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Un viaggio stupendo in Namibia: un quadro dai mille colori

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Africa Namibia Anziana Himba

Namibia, il paese delle emozioni, dei paesaggi sconfinati, spettacolari e contrastanti, dei grandi silenzi, della natura rigogliosa, degli animali in libertà, dei popoli ancorati alle antiche tradizioni. Il racconto di Roberto Lazzarato


Namibia: un quadro dai mille colori. Pennellate che emozionano nelle dune del deserto del Namib, tra le silenziose gole del Fish River Canyon, negli sconfinati orizzonti polverosi del Damaraland, nell’arida depressione dell’Etosha National Park, tra le rocce millenaria di Twyfelfontein, nell’incontro del deserto con le onde impetuose dell’oceano Atlantico a Walwis Bay.

Partiamo in 12 con volo Venezia-Francoforte-Johannesburg-Windhoek. La guida arriva a bordo di un camion trasformato in bus, con la scritta “Sense of Africa”, che condurrà, con perizia, per tutto il lungo viaggio dal deserto all’oceano, sino ai confini con l’Angola e ritorno a Windhoek. Facciamo un giro nella parte meno frequentata della capitale namibiana, che alterna edifici coloniali tedeschi a moderne costruzioni colorate. Al tramonto sosta all’isola pedonale dove si trova la chiesa luterana tedesca Christuskirche, in arenaria locale, caratterizzata dal contrasto tra lo stile neogotico e l’art nouveau, uno dei punti di riferimento di Windhoek. Pernottamento al Safari Court Hotel.

Iniziamo il viaggio in direzione del Namib Naukluft Park, il cui ingresso è a Sesriem, dove si può visitare il canyon lungo circa un chilometro e raggiungere le dune, le più alte del mondo, anche fino a 300 metri, di Sossusvlei percorrendo la pista prima con il nostro mezzo e negli ultimi 4 km con un fuoristrada.

Namibia Namib Naukluft Park

Il percorso è molto lungo (250 km) su una pista in terra, ampia, in mezzo al nulla. Spazi sconfinati con sfumature del colore ocra, vegetazione rada, arbusti spinosi, qualche pianta solitaria e cartelli che segnalano possibile attraversamento di animali.

Namibia Namib Naukluft Park

Troviamo infatti sul percorso l’orice, simbolo della Namibia, scimmie, dromedari, gazzelle, springbok, qualche rapace. Sostiamo per la foto di rito sotto il segnale che indica il Tropico del Capricorno e quindi a Solitaire, minuscolo insediamento nella regione Khomas, nel centro della Namibia, unica stazione di carburante dell’area tra la capitale, le dune e la costa atlantica.

Namibia Solitaire

Numerosi uccelli colorati svolazzano tra piante grasse e cimeli motorizzati che hanno esalato l’ultimo cigolio insabbiati nel deserto. Proseguiamo incontrando ancora orici, qualche antilope, struzzi e gruppi di springbok, prima di arrivare al calar del sole a Le Mirage Desert Lodge, una bella struttura con ampie e confortevoli camere, sembra quasi un forte coloniale nel deserto, con relativa pozza d’acqua dove gli animali verranno poi ad abbeverarsi.

Namibia Solitaire

Partenza all’alba. Il sole si alza e illumina radente la pista e le prime dune punteggiate da arbusti. Orici e struzzi pascolano indisturbati. A 360° tutto è tinteggiato con le sfumature color albicocca. Ci inoltriamo nel mare di sabbia di Sossusvlei dove si trovano le dune più alte, antiche, pittoresche e fotografate del mondo, pare originate oltre tre milioni di anni fa.

Namibia Deserto del Namib

Emozionante la vista della Duna di Elim e poi la famosa Duna 45, la più grande delle dune rosse che si trovano lungo il percorso tra Sesriem e Sossusvlei, che si eleva per oltre 150 metri sulla pianura circostante con alberi scenografici nei dintorni.

