AsiaAsia orientaleRacconti di viaggio

Yunnan, a Sud delle nuvole

WE 3601 comment823 views

Roberto ci racconta il suo viaggio in una delle mete più affascinanti della Cina, per la varietà di paesaggi ed etnie. Si passa dalla foresta pluviale tropicale alle vette innevate, e una popolazione che comprende svariati gruppi etnici, dai Thai ai Tibetani. Buona lettura!


La Cina del miracolo economico è lontana dallo Yunnan. Ancora per poco. Pechino e Shanghai sono proiettate al futuro, mentre in questa regione la parte meridionale sconfina con la giungla tropicale, mescolando usi e tradizioni con la Birmania, il Laos e la Thailandia e dall’altra parte si respira ancora, nonostante la rivoluzione culturale, l’atmosfera tibetana, seppure con meno misticismo e celata religiosità. Un territorio dove sono concentrate gran parte delle minoranze etniche cinesi, che conservano ancora nelle vecchie generazioni usi, costumi e tradizioni destinate a venir meno con l’invasione di turisti, per il momento ancora prevalentemente cinesi e dell’inarrestabile ventata del progresso. Anche le donne anziane, in rigoroso costume etnico, brandiscono il cellulare e non mancano tra i più giovani le ultime novità hi-tech, con smartphone, tablet, iPhone.


Bangkok-Kunming

Siamo atterrati a Kunming, da Milano, con un volo Thai e cambio di aereo a Bangkok. La capitale, città dell’eterna primavera, pur abitata da oltre 2000 anni, conserva ben poco del suo passato. Non si può definire una città d’arte, ma non mancano le attrattive, che però visiteremo alla conclusione del tour. Un primo approccio lo facciamo con la visita del lago Dian Chi, dove sono rientrate alcune barche di pescatori che vendono il pesce alla gente sulla riva direttamente dalla barca. Prima uscita serale in un locale carino, ma cena da dimenticare, come la maggior parte di quelle consumate, si fa per dire, in Yunnan. Non mancano le portate, sempre posate in un grande vassoio circolare da far girare fra i commensali. Intrugli di alghe, brodini di pollo, fettuccine, un assortimento di bocconcini indefiniti e piccantissimi. Birra leggera e coca cola. Al posto del pane dei triangoli color sabbia dei quali nessuno è riuscito a definirne il gusto. Ci hanno spiegato, poi, che bisognava intingerli nelle salsette piccanti. Bello e accogliente, invece, l’Hotel Kaiwah Plaza, con una sorprendente colazione, anche occidentale.

yunnan-kunming


Kunming-Shilin

Al mattino nebbia come in Valpadana, quindi k-way e ombrello al seguito percorriamo  circa 100 km per visitare, a Shilin, la “Foresta di pietra”, meraviglia geologica, con bizzarre formazioni calcaree, alte anche sino a 30 metri, che la pioggia ed il vento hanno modellato nelle fantasiose forme attuali. Nei dintorni e nella stessa Foresta vive la minoranza Miao (Homong) che il governo vuole spostare dall’interno del parco. Le donne hanno acconciature elaborate adornate con foglie e fiori, ai quali si aggiungono pettini di legno intarsiati e monili d’argento a forma di farfalle, pesci e fiori. La nebbia, dopo un po’, si dirada ed esce il sole favorendo scorci suggestivi. Lungo la strada per il ritorno a Kunming, sosta al tempio taoista Jindian, o Tempio d’Oro, costruito in legno, con pareti decorate e medaglioni raffiguranti draghi, inserito tra gli alberi.

yunnan-shilin-la-foresta-di-pietra


Kunming-Dali

Alzataccia per il volo, solo 40 minuti, per Dàli. Arriviamo con cielo minaccioso che poi ci riserverà pioggia per tutto il giorno e siamo accolti da una simpatica guida in costume dell’etnia Bai. Dàli (1900 m) antica capitale del regno Nanzhao, che dal VI° al XII° secolo si estese sino al Vietnam e Myanmar, è capoluogo della regione abitata dalla minoranza etnica Bai. E’ circondata dall’imponente catena della Cang Shan, Montagne Verdi, con vette di oltre 4000 metri. Famose le tre pagode costruite oltre 1000 anni fa dalle dinastie Tang e Song, tra le quali la più alta, la Pagoda Qianxun raggiunge i 70 metri. Sotto il diluvio visitiamo il coreografico complesso del Tempio Chòngshèng. Nel pomeriggio, con pioggia meno intensa, viene proposta una escursione al centro del lago Erhai Hù per visitare un villaggio di pescatori, in realtà non particolarmente interessante, anche se si è potuto vedere qualche momento di vita locale, compreso l’ammaina bandiera in una scuola con i bambini schierati come militari. Rientro da brividi, con il lago molto mosso e le onde che superavano i vetri della bagnarola che dava l’impressione di capovolgersi, come il nostro stomaco … Per fortuna siamo approdati, anche se tutti un po’ sottosopra, senza fastidiose conseguenze e visitato la cittadina, interessante nonostante la pioggia insistente.

