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Turchia: l’oriente a portata di mano

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Cristina Bertolino ci racconta la sua esperienza di viaggio in Turchia. Buona esplorazione!


1° GIORNO

Il 2011 è stato un anno molto triste per me, per via della malattia e della morte di mia mamma.
L’idea di affrontare il Natale a casa, immersa tra le decorazioni, i regali e gli auguri mi turba parecchio. A me ed a mio marito viene quindi l’idea di “fuggire” proprio in quel periodo ed il caso ci porta in Turchia.

Questa volta decidiamo un po’ all’ultimo momento di partire e per comodità ci affidiamo ad un tour di gruppo, cosa per noi piuttosto insolita.
Il 16 dicembre partiamo con un volo da Torino per Istanbul ed arriviamo nella città di confine tra Europa ed Asia nel tardo pomeriggio, sotto una fitta pioggerellina, ma con una temperatura non esageratamente fredda.
Durante il transfer dall’aeroporto all’hotel ci colpisce il traffico molto intenso e ci accorgiamo di trovarci in una città molto moderna, con centri commerciali, locali, auto nuovissime; non ce l’aspettavamo così!
Arriviamo nel nostro hotel, un 4 stelle situato nella città vecchia; a dire il vero ne vale a malapena 3 ma tra le varie opzioni abbiamo scelto la più economica, quindi non possiamo lamentarci!
Incontreremo il gruppo solo domani pomeriggio, quindi per cena siamo liberi.
Abbiamo appuntamento con due amiche di Padova che si trovano casualmente ad Istanbul. Optiamo per un ristorante vicino all’albergo, che sembra frequentato più da gente del posto che non da turisti. Prendiamo una grigliata mista di carne e verdure con del riso; non male, peccato ce la servano quasi fredda.
Due chiacchiere e torniamo in hotel.


2° GIORNO

Dopo una notte quasi insonne per via dei rumori provenienti dalla strada, del letto piccolo e del cuscino basso, alle 6.30 ci alziamo. La colazione non ci soddisfa (al buffet troviamo zuppa, insalata, patate… di solito ci adattiamo alle abitudini locali, ma non ce la sentiamo proprio di affrontare queste pietanze di prima mattina!).

Alle 8 siamo pronti per la visita guidata della città. Vengono a prenderci con un minibus ed iniziamo un pellegrinaggio per vari alberghi a caricare turisti di ogni nazionalità. Alle 9, dopo aver perso un’ora senza vedere nulla, ci suddividono in base alla lingua e finalmente incontriamo Cem, la guida che ci accompagnerà alla scoperta di Istanbul. Arriviamo all’Ippodromo (che in realtà è una piazza!) ed entriamo nella Moschea Blu. E’ enorme, completamente ricoperta di maioliche, molto imponente. Proprio di fronte visitiamo Santa Sofia; ex chiesa, ex moschea, ora museo. E’ totalmente decorata con dei mosaici, bellissima. Davanti a Santa Sofia si trova il principale bagno turco della città; la guida ci spiega che per loro è un’abitudine andarci almeno una volta al mese.

Proseguiamo a piedi e molto abilmente veniamo trascinati in un negozio di tappeti, con la scusa di farci assaggiare il tè alla mela e di poter usufruire della toilette. Ci “rapiscono” per almeno mezz’ora senza successo, nessuno compra. Finiamo il tour al Gran Bazar. Negozi d’oro, argento, tessuti; per carità, è enorme e molto colorato ma… a Torino abbiamo Porta Palazzo e non ci sembra nulla di eccezionale. Ora dovremmo aspettare il minibus che ci riaccompagni in hotel, ma la guida ci spiega che è vicino e possiamo arrivarci a piedi. Il suo lavoro è finito; ci indica la strada e ci saluta. Tutto bene ma… abbiamo la netta impressione di aver perso la mattinata ed aver visitato la minima parte di ciò che Istanbul offre: avessimo girato per conto nostro avremmo visto di più e questo ci fa molta rabbia! Prima di tornare in albergo ci fermiamo a mangiare quello che i turchi chiamano “kebab“, che in realtà è genericamente carne cotta allo spiedo, non necessariamente nel panino come lo conosciamo noi. Lo assaggiamo condito con pistacchi e yogurt; ottimo ma… un signore turco accanto a noi ordina un bellissimo piatto che ci incuriosisce molto e ci pentiamo un po’ della nostra scelta; è una sorta di spezzatino con delle verdure, servito con una cucchiaiata di yogurt denso (o forse formaggio molle?). Lo accompagna bevendo una specie di yogurt molto liquido a cui aggiunge il sale; cosa sarà mai???

