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Spagna della rinascita, Valencia e le seconde occasioni

Denis Orticola683 views

Torino-Valencia

9 Maggio 2016

Giorno 1

-Un volo Ryanair in offerta per Valencia in Spagna attira la mia attenzione, grazie alla magia di internet e dei siti vari ed assortiti per inventare viaggi a poco prezzo si combina in un viaggio di 4 giorni per due a meno di 300 euro, macchina ed appartamento compreso….

-Aeroporto  Torino, ad ammirare in silenzio o quasi una valanga di tassisti in attesa di clienti che faccio fatica ad immaginare per tutti, chi gioca con il telefonino, chi corre almeno 4 volte in bagno in 15 minuti (?) chi legge e rilegge una pagina di un giornale di quelli che ti regalano sui mezzi pubblici.

-Cancello di ingresso, poi sull’aereo…meno di due ore ed atterriamo a Valencia, il tempo come a Torino lascia a desiderare ma non ci abbattiamo, finalmente in viaggio dopo un periodo di clausura autoimposto per ammortizzare l’acquisto del drone e del pc editing nuovo.

Dall’alto Valencia mi sembra una città che nasce nell’entroterra e con il passare dei secoli si è spinta sino al mare, si percepisce il graduale passaggio dal vecchio al nuovo, è palese.

Dal basso questa sensazione è confermata, come qualsiasi città di origine e dominazione romana si sviluppa su una pianta quadrata,  ed anche il nuovo incredibilmente mantiene questa struttura.

città forte degli Edetani, Valentia Edetanorum, è una città fondata dall’impero romano, poi invasa dai Visigoti, riorganizzata dagli arabi e trasformata in regno nel 1200, tutto si legge e respira per le vie del centro storico. di una bellezza suprema in certi punti ma di una decadenza nobile in altri.

Trovato l’appartamento dopo mille peripezie, felici per la sua posizione e per la bellezza dello stesso scarichiamo su ipad un applicazione che ci servirà bene e meglio di Google Maps e che vi consigliamo.

Oramai è pomeriggio e siamo affamati, benché un po restii ad infilarci nel primo locale che ci capita davanti, memori di una vacanza anni addietro in quel di Barcellona dove, per due birre ed un panino, sulla rambla ci avevano chiesto tipo 20 euro, dopo il primo momento di assestamento ci infiliamo in un locale vicino alla meravigliosa Torres de Serranos dove per pochi euro ci strafoghiamo di paninozzi vari e di birra.

I gestori, molto giovani, sono simpatici ed alla mano, la mia ritrosia nei confronti degli spagnoli viene presto dimenticata ed il discorso scivola inevitabile sulle simbiosi economiche dei nostri due paesi…insomma come si dice in gergo, facciamo a gara su chi sta peggio

inizia a piovere, e ci precipitiamo a casa dopo aver fatto scorte di cibo per la cena. Il tempo è troppo brutto per permetterci di girovagare tra mille locali e sceglierne uno, per cui ci chiudiamo in casa al caldo e crolliamo.

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10 Maggio 2016

Giorno 2

Apriamo gli occhietti santi verso le 7 come tutti i giorni, freschi e riposati e…nel quasi buio…fuori piove che Dio la manda, mi immagino gli angeli reclutati sulle nuvolette a lanciare giu secchiate di qualsiasi cosa a caso…un po’ demoralizzati decidiamo di uscire e ci armiamo immediatamente di due ombrelli. Quasi immediatamente, in Spagna alle 7,30 di mattina in giro ci sono solo gli spazzini e la morte con la falce, tutti o quasi sono ancora rintanati ed i locali cominciano a prepararsi all’apertura.

Finiamo in un caratteristico bar gestito da una ragazza che stranamente, uscendo dai canoni di porcherie che spacciano per la tipica bevanda nera, ci fa un caffè delizioso accompagnato da una calda brioche di plastica ripiena di marmellata, fuori il tempo si mette stranamente in standby, ovvero non piove più ma fa schifo comunque. Decidiamo di avventurarci nel parco che divide la città e copre il letto del fiume Turia che per la bellezza di nove DICO nove km si snoda attraverso la città sino al porto della stessa. Uno dei parchi più belli da noi visti sinora, voluto fortemente dai valenziani alla fine degli anni sessanta dopo l’ultima di una numerosa serie di tragiche inondazioni dei quartieri storici, dove l’acqua raggiunse addirittura i cinque metri in alcuni punti, mandando per anni Valencia con il culo per terra.