Namibia Deserto del Namib - La Duna 45

Ci fermeremo al ritorno e proseguiamo verso la Dead Vlei, una depressione con il suolo di sabbia bianca, costellata da piante di acacia fossilizzate, quasi spettrali, circondata da dune rosse. Purtroppo, improvviso, si alza il vento del deserto sollevando una tempesta di sabbia che sembra quasi di essere immersi nella nebbia della Valpadana. Non si riesce a procedere e raggiunti i fuori strada che ci avrebbero portati sino all’inizio del sentiero, da percorrere a piedi per circa 2 km, sentito il parere degli autisti, a malincuore abbiamo rinunciato all’escursione. Siamo quindi ritornati alla Duna 45 e con alcuni compagni di viaggio più intraprendenti scaliamo la duna.

Namibia Deserto del Namib - La Duna 45

E’ faticoso, si sprofonda ad ogni passo, ma l’emozione è grande, come la voglia di arrivare in alto, perché più si sale, più si gode di un panorama fantastico sul mare di sabbia e dune che ci circonda. Sulla strada del ritorno un branco di orici ci attende all’ingresso del Sesriem Canyon lungo circa un chilometro e profondo una trentina di metri.

Namibia Orice nel deserto

Scavato nella roccia nell’arco di 15 milioni di anni dal fiume Tsauchab, quasi sempre asciutto, presenta in alcuni tratti molto stretti delle pozze d’acqua perenni, dove gli animali vanno a dissetarsi. Rientriamo al Lodge per un po’di relax e godere del tramonto nel deserto. In serata ottima cena con grigliata e coinvolgente musica etnica con il personale dello staff, ragazze e ragazzi molto allegri e disponibili.

Un paio di orici maestosi ci attendono sulla pista per la partenza. Ripassiamo per Solitaire, ancora tanti uccelli, piante grasse in fiore, anche degli scoiattoli. Il tragitto è lunghissimo e impegnativo. Case non se ne vedono, praterie sconfinate con orizzonti irraggiungibili. Per strada incrociamo anche alcuni kokerboom, alberi delle faretre, con una fioritura gialla molto appariscente, una specie di aloe che cresce solo nella Namibia meridionale.

Un po’ stanchi arriviamo a Swakopmund, il più frequentato luogo di villeggiatura del paese dal tipico aspetto bavarese, a ricordare il passato coloniale tedesco. Dal ristorante sul molo assistiamo al volo di schiere di pellicani e fenicotteri rosa e anche la spiaggia e la baia sono piene di questi volatili. Un giretto per questa accogliente cittadina, molto moderna e colorata, prima di raggiungere l’hotel Swakopmund Boutique per l’aperitivo in terrazza ed assistere al tramonto sull’oceano.

Namibia Swakopmund

Giornata dedicata alla scoperta della baia di Walwis Bay. C’è un po’ di foschia, come sempre dicono da queste parti al mattino, e ci imbarchiamo su un bel catamarano per ammirare le numerose varietà di uccelli, delfini e foche. Cormorani e giganteschi pellicani ci girano attorno per poi planare in picchiata sul catamarano afferrando al volo i pesci che vengono loro offerti da un animatore dello staff. Su un atollo sabbioso centinaia di leoni marini sono spiaggiati, mentre altri si tuffano tra gli scogli in mare, dove le foche si esibiscono con audaci capriole.

Namibia Walwis Bay - Sul catamarano

Qualcuna più intraprendente sale con un balzo anche sul catamarano, si prende la sua ricompensa di pesce, ma non ci pensa nemmeno a ritornare in acqua e gira con il suo incedere dondolante fra i passeggeri. Ci viene poi offerto sull’imbarcazione un ottimo spuntino a base di ostriche e champagne. Quando scendiamo ci attende una colonia di fenicotteri rosa maestosi nella loro posizione eretta in equilibrio su una sola zampa.

Namibia Walwis Bay - Pellicano

Decidiamo per un’escursione in fuoristrada ad ammirare l’incontro delle dune del deserto con l’oceano, passando per le saline con sfumature colorate della sabbia circostante. Un’esperienza emozionante su e giù per le dune, la scalata di quelle più alte, l’orizzonte che si tinge di ocra della sabbia e di blu dell’oceano. Per finire, in una piccola oasi, voilà dai fuoristrada fuoriescono tavoli, secchielli di ghiaccio, ostriche e champagne. Che dire: fantastico! Concludiamo la giornata con un giretto serale per la cittadina elegante, con le vie orlate di palme.

