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Yucatan : Il racconto di Brunella Grasso in Messico

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Yucatan

Yucatan: Brunella grasso ci accompagna alla scoperta di questo meraviglioso angolo di paradiso. Buona lettura.

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5 febbraio 2008 martedì

Questa volta partiamo da Genova.

Sono più o meno le 5 del mattino e siamo al Cristoforo Colombo con armi e bagagli. Veramente armi non ve ne sono, solamente tre valige da imbarcare e un bagaglio a mano…

Alle 7,15 ci imbarchiamo su un piccolissimo aereo della Iberia- Air Nostrum che ci porterà a Madrid. Ci servono la colazione e circa due ore e mezza dopo siamo al Barajas, aeroporto incredibilmente “BIG”.

Col trenino andiamo al terminal internazionale T4 – grandioso – progettato da un iberico e da un anglosassone nel 2004 che ha una struttura eccezionalmente bella e coloratissima.

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La bella giornata di sole di Genova ha lasciato il posto ad un nebbione che grava su Madrid come la caligine…è tutto grigio meno l’aeroporto con i suoi colori… Intorno alle 12 e 30 ci imbarchiamo: purtroppo Iberiaworld non è come Thai-Air e Eurofly con un televisore ogni poltrona. Ce ne è uno ogni sei poltrone, pazienza. Ma il tempo lo trascorriamo mangiando qualcosa e leggendo la guida  della Lonely Planet sullo Yucatan.

Finalmente dopo quasi dodici ore di volo e qualche turbolenza arriviamo a Cancun! Il pilota esegue un atterraggio favoloso cui segue una standing ovation!

E’ già dopo il tramonto, sono circa le 18 e l’aria è molto calda.

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Recuperiamo i bagagli e usciamo. Fuori dall’aeroporto c’è una guida che ci aspetta e ci conduce – con l’auto – al nostro albergo, il Flamingo Resort, un 4 stelle sull’oceano, carino, con bella piscina.

La nostra camera dà proprio sull’oceano ed è una vera emozione, questo Caribe…

Ci rassettiamo un po’ e poi usciamo. Non abbiamo molta fame in quanto abbiamo mangiato in aereo ma vogliamo bere qualcosa.Yucatan

La città è illuminatissima, è martedì grasso! e diversi giovanotti sui trampoli vestiti come angoscianti farfalloni color fucsia svolazzano sul lungo mare. Ci sediamo in un locale dove su ogni tavolo campeggia la scritta “run, forrest, run” e beviamo la prima birra e il primo  juice mexicano.

C’è un gran bel locale il cui ingresso è costituito da un barcone di legno tutto colorato e che si chiama “Margaritaville”.

Passeggiamo un po’ e poi ce ne andiamo in camera a riposarci: la nostra giornata è stata lunga 31 ore!!!!


6 febbraio, mercoledì – c’è il sole e un forte vento.

Dopo una buona colazione gironzoliamo un po’ per il resort e poi alle 9, puntualissimo, si presenta Emilio Garcia, guida e autista della Meco – Grupe, l’agenzia messicana, che ci viene a prendere su un minivan da 8 posti. Mario che vuol parlare spagnolo è invitato a mettersi davanti.Yucatan

Caricate le valigie ci rechiamo presso altri due alberghi a prendere i nostri compagni di viaggio.

Sono due ragazzi di Roma in viaggio di nozze, Alberto e Marzia, e tre signore di Reggio Emilia, Maura, Lauretta e Teresa.

Dirigiamo verso Chichen-Itzà.

Costeggiamo Cancun che sorge tra la laguna e l’oceano e prendiamo la ruta 180, lunghissima e diritta, dentro la foresta. Ci seguono in volo molti avvoltoi che Emilio ci dice essere gli spazzini del luogo in quanto la strada è spesso attraversata da animali che rimangono sotto le ruote delle auto e pertanto loro sono gli incaricati della pulizia…

La foresta non è granchè, però il fascino del viaggio è nell’aria… e finalmente arriviamo a Chichen-Itzà!