Arriviamo in hotel, recuperiamo la valigia e verso le 13.30 viene a prenderci Ugur, la guida che ci accompagnerà per tutto il tour. Si forma il gruppo, dodici persone in tutto: noi, un ragazzo di Busto Arsizio, due ragazze spagnole e sette messicani. La guida dovrebbe dare le spiegazioni sia in italiano che in spagnolo, ma in realtà ben presto si accorgerà che capiamo un po’ lo spagnolo, quindi smetterà di parlare italiano… niente di grave, praticare una lingua straniera (che peraltro non abbiamo mai studiato!) è sempre utile. Viaggiamo su un minibus che inizialmente sembra scomodo e poco spazioso, ma in realtà si rivelerà pratico e contribuirà a creare un’atmosfera famigliare.
Impieghiamo più di un’ora per uscire da Istanbul a causa del traffico. Ugur ci spiega che ci sono circa 18 milioni di abitanti… è comprensibile che si creino ingorghi! Imbocchiamo l’autostrada per Ankara e viaggiamo per oltre cinque ore, facendo una sosta intermedia in un autogrill modernissimo. Durante il viaggio non una parola da parte della guida, se non informazioni pratiche sulla cena di stasera e la partenza di domani. Rimpiango di non aver comprato una guida cartacea da leggere e… mi faccio i complimenti da sola per come lavoravo io quando accompagnavo i gruppi, sempre con il microfono in mano a raccontare tutto ciò riuscivo sui luoghi che stavamo attraversando!

Arriviamo ad Ankara verso le 20 ed in hotel prendono in consegna le nostre valigie; ce le consegneranno con calma, verso le 22…
La guida e l’autista ci salutano e se ne vanno (loro abitano ad Ankara) e noi ceniamo in hotel; il buffet è ben fornito, peccato che abbiano una gran fretta di sbaraccare il tutto. Vorremmo utilizzare la piscina e la SPA dell’albergo, ma chiudono alle 22.30, quindi non facciamo in tempo. La camera è carina, peccato ci sia una temperatura tropicale e non ci sia verso di regolarla; ci rassegniamo e tentiamo di dormire.


3° GIORNO

Dopo una profonda dormita di quasi nove ore, facciamo una discreta colazione al buffet dell’hotel ed alle 10 partiamo (l’appuntamento era per le 9.45, ma all’ora giusta eravamo presenti solo noi italiani… a quanto pare non siamo il popolo più ritardatario!!!).

Visitiamo per primo il mausoleo di Ataturk, fondatore della Turchia. Niente da dire, bello, imponente, perfettamente custodito ma… che megalomania far costruire un tale monumento per custodire una tomba! Proseguiamo per il museo archeologico. Molto interessante e ben strutturato, ma mi rendo conto della mia totale ignoranza sulla storia… non ricordo e non riesco a memorizzare nulla sugli ittiti, sulla Mesopotamia e su tutto ciò di cui la guida ci parla. Verso le 13 arriviamo in un ristorante, dove ci aspetta un menu a base di pesce. Ci accomodiamo a tavola con una coppia di messicani, che scopriamo essere mamma e figlio (la mamma è talmente giovanile ed in gamba, che avevamo il dubbio fossero marito e moglie!). Un po’ in spagnolo, un po’ in inglese ed un po’ in italiano chiacchieriamo amabilmente. Ci servono una sorta di zuppa di pesce, un involtino con delle verdure e del merluzzo fritto; niente di che, ma ci fa piacere alternare il pesce alla carne.