Mentre cammino mi viene in mente Francisco Franco: al posto del parco avrebbe voluto un’autostrada ad otto corsie, opera faraonica che avrebbe collegato Madrid al Mediterraneo, ed alla voce della città,  popolo e agiati uniti ottennero  questo immenso polmone verde. Campi da tennis, da calcio, da rugby, qualsiasi sport è rappresentato e come vedremo nei giorni a seguire questo parco raccoglie praticamente vagonate di giovani che fanno “cose di sport”, per la perplessità di Salvo e la mia gioia. Altra differenza cruciale del modus vivendi tra Italia e Spagna…

Tra una fermata e l’altra percorriamo i cinque km che ci separano dalla vera meraviglia di Valencia a mio avviso: La Città delle Arti e delle Scienze.

La Ciudad rappresenta uno dei maggiori poli attrattivi per i turisti; il segno tangibile e definitivo dell’uscita dei valenciani da una realtà confinata e provinciale, verso il mondo moderno e globalizzato. Una visita completa impegna non meno di una giornata, da trascorrere perlopiù a osservare le strutture interne. L’ideale sarebbero due giorni, data la superficie su cui si estende, calcolata in circa 35 ettari.

Dal punto di vista architettonico, la Città delle Arti e delle Scienze si divide in quattro grandi edifici, con uno stile costruttivo originale; tutti progettati e curati dal grande architetto Santiago Calatrava. All’interno si svolgono continuamente manifestazioni e mostre artistiche di livello internazionale.

La parte più stupefacente è sicuramente l’Hemisfèric, dispiegato su circa 13000 metri quadrati. L’area esterna è lasciata in cemento armato e, da lontano, si mostra al mondo come un grande occhio che vede e scruta. Con tanto di ciglia e un bulbo oculare che, tra l’altro, funge da schermo gigante per le innumerevoli proiezioni cinematografiche. L’ingegnoso effetto ottico è notevolmente amplificato da uno specchio d’acqua alla sua base.

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Vicino a esso si trova il Museo de las Ciencias. Dal punto di vista strutturale, l’intento è stato quello di farlo assomigliare a un gigante dinosauro. L’immagine è rimarcata dalle curiose sporgenze e dal colore parzialmente sbiadito. Al suo interno si svolge una serie di mostre ed esposizioni a tema scientifico, molto seguite da bambini e adulti.

Il terzo polo attrattivo della Città delle Scienze è il Parco oceanico, o Oceanografic, considerato come uno tra i più grandi acquari del mondo. L’aspetto architettonico è stato curato da Fèlix Candela e richiama ogni anno fior di visitatori e appassionati. Le grandi dimensioni, circa 10 ettari di superficie, permettono la presenza di molte specie di pesci e mammiferi d’acqua.

Il Palacio de las Artes si dedica soprattutto alle manifestazioni artistiche, con spettacoli che si susseguono per tutto l’anno. Rappresenta la quarta opera architettonica in ordine cronologico, sempre per mano del grande ideatore Calatrava. L’intensità e la qualità delle opere messe in scena richiamano gran parte degli abitanti della Comunità valenciana. Insieme all’Hemisferic primeggia per la ricchezza dei dettagli architettonici. Sempre all’insegna dell’originalità, ci sono diversi ascensori che portano i turisti a diverse altezze, creando spettacolari effetti visivi.

Alle quattro strutture appena citate, si può aggiungere la “quinta meraviglia”, ossia l’Umbracle.  Non si tratta di una vera e propria costruzione, bensì un’amplissima terrazza panoramica coperta, dalla quale si scorge il bel panorama della Città delle Scienze. Per questo, ogni giorno è raggiunta da centinaia di visitatori. I numeri che definiscono l’Umbracle sono impressionanti: più di 300 metri di passerella, attorniata da decine di specie floreali e costruzioni in diversi materiali. La copertura è garantita da una serie di archi.

Da cafonazzi torinesi quali siamo, dando  rigorosamente la colpa al tempo e non allo scarso interesse, ignoriamo bellamente l’interno di queste meravigliose strutture per dirigerci a passo sicuro a ciò che realmente ci interessa, vi lascio indovinare? Bravi, L’oceanografico!!

Dopo un mezzo collasso per il biglietto di ingresso (27,00 euro) vorrei placare i crampi della fame con un buon panino, ma vengo trascinato via dal chioschetto perché vorrei mangiarmi la povera commessa che ha osato chiedermi 6 euro e 50 per un panino al crudo…vabbè classica scena da italiano in vacanza ma intanto la fame me la sono tenuta.

Oramai è mezzogiorno e tra poco inizia lo spettacolo dei delfini. Chiudendo a doppia mandata nel cassetto più nascosto della mia coscienza il rimorso che mi attanaglia vedere degli animali in cella gestiti cono robot, cerco di godermi lo spettacolo che, tuttavia, è davvero bello e ben realizzato.