Emilio ci spiega molto bene tutta la storia e l’archeologia del luogo. Fa caldo ma non in maniera insopportabile. Abbiamo comunque una bottiglia d’acqua al seguito.

Siamo vestiti molto sportivamente e col cappello in testa: non oso pensare a cosa sia questo posto in luglio e agosto, perché ora siamo in stagione secca e l’umidità non è molto alta (circa 70/80%)…Yucatan

Comunque il posto non ci affascina più di tanto anche se Emilio ci spiega benissimo tutti i templi, il gioco del sole sui gradoni della piramide con il serpente che sembrava scendesse giù dagli scalini, il campo della pelota, l’edificio delle monache, il tempio dei teschi, l’osservatorio e, logicamente, El Castillo sul quale non si può più salire dopo la morte dell’ultima turista.

Fa molto caldo, anche perché a casa nostra è ancora inverno, per fortuna non vi sono molti turisti per cui si può visitare il sito molto tranquillamente.

Vi sono un sacco di venditori di oggetti turistici e le condizioni della gente sono veramente miserevoli.

Siamo nella regione dello Yucatan mentre la riviera Maya è nello stato di Quintana Roo, e qui vi è il 60% circa della popolazione che ha solo sangue indio nelle vene: si vede infatti dai tratti somatici che di spagnolo non ne hanno neppure una goccia di sangue nelle vene.Yucatan

Si dice che gli antichi Maya provenissero dalla Mongolia e che abbiano attraversato quello che oggi è lo Stretto di Bering per percorrere tutta l’America e fermarsi poi fin quaggiù. A seguito dello scarseggiare degli animali i Maya si trasformarono da guerrieri e cacciatori in agricoltori, piantando il mais, che Cristoforo Colombo scoprirà molti secoli dopo.

Le costruzioni Maya sono abbastanza pesanti, in pietra lavorata – per la quale non usavano lame per scolpirla in quanto non ne conoscevano l’uso – e che sono state in gran parte depredate dagli spagnoli.

Emilio però ci spiega che nonostante tutte le sofferenze che gli spagnoli e la chiesa hanno inflitto agli indios, la popolazione messicana è religiosissima – a modo suo, mischiando religione e riti pagani, – e non odia gli spagnoli, né i creoli, cioè coloro che discendono dagli spagnoli ma sono nati in Messico.Yucatan

Il calendario Maya è complicatissimo, così come il conto dei giorni, dei mesi e degli anni, loro avevano come riferimento il Sole e la Luna nonché l’Inframondo, ossia dove il sole si nascondeva quando calava. Ci racconta anche una leggenda Maya sulla spiga del mais ma ora non è che me la ricordi più molto…

Ci rechiamo quindi in un bel ristorante dove mangiamo molto bene cibo mexicano muj picante – cochinito al platano con tortillas e verdure –  e dove assistiamo ad un balletto con ragazze in costume tipico: indossano infatti huipiles, graziosi camici bianchi con carrè, maniche e orli ricamati con bellissimi motivi floreali

Rifocillati ci dirigiamo verso un cenote che dista pochi silometri e che è davvero bellissimo! È un impressionante cratere molto profondo dove vi è dell’acqua dolce che si infiltra nella terra calcarea ed ha una profondità di circa 50 metri, l’acqua è fredda e pulitissima. Vi sono molte persone che vi nuotano ma noi con la pancia piena preferiamo declinare l’invito.Yucatan

Molto rinfrescati riprendiamo la marcia di avvicinamento a Mérida, capitale dello Yucatan.

E’ una bella città coloniale fondata da Francisco de Montejo che la conquistò nel 1542 e che conserva belle case coloniali e grandi viali alberati. Era anche chiamata la “piccola Parigi”. Vi fiorì il commercio della sisal, cioè di quella fibra, fortissima, che si estrae dalle agavi e che è stata sostituita oggi dal nylon.