Verso le 14 ripartiamo in direzione Cappadocia.
Dopo circa un’ora facciamo una sosta al Lago Salato. Il luogo è molto carino, ma soffia un vento gelido! Facciamo due passi, qualche foto e notiamo che pur essendo un luogo da cui ricavano sale e producono fanghi ed altri cosmetici per il corpo, il lago non è utilizzato per i bagni, come invece avviene nel Mar Morto. Diamo un’occhiata ai negozietti che vendono questi prodotti, ma veniamo assaliti dai venditori, che su di noi hanno l’effetto contrario… scappiamo senza acquistare nulla! Ripartiamo e lungo la strada assistiamo ad uno splendido tramonto sul lago, con in lontananza la sagoma di un vulcano spento; si tratta di una montagna di più di 3000 m, ora innevata.

Finalmente la guida ci racconta qualcosa sulla Turchia; tutto il gruppo partecipa facendo domande e ne nasce una conversazione molto interessante. A detta di Ugur, in Turchia si vive bene, c’è lavoro e gli stipendi sono adeguati, le tasse sono basse, la sanità funziona, le scuole sono di buon livello e convivono pacificamente diverse culture e religioni. L’unico vero problema, ci dice, è il terrorismo curdo e per questo l’esercito è di primaria importanza (il servizio militare è obbligatorio e dura 15 mesi). Saremo prevenuti, ma ci resta il dubbio: in Turchia è veramente tutto rose e fiori come ci racconta, oppure Ugur ed i turchi in genere sono molto nazionalisti?

Facciamo ancora una sosta in una sorta di autogrill (la strada che stiamo percorrendo non è un’autostrada, bensì una statale in ottime condizioni, con autogrill attrezzatissimi) e rivediamo una scena a cui avevamo assistito ieri e pensavamo fosse un caso. All’arrivo di ogni auto o pullman, gli addetti provvedono a lavare i mezzi gratuitamente con acqua e spazzolone (ovviamente accettano mance): geniale! Vorremmo un caffè, ma in questi primi giorni in Turchia abbiamo imparato che il caffè turco, con il fondo, è fortissimo; l’espresso è molto lungo e quello americano è acqua sporca. Notiamo che tutti i turchi prendono il tè; si tratta di un tè molto concentrato, servito in un bicchierino di vetro. lo proviamo e ci convinciamo che in ogni Paese bisogna adeguarsi alle abitudini locali: questo te è ottimo e costa pochissimo! Ripartiamo e verso le 18.30 arriviamo nel nostro hotel. Si tratta di un 5 stelle e questa volta le vale tutte! All’interno c’è una SPA che offre trattamenti a prezzi più che ragionevoli: non perdiamo tempo e prenotiamo un percorso sauna, bagno turco, jacuzzi, scrub e massaggio per domani sera!

La guida ci propone due escursioni facoltative: un volo in mongolfiera, che ci piacerebbe molto ma costa parecchio ed una “serata turca”, in un locale ricavato all’interno di una grotta, dove servono alcolici a volontà e dove si assiste ad uno spettacolo di danze tipiche… ma ti pare che noi, tipici turisti fai da te, siamo attirati da questo tipo di cose??? Rifiutiamo e non ci importa se siamo gli unici del gruppo a non partecipare. Fare gli asociali ci piace parecchio. La cena è in hotel e ci attende un ottimo buffet, per la prima volta con un’ampia varietà di verdure e dolci. Ormai siamo abilissimi a chiacchierare in spagnolo, riusciamo addirittura a discutere di politica con i ragazzi messicani. Un Nescafe ed approfittiamo della postazione internet gratis alla reception. Intanto riceviamo un messaggio dalla signora incaricata di guardare la gatta durante la nostra assenza; tutto a posto ma che nostalgia! A proposito: qua in Turchia stiamo vedendo moltissimi gatti, tutti socievoli e ben tenuti!


4° GIORNO

Questa notte non abbiamo dormito granché bene per via del caldo e del cuscino basso. Facciamo colazione ma di dolce non c’è quasi nulla… pazienza; la giornata è splendida, con cielo azzurro e sole tiepido ed alle h. 9 partiamo. La prima visita è a Goreme, dove si trova un museo archeologico all’aperto. E’ un sito con abitazioni e chiesette scavate nella pietra ed affrescate. Il tutto risale al periodo degli ittiti; il paesaggio è pittoresco, molto interessante!

