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WE360 URBEX PIEMONTE: lo staff di World Explore in un collegio abbandonato

Denis Orticola1 comment531 views

Lo staff di WE360 in un’esplorazione urbana. Oggi siamo in un collegio abbandonato. Buona Visione!

Collegio, parola che in molti di noi evoca  sentimenti contrastanti.

Rigore, disciplina, poco spazio per l’individualismo, anche se poi in realtà spesso questa istituzione ha forgiato menti forti e spesso aggressive. Sono le prime considerazioni che feci quando, dopo ore di ricerche in internet, riuscii a trovare questo edificio abbandonato.

Quel giorno in programma avevamo messo anche un’altra esplorazione, a causa dell’immensità del primo complesso però abbiamo deciso di limitarci.

In effetti, arrivati sul piazzale della struttura si resta interdetti, questo mastodonte è appoggiato sulla collina ed una buona metà di esso scende sotto il livello del parcheggio su cui siamo.

Ce ne accorgiamo quando, per entrare, seguiamo un sentiero che ci porta nel bosco e ci fa comparire quasi all’improvviso l’enormità davanti ai nostri occhi.

Si tratta di una vera e propria città in cemento armato, un mostro con 10 piani, tre cortili disposti uno sopra l’altro, due chiese, un teatro da 350 posti: immenso.

Ma chi ha costruito questa mostruosità? Un ordine ecclesiastico famoso per l’oculatezza dei suoi investimenti, di solito.

In questo caso però, sembra proprio abbiano preso una cantonata: già solo riscaldare ed illuminare questo posto in inverno manderebbe in bancarotta un piccolo stato del terzo mondo, senza parlare dei costi di costruzione.  Non si sono risparmiati, le solette in solido cemento armato sono visibili ovunque, passeggiando per il teatro percepisci la possente struttura che attorno a te sostiene i dieci piani superiori e ti senti al sicuro osservando nella semi oscurità gli enormi piloni.

Costruito anni addietro potrei raccontarvi la storia “pubblica della struttura”: in realtà voglio citare la testimonianza di chi vide con i suoi occhi la costruzione dello stesso. Per motivi di scelte editoriali non possiamo e non vogliamo svelare il nome del luogo abbandonato motivo per cui questa testimonianza, presa in internet da un sito abbastanza conosciuto, verrà modificata ad hoc per cancellare possibili connessioni.  Vedere questi luoghi vandalizzati è doloroso, non abbiamo intenzione di sostenere con rivelazioni queste distruzioni sistematiche.

“Ho studiato in quel posto, era una galera, nemmeno troppo dorata, passavi dieci mesi all’anno in balia dei preti che in nome dell’istruzione mettevano spesso in atto comportamenti vessatori. All’epoca si usava così. La struttura fu costruita spendendo un sacco di soldi e mettendo il consiglio dell’ordine praticamente davanti al fatto compiuto. Colui che mandò avanti i lavori, quasi per gloria personale piuttosto che per reali esigenze logistiche (all’epoca già si risentiva della crisi vocazionale con chiusure di collegi o riqualificazioni a raffica) venne allontanato e mai riassegnato ad altro incarico. Due anni dopo morì.

Non ho ricordi belli in quel posto: ho ricordi amari, di educazione rigida d’altri tempi, antica ed antiquata, non pronta a preparare alla crescente modernità anche di quel lontano e triste periodo”

La testimonianza, seppur censurata, riassume quello che abbiamo provato visitando la struttura: Ci sono molte parti in cui cammini veloce perchè prive di interesse, altre in cui ti fermi e cerchi di mettere ordine nei confusi ragionamenti che ti provocano certe immagini, come l’infermeria, la sala musica, l’androne riecheggiante, il teatro e la chiesa. Alla fine rimane un’unica domanda:” ma perchè?”

Buona visione


chi è Denis Orticola?


14991284_10211148525176963_2028837350280525569_oOttenuto il diploma di canto inferiore dopo qualche anno abbandono gli studi al conservatorio  per dedicarmi a tempo pieno al lavoro, diventando manager in una grossa azienda di abbigliamento. Nel 2009 la svolta. Definitiva. Mi ammalo di cancro, una forma molto aggressiva che nel giro di niente mi distrugge il  corpo e con la mente fa un discreto lavoro. Isolato dieci mesi dal mondo prendo nuovamente coscienza di quello che mi rendeva felice, accompagnato in questo cammino da mia madre e dal mio fedele compagno guarisco e da allora tutto cambia. Da arcigno e forse esecrabile uomo d’affari rompo gli indugi e antepongo sempre il rapporto umano di fronte a tutto, senza guardare il risultato finale.

Riscopro la mia natura ed accoppio la  passione per la musica a quella sopita delle immagini, divento pilota di droni e mi perdo nel cielo e nel silenzio riprendendo cose ed appiccicandoci sotto della musica. Videomaker? forse. Felice? si, sicuramente.

Il mio sogno nel cassetto? in realtà lo sto realizzando, esprimere me stesso senza interruzione, nel bene e nel male, vivere la Mia di vita e non quella che i condizionamenti della società mi obbligavano a seguire.

 

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