yunnan-in-preghiera-a-dali-al-tempio-chongsheng


Dali-Lijiang

Sveglia con un’aria frizzantina, ma cielo sereno. Foto in lontananza delle tre pagode con alle spalle i templi, prima di partire per Lijiang. Lungo la strada sosta al bel villaggio di Xizhou, abitato dalla minoranza Bai, con le case che conservano l’architettura tradizionale, risparmiate dalla rivoluzione culturale di Mao. Giorno di mercato per i locali, quindi autentico, con innumerevoli e piacevoli scene di vita quotidiana, tante donne nei costumi tradizionali con le tipiche gerle sulle spalle, dove l’attrazione estemporanea eravamo noi, alieni, che ci aggiravamo in mezzo alla gente. Pranzo veloce e visita ad un altro incantevole paesino Zhoucheng, con passaggio in un laboratorio di batik, prima di raggiungere la piazza molto coreografica, dove stava per concludersi la giornata di mercato. Sembra di essere ritornati indietro agli anni ’60, con gli anziani seduti sui gradini delle case o della piazza e le nonnine, con il volto scolpito dai segni del tempo, che girano piegate dal peso dell’età e alzano la testa per regalarti un sorriso. Lungo la strada uno spettacolare paesaggio di risaie, prima della sosta al villaggio primitivo di Pianchiang dove, secondo le spiegazioni, che personalmente mi lasciano un po’ scettico, vivrebbe una piccola comunità autogestita ed autosufficiente, tutelata dal governo locale. Ci mettono delle corone di foglie in testa, conducendoci per un percorso obbligato a vedere dove e come abitano ed alcune loro esibizioni. Prima di raggiungere l’hotel, cena in un locale tipico a Lijiang, che si trova a 2400 m. di altezza.

yunnan-dali


Lijiang

Giornata favolosa, sia per il cielo terso, che per l’intenso ed entusiasmante programma. Lungo il tragitto si vedono le montagne con le cime innevate. Raggiungiamo il villaggio di Ijuhu, a 2800 metri, con le case in pietra, vicoletti lastricati, la gente intenta nelle faccende quotidiane, con le donne nei costumi del luogo impegnate nei lavori, anche maschili, una realtà constatata per tutto il viaggio. Rientriamo a Lijiang, incantevole cittadina di montagna abitata dalla minoranza etnica Naxi e dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Splendido il Parco del Lago del Drago Nero con il ponte di marmo, le pagode che si specchiano nell’acqua e sullo sfondo lo Yulong Xueshan, il Monte di Neve del Drago di Giada (5596 m). Il panorama è uno dei più fotografati della Cina. Prima di uscire, visita del piccolo ma interessante Museo della Cultura Dongba, con manufatti naxi e rotoli con iscrizioni pittografiche. Raggiungiamo la città vecchia che ci sorprende per la miriade di fiori colorati e il labirinto di vicoli acciottolati, edifici in legno e canali gorgoglianti che la caratterizzano come una località sospesa nel tempo. Degustiamo il tè in un localino caratteristico e nella Piazza del Vecchio Mercato donne in costume eseguono danze tradizionali richiamando numerosi spettatori, prevalentemente cinesi, visto che di stranieri siamo solo noi ed una manciata di tedeschi. Con un amico m’intrufolo in un porticato in legno e chiediamo il permesso di salire ai piani superiori da dove si gode di una magnifica vista sui tetti in legno della città vecchia. Gironzoliamo fino all’imbrunire tra ponticelli, vicoletti e il mercato, in un brulichio di gente, colori, chioschi dove i cinesi mangiano a tutte le ore.