Proseguiamo per Kaymakli, una città sotterranea costruita dai cristiani per sfuggire alle persecuzioni ottomane. La visita è piuttosto avventurosa; si scende fino a 30 metri sotto terra attraverso scalette e cunicoli stretti e bassi. E’ pazzesco pensare che circa 8000 persone riuscissero a sopravvivere anche dei mesi là sotto! Ripartiamo e verso le 12 ci fermiamo in un punto panoramico da cui si vedono la “valle dei piccioni” (dove i piccioni nidificano e da cui una volta si recuperava il guano per concimare i campi), la Cittadella di Uchisar (vietata al turismo) ed in lontananza una delle montagne vulcaniche, che ora è coperta di neve. Guarda caso: proprio in questo punto si trova una fabbrica dove si lavorano onice, turchese ed altre pietre preziose e, sempre per combinazione, ci fanno entrare a vedere la lavorazione ed ovviamente il negozio. Odio questo tipo di imposizioni nei viaggi di gruppo, ma questa volta mi lascio corrompere; vedo un anello in argento e corallo che mi piace molto e che non costa caro; su insistenza di mio marito lo acquisto, cadendo nella trappola di tutti i “comuni” turisti! Non lontano dal negozio si trova il ristorante in cui pranzeremo e, dopo aver acquistato mandorle e noccioline in un banchetto, lo raggiungiamo a piedi. Ci aspetta una zuppa di lenticchie, degli spaghetti (al posto del parmigiano ci offrono del formaggio Feta sbriciolato!), carne con contorno e dolce… ma come si fa a mangiare così tanto???

Verso le 14.30 ripartiamo e facciamo una breve sosta per vedere delle costruzioni scavate nella pietra, che una volta servivano come magazzini per gli agrumi. Risaliamo sul minibus ed arriviamo ai “Camini di Fata“, una zona con delle rocce che per l’erosione dovuta a pioggia e vento hanno assunto la forma di funghi o, appunto, camini. Sono molto particolari, ma ci turba il fatto che ogni roccia sia attorniata da banchetti di souvenir. Gironzoliamo senza la guida e seguiamo il percorso consigliato dai cartelli, poi decidiamo di allontanarci dal resto del gruppo fino ad arrampicarci su una collinetta poco lontana. E’ piuttosto scomodo salire su per un sentiero sdrucciolevole, ma una volta in cima lo spettacolo è fantastico! Camini di Fate a perdita d’occhio, questa volta lontani dall’invasione di venditori di souvenir e con pochissimi turisti; ne valeva la pena! Alle 15.30 ripartiamo e questa volta ci tocca una sosta in una fabbrica di tappeti. Solita dimostrazione, solita esibizione della mercanzia e naturalmente qualcuno del gruppo fa acquisti.
Torniamo in hotel e con molto entusiasmo andiamo alla SPA. Ci siamo solo io e mio marito; prima la sauna, poi il bagno di vapore ed alla fine ci fanno accomodare nell’hammam vero e proprio, dove ci stendiamo su una piattaforma di marmo. Una ragazza si dedica a me ed un ragazzo a mio marito; ci versano acqua calda addosso, ci fanno uno scrub molto energico, dopodiché ci cospargono di schiuma e ci fanno un massaggio fantastico. La ragazza mi chiede immediatamente se lavoro al computer, sconvolta da quanto le mie spalle ed il mio collo siano contratti! Alla fine ci sciacquano e ci fanno immergere nella jacuzzi. Dieci minuti di relax, poi ci fanno avvolgere negli asciugamani e ci offrono del te su delle comodissime poltrone. Potremmo stare lì a vita!!! Torniamo in camera e verso le 19.30 andiamo a cena, al buffet dell’hotel. Dopo un breve salto alla postazione Internet, decidiamo di andare a dormire presto; domani ci aspettano la sveglia prima delle h. 6:00 e 650 km di strada!