Arriviamo finalmente in città e prendiamo alloggio all’Hotel  Presidente Intercontinental Villa Mercedes in Avenida Colon che è davvero molto bello.

E’ stato ricavato da una costruzione antica dell’ottocento e conserva tutto il suo fascino in un grande cortile interno ora sistemato metà a giardino e metà a piscina.

Veramente avremmo dovuto prendere alloggio all’Holiday Inn ma essendo Carnevale era pieno, così ci hanno dirottati in questo albergo di categoria superiore: cinque stelle!! con bagno ultragalattico e bellissima, grande e suggestiva camera con vetrata stupenda.

Emilio ci dà qualche indicazione così che dopo esserci riposati, cambiati con doccia fatta, ci rechiamo a piedi nel ristorante che ci ha consigliato, dicendoci chiaro e tondo che lui non prende nessunissima percentuale!Yucatan

Ci rechiamo così a cena e vi troviamo Alberto e Marzia.

Mangiamo molto bene avocado con gamberetti e filetto di pesce ripieno con gamberi…

Comunque per arrivare fin qua, come esci dalle strade principali, trovi degrado e miseria.

Intanto è cominciato a piovere per cui i ragazzi chiamano un taxi e lo condividono con noi, così torniamo in albergo senza bagnarci.

7 febbraio, giovedì – sveglia alle 7!Colazione molto buona nel bel ristorante, poi vestiti di tutto punto: calzoni, maglietta, scarpe da tennis, cappello e bottiglia d’acqua nonché inseparabile macchina fotografica e cinepresa, partiamo per Uxmal.

La prima tappa la facciamo però nel villaggio di Umal che dire miserevole è dire poco.

Visitiamo il mercato, la chiesa e la piazza: la gente è cordiale ma anche molto povera.

Il cielo è sempre un po’ nuvoloso ma fa caldo, ci sono begli alberi e bei colori.

Nel mercatino indio Mario ed io ci compriamo due bei panama con bel nastro rosa per me!   

E finalmente arriviamo a UXMAL  che significa “costruita tre volte” e che è splendida.

Visitiamo la casa dell’Adivino (il nano con la madre guaritrice), il quadrilatero delle monache, la casa delle tortugas, il palazzo del governatore, la gran piramide, la casa de la vieja, el palomar (o piccionaia).Yucatan

Logicamente il fisiatra mi aveva detto di stare attenta ma come resistere alla scalata della Gran Piramide, ossia 32 m. d’altezza restaurata splendidamente con i suoi ripidissimi scalini? In cima vi sono alcune sculture in stucco del dio Chac, fiori e uccelli, e quindi vado, non guardando né in alto né in basso né di lato, e arrivo in cima, assaporando la giungla tutta intorno da cui spuntano le costruzioni Maya. Grandioso!

La discesa è abbastanza ardua…ma che emozione starsene lassù…

Uxmal fu influenzata dallo stile tipico dell’altopiano del Messico – sorge in zona collinare –  come si vede dal serpente  più volte rappresentato nelle sculture. Lo stile puuc con mosaici intricati e geometrici è veramente bello e dappertutto vi è rappresentato il dio Chac, o dio della pioggia che se è raffigurato col naso in su significa che non si era in periodo di siccità mentre col naso in giù voleva dire che non pioveva.                                                   

Ci riprendiamo dalle fatiche della scalata al Lodge at Uxmal Restaurant, bella palapa nel verde della giungla con camere e piscina annesse.

Mangiamo bene e scatto una foto di gruppo coi nostri compagni di viaggio coi quali abbiamo subito avuto feeling, nonché con Emilio, persona davvero competente, gentile e discreta.

Rientriamo quindi a Mérida che sono circa le 15,30 e ci facciamo lasciare (noi e i ragazzi) nella bella piazza dove andiamo a zonzo per cattedrale, palazzo del governatore, giardini, mercato, finchè ricomincia a piovere e rientriamo in albergo in carrozzella. Viene giù un vero diluvio per cui dopo la doccia decidiamo di restare in albergo e di non tornare nel ristorane della sera prima dove volevo assaggiare il cheso ripieno (si tratta di una forma di formaggio tipo olandese riempito di carne e sugo).