Namibia Incontro delle dune con l'oceano

Ci attende un lungo viaggio in direzione est, verso il Damaraland, 500 km con un continuo mutare di paesaggi, incontrando nelle strade polverose solo dei carri trainati da asini. I grandi spazi del Damaraland, il cui nome deriva dall’etnia Damara, sono tra le ultime aree faunistiche non ufficiali dell’Africa dove si possono ancora incontrare animali in libertà al di fuori dei parchi e delle aree protette.

Namibia Ragazzo Damara

Namibia Ragazza Damara

Spunta, infatti, a bordo pista un cartello di pericolo attraversamento elefanti! Ogni tanto compare qualche chiosco improvvisato, costruito con rami d’albero, dove sotto un sole accecante delle donne Herero nei loro sgargianti vestiti e grandi copricapi che sembrano uscite da un film d’epoca, un abito lungo sino al suolo lascito dei missionari tedeschi dell’epoca vittoriana che poco gradivano la mancanza di pudore delle donne locali, dedite alla vendita di bamboline di pezza con i loro costumi tradizionali.

Namibia Donna Herero con bambino

Namibia Donna Herero

Arriviamo in netto ritardo, a pomeriggio inoltrato, al Twyfelfontein Country Lodge, una caratteristica struttura incuneata nelle rocce, con interessanti decorazioni e arredi, dove ci improvvisano qualcosa da mangiare al volo, prima della visita alla ricostruzione di un villaggio Damara, per scoprire gli usi e le tradizioni della popolazione del Damaraland, interessante anche se un po’ turistico. Sulla via del ritorno al lodge ci accompagna uno spettacolare tramonto africano.

Di buon mattino visitiamo la Burnt Mountain, una distesa di scorie vulcaniche e le Organ Pipes, le canne d’organo che si trovano in una piccola gola dove svettano inconsuete colonne di dolerite (basalto a grana grossa).

Namibia Arte rupestre a Twyfelfontein

Proseguiamo, quindi, per la zona dei petroglifi, l’arte rupestre presente a Twyfelfontein, incisioni probabilmente realizzate da cacciatori San durante il Paleolitico, almeno 6000 anni fa, con sosta al Wave Rock, una curiosa massa rocciosa a forma di artiglio, dal quale si gode un bel panorama sulla valle.

Namibia Wave Rock

Emozionante il safari, su un terreno molto accidentato, alla ricerca degli elefanti del deserto del Damaraland. Con un percorso tra le rocce, sul letto di un fiume in secca, tra arbusti spinosi, dopo una montagna di chilometri, alla fine siamo stati premiati con l’avvistamento di un branco di elefanti che abbiamo seguito per un po’ nel loro peregrinare alla ricerca di cibo e acqua.

 Tramonto nel Damaraland

Lasciamo il lodge e ci dirigiamo alla foresta pietrificata, un veld ricoperto di tronchi pietrificati, risalenti, pare, a circa 260 milioni di anni fa, che superano anche i 30 metri di lunghezza e 6 metri di circonferenza. Vediamo anche la famosa curiosità botanica della Namibia, la Welwitschia mirabilis, che sopravvive in condizioni di quasi totale assenza di precipitazioni, una pianta formata da un ammasso aggrovigliato di foglie che raggiunge i 2 metri di diametro e può raggiungere anche i 2000 anni. Puntiamo quindi verso Opuwo (oltre 700 km a nord di Windhoek), che nel linguaggio locale significa “la fine”, ultimo centro abitato prima di introdurci definitivamente nella regione del Kaokoland, uno dei luoghi più selvaggi e suggestivi del paese, per entrare in contatto con la sua realtà tribale. Nella periferia della cittadina incontriamo la guida obbligatoria per la visita di un villaggio dell’etnia Himba, ai confini con l’Angola e ci procuriamo in un supermercato dei generi alimentari da donare come segno di cortesia per l’ingresso al villaggio.