5° GIORNO

A colazione salutiamo le ragazze spagnole, che terminano qua il tour (non ci sono granchè simpatiche… non ci disperiamo per l’addio!) ed alle 7.15 partiamo. Verso le 9 ci fermiamo al Caravanserraglio di Sultanhani. E’ interessante, ma i caravanserragli che anni fa avevo visto in Giordania erano decisamente più imponenti.

Dopo un tè preso in una vicina caffetteria, ripartiamo in direzione Konya, dove arriviamo verso le 11 e dove visitiamo la moschea-museo di Mevlana. Ugur ci spiega che Mevlana è il fondatore di un movimento di pensiero basato sull’islamismo, ma in realtà universale ed adattabile a qualsiasi religione. Il concetto è che ogni cellula del nostro corpo si muove roteando, ogni corpo si muove in circolo nel mondo, ogni pianeta ruota intorno al sole, quindi ogni cosa ruota intorno a Dio. Con questa idea di rotazione, Mevlana fondò il movimento dei “dervisci”, religiosi con una lunga gonna che danzano girando su se stessi per raggiungere il Divino (io pensavo fosse una danza senza alcun significato particolare!).

Il museo è molto interessante, ma mi turba parecchio vedere persone accovacciate a terra nella moschea, quasi in stato di trance, oppure disperate in lacrime. Ripartiamo per raggiungere il luogo dove pranzeremo. Si tratta di un caravanserraglio del 1300 trasformato in ristorante. Il posto è caratteristico, non c’è che dire, ma si trova nel mezzo di una zona industriale e, soprattutto, non ha riscaldamento! Mangiamo al freddo su tavoloni e panche di legno, serviti da camerieri odiosi, il cui unico scopo è servire il più velocemente possibile le decine di gruppi presenti, lanciandoci il dolce mentre stiamo ancora terminando il secondo e pretendendo i soldi delle bevande senza neanche chiedere se desideriamo tè o caffè. E’ inutile, l’industria del turismo di gruppo ci sta veramente stretta!!! Ripartiamo e ci aspettano ancora 400 km. per arrivare a Pamukkale.

Una prima sosta in una sorta di autogrill (in questa zona non ci sono autostrade; stiamo percorrendo una statale), dopodiché lasciamo la regione dell’Anatolia centrale ed entriamo in quella dell’Egeo.
Cambia decisamente il paesaggio: prima piantagioni di ciliegi, poi montagne ed infine una pianura dove si coltivano i papaveri da oppio. Facciamo una seconda sosta in una caffetteria dove fanno la spremuta di melograno ed una sorta di aperitivo con yogurt, miele e semi di papavero. Ovviamente proviamo entrambi! Un’ultima ora e mezza di strada ed arriviamo a Pamukkale. E’ buio e ci fermiamo a vedere le cascate pietrificate illuminate, poi andiamo in hotel. E’ un 4 stelle con fonte termale. Decidiamo di cenare velocemente per poi buttarci nella piscina di acqua termale. Si tratta di una piscina in parte coperta ed in parte scoperta, con acqua caldissima e solforosa; la parte coperta è caldissima, ma ci piace molto di più stare nella parte all’aperto, immersi nell’acqua fumante e con la testa al fresco… una sensazione molto particolare! Un quarto d’ora circa, poi ci spostiamo nella piscina normale con jacuzzi, che si trova vicino alla SPA. Qua veniamo avvicinati da un ragazzo che vuole a tutti i costi convincerci a fare un massaggio; non impiega molto a farci accettare… i prezzi sono convenienti e ci piace farci coccolare!