yunnan-lago-del-drago-nero


Lijiang-Zhongdian

Partiamo per il distretto tibetano di Zhongdian, conosciuto per le sue bellezze naturali. Lungo la strada tortuosa costeggiamo il Fiume Azzurro, prima della sosta pranzo per affrontare poi il “Salto della Tigre”. Lunga 16 km, questa gola è fra le più profonde del mondo e raggiunge l’altezza di 3900 metri dalle acque del fiume Jinsha, fino alle vette innevate dello Haba Shan e dello Yulong Xueshan, che dominano l’intera area. La visita alla gola è regolamentata e dato il grande afflusso di visitatori sono state realizzate delle imponenti scalinate in legno per raggiungere il fondo della gola, con balconi a sbalzo sulle acque molto impetuose. Oltre 600 i gradini per la discesa ed altrettanti per la risalita, con possibilità, non so quanto agevole, di servizio di portantine. Il Salto della Tigre è abbastanza interessante, soprattutto perché si trova lungo la tappa di trasferimento da Lijiang a Zhongdian, ma probabilmente per apprezzarlo maggiormente bisognerebbe fare magari anche un breve trekking lungo i sentieri che si intravvedono dall’alto della gola. Riprendiamo il viaggio e dopo un po’ cambia completamente il paesaggio. La terra è rossiccia, grandi distese di campi coltivati, spuntano le prime abitazioni di stile tibetano che indicano che ci stiamo avvicinando a Sangri La, il luogo immaginario descritto nel romanzo Orizzonte perduto di James Hilton del 1933, che alcuni riconoscono in questa zona dello Yunnan. Siamo arrivati a Zhongdiàn all’imbrunire e fa freddino. Ci siamo diretti a cena e la guida ha acquistato nei chioschi per strada della frutta, un incrocio tra pesca e mela, grossa quasi come un melone, che poi a tavola abbiamo assaggiato: il gusto non è pari a quanto promesso dall’aspetto esteriore. Assaggiamo anche uno spicchio di pizza: peccato che fosse solo uno spicchio.

yunnan-il-salto-della-tigre


Zhongidian-Baishuitai

Ci alziamo presto e il termometro sfiora zero gradi. Si respira aria di Tibet, anche per l’altitudine: siamo a 3250 metri e c’è tutto intorno una fredda nebbiolina. Qualcuno lamenta problemi legati all’altitudine, altri manifestano impellente bisogno di toilette. Imbacuccati si parte per raggiungere il parcheggio del monastero Sumtseling, dal quale poi con un loro mezzo si arriverà nel grande piazzale antistante il complesso abbarbicato lungo una collina. Il Ganden Sumtseling Gompa, della dottrina dei Berretti Gialli, risale a oltre 300 anni fa ed ospita circa 600 monaci. E’ uno dei 13 monasteri costruiti in seguito ad un decreto del Dalai Lama nel 1679 ed è il più grande in stile tibetano dello Yunnan. Durante la Rivoluzione culturale fu molto danneggiato, ma in seguito monaci e fedeli iniziarono la ricostruzione tuttora in corso in alcuni edifici. Per la salita, data l’altezza, bisogna tirare un po’ il fiato ogni pochi gradini, ma dall’alto il panorama è appagante. Il colpo d’occhio è fantastico per la posizione, i colori dei palazzi, i suoi tetti dorati che brillano sotto il sole e le sale riccamente adornate. Ma, dopo essere stato in Tibet, si ha l’impressione che il complesso sia senz’anima: mancano le ruote di preghiera affollate di gente, mancano i pellegrini con i loro rosari sempre rotanti e la musica delle loro litanie.

yunnan-monastero-sumtseling-zhongdian

Risaliti in pullman, va in scena una commedia per l’escursione alle terrazze calcaree a Baishuitai, che avevo proposto nei giorni precedenti, compatibilmente con programma e percorso. L’agenzia accampa difficoltà a percorrere la strada con il bus e propone il taxi se qualcuno ci vuole andare, ma costa perché è lontano. Quando tutti propendono per andarci anche in taxi, allora, con il placet dell’autista, si può andare anche con l’autobus, però ad un prezzo maggiore di quello inizialmente previsto. Il tira e molla ci ha fatto perdere tempo prezioso, ma si parte decidendo di saltare il pranzo. Usciti da Sangri-La imbocchiamo una strada, lunga 108 km, che s’inerpica sulle montagne, scende a valle e poi risale per ridiscendere, tra panorami splendidi, qualche sperduto villaggio tibetano e una quantità infinita di curve. Troviamo anche un ponticello con i lavori in corso, dove il bus riesce a passare solo dopo qualche manovra, ma alla fine arriviamo a destinazione. Si sale un sentiero sino ad un altopiano (2380 m) dal quale improvvisamente appaiono delle splendide terrazze, da un versante di colori sfumati e dall’altro più intensi, formate da minerali calcarei di sedimenti di carbonato di calcio, che ricordano quelle di Pamukkale (Turchia). Rientriamo in città quando il sole inizia a scemare dietro la montagna e raggiungiamo la città vecchia, che ha un piccolo centro storico ben conservato, con vicoli acciottolati, case d’epoca prevalentemente in legno e bianchi stupa. Non c’è tanta gente per le strade come a Lijiang, sembra quasi un paese di montagna. Lungo le vie nuvole di fumo profumato proveniente dai venditori ambulanti di spiedini che i locali mangiano camminando. Nella piazzetta troneggia uno stupa un po’ più grande e dipinto dal quale si diramano le bandiere di preghiera tibetane. Il buio cala presto e si accendono le luci. Fa freddo, ma nel piazzale ai piedi della scalinata che conduce al tempio illuminato una trentina di persone imbacuccate ballano in cerchio nel loro rito tradizionale che coinvolge giovani e vecchi, prevalentemente donne. Ceniamo in un salone dove due tavoli di giovani, ragazze e ragazzi divisi, schiamazzano e si scolano grandi boccali di birra.