La visita prosegue per più di tre ore dentro al parco, tra squali, mille mila pesci, una galleria sotto l’acqua, una mega voliera, pinguini, foche leoni marini…i soldi d’ingresso sono sicuramente ben spesi- eccovi il link del video………..

Usciamo dall’oceanico con una fame pazzesca, ci tuffiamo nel primo centro commerciale dove in una sorta di “all you can eat” made in Spagna, per 10 euro a testa finalmente ci saziamo.

E’ il momento del rientro, Salvo vorrebbe prendere i mezzi, io come al solito no perché odio delegare il controllo dei miei spostamenti ad uno sconosciuto se sono all’estero, (ci sto lavorando con lo psichiatra tranquilli), motivo che ci obbliga a ripercorrere a ritroso la via dell’andata, con una iniziale deviazione all’interno dei quartieri nuovi di Valencia. Appunto, nuovi, brutti, di periferia in due parole PER CARITA’.  I quartieri nuovi otto volte su 10  sono così ed io mi chiedo sempre…perchè? ritorniamo in quella che da questo momento in poi assume una colorazione turistica, ovvero la zona del parco, quello lungo di prima e tra una piovuta e l’altra arriviamo in centro sfatti e distrutti. Sono le 17 circa e da allitrato ubriacone quale effettivamente sono obbligo lo stremato ed oramai insofferente Salvo ad un’ultima fermata in un bar vicino a casa, dove ci scoliamo due mojito ed un quintale di patatine (prese di straforo dalla spesa fatta al supermercato poco prima e fatte passare dal minicontenitore delle patatine che ci aveva portato la tipa, che poi ci ha beccato). Ovviamente salvo ha fatto amicizia con chiunque nel giro di 15 metri, tra cui un cucciolo di labrador, la sua padrona, il marito,  la figlia, il fidanzato della figlia e la sorella del fidanzato della figlia. W la Spagna !!

Ora che siamo arrivati quasi a casa ha smesso di piovere ed il fotografo che c’è nascosto in me reclama il suo momento. Io lo ignoro. Voglio un letto e lo voglio subito.

Dopo il riposino dei giusti, una cena leggera e dieci minuti di cazzeggio  siamo pronti a ripartire e ci tuffiamo nella zona vecchia, di seguito le foto


11 Maggio 2016

Giorno 3

spagna

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Ci sveglia finalmente una luce accecante, dopo una doccia veloce Valencia ci aspetta. La città con il bel tempo cambia volto, diventa allegra ed anche noi siamo belli ritemprati ed energici, tanto da dimeticarci la regola d’oro nelle città turistiche: mai entrare nel primo bar che capita; caffè, cappuccino e due cornetti 13 euro: da infarto.

Ci dirigiamo verso la macchina, l’acido lattico nelle gambe si fa sentire dopo lo sforzo di ieri, motivo in più per spostarci in auto, oggi andiamo al Bioparco di Valencia.

“Un pezzo d’Africa a Valencia”

Il 28 febbraio 2008 ha aperto le sue porte il nuovo Bioparc Valencia. Un innovativo parco zoologico in cui le barriere sono davvero invisibili e gli animali vivono a proprio agio. È costituito da 100,000 metri quadri e si trova situato nel parco de Cabecera lungo il vecchio letto del fiume Turia.

Questo parco ha la peculiarità di introdurre totalmente il visitatore nell’habitat degli animali e non al contrario come succede negli zoologici tradizionali, una vera e propria full immersion.

Il Bioparc mira a promuovere il rispetto degli animali e a consapevolizzare il cittadino sull’ambiente, un chiaro impegno dunque verso l’educazione e la tutela della salute degli animali.

Leopardi, lemuri, leoni, giraffe, gorilla, rinoceronte, ippopotami, porcospini, struzzi, elefanti… convivono in un mondo zoologico che offre emozionanti esperienze in ogni angolo del parco e ad ogni momento.

Al Bioparc di Valencia, insomma, possiamo trovare “Un pezzo d’Africa”. Il Bioparc mostra la totalità della fauna e della flora africana e dei diversi habitat che in essa coabitano. Il Bioparc tuttavia non accoglierà soltanto l’Africa, poiché esiste un progetto nei prossimi anni che prevede un ulteriore ampliamento di 20.000 metri quadri che ospiterà parte del Parco del Sudest Asiatico e dell’America del Sud.

All’ingresso siamo i primi, davanti pure alle comitive dei ragazzini e sicuramente più eccitati di loro, trascorriamo le successive quattro ore immersi nell’Africa e devo essere sincero, è una meraviglia.

