tried to follow his ravings about a stately future, I already perceived the huge history of those walls that surround me now. Sitting in this armchair, in this room without glasses, where the plaster falls down and gives slowly way to concrete.

The title in itself didn’t help to fight the determination of our enemies. All the family, including me, was deported first in an Italian camp, then directly to Auschwitz. Until now, I don’t know the reason of this deportation, but in that period one didn’t need to have a reason.

The earls of Altogrido were swept away in just one night. With a wounded dignity, I saw my father and my grandpa walk down the lane that, as I further learned, lead to the crematorium: in my eyes I still can see my father’s head stick out of the fog and the snow, and go meet his destiny.

I wish I could say something more about my imprisonment but the last thing I remember is a room, there is a lot of people, all of us without clothes and waiting for the shower. Then darkness. And terror. The solo ballad.

Now I wander through these rooms, I can’t speak with anyone, no-one can hear me. The only consolation is the passing of time on the walls and the nature all around me.

I often observe the boys and girls, clothed in a bizarre way, they wander through my property clicking on lighted-up instruments that I suppose to be modern cameras.

Only a few of them stop a while, close their eyes, trying to perceive something deeper than time passing. So I run to them, I strive to communicate at least part of my solitude, to show them the prison to which I was condemned without knowing why.

Some of them open then their eyes and hide the dismay of what they felt; others go away. Others just take a sigh and absorb a little bit of my solitude. Only one has met my eyes beyond the foggy blanket that separates out worlds: in his eyes I read comprehension, pity, humanity. To him and to his modern machinery, I showed the true face of my house.


chi è I TRE OBSOLETI?


Mi chiamo Daniel Santucci, gestisco un blog di mia creazione col nome di: “I Tre Obsoleti”, un nome che può confondere dato che sono da solo ad occuparmi del sito, delle fotografie e delle esplorazioni stesse. In molti mi hanno chiesto il perché di questo nome, semplice: ho voluto giocare con la parola “obsoleta” che ha il significato di qualcosa di antiquato, vecchio e dimenticato. Ciò che spesso visito io. “I tre” per il semplice motivo che, nonostante sia da solo tre passioni accompagnano il mio viaggio: storia, arte e fotografia, ciò che spesso trovo in questi luoghi dimenticati. Sul mio sito troverete centinaia di scatti da me eseguiti con la storia dell’edificio che voi andrete a selezionare, un sito che nonostante la sua creazione recente ha guadagnato quasi mezzo milione di contatti, persino dall’estero. Per me è stata una grandissima soddisfazione.

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