yunnan-terrazze-calcaree-baishuitai


Zhongidian-Kunming

In aeroporto ci dividiamo in due gruppi per il rientro a Kunming con due voli diversi, distanziati di un’ora. Sorvoliamo splendide montagne innevate ed arriviamo a Kunming con tante nuvole e un po’ di pioggia. Visitiamo il Museo Provinciale dello Yunnan dedicato alle culture preistoriche e alle minoranze dello Yunnan. Poi andiamo a vedere il grande mercato degli uccelli, dove in realtà di volatili ne sono rimasti pochi e ci sono invece tante bancarelle dove si trova di tutto. Passeggiamo in centro tra tanta gente e viali fioriti con grandi archi in stile cinese. C’è anche la bandiera rossa con le stelle gialle, grande come una parete domestica, tutta fatta di fiori. Qualche sprazzo di azzurro ci mette di buon umore e ancora di più, in un locale tutto per noi, dopo i forzati digiuni, la cena tutta a base di pizza e spaghetti.

yunnan-bandiera-fiorita-a-kunming


Kunming-Bangkok

Cielo azzurro e clima ottimo. Il tempio di Yuangtong, molto scenografico, con tanti fiori e ponti che si specchiano nell’acqua, è un grande complesso che riunisce le tre scuole principali del buddhismo ed è stato costruito oltre mille anni fa e più volte restaurato. E’ visitato da molti pellegrini che accendono candele e bastoncini rossi che fanno molto fumo. Raggiungiamo poi il Lago Verde, luogo ideale per passeggiare all’ombra degli alberi tra la gente o assistere ai balli e alla ginnastica collettiva. Andiamo a pranzo dove l’unica cosa positiva sono le cameriere in costume, ma chi se ne frega, questa sera mangiamo in Thailandia. E’ ora di andare in aeroporto. Si parte per Bangkok dove ci attendono una cena come si deve ed una giornata di visita della città. Ma questa è un’altra storia.

yunnan-tempio-di-yuangtong-a-kunming


Per vedere la galleria fotografica di Roberto cliccare qui


Chi è Roberto Lazzarato?

roberto-in-yunnanHo il privilegio di abitare in Valbrenta, una valle percorsa dal fiume Brenta tra il Massiccio del Monte Grappa e l’Altopiano di Asiago.

Dopo aver visitato in lungo e in largo l’Italia, sicuramente il Paese con un patrimonio artistico, architettonico e naturalistico impareggiabile, anche se spesso non valorizzato adeguatamente, e con ancora tantissime mete piccole e grandi da scoprire, ho iniziato oltre trent’anni fa a viaggiare all’estero, prima qualche puntata in Europa, poi in Africa, Medioriente, Asia, Americhe.

La passione per i viaggi e per le foto è andata in crescendo, come la curiosità di cercare di scoprire sempre nuove culture, storie, tradizioni. Per ogni viaggio mi entusiasma prima di partire la fase di ricerca delle notizie, di documentarmi sulla destinazione scelta, studiare l’itinerario, conoscere la storia del paese, gli usi, i costumi; poi, durante il viaggio, cercare di utilizzare al meglio il tempo disponibile per vedere non solo le mete imperdibili, ma anche entrare in contatto con la gente, mi piace girare per i mercati locali, fotografare le persone, nel rispetto della loro sensibilità, gente che spesso non ti chiede nulla e ti regala un sorriso che vale molto più di mille parole e di tante pagine delle guide; infine, al ritorno, senza le inevitabili tensioni dei tanti accorgimenti che ti frullano per la testa quando ti trovi all’estero in Paesi a volte problematici, rivivere il viaggio e le emozioni provate, le sensazioni percepite, ripercorrendone le varie tappe attraverso le immagini.

Un viaggio, quindi, non dura i 10/15 giorni dalla partenza al ritorno, ma si assapora dalla preparazione e per lungo tempo dopo il rientro a casa, dove è già in cantiere l’itinerario della prossima destinazione.

 

1 Comment

Leave a Response