Namibia Donna Himba

Gli Himba, una popolazione nomade, sono di origine Bantu, come gli Herero di cui sono un sottogruppo. Dediti alla pastorizia, allevano pecore, capre e qualche mucca, sono fieri ed orgogliosi, con un alto senso estetico. Sembrano spalmati di Nutella, in realtà per abbellirsi e proteggersi dal sole usano un impasto fatto con terra ocra, cenere, erbe aromatiche e grasso animale, come abbiamo constatato direttamente durante la visita. Amano ornarsi varie parti del corpo con monili di conchiglie, pelle e ferro. Girano vestiti solo da una corta gonna di pelle di capra. Sono caratteristiche anche le acconciature: i maschietti rapati a zero esibiscono una piccola cresta o due treccioline che scendono davanti agli occhi, mentre le ragazzine hanno delle piccole trecce. Le donne ostentano trecce impastate con terra ocra e grasso e quelle sposate portano in testa un ciuffo di pelle di antilope. Il villaggio è formato da un kraal, un recinto all’interno del quale sorgono le capanne fatte con una struttura di legno ricoperta di fango impastato con sterco di animali. Le donne vivono nelle capanne con bambini ed anziani, mentre gli uomini seguono gli animali, la loro unica e vera ricchezza, sempre alla ricerca di nuovi pascoli. L’incontro con gli Himba (per me era la seconda volta), desta sensazioni contrastanti e lascia comunque un vuoto nello stomaco: da una parte la curiosità di vedere un popolo fiero, ancorato alle proprie tradizioni, ancora poco contaminato dal contatto con altre realtà, anche se la situazione però sta già scricchiolando; dall’altra la constatazione di una realtà abitativa e di vita alquanto precaria e irta di difficoltà. Lasciamo il villaggio un po’ scombussolati dal turbinio di emozioni e raggiungiamo su una collina l’accogliente Opuwu Country Lodge, una struttura molto bella, con piscina che domina la vallata sottostante, un abisso dal villaggio Himba.

Namibia Acconciatura Himba

Ci lasciamo alle spalle il Kaokoland per entrare nell’Etosha National Park, il regno degli animali, una vasta depressione dalle sfumature bianche e verdastre, con praterie sterminate, nel quale passeremo tre giorni cambiando sistemazione ogni notte data la vastità del parco.

Namibia Elefanti all'Etosha National Park

Primo impatto con l’Okaukuejo Camp, ben attrezzato e quasi subito scorgiamo sotto una pianta una coppia di leoni intenti a scambiarsi effusioni. Percorriamo piste polverose che serpeggiano nella pianura sconfinata con scarsa vegetazione, ma gli animali si concentrano soltanto lungo i rigagnoli d’acqua e nelle pozzanghere dove sostano numerosi elefanti, giraffe, zebre, orici, antilopi.

Namibia Leone all'alba all'Etosha National Park

Namibia Leonesse all'Etosha Pan

All’imbrunire, nella pozza del campo si alternano elefanti, giraffe con il loro modo goffo di abbeverarsi a zampe divaricate e arriva con il buio anche una coppia di rinoceronti, una rarità protetta in pericolo di estinzione.

Namibia Zebre alla pozza nell'Etosha Pan

Partenza prima del sorgere del sole per cogliere gli animali al risveglio. L’Etosha ci regala un’alba che colora di rosso tutto il veld, l’immensa prateria nella quale appena fa luce si vede, seppure lontano, un leone gigantesco che sbadiglia librando nell’aria frizzantina nuvole di vapore.

Ai bordi di un rivolo d’acqua un maestoso kudu troneggia tra cervicapra, antilopi, springbok, impala, zebre, gnu, mentre poco lontano, all’ombra di arbusti spinosi, sonnecchia un gruppo di quattro leoni. Nella successiva pozza una decina d’elefanti, poi una distesa bianca, accecante, al limitare della quale sono acquattate quattro leonesse e due leoni.

Namibia Piccoli elefanti giocherelloni nell'Etosha

Un po’ di attesa, poi lentamente i felini, uno alla volta, decidono di attraversare sotto il sole a picco la distesa di sabbia biancastra. Due giovani elefanti incrociano le zanne, mentre uno splendido bucero dal becco giallo si mette in posa su un ramo spinoso.