6° GIORNO

Ci svegliamo alle 6, dopo una dormita profonda. Colazione in una sala affollatissima ed alle 7.30 partiamo. Arriviamo a Hierapolis, una zona archeologica che comprende anche le cascate pietrificate di Pamukkale. Entriamo con la guida, che ci dà qualche informazione e poi ci lascia liberi di girare individualmente. Adoro passeggiare per i siti archeologici, mi sembra di immergermi nella storia, che tanto ho odiato a scuola, ma che dal vivo mi affascina! Vediamo il teatro, la via principale lastricata, le terme, l’agora, la basilica e la necropoli. Certo, se la guida ci avesse accompagnati dandoci spiegazioni lungo il percorso sarebbe stato meglio, ma ce lo godiamo comunque anche da soli. Alla fine ci dirigiamo verso le cascate, ci togliamo le scarpe e camminiamo nelle pozze di acqua calda. E’ bellissimo, ma si scivola e la roccia è leggermente tagliente. Non ci fidiamo a scendere fino alle vasche più in basso. Decidiamo di rimetterci le scarpe e raggiungiamo la caffetteria, dove troviamo la guida. Ci spiega che l’intero percorso che abbiamo fatto è di circa 5 km… ci meritiamo un buon te! Mentre lo sorseggiamo veniamo circondati di gatti; ovviamente li accarezziamo e cerchiamo di fare amicizia fino a quando un micetto piccolo piccolo, nero, mi salta sulle ginocchia ed inizia a fare le fusa… è amore a prima vista!!!

Ritroviamo il resto del gruppo, che come la maggior parte dei turisti ha visitato per prima cosa le cascate, poi è arrivato fino al teatro e non ha proseguito oltre. Come si fa ad arrivare fino là e non aver voglia di vedere nulla??? Ripartiamo e viaggiamo per un’ora e mezza circa, fino ad Afrodisia. Si tratta di un sito archeologico meno turistico di Hierapolis, ma molto interessante. Anche qua veniamo accolti da una colonia di gatti, che ci seguono lungo il percorso e saltano in braccio a chiunque si sieda per riposare! Oltre ad un tempio ed un teatro, Afrodisia possiede l’unico stadio romano ben conservato esistente al mondo. Verso le 13.30 riprendiamo il nostro minibus e ci fermiamo poco lontano a pranzo, in una sorta di capannone riscaldato solo da una piccola stufa. Noi saremo difficili da accontentare ma ci stupisce il fatto che il gruppo messicano sia entusiasta di questo posto! Almeno il cibo è buono ed originale. Sul tavolo troviamo dello yogurt cremoso e della composta di mela cotogna, da spalmare sul pane come antipasto. Come condimento per l’insalata ci danno dell’aceto di melograno; sono curiosa di provarlo, ma in realtà ha poco gusto. Questa volta il personale è molto gentile ed alla fine ci offrono tè o caffè; il posto è freddo, ma almeno è accogliente.

Ripartiamo e dopo due ore circa arriviamo nella zona di Kusadasi, sulla costa, dove pernotteremo. Oggi ci tocca la visita alla fabbrica di pelle, dove come al solito veniamo “sequestrati” con la scusa di offrirci del te alla mela e dove due sottospecie di modelle sfilano mostrandoci i capi in vendita. Ad un certo punto un ragazzo si dirige verso me e mio marito e ci fa segno di seguirlo; tentiamo di rifiutarci ma non c’è verso. Veniamo “acchiappati”, ci fanno indossare due giacche e ci obbligano a sfilare, pensando di fare una cosa molto simpatica (il gruppo in realtà è molto divertito, io giuro a me stessa che non farò mai più un viaggio di gruppo in vita mia!). Alla fine della sfilata ci tocca lo spiegone sui prezzi dei capi in vendita, dato che è bassa stagione, dato che il gruppo è piccolo e simpatico, dato che siamo noi, ci faranno lo sconto del 50% sui capi già scontati della metà: praticamente sarà tutto quasi regalato. Io e mio marito andiamo quasi subito verso l’uscita ed alla fine… anche noi ci facciamo prendere dalla foga per gli acquisti e ci accaparriamo una cintura, che “solo perché siamo noi” è ovviamente scontata.