Ci rechiamo dapprima al bar dove “gustiamo” un margarita che per la verità non ci emoziona più di tanto e poi andiamo a cenare al ristorante dell’albergo dove troviamo i ragazzi di Roma. Ceniamo molto bene e quando andiamo via incontriamo le tre di Reggio Emilia le quali erano tornate in albergo, si erano cambiate ed erano andate in centro dove prima di trovare un taxi per il rientro si erano bagnate rovinosamente.Yucatan


8 febbraio, venerdì – partiamo da Mérida con armi e bagagli perché a fine giornata ci trasferiamo nella riviera maya.

Comunque ora andiamo ad Ek Balam ma prima ci fermiamo a Valladolid che la guida Lonely Placet descrive con un  “merita di fermarsi un giorno o una settimana”

E’ una cittadina bella e colorata, anch’essa come Mérida ci propone lo spettacolo di degrado come giri un angolo. E’ la città dove iniziò la guerra delle caste, in quanto gli indios erano trattati dai creoli come schiavi ma non seppero alla fine approfittare della situazione.

La piazza è bella e il mercato artigianale pure.

Vi sono molte donne che ricamano fiori bellissimi.   

Ci fermiamo a fare qualche compera e io compro dei fazzoletti ricamati da questa gentile signora alla quale prima chiedo se posso fotografarla e lei acconsente sorridendo.

Dopo i 20 minuti canonici che ci aveva dato Emilio (nessuno di noi sette è mai arrivato in ritardo!) riprendiamo  il viaggio per …

EK BALAM che dire splendida è poco.

Buona parte della zona è ancora coperta da vegetazione ma gli scavi stanno proseguendo alacremente. Anche la piramide principale di Ek Balam raggiunge i 32 metri di altezza e dalla sua sommità si vede una giungla meravigliosa e le piramidi di Chichen Itzà e di Cobà

Le tettoie in paglia poste in loco servono a proteggere gli stucchi originali che ancora insistono nella piramide. Logicamente non potevo esimermi dallo scalarla, cosa che ho fatto con qualche difficoltà, in quanto gli scalini sono piuttosto ripidi ed un vento impetuoso minacciava di far volare il mio panama, ma la vista da lassù ha compensato tutto.

Dopo il pranzo in ristorante sul lago con compagnia di coccodrilli – oltre alle iguane – ci rechiamo a Cobà sito ancora poco conosciuto in quanto gli scavi sono iniziati relativamente da poco tempo. L’insediamento è più antico di quelli di Chichen Itzà e Tulum ed ha raggiunto l’apice del suo splendore tra l’800 e il 1000 d.C. La sua architettura è un mistero. E’ tutto molto interessante e noi abbiamo percorso un gran tratto di giungla in risciò (sono tre km all’andata e tre al ritorno) però quando si arriva al Nohoch Mul (grande altura) che raggiunge i 42 m. di altezza si rimane affascinati.

YucatanE’ una salita ripidissima, irta, con una corda alla quale aggrapparsi e scalini sbilenchi per cui non me la sono sentita di farla ia per la mia schiena che per le vertigini ma Mario, Alberto e Marzia l’hanno scalata tutta, anzi Mario è stato il più atletico in quanto nella discesa non è mai venuto giù col sedere, cosa che i ragazzi hanno fatto.

Io e le tre di Reggio ci siamo fermate ad un terzo dell’altezza, sui gradini scoscesi e già da lì lo spettacolo era notevole.

Immagino cosa poteva essere dall’alto.