Namibia Bucero dal becco giallo nell'Etosha

Pernottiamo al Namutoni Camp costruito dove prima sorgeva un vecchio forte tedesco, assistendo ad un altro tramonto infuocato.

Namibia Tramonto all'Etosha

Lasciamo il campo presidiato da un plotone di minacciose manguste e facciamo sosta per il rifornimento nella cittadina di Otjwarongo, prima di raggiungere il Waterberg National Park, dove circolano numerosi facoceri e diverse specie di uccelli, fra i quali il granatino con il petto rosso brillante. All’alba escursione tra le rocce cui hanno aderito in pochi. Il parco non mi ha entusiasmato.

Interessante, invece, la riserva naturale di Okonjima, tra le imponenti montagne Omboroko che, grazie alla fondazione AfriCat, conduce ricerche sui felini della Namibia, la loro conservazione e in particolare la riabilitazione dei ghepardi, in un’area protetta molto vasta.

Namibia Ghepardo a Okonjima

A bordo di fuoristrada con le guide ci inoltriamo nella riserva alla ricerca dei felini individuando prima sotto gli alberi, poi nelle macchie di arbusti della savana alcuni splendidi ghepardi.

Namibia Ghepardo a Okonjima

Ottimo il pranzo presso il centro di Okonjima. Lungo la strada per Windhoek shopping per i souvenir e un blitz per ammirare i famosi diamanti namibiani. Il mattino seguente il volo Windhoek-Johannesburg-Francoforte-Venezia ci riporta a casa.

La Namibia si è rivelata un paese straordinario, con scenari fantastici e sconfinati, a volte inospitali, ma sempre in grado di suscitare emozioni. Un paese ricco di contrasti tra alte montagne, deserti dalle tante sfumature colorate e le acque impetuose dell’oceano, i cieli limpidi, le albe e i tramonti infuocati, strade senza fine in mezzo al nulla, infiniti silenzi, con una fauna ed una flora sorprendenti ed un crogiuolo di etnie molto diverse tra loro, alcune delle quali ancora radicate ad antiche tradizioni nonostante l’incalzare inesorabile del progresso. Un paese che, spaziando con lo sguardo oltre i suoi orizzonti senza fine, dà la sensazione inestimabile di sentirsi liberi.


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Chi è Roberto Lazzarato?

roberto-in-yunnanHo il privilegio di abitare in Valbrenta, una valle percorsa dal fiume Brenta tra il Massiccio del Monte Grappa e l’Altopiano di Asiago.

Dopo aver visitato in lungo e in largo l’Italia, sicuramente il Paese con un patrimonio artistico, architettonico e naturalistico impareggiabile, anche se spesso non valorizzato adeguatamente, e con ancora tantissime mete piccole e grandi da scoprire, ho iniziato oltre trent’anni fa a viaggiare all’estero, prima qualche puntata in Europa, poi in Africa, Medioriente, Asia, Americhe.

La passione per i viaggi e per le foto è andata in crescendo, come la curiosità di cercare di scoprire sempre nuove culture, storie, tradizioni. Per ogni viaggio mi entusiasma prima di partire la fase di ricerca delle notizie, di documentarmi sulla destinazione scelta, studiare l’itinerario, conoscere la storia del paese, gli usi, i costumi; poi, durante il viaggio, cercare di utilizzare al meglio il tempo disponibile per vedere non solo le mete imperdibili, ma anche entrare in contatto con la gente, mi piace girare per i mercati locali, fotografare le persone, nel rispetto della loro sensibilità, gente che spesso non ti chiede nulla e ti regala un sorriso che vale molto più di mille parole e di tante pagine delle guide; infine, al ritorno, senza le inevitabili tensioni dei tanti accorgimenti che ti frullano per la testa quando ti trovi all’estero in Paesi a volte problematici, rivivere il viaggio e le emozioni provate, le sensazioni percepite, ripercorrendone le varie tappe attraverso le immagini.

Un viaggio, quindi, non dura i 10/15 giorni dalla partenza al ritorno, ma si assapora dalla preparazione e per lungo tempo dopo il rientro a casa, dove è già in cantiere l’itinerario della prossima destinazione.

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