Arriviamo finalmente in hotel, situato fuori dal centro ma in una zona panoramica con vista sul mare. Come al solito, è un 4 stelle sulla carta ma ne vale decisamente di meno. Questa volta poi scopriamo che non ha riscaldamento, se vogliamo scaldarci visto che fuori tira un vento gelido: dobbiamo usare il condizionatore con l’opzione aria calda, rumorosissimo e soprattutto che non arriva a riscaldare il bagno. Ci mancano anche gli asciugamani, ma non c’è verso di capire come chiamare la reception. Inizio ad averne abbastanza dei turchi! Prima di cena passiamo dalla reception e ci dicono che per gli asciugamani dobbiamo guardare vicino alla vasca da bagno. Ma secondo loro non abbiamo guardato in ogni angolo? A quel punto ci suggeriscono di tornare in camera e chiamare di là. Ci prendono in giro? Inizio ad urlare alla reception che l’hotel fa schifo, che dovrebbero vergognarsi delle 4 stelle e che esigiamo immediatamente degli asciugamani; credo mi abbiano sentita fino ad Istanbul, ma non mi importa. Dopo la sfuriata andiamo a cena. Il buffet è sicuramente la parte migliore dell’hotel, con una gran varietà di ottimi dolci. Quella che manca è l’organizzazione; non vogliono farci pagare le bevande stasera, dovremo farlo domani mattina, quando altre decine di persone farà la stessa cosa nello stesso momento. Dopo cena ci fermiamo un po’ nella hall a chiacchierare con il resto del gruppo, poi torniamo in camera preparati ad affrontare la doccia con il bagno freddo.


7° GIORNO

A parte il condizionatore rumoroso, abbiamo dormito abbastanza bene. Ci svegliamo alle 7.30 e ci accorgiamo che fuori piove e tira un vento fortissimo: oggi ci toccherà girare con gli ombrelli. Facciamo colazione arrangiandoci come riusciamo, visto che mancano le ciotole per lo yogurt sfuso, finisce il te e nessuno ne riporta ed i cucchiaini sono introvabili.

Alle 9 partiamo.
Per prima cosa visitiamo una cappella nascosta tra le colline sopra Efeso, dove la Chiesa sostiene abbia vissuto e sia morta la Vergine Maria. E’ un luogo suggestivo, molto raccolto, ma da quando ho visto ammalarsi e soffrire così tanto mia mamma mi sono allontanata completamente dalla religione e mi turba vedere gente che prega. Mentre io fuggo, mio marito scopre che un frate che vive lì è originario di Modena, quindi scambia due parole con lui. Prima di ripartire vediamo la sorgente di acqua santa ed ovviamente passiamo attraverso le bancarelle che vendono rosari e statuette della Madonna.

Proseguiamo fino alle rovine di Efeso.
Questa volta visitiamo tutto il sito con la guida: il posto è meraviglioso! Purtroppo la maggior parte dei monumenti è stata ricostruita, ma utilizzando i materiali originali. Direi che è in assoluto il luogo che mi è piaciuto di più tra quelli che abbiamo visitato in Turchia. Verso mezzogiorno ripartiamo e ci fermiamo alla Basilica di San Giovanni. Si tratta delle rovine di una basilica con la tomba del santo, ma il feretro in realtà si trova a Roma. E’ situata in un punto panoramico, con vista su una moschea in basso e su una fortezza in alto, splendido. E’ ora di pranzo e finalmente il ristorante è riscaldato ed il cibo ottimo! Torniamo in hotel, dove lasciamo parte del gruppo che proseguirà il tour lungo la costa ancora un paio di giorni (ci conosciamo da pochi giorni, non parliamo la stessa lingua ma abbiamo fatto amicizia, ci dispiace un po’ separarci). Noi, il ragazzo di Busto Arsizio e la coppia mamma e figlio messicani veniamo accompagnati in aeroporto a Izmir, da dove prenderemo un volo per Istanbul. Attendiamo tre ore in un aeroporto noiosissimo, poi un’ora di volo con tanto di panino, insalata e dolcetto ed arriviamo verso le 20 ad Istanbul. Veniamo accompagnati nello stesso hotel in cui abbiamo pernottato il primo giorno, ma questa volta ci assegnano un camera più spaziosa ed in confronto al tremendo 4 stelle di Kusadasi ci sembra un lusso!