Usciti dal parco siamo super carichi di adrenalina e decidiamo di spingerci al mare che, secondo i miei calcoli dovrebbe essere da quella parte (vago  gesto con la mano). Venti minuti dopo stiamo passeggiando mano nella mano, scherzo ovviamente, sul lungomare di Valencia, cielo limpido aria salmastra…la felicità insomma, ci fermiamo a mangiare una paella valenciana letteralmente buttata sul tavolo da un’orda di energumeni nerboruti vestiti da camerieri, urlanti tra di loro e non solo…mi pare di essere finito in un film di Almodovar primo periodo ma sono talmente intimidito da non avere reperti fotografi
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questo pranzo in riva al mare.

Ora siamo seduti su un muretto, le palme  ci riparano dal sole ed osserviamo due ragazzi ed una ragazza con un cane, sembrano giocolieri, si stanno allenando con una corda tesa tra una palma e l’altra, sono sereni, parlottano in armonia tra di loro ed insieme ad una trattoria con musica dal vivi posta in lontananza compongono un quadro di pace e quotidianità.

Domani a quest’ora saremo a Torino,  inconsciamente mi sto congedando da questa città con una sorta di affetto malcelato, la mia mente si sta riprogrammando in modalità standard. sino alla prossima volta

Rientriamo nel centro città ed incuriositi ci inerpichiamo sulla Torres de serranos, mi gira un po’ la testa ma nulla mi distoglie dal fare un timelapse sulla città che vedrete in qualche video sul sito se mi ricordo di metterlo.

Le ore successive le trascorriamo a fare timelapse come se non ci fosse un futuro e distrutti ci avviamo verso casa, dopo la pausa alcolica dalla nostra oramai amica dei mojito.

Crolliamo, sino al mattino seguente. Una cosa che mi disturba non poco dei miei viaggi è che la sera siamo sempre talmente sfatti da non avere più voglia di fare nulla. Dovremo porre rimedio a questa cosa…prima o poi.

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12 Maggio 2016

Giorno 4

L’aereo è alle 11, siamo in aeroporto alle nove perché quando si tratta di partire butto ansia a destra e a manca per la triste rassegnazione di Salvo ma a Valencia non trovo le valanghe di tassisti in altre faccende affaccendati come a Torino. Il volo di rientro con Ryanair non fa una piega, soliti siparietti a bordo con la tentata vendita anche della biancheria intima usata del comandante, atterraggio con applauso che mi fa capire di essere di nuovo in Italia, uscita dall’aeroporto  e stop.

al prossimo blog di viaggio


chi è Denis Orticola?


14991284_10211148525176963_2028837350280525569_oOttenuto il diploma di canto inferiore dopo qualche anno abbandono gli studi al conservatorio  per dedicarmi a tempo pieno al lavoro, diventando manager in una grossa azienda di abbigliamento. Nel 2009 la svolta. Definitiva. Mi ammalo di cancro, una forma molto aggressiva che nel giro di niente mi distrugge il  corpo e con la mente fa un discreto lavoro. Isolato dieci mesi dal mondo prendo nuovamente coscienza di quello che mi rendeva felice, accompagnato in questo cammino da mia madre e dal mio fedele compagno guarisco e da allora tutto cambia. Da arcigno e forse esecrabile uomo d’affari rompo gli indugi e antepongo sempre il rapporto umano di fronte a tutto, senza guardare il risultato finale.

Riscopro la mia natura ed accoppio la  passione per la musica a quella sopita delle immagini, divento pilota di droni e mi perdo nel cielo e nel silenzio riprendendo cose ed appiccicandoci sotto della musica. Videomaker? forse. Felice? si, sicuramente.

Il mio sogno nel cassetto? in realtà lo sto realizzando, esprimere me stesso senza interruzione, nel bene e nel male, vivere la Mia di vita e non quella che i condizionamenti della società mi obbligavano a seguire.

After graduating in lower hand, I left the studies at the Academy of music to dedicate myself full time to work, becoming the manager of a big clothing firm. In 2009 the turning point. I fall ill, cancer, a very aggressive form that in a short time destroys my body and almost my mind. I live isolated for 10 months, taking consciousness again of what really makes me happy, accompanied in this journey by my mother and my faithful partner. I recover fully, since then everything changes. As a businessman I was sullen and sometimes detestable: after recovering, I burst into action, I start to put first the human relationships, without caring about the final result.

I find interest in nature once again, and I match the passion for music with the hidden and forgotten passion for images. I become a pilot of air drones and I lose myself in the sky and in the silence, shooting videos and then combining pieces of music to them.

Videomaker? Maybe. Happy? Yes, for sure.

My secret dream? I actually am living it through, just expressing myself without interruption, in good and evil, living my life, not the one I would have lived if I’d followed the conditioning of society.

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