Lì abbiamo deciso con Emilio che potevamo anche essere parenti in quanto lui di cognome fa Garcia che è la traduzione dallo spagnolo del mio cognome e dato che tutto è iniziato da Cristoforo Colombo chissà…

Al termine ci dirigiamo verso Tulum, noi siamo all’hotel Los Lirios, sette km sotto Tulum, gli altri sono al Tulum Dreams che, mi diranno poi, è molto bello ma troppo grande e molto meno caratteristico del nostro “I gigli” che sono quei pennacchi rossi delle piante alte a foglia verde affilata. Tutta la riviera Maya sotto Punta Piedra ne è piena, e qualcosa vi è anche a Playa del Carmen. Abbiamo scelto apposta questo hotel in quanto non ce la sentivamo di infilarci in quegli agglomerati che hanno dalle 400 camere in su…

Giunti al nostro albergo, che è piuttosto isolato, su una deviazione della strada principale, sotto Punta Piedra e a un km dalla Biosfera di Siaan Kan, ci salutiamo ripromettendoci di scriverci e mandarci le foto, cosa che abbiamo fatto.

La reception dell’albergo è piuttosto squallida, ma il resto è molto carino. Belle cabanas, bella spiaggia, belle camere, bel terrazzo con sedie a sdraio ed amaca stupenda.            

In questo albergo abbiamo soggiornato dal 9 al 15 febbraio e abbiamo ricevuto la telefonata allarmata di Alberto che non ci aveva ancora sentito in quanto non si riusciva a chiamare.

Durante il soggiorno ci siamo recati – col taxi collectivos – alle rovine di Tulum – bellissime –Sempre coi collectivos  (sono taxi che raccolgono persone che ne fanno richiesta lungo la strada) ci siamo recati a Tulum Pueblo che consiste solamente in una grande via lunga kilometri piena di negozi e ristorantini e a Playa del Carmen, molto turistica dove in un locale consigliato dalla Lonely Placet mi hanno cantato “Cielito Lindo”.

Per il resto ci siamo goduti il sole ed il mare, con belle passeggiate sulla spiaggia e qualche acquazzone.

La mezza pensione si è rivelata poco soddisfacente in quanto non vi era molta scelta, ma per il resto si stava bene. Se mangiavamo al ristorante a pranzo libero si mangiava benissimo spendendo relativamente poco (sempre pesce) altrimenti la mezza pensione prevedeva spesso pollo…

Quindi a parte il 10 febbraio a Tulum e il 12 a Playa per il resto ci siamo riposati.

         

Anche a Tulum Pueblo abbiamo pranzato in un ristorante consigliato dalla L.P. il Charlie’s con pareti molto gradevoli fatte di fondi di bottiglia

A Playa abbiamo passeggiato per la Chinta Avenida che è molto glamour e abbiamo bevuto una delle tante pina colada seduti sulle altalene del bancone di un bar…

15 febbraio, venerdì ….      – si parte.

Dopo l’ultima colazione – sempre con magnifiche papaie oltre a melone, anguria, sweet cake con sciroppo d’acero, uova strapazzate alla messicana (con cipolla pomodoro e peperone e contorno di purea di fagioli!)  – e l’ultimo bagno, alle 12 lasciamo la camera con le valigie fatte.

Alle 15 ci vengono a prendere e alle 17 siamo in aeroporto a Cancun dove partiremo verso le 19 e dopo circa 9 ore e mezza di volo atterreremo al Barajas di Madrid.

Sono le 12,15 ora locale, abbiamo un sacco di tempo davanti a noi in quanto l’aereo per Genova parte stasera alle 20…

Pazienza, faremo passare il tempo non avendo voglia di spostarci verso la città.

Mario lo fa cercando di perdersi in aeroporto…

Finalmente ci si ri-imbarca sul piccolo aereo e alle 10 siamo a casa, stanchi morti…


Chi è Brunella Grasso?


“mi chiamo Brunella Grasso, vivo da sempre a Genova mia città natale e che amo –
non riuscirei proprio a vivere in una città senza mare – e sono una nonna viaggiatrice nata tanti secoli fa.
da sempre mi è piaciuto viaggiare, passione che ho sempre condiviso con mio marito, che abbiamo trasmesso a nostro figlio e che trasmetteremo al più presto allo splendido nipotino di quasi quattro anni.”

a cura di World explore 360

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