Siamo stanchi, non abbiamo molto appetito, ma è l’ultima sera in Turchia ed abbiamo voglia di tornare nel ristorante di fronte all’hotel che avevamo scoperto il primo giorno. Mio marito sceglie una grigliata mista, io una specie di piadina con carne e formaggio, accompagnata da riso e yogurt; tutto ottimo ad un prezzo ridicolo. Prima di tornare in hotel ci fermiamo a comprare dell’acqua in un negozietto che tiene aperto quasi tutta la notte e… notiamo la Nutella sugli scaffali! Ora la serata ed il viaggio sono veramente finiti. Domani a quest’ora saremo a casa e dormiremo nel nostro letto. La Turchia ci è piaciuta, ma siamo contenti di tornare.


8° GIORNO

E’ stata una nottata tormentata: digestione difficile, caldo e mio marito con tosse e mal di gola. Ci svegliamo alle 6.10 e dopo una colazione veloce, alle 7.40 ci aspetta il transfer per l’aeroporto. L’aeroporto di Istanbul è enorme e trafficatissimo, ci sono metal detector e controlli ovunque. Facciamo coda per entrare (c’è un metal detector anche all’ingresso), coda al check-in, coda al controllo documenti, coda per arrivare al gate; due ore ci bastano appena! Decolliamo puntuali alle 10.20 ed anche a quell’ora ci servono il pasto (evviva la Turkish Airlines, ottimo servizio). Atterriamo puntuali alle 12 e ci ritroviamo in coda al controllo documenti insieme ai numerosi passeggeri di un aereo appena atterrato da Casablanca, di fronte a due soli sportelli aperti e a del personale lentissimo. Dobbiamo ammettere che la Turchia ci batte alla grande come organizzazione. Recuperiamo le valigie, l’auto e torniamo a casa con mio marito ormai raffreddatissimo.


CONCLUSIONI:

La Turchia ci ha piacevolmente stupiti. Ci sono luoghi molto interessanti da visitare e ci spiace non aver avuto molto tempo da dedicare ad Istanbul, che ci è sembrata una città affascinante.
L’aspetto negativo sono le grandi distanze da compiere per visitare i diversi luoghi; a volte abbiamo avuto l’impressione di passare più tempo per strada che non nelle città e nei siti archeologici.
Di una cosa siamo però certi: non viaggeremo mai più con un tour organizzato; è comodo, ci sono meno difficoltà da affrontare rispetto ai viaggi “fai da te”, in fondo abbiamo conosciuto gente simpatica ma gli orari da rispettare, le visite obbligate ai vari negozi, i ristoranti tipici per turisti, la totale mancanza di interazione con la popolazione locale… non fa per noi spiriti liberi!

Precisiamo che, in questo caso, le foto inserite nell’articolo non sono state scattate dall’autrice e non appartengono a lei.


Chi è Cristina Bertolino?

foto-profiloSono nata nel ’70; una gemelli con la testa dura e con interessi spesso in contrasto tra di loro.
Adoro il silenzio e la tranquillità, ma mi ritengo una cittadina del mondo ed amo confrontarmi con gente di ogni lingua e nazionalità; mi piacciono le comodità di casa, ma ci rinuncio volentieri per scoprire nuovi mondi; amo passare del tempo da sola, ma ho trovato in mio marito il compagno di viaggio ideale.

Ho imparato a viaggiare grazie ai miei genitori, che durante le loro vacanze estive negli anni ‘70/’80 caricavano me e qualche valigia su un’auto senza navigatore né aria condizionata e partivano alla scoperta di luoghi più o meno lontani, sempre con la curiosità di scoprire, imparare, conoscere.
I miei viaggi non sono mai un “arrivare in un posto e fermarmi”; piuttosto sono un itinerario studiato in anticipo, un “fai da te” che permetta di vedere, visitare, esplorare, ma che lasci anche tempo ed occasioni per confrontarsi con la gente del posto, con le loro abitudini, con il loro cibo.

Da qualche anno ho l’abitudine di scrivere un diario durante i miei viaggi, che spesso rileggo quando ho nostalgia di un luogo o di alcune sensazioni. Ora mi fa piacere condividere questi miei diari con chi avrà voglia di leggerli!

Potete leggere i diari di viaggio di Cristina anche su Facebook e Google+.

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